Pontus Norgren – ex Poodles e nuovo acquisto degli HammerFall! (2009)

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Luogo: Boogaloo / Zagabria / Croazia
Data dell’intervista: 08.04.2009

Pontus Norgren è chitarrista e membro della power metal band HammerFall. Anche se è entrato nel gruppo solo l’anno scorso, parliamo di un musicista estremamente esperto, con un sacco di chilometri alle spalle nel music business. Il tipo si è quindi presentato all’intervista con una sicurezza incredibile, come se facesse parte della famiglia HammerFall da una vita e ne fosse la forza trainante.

Io e Tomo, tra il traffico impazzito di Zagabria e una strada sbagliata nel tragitto verso il Boogaloo, ci siamo beccati 45 minuti di ritardo. Appena arrivato ho contattato il tour manager Jorg. Un tipo simpatico, aveva tutto annotato, e l’intervista inizialmente annunciata con Anders e Fredrik degli HammerFall l’abbiamo risolta così: la chiacchierata per RockLine è toccata al chitarrista Pontus Norgren, che in quel momento era giusto disponibile.

RockLine: Quali sono state le circostanze che ti hanno portato a finire negli HammerFall?

Pontus: Jacob (cantante dei The Poodles nda.) e io collaboriamo, con più o meno pause, da vent’anni. Sia dentro progetti diversi, band diverse, sia in generale in situazioni diverse. Quando ho lasciato i The Poodles è successo in un momento in cui entrambi sentivamo che serviva un cambiamento. Siamo vicini di casa, abitiamo a due passi, ci conosciamo benissimo e ci capiamo al volo. E anche adesso è rimasto così. Mi sono separato dalla band in totale amicizia e i rapporti tra noi sono ancora ottimi. Ho lasciato i The Poodles prima ancora di ricevere l’invito a entrare negli HammerFall. Volevo tornare a dedicarmi al lavoro in studio, ad aiutare nella registrazione di album. È un lavoro che mi rilassa un sacco e mi piace. Poi è successo che mi ha chiamato Joachim (Joachim Cans, cantante degli HammerFall, nda.). Dato che vivo a Stoccolma, la cosa mi ha un po’ spiazzato, perché mi aspettavo che cercassero un sostituto chitarrista dalle parti di Göteborg, da dove vengono. Ma Joachim ha risposto che il luogo di residenza non è una condizione per entrare nella band e che stavano cercando il nuovo chitarrista in tutta la Svezia. Ho detto che ero interessato. Allora Joachim si è messo sulla difensiva: “Noo!!! Non possiamo rubare un altro chitarrista a un’altra band, soprattutto un chitarrista che è il migliore amico del capo!” L’ho tranquillizzato dicendogli che andava tutto bene e che avevo già lasciato i The Poodles. Sentivo di dover accettare l’offerta degli HammerFall. Altrimenti mi sarei sentito in catene, soffocato dagli impegni di tutti i giorni. Qualcosa mi spingeva a rimettermi al lavoro con un’altra band. Ed eccomi qui.

RockLine: È stato difficile adattarsi ai meccanismi di una band come gli HammerFall, accettare la loro filosofia, inserirti nel gruppo?

Pontus: Abbiamo parlato tanto al telefono, Joachim, Oscar (Oscar Dronjak, chitarra, HammerFall nda.) e io. Ho esposto ai ragazzi la mia visione. Sai, mi occupo molto, in vari progetti, di pre-produzione, di elaborazione del suono in studio per prodotti diversi,… Ho chiesto se sarebbero stati aperti a qualche cambiamento per quanto riguarda la produzione, anche del suono dal vivo e cose così. Ho detto che valeva la pena rifletterci. Volevo che adesso, con due novellini nella band, io e Fredrik (Fredrik Larsson, HammerFall, basso, nda.), gli HammerFall aprissero un nuovo capitolo. Siamo arrivati ad alcuni consensi molto positivi.

