Il suono del martello di HammerFall ha risuonato anche a Maribor (2009)
Band in scaletta: Bloodbound, Sabaton, HammerFall
Luogo: Maribor / UŠC Leon Štukelj / Slovenia
Data: martedì, 07.04.2009
HammerFall! Sono passati 13 anni volati via in un lampo dall’uscita del primo album in studio, e oggi la band si presenta più esperta e matura, forte di sette dischi, in compagnia dei sempre più amati ragazzacci del “metal delle furie di guerra” Sabaton e di un’altra formazione svedese, i Bloodbound, che non hanno ancora tantissimi anni di carriera ma tre album all’attivo e soffiano in un corno di genere molto simile. Nel nuovo, lungo tour europeo, a colpi di martello sono arrivati anche in terra slovena.
| BLOODBOUND: |
L’intera serata è partita prima del solito per i canoni dei concerti. I cancelli si sono aperti già alle 19.00 e i primi a salire sul palco, i Bloodbound, sono entrati in scena già alle 19.30. Visto che nel power metal sono un nome meno conosciuto, butto giù al volo qualche dato biografico di base. I Bloodbound sono un gruppo di metal melodico svedese nato nell’estate del 2004. A fondarlo sono stati il chitarrista Thomas Ollson e il tastierista Fredrik Bergh, quest’ultimo noto per la sua militanza nell’ottima band AOR rock svedese Street Talk. Nel 2006 la band ha pubblicato l’album d’esordio “Nosferatu”, seguito l’anno dopo da “The Book Of Dead”, per il quale la voce solista è stata affidata a un fuoriclasse dell’hard rock tedesco, Michael Bormann (ex-Jaded Heart). Oggi i Bloodbound sono Urban Breed (voce, ex-Tad Morose), Tomas Olsson (chitarra solista e ritmica), Fredrik Bergh (tastiere), Pelle Åkerlind (batteria), Henrik Olsson (chitarra ritmica) e Johan Sohlberg (basso). La band ha appena pubblicato il nuovo album in studio “Tabula Rasa”. Purtroppo stavolta dovrete rassegnarvi: i Bloodbound mi sono praticamente “scivolati” via dalle mani per una serie di contrattempi (la caccia a un parcheggio decente, la camminata fino al locale con una tappa sbagliata davanti allo ŠKUC), così mi sono beccato solo il finale di Nosferatu. Però è bastato per capire che l’approccio era abilissimo, compatto e rodatissimo, e che ha sorpreso in positivo e fatto visibilmente felice il pubblico, ancora poco numeroso e che si stava riversando in sala a gocce: alla fine dello show non ha lesinato applausi a pieni polmoni. Solo cinque pezzi, quelli che i Bloodbound sono riusciti a infilare in mezz’ora, ma da band spalla hanno goduto di un suono davvero ottimo in sala (giudico dall’ultimo brano). Le condizioni base erano soddisfatte, e hanno dato alla band una bella mano nel farsi conoscere e nel consolidare il proprio nome, cosa di cui ha un gran bisogno. Parliamo di vecchi volpioni con un bagaglio musicale ricco, con una voce melodica, curata e autorevole al centro di tutto, e una presenza scenica dinamica e piena di sicurezza.
| SABATON: |
Ai Sabaton sono toccati 40 minuti. Sotto il palco già brulicavano circa 350 fan scatenati, a dimostrazione che in Slovenia il nome della band si è ormai radicato per bene. La band aveva suonato da noi per la prima volta poco più di due anni fa, nel ruolo di vera “incognita”, quando insieme ai Grave Digger faceva da supporto agli svedesi Therion, tra gennaio e febbraio del 2007. Per i Sabaton quel tour è stato un grande successo, grazie allo stile seducente con cui portano avanti la loro predica metal. Così, appena un anno dopo l’album “Metalizer”, è uscito il terzo album in studio “The Art Of War” (2008), in cui la band ha ulteriormente affinato le sue storie di guerra in chiave metal.
Gli assalti pomposi e speziati hanno fatto alzare la gente in piedi senza esitazioni, e a spiccare è stato soprattutto il cantante Joakim Broden, che con molta più decisione e una sicurezza rafforzata (rispetto al concerto della band di due anni fa a Lubiana) ha dominato la folla sotto il palco. Già il suo saluto, in positivo, con cui Joakim non ha nascosto la gioia della band per essere di nuovo in Slovenia e per l’entusiasmo dei Sabaton per l’ottima accoglienza che il loro repertorio ha avuto tra il pubblico sloveno, ha dato ai presenti la spinta in più per scatenarsi tutti insieme.
