Chiacchierata con Fish tra asparagi, grane da genitore, cinema e, ovviamente, musica (20
Data dell’intervista: 03.05.2006
Derek Dick, meglio noto con lo pseudonimo artistico di Fish, uno dei principali responsabili e co-autori dell’intramontabile capolavoro dei Marillion “Misplaced Childhood” (1985), un’opera che negli anni Ottanta ha consacrato una volta per tutte un nuovo filone della musica rock, che in Gran Bretagna oggi chiamano “neo progressive rock”. Dopo l’addio ai Marillion, Fish ha sfornato una valanga di album in studio di altissima qualità, tutti inconfondibilmente suoi. È un tipo straordinario. Pieno di risate e di energia positiva, con quel senso dell’umorismo scozzese che gli scorre nelle vene. Ovviamente prima dell’intervista tremavo come una foglia, perché mi sono trovato faccia a faccia con una leggenda della musica che rispetto in modo particolare. Fish è un tipo umile e, a differenza di me, non se la tira per niente. Con la sua sincerità genuina, la sua calma, ma anche con una lingua vivace e tagliente che ci è sembrata subito incredibilmente alla mano, si è rivelato un interlocutore fantastico, dotato di una grande intelligenza. Fish è un grande amante della natura, un papà premuroso, un attore di cinema e, quando serve, un perfezionista musicale intransigente.
Aleš: “Perché hai deciso di fare un tour in cui suoni dal vivo per intero l’album in studio dei Marillion “Misplaced Childhood”?”
Fish: “Volevo fare un tour diverso, avevo voglia di cambiamenti e di novità. “Misplaced Childhood” l’avevamo già suonato nel 2001 al Fine Club Convenction festival e la gente mi diceva: perché non rifai qualcosa del genere più spesso? Poi sono arrivati i vent’anni dall’uscita di questo album e ci siamo detti: perché non approfittare dell’occasione?”
Aleš: “E i tuoi album solisti? Ne hai pubblicati parecchi, l’ultimo due anni fa?”
Fish: “Ehm…il mio ultimo album in studio, “Field of Crows”, è uscito nel 2004, e l’anno dopo semplicemente non sentivo di voler registrare un nuovo disco in studio. Non ho trovato l’ispirazione giusta. Semplicemente è passato troppo poco tempo per accumulare le idee giuste per del materiale abbastanza valido da poter essere la base per la genesi e la creazione di un nuovo album in studio.”
Aleš: “Siamo tutti entusiasti di poter risentire dal vivo, ai tuoi concerti, un album di culto come Misplaced Chidlhood! Hai appena pubblicato un doppio live preso da questo tour.”
Fish: “Grazie. L’anno scorso ho firmato con la Snapper Records. Per prima cosa con questa etichetta è uscito un doppio “best of” intitolato “Bouillabaisse” (in italiano: zuppa di pesce), una mossa sempre ben accetta, perché ti permette di rinfrescare, rilanciare, farti notare e riaffermare il tuo nome sulla scena musicale. A questa compilation è seguito un album dal vivo registrato nella prima parte dell’attuale tour, quello in cui suoniamo tutto Misplaced Childhood, intitolato “Return to Childhood”!”
Aleš: “Cosa bolle in pentola in questo momento, oltre al tour?”
Fish: “La mia preoccupazione principale al momento, su questo fronte, è badare ai miei asparagi a casa, nel mio giardino.”
Aleš: “Una volta facevi anche il guardaboschi, giusto?”
Fish: “Sì. Mi piacciono i giardini, a casa ho un giardino grande di cui mi occupo completamente da solo. In questo momento mi preoccupa se gli asparagi cresceranno bene dai semi che ho piantato prima di partire per questo tour.”
Aleš: “Quindi sei un grande amante della natura?”
Fish: “Eh già. Quando sono tornato dall’ultimo tour era successa la stessa cosa. Avevo piantato piantine e semi e, quando sono tornato dal tour, nel giardino era morto letteralmente tutto. Ci sono rimasto male, ed è per questo che adesso sono molto in ansia per quello che sta succedendo alle mie piantine.”
Aleš: “Sei contento del tour?”