RockLine: Per quel che vale la mia modesta opinione, si sente anche sul vostro album in studio attuale, “No Sacrifice, No Victory”: un sacco di freschezza sonora. A proposito, il brano Something From The Age, uno strumentale che hai scritto interamente tu per il nuovo album… Che effetto fa affrontarlo dal vivo?

Pontus: Sono stato molto fortunato quando Oscar mi ha proposto di scrivere un pezzo per il nuovo album, che mi presentasse come nuovo membro ai nostri fan fedeli. Per me ha significato tantissimo, soprattutto perché i ragazzi volevano che lo suonassimo anche in questo tour. Questo pezzo è nato mentre ero in vacanza con la mia famiglia, proprio quando Oscar mi ha chiamato. Mi ha detto che avevamo ancora tre settimane prima di entrare in studio a registrare. Era una situazione curiosa. Sai, intorno a te c’è un casino totale, i bambini ti saltano addosso: “Papà, è pronto il pranzo, papà, ecco il biscotto e così via….” Ah, ah, ah…!!! E tu intanto tieni la chitarra in mano e con la testa vaghi in un altro mondo. Quando ho mandato ai ragazzi la registrazione grezza, erano entusiasti. Ed è sempre così quando scrivi un pezzo, è come con un figlio. Non sai mai cosa ne verrà fuori alla fine. Anche quando leggo le recensioni sui media, di solito i pezzi strumentali non li citano. Stavolta invece ho notato più volte che i media mettono volentieri in evidenza, nelle recensioni del nostro nuovo album, anche questo brano. Anche se il pezzo è nato sotto la grande influenza di Yngwie J. Malmsteen, ha comunque un ritornello, una strofa. Ho avuto l’occasione di collaborare su questo pezzo con Jens Johansson (tastiere, Stratovarius, nda.), fratello del nostro batterista Anders. Gli ho mandato un campione mp3 via e-mail e gli ho chiesto se poteva fare qualcosa per farlo suonare ancora più interessante. “Nessun problema!” mi ha risposto Jens. E alla fine dell’assolo di tastiera c’è uno di quei “lick” di chitarra tipici della scuola di Yngwie Malmsteen. Jens ha suonato con Malmsteen per tanto tempo. Nel suo assolo Jens ha eseguito lo stesso identico “lick”, senza sapere che ce n’era già uno di chitarra perfettamente uguale. Quando alla fine ho unito i due assoli, ho messo insieme anche le due chiusure, ho scoperto che questi due lick erano perfettamente sincronizzati. Ed è stato incredibile. Quella sintonia totale, senza aver calcolato niente in anticipo. Jens non aveva nemmeno sentito il mio assolo prima. Ha seguito solo la base di riff e la batteria nel campione mp3 mentre faceva il suo assolo. Anche il pubblico si diverte un mondo quando lo suoniamo. A voi piace questo pezzo sull’album?

RockLine: Assolutamente. Riff principale molto interessante. Anche ieri a Maribor (report di RockLine QUI) mi ha esaltato un sacco quel cambio di dinamica nell’atmosfera del concerto quando hai attaccato questo pezzo. Nel mezzo avete inserito anche un breve assolo di batteria di Anders Johansson. Molto rinfrescante! È stato difficile per te assimilare tutta la gestualità scenica che coltivano gli HammerFall e che fa parte della loro immagine live, cioè della scenografia?

Pontus: Viene tutto in modo molto naturale. Mi ricordo l’ultimo tour con i The Poodles due anni fa. Eravamo band di supporto nel tour con i Gotthard. Avevamo 30 minuti a disposizione, un po’ come ora i Bloodbound prima degli HammerFall. Conosco Anders da 16 anni. Abbiamo passato tanto tempo insieme in tour. Anders suonava la batteria con Yngwie Malmsteen, io mi occupavo del suono nei tour di Malmsteen. Quindi la cosa può essere semplicissima, se conosci già bene le persone, la comunicazione è facile, l’intesa viene del tutto naturale e senza intoppi. Gli HammerFall lo sanno fare benissimo. In pratica scopri che tutto questo era già dentro di te e, con la squadra giusta intorno, si sviluppa in modo del tutto naturale.+

RockLine: Alla fine del concerto tu e Oscar incrociate le chitarre in stile U.F.O. o Blue Oyster Cult.

