Il cantante e leader dei Whitesnake David Coverdale ci ha risposto al telefono: ecco le sue risposte alle nostre domande

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Autore: Jernej Vene

Data dell’intervista: 27.06.2006

Vene: Sei in tour, con brevi pause, dal 2003. Com’è la situazione al momento, on the road?

Coverdale: Il tour va avanti ormai da un bel po’. Oggi abbiamo un giorno libero, che di solito sfruttiamo per riposare. Però mi trovo proprio nei posti dove sono nato, quindi sono andato a trovare i miei familiari. Queste visite sono piuttosto faticose, sono sicuro che sei d’accordo con me.

Vene: I Whitesnake esistono da quasi trent’anni. Cosa ti spinge a non mollare?

Coverdale: Ad essere sincero, non ci penso, lascio che siate voi giornalisti a farlo. Mi piace quello che faccio, mi diverto e sono soddisfatto così. Allo stesso tempo ho la possibilità di vedere il mondo e di incontrare e intrattenere milioni di persone.

Vene: L’anno scorso hai pubblicato il CD e DVD Live: In the still of the night. Come scegli i pezzi per i concerti, visto che con i Whitesnake hai avuto un periodo blues rock e uno heavy metal?

Coverdale: Su questo non ho problemi. Anzi, non mi piace molto il termine heavy metal. In quel disco l’unico pezzo heavy metal è Burn, tutti gli altri temi che affronto nascono dalle sensazioni fisiche e del corpo. Di metal qui ce n’è ben poco.

Vene: Sei in tour dal 2003, ma senza un nuovo disco in studio. Una band come i Whitesnake ha davvero bisogno di un nuovo album o i vecchi successi bastano per fare un bel tour?

Coverdale: Ormai funziona così, come mi ha confidato Mick Jagger: i Rolling Stones fanno un nuovo disco per promuovere il tour. La situazione si è completamente capovolta rispetto a una volta. Curo molto attivamente il sito www.whitesnake.com, che ha un gran successo, e lì tengo d’occhio cosa vuole ancora la gente da me come musicista. All’inizio volevano un DVD live, e quello ormai ce l’hanno. Il desiderio successivo dei fan è un doppio CD dal vivo con i grandi successi. Spero di riuscire a realizzarlo entro quest’anno. La terza cosa sono i nuovi pezzi in studio. Per farti venire un po’ l’acquolina: su questo doppio CD dal vivo – ci saranno quattro nuovi pezzi in studio. Tre pezzi hard rock tosti e una bella ballad potente. Poco prima di Natale o quando avremo chiuso il tour, cominceremo a preparare un nuovo album in studio, che uscirà l’anno prossimo. Nel regno dei Whitesnake si lavora parecchio.

Vene: Come ti “trova” l’ispirazione mentre crei? Da dove ti vengono le idee?

Coverdale: Ti devo dire… medito, e alla fine prendo la chitarra e comincio a fare casino… (risata). Beh, è una cosa strana, non faccio più niente dopo la meditazione. I quattro nuovi pezzi sono molto diretti e naturali, li ho scritti e cantati senza fatica. Spero che con il disco andrà allo stesso modo. Dimenticavo: continuo a trarre ispirazione dal lato fisico ed emotivo dell’amore.

Vene: Dieci anni fa hai dichiarato: Ne ho abbastanza di fare Tarzan, voglio cantare! Cosa intendevi?

Coverdale: Il fatto di urlare in continuazione. Quando l’ho detto ero serissimo, probabilmente era a fine tour. Ciò nonostante continuo a imitare Tarzan, e mi piace un sacco, non me ne sono ancora stancato. Sarebbe lo stesso per te, se dieci anni fa qualcuno ti avesse detto che oggi avresti fatto un’intervista per Radio Slovenija. Probabilmente allora non te lo immaginavi. Quando l’ho detto parlavo sul serio, ma si dice che se fai dei piani, Dio se la ride.

Vene: Tra i nuovi paesi che visiterete c’è anche la Slovenia. Secondo te, chi viaggia molto e vede tanto mondo e tante culture diverse parte avvantaggiato rispetto a chi preferisce restarsene a casa?

Coverdale: Amo viaggiare. Dove vivo adesso è molto bello e tranquillo. In tour avrò il piacere di portare la mia musica in posti dove non sono mai stato, per esempio Istanbul. È tutto molto emozionante. Per me andare da qualche parte per la prima volta è una ventata di freschezza.

Vene: Se ti cito quattro chitarristi con cui hai collaborato: Ritchie Blackmore, Jimmy Page, John Sykes e Steve Vai. Com’è stato lavorare con loro?

Coverdale: Beh, ovviamente sono diversi per stile. John Sykes l’ho portato nei Whitesnake perché mi aiutasse a far passare la band da un hard rock blues più tradizionale a un hard rock blues elettrico molto più duro. Lavorare con Jimmy Page: è stato un progetto nato dal nulla ed eccitantissimo. Proprio in quel periodo stavo pensando di ritirarmi dalla musica, quando mi ha chiamato un amico in comune che mi ha chiesto se mi interessava collaborare con lui. Con Page ci siamo incontrati a New York e abbiamo fatto subito clic. Come sai, Jimmy è l’autore di alcuni dei pezzi di chitarra più riconoscibili della storia. Mi sentivo onoratissimo. Ritchie Blackmore è stato un maestro eccezionale, un mentore e un musicista pazzesco. Steve Vai invece è il Paganini della chitarra, è straordinario, come per esempio Izak Perlman o qualche altro violinista di quel livello. Sono tutti molto diversi, sia come musicisti che come persone.