Fish: “Il tour sta andando alla grande e ne sono molto soddisfatto. Ogni concerto è pieno di gente e ce ne sono tanti che in realtà la mia carriera solista non la conoscono granché bene, ma vengono ai miei concerti proprio per sentire dal vivo Misplaced Childhood. Questo tour è davvero un successo. E mi piacerebbe tantissimo avere la possibilità di suonare qualche concerto anche in Slovenia. Nel mio caso, con un album enorme come Misplaced Childhood, sarebbe semplicemente una vergogna ignorarlo. Cose come riproporre questo album dal vivo sono importanti da fare, perché ti aiutano a rinnovarti come musicista!”
Aleš: “Che differenze ci sono tra suonare Misplaced Childhood ai tempi dei Marillion e la tua interpretazione di oggi?”
Fish: “La mia band attuale ha un suono un po’ più tagliente nell’interpretazione dal vivo dell’album, e poi in questi vent’anni, da quando il disco è uscito, la mia voce è cambiata parecchio. È cambiato anche il mio approccio vocale all’interpretazione di Misplaced Childhood.”
Aleš: “E gli altri membri dei Marillion cos’hanno detto della tua decisione di suonare Misplaced Childhood dal vivo?”
Fish: “Loro non se ne fanno un problema. La mia decisione per loro non è un problema, visto che non sono loro a doverlo suonare dal vivo, no? Va beh, scherzi a parte. Siamo tutti autori di questo album e tutti ci guadagniamo grazie al suo nome, ogni volta che passa alla radio o in qualsiasi altra forma di promozione. Mark Kelly e Steve Rothery, per esempio, hanno donato di recente un po’ di soldi in beneficenza, presi dagli incassi di questo disco. Misplaced Chidlhood è ancora un album, o qualcosa, che in qualche modo ci tiene sempre uniti, anche se io non suono più con loro nei Marillion.”
Aleš: “Vedi ancora i vecchi compagni?”
Fish: “Certo, siamo ancora grandi amici! Mark Kelly, per esempio, due settimane fa è venuto a un concerto di questo tour. È stata un’esperienza speciale per entrambi, quando abbiamo chiacchierato dopo lo show.”
Aleš: “Cosa pensi dei vecchi tempi con i Marillion e dell’impronta che hai lasciato negli anni Ottanta?”
Fish: “Non ci penso molto. Ci siamo divertiti, abbiamo suonato belle canzoni. Di recente Misplaced Childhood è stato votato all’82° posto tra i migliori album di tutti i tempi in Gran Bretagna. Mi interessa di più quello che succede adesso e quello che succederà domani, il passato in qualche modo me lo sono lasciato alle spalle, anche se è bello ricordare i tempi con i Marillion.”
Aleš: “Dai, comunque. Cosa ti ha spinto a scegliere la carriera solista?”
Fish: “Guarda, il music business è una fregatura. Ci sono un sacco di persone, decisamente troppe, in questo giro, che si piazzano in mezzo tra l’album e il negozio, o per dirla in un altro modo, tra la band e i fan. Tutti vogliono guadagnarci. Per ogni minimo favore che offrono. Oggi ho la mia vita sotto controllo e mi gestisco tutto da solo. Tengo d’occhio anche il marketing e la promozione dei miei album e dove finiscono i soldi che guadagno come musicista solista. E soprattutto, volevo un contatto vero con le persone. Un contatto semplice con la gente che ascolta la mia musica e che magari mi conosce persino meglio di quanto mi conosca io. Volevo conoscerli. Per me la cosa più bella è poter chiacchierare così, come adesso con voi quattro, e imparare dalle persone. Mi sento rinato, un uomo completamente nuovo. Posso dire di essere contento della mia vita. Se non avessi deciso di lasciare i Marillion, stasera di sicuro non saremmo qui a incontrarci e a conoscerci.”
Aleš: “Negli anni Ottanta i Marillion erano una superband!”
Fish: “Negli anni Ottanta eravamo delle star, eravamo dei, eravamo intoccabili. E ci comportavamo così anche con i fan. Facevo una vita dissoluta e non mi importava di nessuno, nemmeno di me stesso. Quella vita malsana mi stava letteralmente distruggendo e con quello stile di vita avevo iniziato a soffocare. Sentivo che stavo andando a rotoli. Mi stavo perdendo. L’unica via d’uscita da quel baratro era lasciarmi alle spalle quell’agonia inarrestabile della mia personalità, lasciare i Marillion.
