Adam – La canzone è più grande dell’uomo, quindi il musicista non deve ostacolarne il flusso (2009)
Luogo: Trnovo / Lubiana / Slovenia
Data dell’intervista: 27.05.2009
Gli Adam sono una band che riunisce sotto la sua bandiera il chitarrista Peter Dekleva, noto come membro dei Srečna mladina, e il cantante Damir Lisica degli Anavrin, che risponde anche se lo chiami con il diminutivo – Dado. Poi c’è la sezione ritmica, formata da Anej Kočevar, bassista, compagno d’armi di Damir negli Anavrin e musicista anche in Gušti in Polona, e dal batterista Gregor Jakac dei Tide. Sono tutti musicisti con parecchia esperienza alle spalle, che hanno dato vita a una nuova band con l’idea di dedicarsi ad alcune idee che, come singoli, li accomunano nel modo di sentire la musica! È così che si scrive e prende forma il linguaggio musicale degli Adam. Vediamo da vicino cosa ci hanno raccontato il chitarrista Peter Dekleva e il cantante Damir Lisica – Dado, a proposito della loro nuova avventura insieme, il cui debutto in studio aspettiamo tutti con impazienza.
RockLine: Gli Adam sono un nome nuovo sulla scena musicale slovena. Ora come ora, Srečna mladina e Anavrin sono finiti su un binario morto?
Peter: Srečna mladina restano ancora la mia prima band, ma uno degli scopi per cui è nato Adam era proprio poter condividere con altre persone qualche idea, qualcosa di tuo. Sono quelle idee che, diciamo, non puoi condividere con la gente dei Srečna mladina.
RockLine: Quindi l’attività di queste band non ne risente?
Peter: Certo. Con i Srečna mladina stiamo lavorando a un nuovo album.
Dado: Anche con gli Anavrin, in realtà, abbiamo appena finito di registrare il nuovo album.
RockLine: Succede spesso che un nuovo progetto richieda il 100% della concentrazione dell’artista. In questo caso non è necessariamente così?
Peter: No. Per niente. Del resto dipende tutto. È difficile stabilirlo in anticipo, finché la cosa non comincia a camminare da sola. C’è chi ha più ragazze, chi una sola. C’è chi ha un figlio, chi più di uno, chi ha un animale domestico, chi ne ha tanti… Secondo me, se cerchi di allargare la tua versatilità anche ad altri campi, non dovrebbero esserci ostacoli al fatto di suonare con altri musicisti in altre band, in altri progetti. Spesso capita di ascoltare le opinioni di altri musicisti, e può succedere di scoprire che un’idea che qualcuno ti mostra è molto compatibile con il tuo modo di sentire la musica. Per questo vale la pena provare a condividere queste idee. Se invece sei un musicista che riesce a esprimersi in una sola direzione, allora devi tenerti a quella direzione.
Dado: Io aggiungerei che gli Adam non sono nati per puntare a fare qualcosa di grosso, per esercitare chissà quale pressione mediatica: abbiamo cominciato a muoverci secondo il principio che Peter ha già toccato prima. Ci siamo trovati e ci siamo detti: “E se facessimo un pezzo insieme? Ci vediamo a una prova e vediamo che succede.” Senza progetti, senza pianificare, solo per vedere come funzionava la cosa e se poteva andare avanti. Era tre anni fa.
RockLine: E ora pensi che siate maturi per qualcosa di più?
Dado: Di sicuro, da quegli inizi spontanei, in cui non c’erano né pressioni di tempo né ostacoli, la cosa è cresciuta fino al punto in cui siamo pronti per i palchi, pronti ad affrontare una massa critica più ampia che dica chi siamo e che cosa facciamo. Insomma, siamo pronti a presentarci al pubblico.
RockLine: Gregor Jakac è un membro fisso?
Peter: Sì. Circa un anno fa ci ha lasciati Andrej Zavašnik, che suonava la batteria prima di lui, perché non riusciva più a starci dietro a causa degli impegni con altri progetti. Lui è il batterista dei Srečna mladina e di Gušti in Polona.
RockLine: All’Orto bar Gregor Jakac ha suonato alla grande, quando avete suonato lì il 04.04.2009.
Peter: Concordo. Inoltre ha influito parecchio anche sullo spirito di squadra della band. Da quando è arrivato lui, gli Adam hanno fatto un salto di qualità. Siamo saliti di un gradino.
Dado: Con l’arrivo di Gregor, questo nostro progetto è diventato in qualche modo una vera band. All’improvviso abbiamo sentito più legame tra noi. Era sei mesi fa. Ha lavorato con noi anche sugli arrangiamenti. Tutti i pezzi li abbiamo fatti ripartendo da zero, insieme.
