Helloween, Stratovarius e Pink Cream 69 a Kaufbeuren sulle tracce della carriera di Andi Deris (2011)
Location: Kaufbeuren / All Kart Halle / Germania
Data: 11.02.2011
Il giorno dopo il concerto degli Accept a Monaco di Baviera (report qui) a Kaufbeuren, appena novanta chilometri più in là, andava in scena un altro grande evento heavy metal: nella locale Allkarten Halle sono saliti sul palco gli Helloween con una tourné coi fiocchi. Motivo più che valido per allungare la gita tedesca, con una mattinata a zonzo per il centro della capitale bavarese e, ovviamente, il solito assalto a tutti i negozi di dischi. L’arrivo a Kaufbeuren nel pomeriggio ci ha rivelato che questa cittadina grande più o meno quanto Kranj, a sud-ovest di Monaco di Baviera sulla mappa, ha un centro storico davvero niente male, dove si può rilassare con facilità sia l’anima che il corpo.
Nella parte europea del tour gli Helloween si sono portati dietro Stratovarius e Avatar, mentre per la tranche tedesca hanno scelto uno “support” molto più appetitoso. Ad aprire le danze sono stati i Pink Cream 69, heavy rocker di Karlsruhe, la città dove ha iniziato la carriera nientemeno che Andi Deris, da più di quindici anni voce degli Helloween. Così si prospettava da sé qualcosa di grosso: Deris sul palco con i vecchi compagni a cantare qualche classico dei primi tre album, quelli che aveva registrato con i Pink Cream prima di andarsene. Altrettanto esclusivo era stato il tour “Gambling with the Devil” del 2007, quando le Zucche se ne andavano in giro insieme ai Gamma Ray, così che sul palco si univa regolarmente a loro il leggendario Kai Hansen, ex anima e motore principale della band.
Già i Pink Cream 69 da veri padroni di casa hanno attirato sotto il palco della Allkarten Halle, divisa a metà, una marea di gente, e alle otto in punto hanno attaccato lo show. La serata si è aperta con il pezzo nuovo Children Of The Dawn, e fin da subito si sono mostrati come un collettivo solido e ben rodato, anche se sono saliti sul palco senza il chitarrista fisso degli ultimi anni, Uwe Reutenauer, costretto da impegni personali a saltare l’intera mini-tourné: al suo posto è saltato dentro il chitarrista degli Axxxis, Marco Wriedt. Con Do You Like It Like That i tedeschi hanno cominciato a virare verso il loro materiale più vecchio, anche se al posto di frontman c’era sempre David Readman. Con inserti energici e un’esecuzione mortifera, a ogni movimento dimostrava che il ruolo di frontman gli è stato scritto nella culla, e anche la voce per ora lo assiste ancora in tutta la sua vivacità. Se aggiungiamo una base strumentale affidabile e le tipiche armonie vocali a più voci in pezzi come Talk To The Moon o Shame, ecco la conferma: anche nel 2011 i Pink Cream 69 sono ancora un’attrazione da palco con i fiocchi. Il ritmo è salito, toccando il suo apice con un altro classico, Keep Your Eye On The Twisted, e anche se non abbiamo assistito al tanto atteso ritorno ospite di Deris dai vecchi colleghi, l’apertura della serata si può definire senza dubbio molto positiva.
Secondi in scaletta sono saliti sul palco gli Stratovarius, che a Lubiana due settimane fa avevano lasciato un’impressione scialba, e buona parte della colpa era del cantante Timo Kotipelto, che suonava completamente stonato. I giganti del power metal finlandese hanno proposto il repertorio di sempre, ormai da anni l’ossatura dei loro concerti, e hanno puntato forte sul pubblico numeroso e di ottimo umore di quella sera: col canto a squarciagola e gli applausi ha fatto suoi i finlandesi, alleggerendo il lavoro del già citato Kotipelto, che non ha dovuto sfoderare chissà quali acrobazie vocali. Il frontman si è presentato sotto una luce migliore rispetto a pochi giorni fa, il raffreddore evidentemente è roba passata, anche se la sua potenza vocale e la sua intensità non sono più al livello dei tempi d’oro degli Stratovarius. L’esibizione è filata via all’insegna dei tipici assoli di Jens Johansson alle tastiere e dell’infallibile tecnico della chitarra Matias Kupiainen, in cui nemmeno il più pignolo dei cercatori di peli nell’uovo avrebbe saputo sentire una nota sbagliata. Melodie come Speed of Light, Forever o Black Diamond hanno raccolto salve di entusiasmo e hanno consolidato ancora una volta i protagonisti del power metal finlandese come credibili eredi della ricca eredità di Tolkki.
Durante l’allestimento del palco per l’atto finale, l’enorme telone con la copertina dell’attuale disco degli Stratovarius, “Polaris”, era ancora lì in agguato, quindi solo la sua rimozione, poco prima dell’inizio dello show degli Helloween, ha svelato le dimensioni del palco, che si allungava a perdita d’occhio in profondità. Come già a Lubiana, la scenografia era ben completata da una struttura girevole con il motivo dell’ultimo album degli Helloween, “7 Sinners”, sopra la batteria, che date le dimensioni titaniche del palco ne abbelliva piacevolmente l’aspetto.