Bojan: “Hai mai pensato di scrivere un secondo capitolo di “Misplaced Childhood”?”
Fish: “No. Misplaced Childhood è un album compiuto, con un inizio e una fine ben chiari.”
Bojan: “Quindi non come Star Wars?”
Fish: “Eheheh,.. Tranquillo. No!”
Aleš: “Come ti trovi con la tua band attuale sul palco?”
Fish: “La band adora suonare Misplaced Childhood. Lavoriamo tutti benissimo insieme. Sai, a volte bisogna guardare un po’ indietro per poter andare avanti. Semplicemente fai un passo indietro per poi farne più facilmente due avanti, e mi interessa davvero vedere come questa scelta di riproporre Msiplaced Childohood influenzerà la band in futuro e che umore avremo tutti insieme a fine anno, come inciderà sulla mia ispirazione e sulla composizione di nuovo materiale per un nuovo album in studio.”
Aleš: “E dopo il tour? Che programmi hai?”
Fish: “Non so ancora esattamente quali siano i programmi. Se girerò un film, o se starò due mesi completamente libero a riposarmi, a farmi una vacanza, a dedicarmi a mia figlia. In estate, cioè a luglio e ad agosto, suono ad alcuni festival “open air”. Poi torneremo in tour. A intervalli. Ottobre, novembre e dicembre saranno di nuovo all’insegna dei concerti. In mezzo faremo qualche breve pausa. Non so ancora come andrà. Ma quando in autunno saremo in tour, la mia band dovrà essere pronta a comporre nuovo materiale. Durante il tour autunnale faremo 14 giorni di pausa e la band verrà a casa mia e proveremo a comporre, scrivere e registrare nuovo materiale. Mi piacerebbe che il nuovo album in studio fosse finito entro marzo dell’anno prossimo. Ma come dico, non posso ancora dire nulla con certezza. Vorrei che il nuovo album non seguisse soltanto la “formula”, ma suonasse fresco e diverso. Altrimenti tutto questo non ha senso. Devi dare un prodotto di qualità, diverso, con una visione chiaramente riconoscibile e che sia un continuo passo avanti rispetto al lavoro precedente.”
Aleš: “Quindi si tratta di uno sviluppo costante del tuo spirito musicale, del tuo stesso essere?”
Fish: “Sai, è anche per questo che non ascolto la musica degli altri, perché non vivono la musica come la vivo io. Ognuno vive la musica a modo suo.”
Aleš: “Sei sempre stato un grande interprete e hai recitato in qualche film, che fine ha fatto questa cosa?”
Fish: “Mi piace recitare. Ci provo gusto. Dovrei girare in Slovenia!”
Aleš: “Ops!!???”
Fish: “Davvero. Erano pronti due film, ma al momento non ho tempo per farlo!”
Aleš: “Perché no?”
Fish: “In realtà girare film non sarebbe un problema, ma semplicemente in questo momento non ce la faccio. Sono un genitore single e devo occuparmi di una figlia di 15 anni.”
Aleš: “Ah, capisco. Le ragazze a quell’età possono diventare un vero incubo!”
Fish: “Spesso non ci vediamo anche per tre settimane di fila. E proprio ieri ho avuto una giornata da genitore da incubo. A casa è successo qualcosa di inaspettato e estremamente spiacevole e sono stato sulla breccia tutto il tempo per mia figlia, e così anche mia madre e mio padre, che si occupano di lei quando io sono via da casa. Così devo stare a casa anche parecchio.”
Aleš: “Hai nominato la Slovenia?”
Fish: “In Slovenia avrei dovuto girare insieme a Ben Kingsley e Colin Frith. Avrei dovuto lavorare tre settimane alle riprese di questo film e la sceneggiatura mi piaceva davvero. Purtroppo però le date si sovrapponevano a quelle del tour, che erano già state “bookate” prima. Per recitare nei film mi chiamano un mese o sei settimane prima dell’inizio delle riprese, mentre un tour deve essere confermato almeno tre mesi prima che parta! Così il periodo delle riprese è coinciso sfortunatamente con le date del tour.”
Aleš: “Quindi Fish come attore, il tuo futuro è ancora anche lì?”