RockLine: Di materiale originale ne avete già accumulato parecchio. Il vostro debutto in studio è ormai all’orizzonte?
Peter: L’album è molto vicino. Andiamo a registrare a fine giugno.
RockLine: In estate. Senza vacanze?
Peter: Esatto.
Dado: Di vacanze ce ne saranno pochissime.
Peter: L’album lo registreremo in un vecchio studio che è stato rinnovato, così potremo testare allo stesso tempo come ci suona dentro. Sarà prodotto in proprio.
RockLine: E il mix?
Dado: Per la maggior parte faremo tutto da soli. I soldi li abbiamo messi nell’attrezzatura, nelle cose che ci mancavano. Qui contiamo molto anche sul nostro bassista Anej, che da queste parti è di casa, è un ottimo tecnico, quindi si occuperà soprattutto del mix, e noi altri gli daremo una mano.
Peter: Per me, quando registri un disco, la cosa importante è soprattutto quanto il materiale è già pronto quando ci arrivi e quanto sei disposto a scendere in profondità in quello che vuoi registrare. Se non sei disposto a farlo, è indispensabile prendere un produttore. Se invece sei pronto a un livello più intimo, oggi il produttore non è più così necessario. Un tempo i produttori erano indispensabili, soprattutto per l’aspetto tecnico. Oggi le cose sono più accessibili, non sono più così difficili da non poterle padroneggiare e da non poter produrre un album da soli.
RockLine: In linea di massima, se hai visione e competenze, il produttore non serve?
Peter: Esatto. Però il produttore è importante per quelle band che, non dico che non abbiano una visione in generale, ma magari si incartano su uno specifico progetto che vogliono registrare, e forse non sanno bene come approcciarlo al meglio. In quel caso qualcuno che coglie il trucco può indirizzare la band più facilmente su una strada che prima o poi avrebbe imboccato comunque. In pratica, così può semplificare parecchio le cose alla band. Vale anche per i gruppi più grandi. Per esempio i Depeche Mode. Cambiano produttore, e poi non è difficile accorgersi che il suono cambia da un album all’altro. Qui conta il “terzo orecchio”, che aiuta a mettere quel puntino sulla “i”, perché le cose non si ripetano, suonino diverse, fresche…
Dado: Per quanto riguarda il nostro materiale, la fase di preproduzione è già alle spalle. I pezzi sono preparatissimi per la registrazione. Più di una volta abbiamo demolito completamente gli arrangiamenti, rimontando i pezzi da capo. Tutto si è plasmato a fondo fino a prendere forme compiute…
Peter: In realtà, se adesso chiamassimo un fonico, quella persona finirebbe senza volerlo per complicarci le cose, perché la band ha raggiunto un certo livello di intimità con il contenuto stesso dei nostri pezzi. Se adesso dovessimo aspettare qualcuno che capisca le nostre idee, spiegargli il senso dei nostri pezzi dall’inizio, sarebbe una perdita di tempo totale.
Dado: Con il nostro primo singolo Odnosi med srečnimi era diverso. Lì ci stavamo girando intorno, non ci era del tutto chiaro cosa volessimo, finché a una prova si è presentato Žare Pak e ci ha dato qualche consiglio. Ci ha aiutato tantissimo a costruire il pezzo e a portarlo avanti. A volte basta che qualcuno ti dia solo una piccola spinta nella direzione giusta.
RockLine: Come vi accoglie il pubblico? Che reazioni ci sono alla vostra musica?
Dado: C’è tanto entusiasmo. Non lo dico per vantarmi, è proprio vero che le reazioni del pubblico a quello che facciamo sono estremamente positive. La gente è venuta per curiosità, non sapeva cosa aspettarsi. Aveva sentito il nostro primo singolo. Poi ha visto che le nostre cose non sono “per forza tranquille”, ma che da noi si possono sentire anche cose “epiche”, pezzi che superano i 7 minuti, e anche molte cose che sanno di esperimento musicale. La gente è in attesa del nostro album, e aspetta anche con interesse di sapere quando e dove ci faremo vedere sui palchi.
RockLine: Da dove viene l’idea per il videoclip di Odnosi med srečnimi?
Dado: Qui ci ha messo lo zampino Urban Pekle, un caro amico di Peter. Con Peter aveva fatto una chiacchierata molto costruttiva in questo senso. Urban è un regista giovane e molto promettente, che vuole farsi valere e aveva già in testa l’idea di mettere nelle inquadrature, al posto dei membri della band, delle ragazze che suonano Odnosi med srečnimi. Io personalmente non mi aspettavo granché, invece è venuto fuori un videoclip riuscitissimo, di cui siamo molto contenti. Poi è stato divertente leggere sui forum come reagiva la gente al video, come lo commentava, come lo interpretava. Si sono posti davvero dei dubbi su se le ragazze cantino davvero il pezzo oppure no. Alcuni pensavano sul serio che a eseguire il brano fossero davvero le ragazze del video.