E in realtà non è stato per niente difficile, con quelle marce con cui i Sabaton sanno convincere in pieno anche dal vivo. Il suono delle due chitarre, all’inizio un po’ stridulo, è stato poi addolcito e messo a posto, e la band, con una “bella ciccia” di brani del nuovo album “The Art Of War” nella prima parte dell’esibizione e, nella seconda, l’aggiunta di cavalli di battaglia più vecchi (già collaudati col pubblico) come Attero Dominatus, Price Of A Mile, Primo Victoria e la conclusiva Metal Machine, ha stregato la gente al punto che mangiava letteralmente dalle sue mani. Il colpo d’occhio era incredibile: soprattutto durante Primo Victoria e la conclusiva Metal Machine, Joakim è riuscito a far saltare e battere le mani in aria a tutta la sala, comprese le due ragazze al banchetto del merchandising ufficiale delle band, che dondolavano con grande trasporto. I Sabaton sono cresciuti ancora di un gradino rispetto a quanto visto, e il fatto di aver presentato il nuovo album in modo così consistente dimostra quanto i ragazzi credano fermamente nel loro obiettivo e nella loro visione musicale, e di certo anche quanto siano orgogliosi del nuovo disco. Niente da dire. Al massimo e in tutto, entusiasmanti.
| HAMMERFALL: |
Gli HammerFall, che con il loro successo nel 1996 hanno spalancato le porte a nuove scoperte di band tipo Sabaton, oggi sono diventati una fortezza metal di cui ci si può fidare ciecamente. Con la loro testardaggine sulla scena metal hanno spazzato via da un pezzo ogni cattiveria maligna sul fatto che fossero meteore da un giorno, che dopo due album non sarebbero rimaste fedeli a nessuno di quelli che questa musica poteva ancora entusiasmare o interessare. Gli HammerFall sono un fenomeno interessante, accolto soprattutto da tutti i metallari appena sfornati, nel loro percorso di crescita musicale (e personale) attraverso la magia del metal. Sono insomma una specie di gradino su questa strada alla scoperta di tutto ciò che l’heavy metal può offrire a chi ascolta. Non va poi trascurato che gli HammerFall, anche con il nuovo album, hanno dimostrato con quanta sicurezza sanno trasformare un riff di chitarra di base usato mille volte nella seducente compattezza dei propri pezzi, in cui anche nel 2009 non si spegne la nota, velenosa e contagiosa pomposità della band, servita con un senso filigranato nel seguire una melodia rifinita.
Il palco, molto profondo e spazioso, ospitava la batteria di Johansson rialzata su una pedana aggiuntiva, con un avanpalco dove i membri della band si alternavano dinamicamente durante l’esibizione. Per tutto il concerto la band ha condito lo show con effetti di cortine d’acqua, che con un getto sottile e allungato a forma di cascata, soprattutto su brani come Glory To The Brave, Blood Bound, Last Man Standing, hanno intensificato l’atmosfera.
Sul palco dell’UŠC Leon Štukelj gli HammerFall si sono presentati con una formazione decisamente rinfrescata: dopo l’uscita del debutto nel 1996 è tornato in band il bassista Fredrik Larsson, mentre il chitarrista principale Stefan Elmgren è stato sostituito da Pontus Norgren. Quando quest’ultimo è piombato sul palco insieme ai compagni, il suo aspetto mi ha fatto venire in mente al volo il chitarrista dei Grave Digger Manni Schmidt, con un pizzico di fisionomia di Ralph Santolla degli Obituary. Più importante, però, è che Pontus in poco tempo si è inserito alla grande negli HammerFall, e non solo in studio ma anche sul palco, che per essere membro a tutti gli effetti conta altrettanto, se non di più. Pontus ha macinato con sicurezza la maggior parte degli assoli, si è incastrato alla perfezione nelle armonie con la prima mascotte degli HammerFall e (ancora) magrissimo Oscar Dronjak, e si è mosso in modo coordinato nelle movenze di scena studiate del quintetto. Something For The Ages, cioè lo strumentale del nuovo album “No Sacrifice, No Victory”, ha regalato a metà concerto un momento che ha convinto il pubblico di avere davanti un chitarrista eccellente della classica scuola scandinava, dalla tecnica scolastica e filigranata di dita fulminee. In questo pezzo gli HammerFall hanno infilato anche un breve assolo di batteria di Anders Johansson.
