Dopo Lifetime, si va di Kramp: intervista ai Chaosstar (2009)

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Autore: Rok Klemše

Data dell’intervista: 08.09.2009

L’ultima volta che abbiamo incrociato i Chaosstar “ufficialmente” era per un’intervista prima dell’uscita del loro debutto Lifetime. Allora promettevano un disco che sarebbe stato una ventata di freschezza per la scena slovena e una grande opera epica e concettuale. Le promesse le hanno mantenute e anche di più! Lifetime ha fatto subito breccia nel pubblico metal sloveno e da quando è uscito i Chaosstar hanno suonato un bel po’ di concerti, battendo quasi tutti i palchi del paese. Nelle righe che seguono Jure “JJ” Jurca ci svela il dietro le quinte della nascita dell’album, e abbiamo toccato anche il vero motivo di questa intervista: il festival MetalKramp, che i Chaosstar organizzano insieme a Šklab questo weekend a Zagorje. Prima di tuffarvi nelle domande, quindi, vi metto una mano sul cuore: andate al MetalKramp e sostenete la scena metal slovena! (Tra parentesi: i biglietti per il festival potete accaparrarveli anche QUI!)


RockLine:
Dall’ultima intervista avete pubblicato il tanto atteso debutto e avete suonato in lungo e in largo per la Slovenia. L’album è stato accolto benissimo sia dal pubblico che dalla critica: ve lo aspettavate, magari sotto sotto, o temevate che la risposta non sarebbe stata così buona? In fondo Lifetime porta una certa freschezza sulla scena metal slovena, no?
Jure: Considerando quanto tempo ci è voluto per fare l’album, sarebbe stato strano non tirare fuori qualcosa di buono. Sapevamo di aver pubblicato il meglio che eravamo in grado di fare in quel momento, e mentirei se dicessi che non mi aspettavo buone recensioni. Però devo ammettere che non mi aspettavo così tante belle parole e valutazioni sull’album. Di solito ci sono anche i pareri negativi, e se ci penso bene erano così pochi che non me ne ricordo nemmeno uno. Quelli che c’erano andavano più o meno sul tono: “Di solito non mi piace questo genere, però comunque…” Siamo davvero tutti soddisfatti di come è andato tutto il processo di uscita dell’album. È anche vero che suonando dal vivo abbiamo fatto di nuovo grosse scoperte e riflessioni su musica e tecnica, quindi ormai guardiamo a Lifetime come a un disco in cui cambieremmo tutto ancora una volta (risate).

RockLine: Lifetime ha richiesto davvero una vita intera per nascere. Di sicuro ci sono tanti motivi per una lavorazione così lunga. Stanno nella scrittura del materiale o in magagne tecniche? Se non sbaglio l’album l’avete registrato addirittura più di una volta…
Jure: L’album ha richiesto 4 anni, e qui non è contata la scrittura dei pezzi. La causa sta sicuramente nella nostra inesperienza con le registrazioni e nella mancanza di soldi per un’attrezzatura adeguata. La tecnica di esecuzione non è stata un grosso problema, perché mentre costruivamo lo studio c’era un sacco di tempo per esercitarsi. E non vorrei sembrare onnipotente: certo che i problemi c’erano anche lì… ci sono stati momenti in cui pensavi davvero di non capire niente del tuo strumento e lo mettevi via per un giorno o due, ehehe. Ma non lo metterei come motivo principale della lentezza.

RockLine: Alla fine Lifetime è stato masterizzato nientemeno che dal grande Dave Collins, che ha lavorato con un sacco di grossi nomi della musica mondiale. Com’è che siete entrati in contatto con lui?
Jure: Ci ha parlato il nostro batterista Primož, che era anche “incaricato” della produzione e in generale delle registrazioni. L’ha trovato su internet e si sono messi d’accordo via mail. Credo che solo dopo qualche migliaio di mail siano riusciti a trovare un linguaggio comune su livelli e roba simile, di cui ammetto di non capire un tubo (risate). Qui posso aggiungere che sono contentissimo che il prodotto finale sia stato rifinito da qualcuno che conta qualcosa nell’industria musicale, perché per me da musicista è una grande soddisfazione sapere che era in buone mani e che il lavoro è stato fatto come si deve. Chiunque suoni uno strumento in una band capirà di cosa parlo…