RockLine: Come musicisti, dove sentite i cambiamenti più grandi nell’espressione artistica attraverso la musica che fanno gli Adam, se confrontate quello che fate con Anavrin o Srečna mladina e con gli altri progetti in cui siete coinvolti in qualche modo?
Dado: Io faccio musica da dieci anni. Gli Anavrin sono stati la mia prima band del liceo. Avevamo 17 anni. Siamo partiti tutti da zero, siamo cresciuti e maturati insieme. Poi nella band è arrivato il bassista Bernard Pajk. Lui ha portato tutto a un livello un po’ più alto, tanto che abbiamo cominciato anche a ragionare. Mi ha guidato, ho imparato da lui. Non come bassista, ma ha influito molto sul mio modo di pensare la musica. Da musicista ti sviluppi, ti sviluppi, cresci e basta. Arrivi anche a un punto in cui puoi decidere se andare avanti da lì o mollare tutto. Ci sono momenti di stagnazione, momenti in cui non si muove proprio niente, si sta fermi. Ecco, in un punto così ho conosciuto Peter, che mi ha presentato la sua visione, e mi è piaciuta. Quel momento è stato importantissimo per me, perché mi ha aperto lo sguardo sul mondo della musica. Si è allargato in tutto.
Rockline: Come nascono le vostre canzoni? Le costruite sul testo, su un riff o su altro?
Peter: Dipende dai casi. In due pezzi siamo partiti dal testo e poi abbiamo scritto la musica, ma di norma al primo posto c’è la melodia con la chitarra acustica e una linea vocale abbozzata. Poi arrivano il testo e l’arrangiamento. Se il pezzo sta in piedi da solo, non lo forziamo con arrangiamenti particolari.
Rockline: Quindi lasciate un po’ di spazio anche al caso.
Peter: Certo. Si chiama “incidente sul lavoro” e questi incidenti sono spesso molto interessanti, perché possono essere un vero valore aggiunto. Quando in registrazione al nostro batterista, durante un passaggio, è caduta la bacchetta di mano, il tutto suonava così bene che non l’abbiamo cambiato. Questi incidenti sul lavoro spesso completano la canzone nel modo migliore possibile.
Rockline: Capita anche che partiate dal titolo, come fanno certe band?
Peter: No, ma cominceremo a pensarci (ride).
Dado: I titoli di solito li cambiamo anche dopo che il pezzo è già fatto e cerchiamo le parole che riassumano meglio un’idea musicale. Il titolo arriva alla fine.
Peter: Soprattutto bisogna rispettare ogni canzone, lasciarla scorrere senza disturbo e subordinare tutto al fatto che realizzi il suo potenziale. Per me la canzone è più grande dell’uomo, quindi il musicista deve spesso ingoiare il proprio ego (per esempio suonare un assolo più sobrio o, se è il cantante, dimenticarsi della propria estensione vocale) e farsi da parte. La linea guida della nostra band è soprattutto la sincerità.
Rockline: Quindi creatività e sincerità prima di una certa produzione artigianale in serie, di cui sul mercato di casa nostra ce n’è decisamente troppa.
Dado: Assolutamente.
Rockline: Avete parlato dell’album, cosa possiamo aspettarci da questo progetto?
Peter: Sottolineerei soprattutto che l’album sarà registrato dal vivo. Se registreremo qualcosa in un secondo momento, sarà solo per arricchire in modo adeguato quella carica live, perché i cosiddetti riempitivi non ci piacciono.
Dado: L’album dovrebbe uscire in autunno, e probabilmente seguirà anche qualche tour nei club. Del resto, come ha già detto Peter, nella nostra musica al centro c’è sempre il processo creativo. Siamo spontanei, ma d’altra parte anche ponderati. Il che vuol dire che non abbiamo paura di sperimentare e di usare apparecchiature diverse, come per esempio il theremin (uno strumento elettronico che si suona senza toccarlo), che avete visto all’Orto, ma dall’altra parte dobbiamo essere assolutamente soddisfatti del risultato. Vale sia per la musica che per i testi.
Rockline: Avete in programma di proporre l’album anche a etichette estere?
Dado: I piani ci sono, ma abbiamo deciso di finire il lavoro con calma e di presentarlo prima in Slovenia. Certo, in seguito registreremo anche le voci in inglese destinate al mercato estero, ma per ora abbiamo la testa a casa.
Peter: Proprio così. Affronteremo la cosa con calma e ponderazione. Quando vuoi passare attraverso il muro a testate, di solito poi scopri che lì accanto c’era una porta. La soluzione più elegante è quindi prendere la chiave e aprirla.
Foto: Aleš Podbrežnik
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