Bona Fide

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Wishbone Ash
Etichetta: Bellaphon
Uscita: 2002
Voto: 4.5/5

Con “Bona Fide” i Wishbone Ash hanno sfornato un album che trabocca di freschezza e di pezzi che ti si stampano subito in testa, perché hanno quella qualità ormai rara che un disco così richiede. “Bona Fide” è un album che non vuole suonare attuale. Se mi butto con un po’ di coraggio e dondolo sulla vaghezza di tutte le possibili ipotesi rock-analitiche del caso, potrei dire che oggi i Wishbone Ash suonano più o meno come suonerebbero, che so, degli Uriah Heep con David Byron e Ken Hensley in formazione. Ed ecco quello che serve a ogni grande album! La magia. Alla magia i Wishbone Ash non hanno praticamente mai rinunciato. A quel pizzico di mistica, di nostalgia nascosta che i discendenti dei Celti, cioè i rocker di oggi delle isole britanniche, conoscono così bene. La sottigliezza e un approccio sofisticato sono il puntino sulla “i” che ti convince in un attimo. E i Wishbone Ash, semplicemente, ci sanno fare.

Almighty Blues è un pezzo d’apertura rhythm ‘n’ blues tirato su di giri e bello scoppiettante: le armonie a tre voci sono subito lì con noi e l’album decolla all’istante. Un rhythm ‘n’ blues così, sotto la bacchetta dei Wishbone Ash, ha sempre qualcosa di speciale. Un “heavy riff drive” compatto, melodie di chitarra energiche e cristalline, e una linea ritmica solida e profonda, con un suono bello grosso e corposo. La band ti serve subito una produzione eccezionale, che unisce vitalità e immediatezza con un equilibrio armonico straordinario tra gli strumenti, dove tutto si sente chiaro e distinto. Affrontando gli strumenti attraverso il prisma del blues, i Wishbone Ash portano una dose eccezionale di melodia, e non stupisce che i ragazzi non vedano l’ora di arrivare alla parte strumentale centrale per uscire dalla forma blues e far vela verso un mondo puramente classico e malinconico, dominato dal regno di delicate armonie doppie di chitarra, quasi in lacrime e piagnucolanti, che poi, fluide e quasi impercettibili, attraverso gli assoli si rinfilano nella versione più raffinata del rhythm ‘n’ blues. L’alternanza dei motivi è fenomenale! Considerato il limite dello schema blues di base, almeno per quanto riguarda la tonalità, con questo pezzo i Wishbone Ash hanno tirato fuori dal concetto di “blues rock” praticamente il massimo in termini di perfezione melodica.

