Glenn Hughes prima del concerto a Lubiana (2006)

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Autore: Jernej Vene

Data dell’intervista: 12.11.2006

Ho sentito Glenn Hughes al telefono poco prima che si imbarcasse su un volo transoceanico per l’Europa:

Vene: Come vedi la carriera ai vecchi tempi e oggi?

Hughes: Bella domanda. Quando ho cominciato a esibirmi, tanti anni fa, ero carico a mille: ero giovane, pronto al successo e felice di fare il musicista. Era fantastico. Oggi mi sento come se fossi rinato. Negli ultimi anni sono entusiasta dei dischi Soul Mover e Music for the divine. Mi danno una nuova dimensione, energia e ispirazione nella vita. Questa nuova immagine mi fa pensare di avere di nuovo diciotto anni. Il presente per me è bellissimo.

Vene: E le aspettative per l’uscita del nuovo disco Music for the divine?

Hughes: Mi fido dei pezzi dell’ultimo disco. Se li ascolti, ti accorgerai che sono molto profondi e di grande qualità. Mi sono preso un po’ più di tempo per scrivere, volevo aggiungere un’orchestra e chitarre acustiche. Volevo che ascoltatori e fan mi capissero ancora meglio come autore. Questo è il mio vero disco d’autore.

Vene: Perché hai inserito nel nuovo disco la cover di un classico dei Moody Blues, Nights in white satin?

Hughes: L’anno scorso, mentre registravamo il disco precedente, Soul mover, io e il batterista dei Red Hot Chili Peppers Chad Smith ci siamo detti che sarebbe stato bello inserire qualche cover, così da poterla passare più spesso in radio. Una mattina l’ho chiamato e gli ho proposto questo pezzo. Al posto degli archi, la parte centrale del brano l’ha suonata il chitarrista dei Peppers John Frusicante. Il suo suono è riconoscibilissimo, così il pezzo è diventato una specie di incrocio tra Glenn Hughes e i Red Hot Chili Peppers. Secondo me ha anche un ottimo arrangiamento.

Vene: Come hai scelto i pezzi per il nuovo disco?

Hughes: Abbiamo registrato sedici brani, nel disco ce ne sono undici. Qualcuno l’ho tenuto da parte per il futuro, perché in tutto ne ho scritti ventidue. Poi io e Chad abbiamo valutato quali fossero adatti al nuovo disco. Ci sono pezzi rock tosti, un po’ di funk e qualcosa di acustico: secondo me il mix funziona benissimo.

Vene: Che rapporto hai con Chad Smith?

Hughes: Siamo anime gemelle, come amici siamo legatissimi. Sono il padrino di suo figlio, ci piace stare insieme e adoriamo fare musica insieme. Quando Chad non lavora con i Red Hot Chili Peppers, lavora con Glenn Hughes.

Vene: Con quale chitarrista suoneresti ancora, ma non ne hai mai avuto l’occasione? Magari con Jeff Beck?

Hughes: Jeff Beck è un mio amico di lunga data. Nei primi anni Settanta mi invitò nella sua band, ma io mi unii ai Deep Purple. Siamo ancora amici. Visto che l’hai tirato in ballo: è l’unico chitarrista con cui non ho ancora suonato, e mi piacerebbe un sacco salire sul palco con lui.

Vene: Chi ti accompagnerà al concerto di Lubiana?

Hughes: Il batterista Mark Mendosir due anni fa ha suonato con Jeff Beck, l’ho preso proprio su consiglio di Beck. È un batterista eccezionale. Il tastierista Anders Olinder ha suonato con Peter Gabriel ed è bravissimo. Penso che il pubblico di Lubiana ne sarà entusiasta quando arriveremo. Alla chitarra ci sarà Jeff Kollman, che ha scritto alcuni pezzi e coprodotto il mio disco Songs in the key of rock. Per la prima volta ho accanto musicisti di livello mondiale.

Vene: Grazie, ci vediamo a Lubiana!

Hughes: Altrettanto, abbi cura di te, amico mio!

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