Pontus: Esatto. Ah, ah, ah, ah…

RockLine: Mi chiedo se sia difficile scrivere un pezzo strumentale quando in pratica Yngwie ha già detto praticamente tutto.

Pontus: Sì.

RockLine: È difficile trovare originalità?

Pontus: Sì. Però componendo Something For The Ages ho cercato di allontanarmi dagli approcci di gente come Joe Satriani, Eddie Van Halen o Steve Vai. Nel 2001 ho pubblicato il mio album in studio “Damage Done”. Era un disco tipico, stracolmo di assoli e di scrittura in stile “Yngwie”. Oggi, quando compongo, preferisco che il pezzo abbia un aspetto “normale”. Che oltre alla melodia si possa anche cantare. Così per esempio ho passato le melodie a Joachim e lui, dopo averle sentite, ha detto entusiasta: “Oh, devo scriverci sopra dei versi.”  Così lo strumentale ha avuto una melodia vocale, perché Joachim poteva cantare esattamente la stessa melodia che gli avevo passato io con la chitarra. Cioè, quando preparo la versione grezza, suono anche la melodia come me la immagino condotta poi dalla voce. Così ho immaginato anche la nascita del pezzo e con Joachim mi sono trovato benissimo da questo punto di vista. Il mio obiettivo non è cercare qualcosa di nuovo. Solo creare un buon pezzo, con una buona melodia, della classica scuola scandinava, che piaccia soprattutto alla gente e in cui si riconosca.

RockLine: Quindi per te la melodia ha la precedenza sulla tecnica?

Pontus: Esattamente. Era impostato così fin dall’inizio. In testa avevo la melodia. Sono nati degli abbozzi grezzi. Gli assoli sono stati scritti come complemento ai pezzi, in una fase successiva. Non è facile, però, perché Yngwie ha praticamente mostrato tutto. Ho passato quasi 6 anni in tour con lui. So come suona, so come ragiona. Mi piace molto il suo modo di suonare. So per esempio che Yngwie non sa suonare il blues. Io invece mi diverto ad aggiungere ogni tanto un sapore bluesy ai pezzi. Nella carriera mi sono avvicinato spesso agli approcci di Aerosmith o Bon Jovi. In quei casi non puoi suonare come Yngwie.

RockLine: Credi che la musica chitarristica abbia ancora un futuro? Molti critici e produttori ritengono che sia finita, perché negli ultimi 20 anni non è cambiata granché. In che direzione evolverà secondo te la musica chitarristica, così come la conoscono l’heavy metal e il rock?

Pontus: Personalmente penso che non serva che evolva in nessuna direzione. Tutto l’heavy metal, il metal melodico, l’hard rock melodico…. Tutto questo è sempre stato, e sempre resterà, nella sua essenza fortemente legato alla musica classica. Per esempio l’R n’ B, quando è comparso 15 anni fa con tutti questi loop e campioni, suona esattamente uguale. Dal punto di vista tecnico suona decisamente diverso, ma la sostanza è rimasta la stessa. È sempre Rhythm N Blues, roba che c’è sulla scena dagli anni cinquanta. Penso che se inizi a fare metal e ti piace questo stile, lo ami, è sempre difficile trovare un fantastico, nuovo “Smoke On The Water”. È sempre difficile trovarlo, ma salta fuori all’improvviso e nasce “dal nulla”. Non sai mai quando succederà. Se sei nel mainstream, nella musica popolare, allora sei in una situazione in cui la massa ti segue e puoi permetterti più esperimenti pur mantenendo l’attenzione.

