Un terremoto chiamato Enuff Z`Nuff nella Carinzia austriaca (2017)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Velden am Wörthersee (Carinzia) / Bluesiana Rock Cafe / Austria
Data del concerto: 13.04.2017
Numero di spettatori: 60
Prezzo del biglietto: 28,00€ (in prevendita) / 33,00€ (la sera del concerto)
Non capita proprio spesso che dalle nostre parti faccia tappa una band nata ai tempi in cui il glam metal cavalcava il suo apice commerciale. Signore e signori, stavolta i responsabili di quel peccato originale sono gli americani Enuff Z’Nuff!! A guidare la baracca c’è ancora oggi uno dei membri fondatori, il bassista che da qualche anno fa anche il cantante principale, Chip Z’Nuff. Per rendere la serata ancora più invitante, gli Enuff Z’Nuff si sono portati in tour anche i Venrez, altri hard rocker americani, messi insieme da musicisti per niente meno scafati, ma con una carriera decisamente più breve.
L’unica cosa che quella sera mi è mancata è stata un po’ più di gente. Visto che in Austria erano già immersi fino al collo nei riti delle feste pasquali, forse anche questo ha pesato sull’affluenza più bassa. A sorprendere, soprattutto, è stato il fatto che non si sia vista una vera ondata di fan italiani del buon glam rock e metal. Diciamocelo: dopo il concerto a Velden gli Enuff Z’Nuff partono per le ultime tre date europee, che sono prenotate proprio nel nord Italia.
Sul palco sono saliti per primi i Venrez. Li guida il sessantacinquenne Venrez (per gli amici semplicemente »Ven«), all’anagrafe Steven Berez. Gli fa compagnia il co-fondatore ed ex bassista dei Julliette Lewis and the Licks Jason Womack, che nei Venrez suona però la chitarra: lui e Steven sono i due motori che spingono avanti la band. La sezione ritmica è affidata (un tocco di sangue italiano) al bassista Nico D’Arnese e al batterista Charles Ruggiero. In tre quarti d’ora di set la band ha presentato materiale dai suoi tre album in studio, ovvero »Sell The Lie«, »American Illusion« e l’attuale »Children Of The Drones«, e ha più che soddisfatto il manipolo di appassionati di hard rock che quella sera si sono presentati nel locale. »Ven« è un animale da palco coi fiocchi, giusto un po’ monello e giusto un po’ damerino, e il suo modo di comunicare con il pubblico è contagioso; (come è normale per un uomo) ha rivolto buona parte delle attenzioni alla componente femminile della platea, che per fortuna stava piazzata in prima fila. La band ha servito un ottimo e contagioso mix di estetica hard rock classica, intriso di rock’n’roll elementare e di arroganza punk rock sporca, fusi in un impasto tutto loro che sul piano dell’energia ha funzionato subito. L’ago della bilancia è la voce di Steven, che ha la particolarità di muoversi sui registri medi e bassi: non contribuisce granché allo sviluppo dell’impatto melodico, ma richiama piuttosto il rock alternativo, cosa che non stupisce, visto che nel corso della carriera la band ha più volte diviso il palco con gruppi che nel proprio linguaggio pescano volentieri dalla tradizione punk rock. Eccoli: Alice Cooper, Slash, Buckcherry, Fuel, Hardcore Superstar, Richie Ramone e altri. Un’apertura ottima, tagliente e di grande impegno per l’esibizione degli Enuff Z’Nuff.