RockLine: Qual è il vantaggio di avere uno studio tutto vostro e di avere il batterista Primož che si occupa anche di produzione e mix dell’album?
Jure: Il vantaggio, e allo stesso tempo lo svantaggio, è che Primož era dentro la musica fino al collo. Sapeva esattamente dove stava ogni cosa e come doveva suonare. Dall’altra parte, però, è difficile aspettarsi un parere obiettivo da uno così coinvolto in una musica che ha già suonato mille volte. Ecco perché abbiamo cercato altre persone per mix e mastering. Ed è qui che è entrato in scena Collins. Il vantaggio di avere uno studio tuo credo lo conosciamo tutti: tempo illimitato… eheh.

RockLine: Lifetime può vantare anche un bel po’ di ospiti. Gli strumenti ospiti, soprattutto l’arpa, e le voci li avevate in testa fin dall’inizio?
Jure: Quando abbiamo cominciato a registrare ci siamo ovviamente fatti dei sogni, tipo: “ah, qui ci vorrebbe un coro… ah, qui un’arpa e un violino… (risate)”, ma non avevamo idea di come realizzarli. Durante le registrazioni ci è capitata l’occasione di collaborare con l’arpista Erika Gričar e all’improvviso quei sogni sono diventati realtà. Con tutti gli altri ospiti dell’album è andata così. All’inizio non era previsto nessun ospite. All’epoca pensavamo di registrare un disco di heavy metal con magari qualche riff e qualche assolo un po’ thrash. La cosa si è trasformata in una composizione musicale molto più complessa.

RockLine: Lifetime è un concept album e il tema ruota attorno all’eterna lotta tra bene e male. Di cosa parla esattamente la storia raccontata dai testi, e in cosa pensate si distingua dal tema ormai stracantato di questa lotta tra bene e male? Vasja nella scorsa intervista aveva detto che il tema dell’album si appoggia molto alle opere di H.P. Lovecraft.
Jure: Vasja è sicuramente un grande fan di Lovecraft e del suo modo di raccontare, e si vede in tutti i suoi pezzi. Almeno io lo vedo così… Dall’altra parte i miei testi fanno da contrasto, perché sono più legati alla vita vera: attingo da eventi che mi hanno lasciato il segno. Poi ci sono le influenze delle band che ascoltiamo. Io e Vasja abbiamo gusti molto diversi. Io non vedo l’ora del concerto degli Opeth, mentre lui prega per la reunion dei G’N’R (risate). Mettere d’accordo le nostre idee non è stato un compito facile, ci sono stati un sacco di litigi, perché siamo due grandi egocentrici da questo punto di vista (eheh). Io, da grande amante dei concept album e in generale di questo approccio alla musica, ho proposto di collegare i testi in un tutto unico, nella vita di una persona che lotta con le proprie paure dalla nascita alla morte. Da qui anche il titolo. I ragazzi ci stavano. Era anche comodo scegliere un tema ampio, visto che i nostri testi sono molto vari. Ci piaceva così, perché non volevamo fare un disco troppo artefatto e, secondo me, ci abbiamo guadagnato in ascoltabilità. Come ho detto, adoro i concept album, che siano Dream Theater, Queensryche o Cohead and Cambria… quindi non si sa mai, magari questo disco è solo una preparazione dell’ascoltatore al futuro della nostra musica… hmmm, non è affatto una cattiva idea, eheh.

RockLine: Il pezzo centrale dell’album è senza dubbio Lifetime, 14 minuti. Come si affronta, in una band, un brano così impegnativo e così epicamente lungo?
Jure: Il colpevole di turno per questo pezzo è Vasja. Devo ammettere, anche se a malincuore (eheh), che ci è davvero riuscito. Il brano è nato probabilmente come tutti i brani di Vasja: ordinato su un foglio di carta con riff preparati a dovere per la strofa, il ritornello e, ovviamente, un assolo di 20 minuti che più tardi la band ha votato come inadatto (risate). Poi Vasja ha lanciato questa sua creatura tra me, Primož e Dare. Noi, ovviamente, abbiamo prima criticato tutto e poi abbiamo aggiunto e tolto parti con la colonna sonora delle urla di Vasja… Momenti indimenticabili! Quindi il pezzo vero e proprio, quello che potete sentire sull’album, è opera di tutti noi, soprattutto di Primož e mia in studio (anzi, soprattutto di Primož). Ma non si può negare che sia in tutto e per tutto un’opera d’autore di Vasja!