Un tempo gli HammerFall aprivano i concerti facendo arrivare sul palco, in apertura, la loro mascotte con martello e armatura, che con tutta la forza brandiva un martello di polistirolo e colpiva il palco. Stavolta la band si è presentata con speciali effetti luminosi laser, che nell’aria della sala disegnavano una specie di ologrammi, tra cui anche il celebre guerriero col martello, e con la caduta dei fiocchi di neve durante Glory To The Brave (una volta, durante questo pezzo, lanciavano sul pubblico bianchi fiocchi di polistirolo). Aggiungo che nel programma la band ha previsto anche inserti pirotecnici, che però per il concerto di Maribor non sono stati attivati.
Gli HammerFall hanno insomma messo in piedi, come da copione, un concerto di altissimo livello professionale, in cui solo il suono ha fatto un po’ i capricci: all’inizio la sua immagine era un po’ rovinata da una batteria troppo rumorosa, ma più avanti anche le chitarre hanno conquistato lo stesso peso sonoro. Stavolta il suono migliore era in mezzo alla sala e, ovviamente, in fondo.
Il pubblico ha sorpreso accogliendo alla grande tutti i pezzi nuovi dell’album “No Sacrifice, No Victory”, che peraltro cantava a memoria nelle strofe, da applausi. Gli HammerFall hanno mescolato il repertorio pescando da tutti gli album in studio, anche se si poteva sentire la mancanza di qualche brano del debutto in più, oltre a Glory To The Brave. I momenti clou, oltre alla già citata Glory To The Brave, sono stati anche l’esecuzione di altri pezzi più vecchi come Crimson Thunder, Renegade, Heeding The Call e l’esplosivo finale con Riders Of The Storm. Proprio durante quest’ultima sulle corde vocali di Joacim Cans si sentiva già la stanchezza, così ha evitato i registri più alti del ritornello, sostituendoli con improvvisazioni e mantenendo le linee melodiche più basse. Ogni tanto, anche nei ritornelli da stadio come Keep The Flame Burning, non è mancato il lasciare qualche verso al canto del pubblico.
I bis la band li ha spezzati in due parti. Nella prima ha fatto di nuovo volare la sala con la ferrea Let The Hammer Fall, nella seconda ha spremuto gli ultimi decibel ai presenti tirando fuori dal cilindro l’hit Hearts On Fire, con un ritornello semplice ma di grande impatto. Insomma, un evento che meritava tutta l’attenzione, che ha dimostrato come gli HammerFall non si pieghino in nulla lungo il loro cammino. Mantengono il teatro altamente dinamico dei loro show, con la solita, ben definita vibrazione positiva e carica di energia. L’ottima atmosfera da concerto l’ha poi alzata di livello anche un pubblico coinvolto, fatto stavolta in gran parte di ventenni imberbi. Nonostante la sicurezza degli HammerFall, non si può ignorare che i Sabaton, con performance e popolarità, in questo tour li stiano sfidando con grande successo. A Maribor sono venuti stavolta anche molti cittadini austriaci, soprattutto dal sud e dal sud-est dell’Austria, per i quali Maribor è un punto d’arrivo più vicino di Vienna, dove gli HammerFall hanno annunciato la loro data il 14.04.2009. Sarà interessantissimo confrontare l’intensità di questa serata riuscita in tutto con la band a Maribor, anch’essa ottimamente sotto la vigile bacchetta dell’organizzatore Sindian Underground, con l’esperienza live che la falange power metal del trio svedese regalerà il giorno dopo a Zagabria. Quindi restate con noi!
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
SABATON:
1. Introjavel
2. Ghost Division
3. The Art Of War
4. 40:1
5. Cliffs Of Gallipoli
6. Attero Dominatus
7. Price Of A Mile
8. Primo Victoria
9. Metal Machine
10. Outrodevil
HAMMERFALL:
1. Punish And Enslave
2. Crimson Thunder
3. Legion
4. Blood Bound
5. Renegade
6. Hallowed Be My Name
7. The Abyss
8. Last Man Standing
9. Heeding The Call
10. Glory To The Brave
11. Something For The Ages
12. Any Means Necessary
13. Natural High
14. Keep The Flame Burning
15. Between Two Worlds
16. Riders Of The Storm
—dodatek I.—
17. Lore of the Arcane
18. Trailblazers
19. Let The Hammer Fall
—dodatek II.—
20. Hearts On Fire






