Chip Z’Nuff ha salutato i presenti con un discorsetto cordiale, in cui ha elogiato proprio tutte le cose fondamentali dell’Austria, a cominciare dalle ragazze, il paesaggio, le bevande e il cibo, aggiungendo però che a dargli un po’ di fastidio è il fatto di non riuscire a mettere le mani da nessuna parte sulla »roba buona«, battuta che come provocazione ha funzionato incredibilmente bene. Chip Z’Nuff è rock’n’roll dalla testa ai piedi. Con un look che è l’unico a tenere vivo il retaggio glam rock degli anni Ottanta, da cui la band è uscita, è salito sul palco conciato in modo tale che all’inizio ho pensato, sbagliando, di avere davanti Robin Zander (Cheap Trick). Beh, la musica degli Enuff Z’Nuff strizza l’occhio più di una volta alla celebre essenza dei Cheap Trick, cosa che Chip Z’Nuff ha sottolineato a voce alta in una delle pause. Il tipo è un bassista pazzesco. Fa tutto con le dita, senza plettro, e nei passaggi e nelle parti introduttive si lancia spesso in melodie complesse. Allo stesso tempo canta in modo estremamente piacevole e aggiunge alla grinta della musica del gruppo quell’elemento »birichino« e »sciroccato« di cui c’è tanto bisogno, che dà la sensazione di una band indomabile. A metà set la band ha infilato un’ottima versione del classico di Bowie The Jean Genie; per il resto, in un’esibizione fin troppo breve, di appena un’ora (bis compreso), ha suonato i maggiori successi della sua carriera, con il baricentro su quattro pezzi dell’omonimo esordio in studio uscito nel 1989. Erano quelli che ci si aspettava: Fly High Michele, New Thing, Kiss the Clown e In the Groove. A questi si sono aggiunti altri due brani dall’album »Strength« (1991), ovvero The World is a Gutter e Heaven Or Hell, così che più di metà concerto era già volata via. Gli Enuff Z’Nuff hanno chiuso il concerto con la nuovissima Dog On A Bone. È un pezzo che gli Enuff Z’Nuff hanno creato nella formazione attuale.
Chip Z’Nuff ha in formazione nomi incredibili. Il batterista Danel B. Hill è per esempio il figlio del bassista degli ZZ Top Dusty Hill. Il chitarrista Tory Stoffregen (che ha anche una sua band, i New Black Sabbath) ha messo in scena una prova incredibile, per non dire sbalorditiva, con la sua Fender Telecaster nera. Particolarmente interessante è poi il chitarrista ritmico Tony Fenell, originario di Birmingham, in Inghilterra, che a metà anni Novanta ha suonato e cantato per due anni negli Ultravox, nel periodo in cui Midge Ure era assente. Insomma, la squadra dei nuovi Enuff Z’Nuff, guidata dall’incredibilmente carismatico Chip, furbo e navigato fino al midollo, può vantare un background musicale eccezionale, parecchia strada alle spalle e quindi un grande carattere musicale.
Breve ma intenso, un’esecuzione semplicemente fantasmagorica e di gran classe. A tutta forza e senza freni! La performance è stata di altissimo livello e come tale rappresenta una delle esibizioni hard rock più convincenti in assoluto al Bluesiana. La grinta è stata eccezionale in ogni istante di quel dinamico agitarsi sul palco. Gli Enuff Z’Nuff quella sera erano molto rumorosi e le loro frasi e i celebri ritornelli dei più grandi successi sbriciolavano l’intonaco dalle pareti del Bluesiana e cercavano di far saltare le finestre dai cardini. La band è tornata per il bis e ha eseguito la nuovissima Dog On A Bone. Un pezzo eccellente, uscito sull’album »Clowns Lounge« (2016), una specie di CD-compilation in cui si trova soprattutto materiale d’archivio e ancora inedito del gruppo. Ebbene, il singolo Dog On A Bone, con un ritornello incredibilmente appiccicoso, conferma che la formazione degli Enuff Z’Nuff dei tempi nuovi è un quartetto armato del vero know-how su come costruire un riff e una composizione che nel rock ‘n’roll facciano scattare la scintilla in modo irreversibile.
Una serata eccezionale e indimenticabile, un teatro esplosivo sul palco, senza fronzoli! Anche dopo il concerto la crew di RockLine ha deciso che stavolta, in via eccezionale, si sarebbe fermata più a lungo al Bluesiana per fare due chiacchiere con tutti, uno per uno, di entrambe le band. Abbiamo sentito parecchie storie dei tempi d’oro del Sunset Strip hollywoodiano e delle sue notti sopra le righe. Speriamo che gli Enuff Z’Nuff tornino presto a Velden. Di esibizioni come la loro si può solo avere voglia.
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