RockLine: Al momento l’album si trova in distribuzione sia in Germania che in Giappone. Ci sono in programma anche dei concerti all’estero o una promozione più forte in quella direzione?
Jure: L’album si può comprare perfino all’Interšpar, eheh. Al momento la band sta finendo il giro di concerti e torna in studio, dove la registrazione del prossimo progetto è già a pieno regime. L’estero ci fa gola, senza dubbio, ma è un altro ambito della carriera della band in cui siamo ancora molto verdi. È vero però che stiamo pensando a un piccolo tour europeo per l’anno prossimo e spero che non resti solo un pensiero. La band ne discuterà alla prossima riunione ufficiale, eheh.

RockLine: Dall’uscita dell’album avete suonato un bel po’ di concerti in Slovenia. Ce n’è qualcuno che vi è rimasto nel cuore in modo particolare?
Jure: Sicuramente è stato interessante il primo concerto dopo l’uscita dell’album, a Murska Sobota, dove si è rotto il ghiaccio. Mi ricordo ancora quanto ero nervoso e che chissà quali scemenze ho detto sul palco (eheh). Come una delle esperienze live più belle citerei il Metal United alla Metelkova, dove abbiamo fatto un ottimo riscaldamento e tenuto il pubblico lì fino a notte fonda. Quel concerto ci ha dato la conferma del nostro duro lavoro ed è sicuramente una delle nostre migliori esibizioni finora. E poi, ovviamente, non si può dimenticare il concerto di Rockline, dove per la prima volta ho firmato su un seno femminile… Accidenti, che ho un nome così corto, perché non ne ho uno più lungo, tipo Aleksander??!! (haha)

RockLine: Dal vivo suonate parecchie cover che non si sentono proprio spesso ai concerti metal. Come scegliete quali cover suonare?
Jure: Quando la band ha cominciato a suonare insieme, ovviamente faceva cover, e se ne sono accumulate così tante che non siamo riusciti a suonarle tutte in una sola prova. Abbiamo deciso che invece di ripassare per la centesima volta i riffoni triti e ritriti di Smoke on the water era meglio scegliere pezzi che non ci vengono naturali. Ma che abbiano sempre lo status di immortalità, o comunque di grande popolarità, se mi capite… Così abbiamo imparato nuove tecniche, conosciuto meglio la nostra attrezzatura e goduto di nuove esperienze musicali. La scelta dei pezzi viene da tutti noi. Siamo tutti amanti della musica, non ascoltiamo solo metal, quindi non so esattamente chi abbia proposto quale pezzo. È più una situazione in cui qualcuno propone, poi dell’idea non si sente più niente e dopo anni decidiamo insieme di farlo (eheh).

RockLine: Per ora avete confermati ancora alcuni concerti, poi tornerete a chiudervi in studio. Prima dovremmo aspettarci un singolo e poi un nuovo disco. Qual è la tempistica di entrambe le uscite e cosa possiamo aspettarci dalla nuova musica dei Chaosstar? Il seguito logico di Lifetime o qualcosa di completamente diverso?
Jure: Per ora resto ancora un po’ misterioso sul nostro prossimo progetto. Posso dire che sarà di nuovo una cosa molto ponderata, perché si tratta di materiale nato in parallelo all’album Lifetime. In qualche modo si è già sedimentato nel subconscio e c’è un sacco di spazio per svilupparlo. Era previsto che uscisse alla fine di quest’anno, ma la band ha deciso di allungare il periodo dei concerti e così è cambiato anche il piano dell’uscita di quest’anno (eheh). Stimo che il progetto sarà registrato ancora quest’anno (almeno questo è il piano), ma sapendo quanto durano mix e mastering posso dire che il prodotto si potrà avere in mano all’inizio dell’anno prossimo.

