Bonfire e una mega orgia con i veterani dell’abecedario tedesco dell’hard rock più rifinito (2007)

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Luogo: Roncade (Treviso) / New Age / Italia
Data: 23.11.2007


Incredibile! Con tutto il casino di viaggi che mi faccio in ogni modo possibile su e giù per l’Europa, capita che mi infili in un concerto anche completamente da solo, senza uno straccio di compagnia. Stavolta nessuno di quelli che avevano promesso mari e monti ha avuto alla fine abbastanza palle per fidarsi del concerto dei Bonfire, o per dirla chiara, di se stesso. Al festeggiamento dei 20 anni di vita dei Bonfire, con un invito a suonare arrivato dal New Age, un club alla periferia di Treviso, vicino alla Slovenia, era quindi difficile resistere. Vero, i tedeschi i loro anni migliori li hanno lasciati negli Ottanta, ma con l’ottimo “Double X”, uscito l’anno scorso, e con la conferma di quest’anno, il live “Double Vision” (2007) registrato al famigerato festival “Firefest III.” (Nottingham, Regno Unito), hanno fatto capire che stanno tornando sulla scena in grande stile e che non si sono affatto dimenticati di menare di brutto con la loro eredità rock n’ roll. Insomma, i vecchi marpioni anche nel nuovo millennio arano i palchi con l’intensità di sempre della loro presenza hard rock, di scuola tipicamente tedesca. 

Claus Lessmann (voce), Hans Ziller (chitarra), Jürgen “Bam Bam” Wiehler (batteria), Uwe Köhler (basso) e, arrivato l’anno scorso, il secondo chitarrista Chris “Yps” Limburg! Quindi, come sempre, due ore piene di strada e? Poco prima delle 20.00 ero lì. Errore. Per l’apertura del club mi è toccata un’altra ora e mezza di attesa. La prima impressione è stata da brividi. Sono venuto a Treviso completamente a vuoto? Davanti al club non c’era un’anima, il portone d’ingresso era chiuso a chiave. Nemmeno il manifesto che di solito sta appeso alla porta. L’unica speranza veniva da un furgone parcheggiato davanti al club con targa tedesca di Ingolstadt e dal botto di tanto in tanto della batteria, che filtrava attraverso i muri del locale. Solo poco prima delle nove lo spazio davanti all’ingresso ha iniziato a riempirsi. Le porte si aprono alle 21.30. I CD dei Bonfire, comprese le uscite più recenti, a 10,00€ l’uno: molto promettente e fuori dal comune. Ma andiamo dritti al cuore dell’azione. 

BURNING BLACK: 22.00. 22:35 
I giovani italiani non nascondevano le loro influenze e la loro fissa per Iron Maiden e Judas Priest. Non si sentiva solo nei suoni che detonavano dal palco, ma anche nell’abbigliamento di scena che questi ragazzi si sono scelti. Il bassista sembrava la copia sputata di Steve Harris (Iron Maiden). La tecnica oggi è il minimo che puoi mettere in tasca se vuoi muoverti nel business musicale. Trovare la propria voce e sputarla fuori con coraggio, quella è un’altra storia. Per fortuna suonavano un po’ come i Judas Priest, un po’ come gli Iron Maiden, per soli 35 minuti. Il cantante, intanto, non nascondeva il suo punto debole: la potenza vocale non riusciva proprio a portarla dai registri medi a quelli alti o altissimi. Ovviamente questa incapacità cercava di mascherarla con qualche “scream” ogni tanto (come fa Halford, ma decisamente meglio), però dove avrebbe dovuto mantenere melodia e forza nel salire con la voce, è semplicemente bruciato. Per il canto roco e il timbro un po’ sordo, i Burning Black portano nella loro musica una bella dose di oscurità, che richiama perfino il sound delle band della scena New Wave Of British Metal. Chitarre ottimamente accordate nelle armonie, qualche stecca nei passaggi, anche il batterista in un paio di punti si è addormentato, mentre gli assoli sembravano un mucchio di scale sparate lì in fretta e furia. La tonalità delle scale non si sposa granché con i riff anni Ottanta copiati di sana pianta, che puntano a una rigorosa magnificazione della melodia. Giovani e promettenti: che il tempo porti loro un upgrade da invidiare su tutti i fronti. Sia su quelli espressivi, sia su quelli che bussano alla porta del successo commerciale. I pezzi che i Burning Black hanno suonato a Treviso, tra gli altri: Fight The Dream, Prisoner Of Steel, Life Passangers, Heavy Metal Is My Law. 