RockLine: La mia opinione è che i critici musicali non vogliano sentire cose già fatte. Nell’heavy metal e nell’hard rock è molto difficile offrire qualcosa di nuovo, penso che entrambi i generi siano stati spinti nella subcultura fin dagli anni ottanta.

Pontus: Se continuiamo con il perché ai critici piaccia la musica cantabile, che nasce in sostanza cantando. L’idea ti viene cantando. Un’idea di base così di solito è melodica e semplice. Non è difficile, ti entra nelle orecchie. A una melodia così puoi agganciare dei bei versi. Poi aggiungi le chitarre distorte e mantieni comunque la stessa melodia. Per esempio Bruce Springsteen spacca ancora oggi, Bob Dylan pure. Perché sono musicisti che creano pezzi a partire dal canto. Le melodie nascono quindi dalla ricerca spontanea di idee cantando. Di solito sono melodie molto forti e allo stesso tempo molto semplici. Per questo penso che anche i Rolling Stones, dopo tutti questi anni, funzionino ancora bene e siano sempre interessanti, sotto i riflettori. Per i critici è l’ideale, perché non devono sbattersi con assoli di chitarra o batteria. Davanti hanno solo una semplice melodia. Penso che il senso di tutta la musica sia questo. Se riesci a trovare una melodia che ti piace, ci credi, sali sul palco, ci credi come autore e interprete, in ogni caso quell’idea arriverà alle masse e farà effetto.

RockLine: Quindi pensi che la melodia abbia la precedenza su tutto ciò che nella musica può essere legato alla melodia?

Pontus: Sì. Assolutamente. Cambiano solo gli involucri, solo il packaging. Beh, ognuno la vede a modo suo. Io do semplicemente la priorità a una buona melodia rispetto a tutto il resto. Sono un produttore e non mi occupo solo di produzione metal, ma anche di rock o pop. Non sono proprio nel blues o nell’R N’ B e roba simile, ma non importa. Se la melodia di base non è buona, la cosa va a rotoli. E lo senti, lo percepisci subito, quando qualcuno ti presenta un’idea musicale. Possono esserci solo chitarra acustica e voce, ma la cosa non funzionerà se per esempio il ragazzo o la ragazza al microfono non credono in tutto il pezzo, nella propria idea. Per quanto riguarda gli HammerFall, Oscar e Joachim, che scrivono la musica e i testi, lo fanno da 11 anni. In questo periodo gli HammerFall hanno vissuto alti e bassi. Il nuovo album è un po’ più cupo e questo è qualcosa su cui puoi appoggiarti quando guardi indietro al passato musicale della band in questi undici anni.

RockLine: Ieri al vostro concerto a Maribor ho notato che nella scaletta avete segnato anche i punti in cui scattano gli inserti pirotecnici. Ma a Maribor non li abbiamo visti. Quando decidete di usare gli effetti pirotecnici?

Pontus: Dipende molto. In ogni città dove è previsto il tuo concerto devi avere un accordo con i vigili del fuoco. Dipende sempre da dove suoni. Alcune location possono costare tantissimo. Quindi la pirotecnica non possiamo permettercela sempre. Quando possiamo, dobbiamo pagare a parte 5 persone che si occupano della sicurezza antincendio durante il concerto. Bisogna procurarsi il permesso, mostrare tutta la pirotecnica che userai. Tutto questo richiede un sacco di soldi. Alla fine quindi dipende tutto dal denaro. Ci sono comunque alcune location del tour dove includiamo anche effetti pirotecnici speciali. Ma di questo la band non si occupa. Se ne occupano il nostro pirotecnico e lo stage manager, che chiudono con un anno di anticipo tutti gli accordi necessari e ottengono i permessi adeguati. Già solo ottenere i permessi richiede un sacco di tempo. Una volta ottenuti, tutti vogliono sapere cosa della pirotecnica intendi usare sul palco, e vogliono anche vederlo. Mi ricordo che a un nostro concerto da qualche parte in Germania il soffitto della sala era troppo basso e non abbiamo potuto usare la pirotecnica, anche se avevamo già pagato tutto in anticipo per garantire uno show con effetti pirotecnici. Ovviamente non potevamo garantire che le fiamme fossero abbastanza basse da non toccare il soffitto. Dovevamo comunque pagare 5 vigili del fuoco presenti durante il concerto, anche se la pirotecnica non l’abbiamo usata per niente.