Visto che gli Helloween li avevo già visti per la terza volta in questo tour, e che la scaletta non cambia da un concerto all’altro, l’unica vera incognita per me era come il pubblico di casa avrebbe reagito e accolto la band nella nuova visita a Kaufbeuren. Già le prime battute di Are You Metal? e la risposta fragorosa del pubblico preannunciavano una serata infernale! Tutti, dalle giovani leve a quelli che seguono le Zucche dalla metà degli anni Ottanta (nei paesi di lingua tedesca l’età media di chi va ai concerti è molto più alta che da noi), sono caduti in trance da concerto e hanno partecipato da veri fan, respirando insieme alla band, incitandola, motivandola. Il capannone, per niente acustico e pensato soprattutto per le gare di go-kart, in un attimo è diventato rumorosissimo, e da un ambiente relativamente freddo la temperatura è salita al punto che per sopravvivere ci toccava mettersi a respirare con le branchie! I pezzi noti si sono susseguiti uno dopo l’altro, e il trio di chitarre Weikath / Gerstner / Grosskopf, insieme ad Andi Deris, dettava lo show e si pavoneggiava con le sue bravate. I musicisti esperti in questo sono dei veri professionisti e sanno avvolgere i fan attorno al dito in un batter d’occhio, anche a scapito di un minutaggio che se ne va in fretta. Il palco dalle dimensioni fuori dalla norma l’hanno conquistato all’istante, se lo sono messo in tasca con un acrobatico cambio di posizioni e hanno superato così un altro test su cui moltissimi musicisti cadono come birilli. Eagle Fly Free, March Of Time e I’m Alive hanno acceso un vero incendio, mentre l’accoglienza calorosa dei pezzi più recenti come Where The Sinners Go e World Of Fantasy ha dimostrato nero su bianco che la folla ha fatto suo anche l’album “7 Sinners”.
L’affiatamento non crea alcun problema alle Zucche: Sua Eminenza Michael Weikath e Sascha Gerstner hanno dominato con grinta e senza intoppi tutte le insidie del concerto, mentre la macchina ritmica con Markus Grosskopf al basso e Dani Löble dietro la batteria è già considerata tra le migliori della scuola heavy metal tedesca. Come già a Lubiana e a Zagabria, avvicinandosi alla fine del concerto gli interventi parlati si facevano sempre più frequenti, con relative pause ben camuffate, durante le quali a prendere fiato è stata soprattutto la voce di Deris. Che suonava relativamente fresca e sicura, mentre l’elemento sentimentale, sostenuto dai movimenti di Deris, ha fatto come sempre il suo dovere nell’inumidire la platea femminile presente. Le melodie sempreverdi del primo e del secondo Keeper hanno chiuso in modo dominante questo incontro di un’ora e mezza abbondante, ma a lasciare l’amaro in bocca ci ha pensato il mancato Ride The Sky, classico della vecchia scuola. Perché, lo sanno solo gli Helloween, ma purtroppo ci siamo imbattuti proprio ora in una situazione rarissima: il pubblico tedesco, rispetto alla maggior parte delle altre date del tour, è rimasto a bocca asciutta.
Tirando le somme, il concerto ha portato alle stesse conclusioni di Lubiana. Chi è venuto per rilassarsi e divertirsi si è beccato una bella dose di circo Helloween, chi invece è venuto a cercare il pelo nell’uovo, di sicuro l’ha trovato. Ma una cosa è certa. Il pubblico numeroso e verace ha contribuito con un ritmo infernale a rendere l’esperienza del concerto molto più vissuta di quanto riescano a fare quello sloveno o croato. Per questo vale la pena andare a vedere concerti in Germania. E per questo anche la seconda parte dell’odissea tedesca targata Rockline si è meritata il bollino di vincitrice!
autore: Urban Bolta
foto: Aleš Podbrežnik
HELLOWEEN:
1. Intro(AC/DC – For Those About to Rock/Happy Happy Halloween/Who is Mr.Madman?)
2. Are You Metal?
3. Eagle Fly Free
4. March Of Time
5. Guitar intro (Sascha)
6. Where The Sinners Go
7. World Of Fantasy
8. Drum solo
9. I’m Alive
10. Forever And One
11. Handfull Of Pain
12. MEDLEY: – Keeper Of The Seven Keys – King Of A Thousand Years – Halloween
13. I Want Out
—bis I.—
14. Future World
—bis II.—
15. Dr. Stein
STRATOVARIUS:
1. Hunting High and Low
2. Speed of Light
3. The Kiss of Judas
4. Winter Skies
5. Darkest Hours
6. Deep Unknown
7. Phoenix
8. Move The Mountain
9. Paradise
10. Black Diamond
PINK CREAM 69:
1. Children of the Dawn
2. Do You Like It Like That
3. No Way Out
4. Talk To The Moon
5. Shame
6. Lost In Illusion
7. Seas Of Madness
8. Keep Your Eye On The Twisted








