RockLine: Uno dei motivi principali di questa intervista è parlare soprattutto del festival MetalKramp, che si terrà il prossimo weekend, cioè l’11 e il 12 settembre a Zagorje. Qual è la storia del festival?
Jure: È un festival con le radici nei concerti MetalOrgija, che si sono tenuti prima a Kisovec e poi al Proletarec a Zagorje. Poi c’è stato il cambio di nome e nel 2007 abbiamo avuto il primo MetalKramp, che è durato tre weekend, uno ogni 14 giorni. Ogni volta con un tema diverso: una volta dominava il thrash, la seconda death e black, la terza il metalcore. Nonostante il maltempo e i problemi che ne sono derivati, il festival è riuscito bene. L’anno scorso purtroppo non c’è stato, perché eravamo troppo presi dall’album. Quest’anno, però, vista la grande richiesta e le “pressioni” da fuori, abbiamo deciso di salvare capra e cavoli e ci siamo messi al lavoro.

RockLine: Perché in realtà avete deciso all’inizio di organizzare un festival? In mezzo c’è stata una pausa di un anno e quest’anno il festival torna.
Jure: In questa domanda si nascondono due cose che hanno bisogno di chiarimenti. Prima di tutto, nell’organizzazione non siamo certo dei principianti, perché è quello che facciamo giorno dopo giorno. I ragazzi del nostro club compaiono come organizzatori o co-organizzatori di tanti concerti e festival in giro per la Slovenia negli ultimi 10 anni. A dirla tutta, ultimamente nello Zasavje ci sono stati pochi concerti rock in cui, da qualche parte dietro l’organizzazione, non si nascondesse qualcuno dei nostri. L’altra verità è che nell’organizzazione non siamo soli e non potremmo organizzare senza il club degli studenti dello Zasavje, meglio noto come Šklab. Collaboriamo con loro da anni in tutti gli ambiti dell’organizzazione, ed è così anche per il festival MetalKramp. Il motivo principale dell’organizzazione è l’amore per la musica metal, che occupa una grossa fetta della nostra vita. Per questo cerchiamo di fare qualcosa di positivo per tutta la scena metal slovena e un bel dispettuccio per i vicini rintronati che non ci sopportano. Perché l’anno scorso il festival non c’è stato lo trovate nella risposta precedente.

RockLine: MetalKramp offre soprattutto un cartellone variegato di band metal slovene. Con quale criterio avete scelto chi suona quest’anno?
Jure: Al MetalKramp poteva iscriversi qualsiasi band che si fosse messa in contatto con noi, finché non abbiamo riempito il programma. E si è andati avanti ancora un po’ anche quando era già pieno, tanto che ormai “scoppia dalle cuciture”. In due giorni, visto il grande interesse, suoneranno ben 21 gruppi, e ci sarà pure lo striptease. Con piacere ne avremmo avuti più di 100, di band!

RockLine: Cosa pensate distingua il MetalKramp dagli altri festival in Slovenia?
Jure: Il festival è nato come sostegno alle band metal slovene. Da “addetti ai lavori” sappiamo cosa ricevono le band quando suonano dal vivo, soprattutto sui palchi dei festival. Abbiamo deciso che tutto l’incasso dei biglietti venduti resti a loro. Così vogliamo sottolineare che le band metal slovene, per l’impegno che ci mettono e per la qualità della loro musica, meritano più di “sudore e birra”. Una pratica del genere in Slovenia sta distruggendo la scena dall’interno verso l’esterno. Per questo i gruppi girano in un circolo vizioso che tende allo scioglimento per bancarotta. Speriamo che il nostro esempio venga seguito da qualche altro organizzatore, per portare la scena slovena al livello che si merita. Invito tutti quelli che amano il metal a sostenere le band slovene di qualità e a venire ad ascoltarle al MetalKramp!

RockLine: Avete in mente di allargare il festival in futuro anche a nomi stranieri, o il MetalKramp resterà territorio delle band di casa (cosa che, in effetti, è anche giusta!)?
Jure: Se entro l’anno prossimo non arriverà concorrenza, il MetalKramp continuerà sulla strada tracciata.

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