RockLine: Quindi avete perso una certa somma di denaro…

Pontus: Esatto. Quando suoni nelle arene c’è sempre abbastanza spazio per gli effetti pirotecnici. Per esempio i palazzetti dell’hockey hanno già contratti per l’uso della pirotecnica e lì è tutto molto più facile.

RockLine: Ho notato che in questo tour durante i concerti usate anche una cortina d’acqua. Mi sembra un’idea fantastica.

Pontus: Sì. Con la cortina d’acqua è più facile. La possiamo usare praticamente ovunque.

RockLine: E per l’estate? Immagino ci siano in ballo dei festival per gli HammerFall?

Pontus: Sì. Per i festival estivi stiamo già preparando un palco diverso, una scaletta diversa, con un sacco di effetti in più. Inoltre in quei concerti manterremo la tradizione degli effetti pirotecnici. Questa tradizione la portiamo avanti da prima che ci si mettessero per esempio gli In Flames e altre band. Gli In Flames, per dire, all’inizio ci liquidavano con un gesto della mano e ridevano di noi quando ci vedevano con tutti gli inserti pirotecnici sul palco, oggi invece sono così pieni di pirotecnica che durante una sola loro canzone brucia tanto fuoco quanto in un intero show degli HammerFall, ah, ah, ah… Anche i Nightwish e altre band sono molto propensi a usare la pirotecnica, e varie società, aziende, commercianti sono molto interessati in Scandinavia, quando decidiamo di usarla.

RockLine: E negli USA, con questi effetti pirotecnici? È più difficile dopo quel tragico incidente durante il concerto dei Great White?

Pontus: Sì, certo. Non nei grandi palazzetti, ma il problema salta fuori sempre quando vuoi suonare nei club più piccoli. Comunque sia, la produzione scenica è sempre legata all’uso degli effetti. In pratica puoi sempre usare il fumo. Può essere compresso e quando esce a getto ha un effetto simile che può sostituire il fuoco, anche se non lo è. Non rappresenta alcun pericolo. Ci sforziamo continuamente di sviluppare qualcosa che funzioni al massimo nelle diverse condizioni delle varie location. Non è certo una passeggiata. Vedremo se in autunno partiremo per gli USA. Se ci andiamo, di sicuro non ci porteremo dietro l’intera produzione scenica. Sai, prima il tour sulla costa orientale, poi su quella occidentale, poi seguirebbe il Sud America. Lì con la pirotecnica è più facile, perché non servono permessi.

RockLine: Senti già un po’ di stanchezza in questo tour europeo degli HammerFall?

Pontus: In realtà siamo appena tornati da una settimana di pausa. Ieri a Maribor abbiamo fatto il nostro primo concerto della seconda parte di questo nuovo tour europeo. Il 29.03.2009 abbiamo suonato a Stoccolma l’ultimo concerto della prima parte del tour, poi siamo stati a casa a riposare una settimana intera. Avevamo un bisogno disperato di staccare e di tempo per dedicarci di nuovo alle nostre famiglie. Questa seconda parte del tour si concluderà il 25.04.2009 con il nostro concerto all’HammerFest, in Galles. Così va. Sono stato 5 settimane lontano da casa, che è parecchio, poi sono tornato dalla famiglia per una settimana a pensare a pagare le bollette, a dedicarmi ai bambini e così via. Ora di nuovo in viaggio.