BONFIRE: 23.00 – 01.00
Ed ecco finalmente i leggendari hard rocker tedeschi. Questi signori sono sprofondati nell’oscurità più totale, ma si stanno risvegliando. L’anno scorso hanno pubblicato il loro album del “ritorno”, “Double X”, un vero cerotto dopo il mediocre “Free” (2003), e naturalmente il concerto è partito proprio da lì. Con Day 911 e But We Still Rock da quell’album. Il quintetto ha attaccato il palco con il tipico assalto “o tutto o niente”. Si è visto subito che i Bonfire, quanto a esibizioni dal vivo, hanno superato da un pezzo i palchetti come quello che offre il New Age. Ma la realtà oggi è un’altra, e se una band di hard rock melodico vuole sudare dal vivo, deve farsi largo anche nei circuiti dei club. I Bonfire sono davvero ragazzi parsimoniosi. Prima dell’inizio del concerto, al suono, al montaggio degli strumenti e alle luci ha pensato una persona sola. Era il tecnico di tutti gli strumenti, il tour manager, tutto in uno. Prima del concerto i Bonfire vendevano il loro merchandising. Oltre al signore che si occupava della cassa, sulla poltrona del foyer della saletta erano seduti Limburg e Wiehler. Ovviamente entrambi non nascondevano la curiosità di vedere quanti dischi dei Bonfire sarebbero stati venduti. Insomma, la band si è presa le cose in mano! E si occupa da sé della propria sopravvivenza. E lo fa in modo molto rigoroso. 

Torniamo sotto il palco. La gente era una misera centocinquantina, più o meno dieci in meno che in più. Eppure la folla non nascondeva di conoscere il repertorio a menadito, e a farsi sentire di più era soprattutto la parte femminile del pubblico. Durante l’esibizione Claus si è dimostrato un frontman eccezionale. Tra un pezzo e l’altro, con lunghi discorsi, si è preoccupato di continuo che tutti stessero bene e che l’atmosfera fosse carica di energia rock n’ roll positiva. 

I Bonfire non avrebbero potuto mettere insieme una scaletta migliore: delle 19 canzoni suonate in totale (escluso l’assolo di batteria, che è stato un riempitivo del tutto inutile) ben 13 venivano dal loro periodo di maggior successo, cioè dai primi tre album consecutivi “Don’t Touch The Light” (1986), “Ready 4 Reaction” (1987) e “Point Black” (1989). I ragazzi hanno messo in scena uno show compatto, suonato alla grande e intriso di catarsi adrenalinica, pieno di bombastica grazie all’esecuzione dei loro più grandi successi, che rotolavano uno dopo l’altro per tutta la serata. La sorpresa più grossa è arrivata verso la fine, quando hanno attaccato un vecchio pezzo di Paul Dean, cantante/chitarrista dei Loverboy, intitolato Sword And Stone, che si trova originariamente sull’esordio solista di Paul “Hardcore” (1988). Questo pezzo, scritto e composto in origine da membri dei Kiss, i Bonfire l’hanno rivestito della loro versione e pubblicato sull’EP “Shocker Soundtrack” (1989). Quell’uscita è una vera rarità, e il brano è poi ricomparso sul “best of” dei Bonfire “Golden Years”, nel 2002. 