Vene: La formazione con cui i Whitesnake arrivano a Lubiana è collaudata in tour. In cosa si differenzia dalle precedenti?

Coverdale: Mi diverto molto di più, e dura anche più a lungo della maggior parte delle precedenti. I due chitarristi sono grandiosi, il batterista Tommy Aldridge è al culmine della sua espressività. È fantastico, sono dei bravi ragazzi e dei grandi musicisti. Penso che nessuno resterà deluso da questa formazione.

Vene: Nel videoclip di Here I go again compaiono due Jaguar e una bellezza. Erano tutti e tre tuoi?

Coverdale: No, solo la Jaguar bianca e la bellezza (risata).

Vene: Cosa pensi dell’era dell’informazione digitale?

Coverdale: Mi sono innamorato dei computer, ma se parli di scaricare musica, quella è una faccenda che dobbiamo superare. Se sei un vero fan della musica, sosterrai i musicisti. Per molti, dal punto di vista economico, la situazione attuale è molto dura.

Vene: È vero che quando ti sei candidato per l’audizione dei Deep Purple hai mandato una tua foto in cui eri vestito da boy scout?

Coverdale: Esatto. Ho preso in prestito la foto da mia madre, perché i manager della band insistevano che la mandassi e non ne avevo altre. Gli ho chiesto di restituirmela, perché mia madre ci teneva. Se vuoi vederla, è sul nostro sito.

Vene: Secondo te, in studio è importante che il musicista abbia carta bianca o è meglio che a fare il lavoro di produzione sia qualcuno esterno alla band?

Coverdale: Per quanto mi riguarda, è meglio che lo faccia il musicista stesso. Di solito su queste cose decidono le case discografiche.

Vene: La gente ti chiede ancora perché hai licenziato John Sykes?

Coverdale: No, la cosa non mi interessa, se vuoi parlarne devi chiedere a qualcun altro.

Vene: Di recente sono usciti in versione remaster i primi tre dischi dei Whitesnake. Quando possiamo aspettarci i prossimi tre?

Coverdale: Quando la Emi si darà una mossa e promuoverà i primi tre. Ho già pronti i due successivi, ma non usciranno finché non vedo che si sono impegnati davvero nella promozione dei primi tre. In pratica fanno lo stesso che con i Deep Purple: vogliono raschiare tutto quello che è rimasto in fondo alla ciotola. Sono orgoglioso dei Whitesnake e non permetterò che esca qualcosa che non sia di qualità.

Vene: Quasi ogni tour dei Whitesnake nella storia ha avuto una formazione diversa. Pensi che sia tu a fare fatica a lavorare con gli altri o il contrario?

Coverdale: Questa è una domanda per gli altri. Io con me ci lavoro benissimo (risata).

Vene: Cosa pensi del ritorno di interesse per il rock classico?

Coverdale: Devo dire che nelle ultime settimane ho suonato davanti a 400, 500 mila persone dalla Svezia al Portogallo. I festival sono stracolmi di pubblico e ovunque hanno suonato rock classico. Le case discografiche e buona parte della stampa musicale si sbagliano di grosso, perché non fanno affari con il nostro tipo di musica. Ma sono sempre stati lenti. Quando mettono sotto contratto qualcuno sono già in ritardo, perché nel frattempo la moda musicale è già cambiata.

Vene: Gli anni Novanta non erano il momento giusto per l’hard rock del tuo genere. Per un po’ sembrava addirittura che i Whitesnake fossero storia. I bei tempi stanno tornando?

Coverdale: I bei tempi non mi hanno mai abbandonato. Per tutti gli anni Novanta ho venduto dischi senza interruzioni. Con Jimmy Page abbiamo venduto quattro milioni di dischi, i Whitesnake ne hanno venduti quindici milioni, quindi è andata bene. Ho deciso di non fare cose nuove. Ero diventato di nuovo padre e volevo stare accanto a mio figlio, perché sapesse di avere un padre e non uno sempre via da casa. Nel 2003 sono tornato per un solo motivo: festeggiare i 25 anni dei Whitesnake. Il ritorno è stato così di successo che, con il permesso di mia moglie, ho deciso di lavorare sei mesi all’anno e di stare a casa per gli altri sei.

Vene: Il vostro nuovo bassista è Uriah Duffy. Come si è inserito nella band?

Coverdale: Alla perfezione, lo vedrai, il ragazzo è fantastico, alle ragazze piace perché è bello, e i ragazzi lo apprezzano perché sa suonare.

Vene: È vero che hai dato il nome alla band in onore del tuo pene?

Coverdale: Sì, le ho dato il nome del mio pene. Anzi, adesso per lui ho un nome nuovo: Roger. Ma il nome della band non lo cambio (risata).

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