Con il brano successivo, la mistica Enigma, le cose tornano al loro posto standard. Cioè: un tipico pezzo dei Wishbone Ash. Una reliquia dei Settanta, piena di raffinate armonie a tre voci, con una produzione delle voci di Andy Powell che porta davvero con sé un certo mistero. Un motivo espressivo che ti entra subito sotto la pelle, contrasti eccezionali tra voce, beat e riff nettamente separati e melodie di chitarra, e l’atmosfera dell’album salta su un livello completamente diverso. Faith Hope And Love è uno dei brani più impressionanti di tutto l’album. La classica linea “hard rock” viaggia da La minore a Sol e Fa maggiore. Le sole variazioni di chitarra su questa linea “triple-cord” hanno un’origine letteralmente rapace. Una voce delicata, fragile e sensibile, intrisa di queste armonie, crea un contrasto straordinario. E poi l’atmosfera salta di nuovo, quando nel passaggio entrano a riempire il suono le splendide linee di Hammond. Una canzone che possono fare solo i vecchi gatti maturi, esperti e tranquilli. Lasciarsi andare alla sensazione batte tutto! Il testo è straordinario. Già il titolo dice tutto. Tutto ciò che mi serve sta nella fede, nella speranza e nell’amore. Quanto è vero! E queste armonie a tre voci malinconiche, che non fanno che rafforzare questi bei versi dando loro un tocco di grandezza particolare, ti fanno correre i brividi lungo la schiena, semplicemente per gioco. È un brano che personifica il concetto di Wishbone Ash nel modo più bello possibile. Hammond, armonie a tre voci e voce mistica. Uno dei picchi dell’album. Segue la gitana Ancient Remedy, che ancora una volta fa rivivere in modo efficace i Settanta, con la voce che si tiene stretta all’effetto “echo”, così quel periodo viene sottolineato ancora di più con questa sfumatura. Changing Tracks e la chitarra “heavy blues” rialzano di nuovo la dinamica di “Bona Fide”, che sorprende per la varietà di tutti i brani, ognuno forte di motivi costruiti in modo convincente. Uno dopo l’altro ti si insinuano inesorabilmente sotto la pelle, tanto che ti ritrovi presto a fischiettarli mentre, per dire, aspetti alla cassa del Mercator che ti spennino. La versione sofisticata del “bluesy rock” è catturata in Shoulda Woulda Coulda, che sfiora quasi il “reggae party time”. Raffinata, con trucchetti brevi e incisivi dosati con precisione. Senza una mossa di troppo. Roba da infilare dritta nelle orecchie e da godersi per la vera energia “hard rock” classica. Dopo arriva la title track Bona Fide, che in realtà è un altro classico dei Wishbone Ash. Un tipico ritmo “boogie” ventilato da una nuova, espressiva armonia doppia di chitarra. Standard Wishbone Ash. Difference in Time resta ancora in questo territorio di standard ben noti dei Wishbone Ash, con un raffinato intreccio di multi-armonie vocali nel ritornello che hanno punti in comune con i buoni vecchi Uriah Heep (eh… in fondo sono pure loro coetanei). Come Rain Come Shine è probabilmente uno dei pezzi più forti di “Bona Fide”. Tutte le parole spese sulla mistica qui sono sottolineate al massimo, e a evocarla possono riuscirci solo i Wishbone Ash. I ragazzi hanno aggiunto in sottofondo anche un flauto, che si sposa in modo unico con la voce e dà al brano un tocco pastorale. Poi partono di nuovo le doppie terze, brrrrrrr…. Sembra che i Wishbone Ash non abbiano perso nemmeno un briciolo di tutta la grandezza di “Argus” (1972). Questo pezzo non nasconde l’ammiccamento a figure progressive e un leggero flirt con certi “psichedelicismi”. Un contrasto incredibile di atmosfere lo crea di nuovo il gruppo con la parte strumentale centrale, che è probabilmente una delle più convincenti di tutto il disco. Peace è un brano strumentale che chiude “Bona Fide”. Se la title track contiene un ritmo “boogie”, Peace è un valzer ondeggiante, con noi c’è di nuovo l’Hammond e gli indimenticabili duetti armonici di chitarra. È la miglior trovata possibile per chiudere un album “hard rock” classico così beatamente placido.

“Bona Fide” è probabilmente il punto più alto di questo tipo di album per il 2002. La magia è con noi e la maturità nella composizione è splendida e impeccabilmente sofisticata. “Bona Fide” è un album hard rock classico, tranquillo, incredibilmente ascoltabile e senza un punto debole, avvolto in continui cambi d’atmosfera ad alta vibrazione, un disco di straordinaria dinamica di genere, che però resta sempre intrappolato nelle riconoscibili direttive dei Wishbone Ash. Lo spirito dei Settanta è vivo e non ha alcuna intenzione di smettere tanto presto di ricordare a tutti chi sa creare un vero classico. “Bona Fide” ha tutto! Proprio tutto. Dall’inizio alla fine.

Formazione

Andy Powell – voce, chitarre
Ben Granfelt – chitarre, voce
Bob Skeat – basso, organo Hammond, pianoforte, flauto
Ray Weston – batteria, percussioni

MUSICISTI OSPITI:
Miri Miettinen – percussioni
Richard Johnson – cori in “Difference in Time” e “Come Rain, Come Shine”
Ako Kiiski – cori in “Difference in Time”

Produzione

Andy Powell

Tracklist

1. Almighty Blues (5:23)
2. Enigma (4:09)
3. Faith, Hope and Love (5:53)
4. Ancient Remedy (4:48)
5. Changing Tracks (4:16)
6. Shoulda Woulda Coulda (3:59)
7. Bona Fide (3:05)
8. Difference in Time (4:28)
9. Come Rain, Come Shine (6:07)
10.Peace (3:49)

Durata dell’album: 45:52

TRACCE BONUS NELLA “Special Limited Edition” DEL 2006:
11. Hard on You (Studio 2005) 4:45
12. Almighty Blues (Live 06) 4:09
13. Tales of The Wise (Live 06) 5:53

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