I ragazzi si sono concessi anche qualche scenetta del diavolo, tra cui spiccava lo sputarsi acqua tra Claus e Hans, membri originari dei Bonfire. A cominciare con questo giochetto è stato Claus, che si è avvicinato a Hans a mezzo metro e gli ha sputato l’acqua in faccia. Lui sembrava completamente sorpreso (ma in realtà è un trucco collaudatissimo). Claus ha poi asciugato affettuosamente il collega con un asciugamano, visto che Hans era proprio nel bel mezzo di un assolo. Ovviamente quest’ultimo non è rimasto in debito per quel gesto bavoso e, dopo la sua esecuzione, è scappato dal palco in modo teatrale per evitare che gli capitasse di peggio, per poi tornare, quando Claus ha presentato la band al pubblico, strisciando in ginocchio sul palco, ancora una volta in tono teatrale.

La gente ha dato il meglio di sé nella parte finale, soprattutto nella sequenza dei classici incendiari del repertorio dei Bonfire, Bang Down The Door e Ready 4 Reaction. Ha funzionato alla grande anche la ballad sempreverde Who’s Foolin’ Who. La serata di esplosioni delle celebri oscenità hard rock melodiche dei Bonfire è tornata a brillare in pieno quando i ragazzi sono rientrati per suonare entrambi i bis. È un’abitudine delle band “alla Loverboy” aprire il bis con una ballad. Ce ne siamo potuti convincere anche quest’ottobre al concerto dei Gotthard a Graz. Una mossa coraggiosa, che in questo caso non è però fatale, perché te la puoi permettere quando sei sicuro che con questa scelta incassi sempre la grande approvazione della parte femminile del pubblico. Eppure c’è anche un altro motivo. Prima dei bis i ragazzi avevano suonato solo due pezzi dell’esordio in studio (gli immancabili Don’t Touch The Light e Hot To Rock). Ebbene, il primo bis è stato interamente dedicato al primo album. La dolce You Make Me Feel è stata seguita dal velenoso proiettile SDI, poi i ragazzi si sono persi per un attimo nel backstage e sono tornati a far impazzire ancora una volta il New Age, stavolta con la perversa orgia rock n’ roll Hard On Me (“Point Black”, 1989).

L’intera esibizione della band è durata qualche minuto oltre le due ore. Per soli 20,00€. Suono eccellente, esecuzione eccellente. Senza freni. Uno show pieno zeppo di energia positiva dall’inizio alla fine, con vera goliardia e il comando autorevole di Claus che, a dire la verità, non ha più una voce così espressiva e fresca come nei suoi anni migliori, ma che diavolo! Ognuno di noi ha una data di scadenza.

Il concerto dei Bonfire, che ha ripagato ampiamente da ogni punto di vista, è stato rovinato solo dalla scarsa affluenza. Ti sei divertito un sacco e hai ascoltato soprattutto musica eccellente (lo direbbero senz’altro tutti i fan die-hard, quelli che sono ancora vivi, e non sbaglierebbero affatto)! Visto che girano voci sempre più insistenti secondo cui i Bonfire visiteranno la Slovenia a febbraio 2008, questa esperienza nel paesino di Roncade è stata un’ouverture obbligata e un’esperienza che vale oro. Ha servito soprattutto da prova che l’hard rock melodico oggi prende ancora a calci in fronte come si deve. Anche nel 2007, quando è spinto in un sottobosco completamente anti-trend, mentre i soldi della gente se li prendono soprattutto band che non è che non sappiano, è che proprio non riescono a “suonare” il rock! Eh, queste mie eterne frustrazioni! Via con loro, che non ci guastino il palato fine, dopo il genuino striptease rock n’ roll dei Bonfire!

autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik

Setlist:
1. Day 991
2. But We Still Rock
3. Never Mind
4. Under Blue Skies
5. Hot To Rock
6. Don’t Touch The Light
7. Tony’s Roulette
8. Proud Of My Country
9. Sleeping All Alone
10. Who’s Foolin’ Who
11. Blink Of An Eye
12. American Nights
13. Sword And Stone
14. Sweet Obsession
15. Bang Down The Door
16. Ready 4 Reaction
—bis 1.—
17. You Make Me Feel
18. SDI
—bis 2.—
19. Hard On Me


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