RockLine: Avete in mente qualche nuova uscita, per esempio un DVD, o stanno già nascendo idee per il prossimo album in studio?

Pontus: L’abitudine è che gli HammerFall dedichino un anno al tour e l’altro alla registrazione e all’uscita di un nuovo album. Quindi di solito gli HammerFall pubblicano un nuovo album ogni due anni. Però abbiamo parlato di allungare un po’ il tour stavolta e di ripresentarci nella seconda metà dell’autunno in questa parte d’Europa, dove in molte location suoniamo per la prima volta in assoluto nella nostra carriera. Vedremo come andrà il tour degli HammerFall fino a Natale. Poi entreremo di nuovo nel processo di scrittura di un nuovo album. In ogni caso cercherò di sfruttare i tempi morti già durante il tour per scrivere nuovo materiale da presentare alla band.

RockLine: Cosa possiamo aspettarci stasera dagli HammerFall qui a Zagabria?

Pontus: Devo ammettere che il soundcheck in questo club è andato molto bene. Il suono che abbiamo ottenuto sul palco era fantastico. Dipende tutto dalle condizioni di ogni location. A volte le condizioni sono davvero pessime. Ieri a Maribor erano buone, stasera invece abbiamo sentito tutti dal suono che il concerto potrà essere ancora di livello più alto. Domani abbiamo anche il giorno libero. È molto importante. Abbiamo ancora tutti i bioritmi un po’ sballati. Siamo stati una settimana a casa. A casa mi alzavo alle 5.30. Ieri dopo il concerto sono andato a dormire alle 4.00 di notte. Eppure mi sono svegliato che era ancora mattina. Ciononostante la seconda parte di questo tour è partita in modo molto positivo per noi. Non vediamo tutti l’ora del giorno libero di domani per rilassarci un po’ di nuovo.

RockLine: Come decidete, mettendo insieme un tour, quali location dei vostri concerti saranno incluse?

Pontus: Sinceramente non saprei dirtelo nel dettaglio. Se ne occupa il nostro management, ma c’è tanto azzardo in tutto questo. Molti promoter si spaventano, non osano invitare la band. Questo è il primo filtro. Ma per esempio nelle location dove siamo già stati possiamo aspettarci più pubblico, perché lì la gente ci conosce già e abbiamo una base di fan. Conquistare un territorio nuovo invece può essere un’arma a doppio taglio. A volte è difficile prevedere qualsiasi cosa. Per esempio, per 5 concerti di fila guadagni benissimo, poi i cinque successivi portano una perdita, ma sai che devi farlo, perché la band ha bisogno di promozione.  Sappiamo tutti che per esempio suonare in Australia si mangia solo soldi, ma anche lì dovremo andare. Strettamente per promuovere il nostro nome. Il denaro gira in continuazione, da qualche parte guadagniamo, poi lo reinvestiamo subito. Devo davvero lodare la politica del nostro management in questo. I ragazzi funzionano alla grande. Gli HammerFall quindi riescono a pagare le bollette. Se non potessimo, gli HammerFall sarebbero morti. Allora potrei solo pensare di vendere la mia chitarra e trovarmi un normalissimo lavoro di tutti i giorni, ah, ah, ah…

RockLine: Beh, gli HammerFall sono comunque un nome importante sulla scena metal…

Pontus: Esattamente. Ma siamo comunque in una situazione in cui dobbiamo lavorare di continuo, lavorare, lavorare…

RockLine: Pontus, grazie per il tuo prezioso tempo, ti auguriamo un concerto di successo stasera con gli HammerFall qui a Zagabria.

Pontus: Grazie anche a voi. Rimanete al concerto?

RockLine: Certo, stiamo preparando il report.

Pontus: Fantastico, fantastico. Spero che vi divertiate.

intervista a cura di: Tomo Jurca & Aleš Podbrežnik

P.S.: Com’è andato il concerto degli HammerFall a Zagabria, l’08.04.2009, lo puoi leggere QUI.

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