Fish: “Certo. In questo momento sto accordandomi per girare un film quest’estate, per una cosa che poi dovrebbe andare in onda anche in TV, spero di riuscire a portarla a termine, almeno per quanto riguarda la stretta sui tempi. Recitare per me è una grande sfida e in futuro mi piacerebbe migliorare questa abilità. In realtà recitare è un prolungamento di quello che faccio nei concerti. Quello che imparo davanti alla macchina da presa posso poi trasferirlo in modo efficace nella mia performance sul palco durante i concerti. Le mie esibizioni dal vivo migliorano proprio così, di continuo.”
Aleš: “Cosa ti attira di più al momento della scena pop “alla moda” e come la vedi?
Fish: “In realtà non seguo niente. Ogni tanto ascolto qualche novità, ma niente di che. Per le cose nuove mi affido un po’ alla selezione musicale di mia figlia. Lei a casa mi mette su, per esempio, i Foo Fighters e un sacco di band nuove di cui non riesco nemmeno a ricordare i nomi. Ha un sacco di roba nuova registrata. Magari solo due canzoni per band. E poi ascoltiamo il tutto insieme. Il problema di oggi è che tutto si sta spostando verso il favorire i singoli brani, tipo gli mp3, mentre la gente si concentra sempre meno sugli album come insieme. Così in realtà si perde un sacco, ed è un peccato enorme. Ascoltare solo una canzone di un album è come leggere solo un capitolo di un libro e saltare tutti gli altri.”
Aleš: “Hai fatto dei grandi album solisti. Per esempio in “Raingods With Zippos” c’è la lunga epica title track, che tra le tue cose spicca in modo particolare?”
Fish: “Mi diverto un mondo. Semplicemente, quando senti una specie di “clic” e il clic diventa un’idea… Sai, l’idea cresce e cresce e si sviluppa, e quando alla fine guardi indietro e confronti l’idea originale con il risultato finale, ti sorprende sempre in positivo. Certo, alcune idee non sono abbastanza buone per il palco, anche se in studio suonano benissimo. Sono molto orgoglioso del pezzo che citi, e ai fan della mia musica piace un sacco, per questo l’ho messo anche nell’attuale doppia compilation “best of” “Bouillabaise”!”
Aleš: “Cosa possiamo aspettarci dal nuovo album?”
Fish: “Questo davvero non lo so ancora. Per questo sono in tour, qui nascono le idee. I dischi solisti li prendo molto sul serio. Non scrivo solo qualche pezzo fantastico per poi riempire il resto dell’album con i cosiddetti brani “filler”. Un album deve sembrare un album. Deve avere un filo rosso dall’inizio alla fine e non deve avere passi falsi.”
Aleš: “Hai detto che a marzo il nuovo album sarà già finito? Per te le cose vanno velocissime!”
Fish: “Guarda, le idee ce le ho già. Ma non ho idea di che fine faranno. Ho la possibilità di collaborare con tanti musicisti eccezionali e vorrei sfruttare fino in fondo questa occasione. Quindi non so esattamente dove sto andando a parare in questo momento, e non so a quali di queste persone chiederò di collaborare alla creazione del nuovo album in studio. Ma la cosa è molto legata al mio giardino. Quando sono a casa a piantare semi, a sistemare l’insalata, le patate, sai, allora sono in pace, da solo con me stesso, ed è lì che arriva l’ispirazione, è lì che nascono le idee.”
Aleš: “Da questo si capisce che ami moltissimo la spontaneità.”
Fish: “Assolutamente.”
Aleš: “Cosa ci puoi anticipare del concerto di stasera ad Augsburg?”
Fish: “Venite e godetevi la festa!”
Cos’è successo dopo il nostro saluto è riassunto in modo estremamente dettagliato nel reportage del concerto, ma comunque. Il destino ha voluto che quel giorno conoscessimo più da vicino questo magnifico signore. Così ci è corso dietro quando avevamo già lasciato la sala dopo l’intervista, ci ha raggiunti all’incrocio davanti alla sala Spectrum e insieme a lui ce ne siamo andati a bere una “bianca” tedesca. È stata una giornata indimenticabile e a seguirla non poteva che esserci una serata di concerto indimenticabile.
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