Wacken Rocks South festival (primo giorno) – incontro con i trovatori del metal In Extremo (2009)
Location: Rieden – Kreuth / Germania
Data: 27.08.2009
Un po’ di quell’aria del tradizionale Wacken Open Air, che va in scena da 19 anni nell’estremo nord della Germania, finalmente siamo riusciti a respirarla anche in versione un po’ ridotta, più vicina a noi, sul versante soleggiato delle Alpi. L’organizzatore, a cui a quanto pare le cose vanno sempre meglio, quest’anno ha deciso di mettere in piedi tre (sotto)festival extra, che stanno sotto l’ombrello del Wacken Open Air (quest’anno sold out). Il primo dei tre si chiamava Wacken Rocks Berlin ed è andato in scena già a fine maggio, gli altri due si sono susseguiti uno dopo l’altro a fine agosto: il primo in riva al mare, battezzato Wacken Rocks Seaside, il secondo nella campagna bavarese, verso il confine orientale con la Repubblica Ceca, battezzato Wacken Rocks South, nell’idilliaco paesino rurale tedesco di Kreuth, noto per una delle più grandi scuderie d’Europa. Questi ultimi due festival avevano un cast più o meno simile, e il nome più attraente di entrambi era senza dubbio quello dei giganti del thrash metal Slayer!
La tre giorni di bagordi al Wacken Rocks South festival si è svolta su due palchi. Il main stage era all’aperto, mentre in un capannone c’era un palco più piccolo, dove si sono alternate le band meno conosciute. L’organizzatore ha fatto in modo, nel compilare la scaletta, che nemmeno due esibizioni sui due palchi si sovrapponessero. Il primo giorno era attivo solo il main stage, con sei band in programma. Appena arrivati sul posto, ci hanno accolto i tedeschi AM/FM, tribute band degli AC/DC, che hanno aperto il loro show con il pezzo d’apertura del nuovo album degli AC/DC “Black Ice”, Rock N’ Roll Train. Mentre ci facevamo largo tra gli sportelli stampa, le casse e tutti i controlli di sicurezza per arrivare al camping, sono sfilate anche T.N.T., Hell’s Bells, Thunderstruck, Highway To Hell e poi di nuovo la nuova War Machine… AF/FM hanno offerto un’imitazione incredibilmente dignitosa dei veri AC/DC, quindi vale la pena tenerli d’occhio in futuro.
Dopo esserci adattati al nuovo clima, ci ritroviamo sotto il palco per l’esibizione dei tedeschi Freiwild. Questi party-rocker, che sprigionano l’energia di una specie di The Drinkers sloveni, hanno raschiato fuori un punk rock incandescente, tutto incentrato sui riff, guidato da una voce urlata, penetrante e più bassa di tonalità. Era lei, ovviamente, a rubare l’attenzione, sopra dei motivi portanti semplici e piuttosto triti. Assoli banalmente minimalisti, quei pochi che c’erano, ma suonati a tutta, come si pretende da una band in giro da un buon decennio. Niente di speciale, niente di memorabile, ma un riscaldamento abbastanza convincente per teste e colli di chi sta per arrivare al finale.
Il festival ha preso davvero il via solo con l’headliner della prima giornata. Con i tedeschi In Extremo! Questo nome rinomato e affermato sulla scena internazionale è garanzia di un’esperienza interessante, quando te li trovi faccia a faccia sotto il palco. È un nome noto per gli spettacolosi show sul palco, dove non mancano effetti pirotecnici e perfino capriole acrobatiche, addirittura salti mortali. Non dimentichiamolo: siamo in Germania, a una cinquantina di km a est di Ratisbona, ancora in Baviera! Gli In Extremo in Germania godono di grande rispetto e sotto il palco, prima dell’inizio, c’era parecchia agitazione. Certo, il pit non era stracolmo e potevi tranquillamente farti una passeggiata durante il concerto per andare a prendere una birra dalla seconda fila e tornare esattamente nello stesso punto, ma le zucche tedesche respiravano intensamente e accompagnavano la band cantando i versi. C’è qualcosa di più bello del “biascicare” in tedesco? Ok, passiamo piuttosto al concerto. A maggio gli In Extremo hanno pubblicato il nuovo album dal vivo “In Goldenen Ring” e in un certo senso riprendono la scaletta che propone anche quello. Sul palco salgono sette musicisti vestiti in stile tribale, che ti sparano dritto nei tempi d’oro dei Celti, del paganesimo autentico. Tra le mani hanno strumenti fatti in casa, copie fedeli di strumenti antichi, di un passato remotissimo che scorre ancora nel sangue dei Germani moderni. Flauti di legno, arpa, ghironda, liuto, cetre, cornamuse, e naturalmente l’immancabile sezione ritmica e una chitarra affilata “nel sottoscocca”. Aggiungici le tastiere in stile dulcimer e il gioco è praticamente fatto. Ovviamente sul palco deve comparire anche “l’ultimo unicorno”, come si fa chiamare il cantante, una figura di scena estremamente carismatica, “Das Letzte Einhorn”, senza il quale gli In Extremo non si possono immaginare, non sul palco e tantomeno in studio, nel dar forma al percorso musicale di questa band, unica sotto ogni punto di vista. Il suo approccio colorato e tagliente è un co-autore importante della voce e della statura degli In Extremo.
“Sängerkrieg” è l’attuale album in studio e da lì ci siamo beccati una bella razione di pezzi (sette in tutto). Con una presenza scenica attiva e piena di spirito, dove non mancavano le combinazioni interessanti tra i singoli strumenti che guidavano i motivi principali, e con i ragazzi che hanno mostrato subito la loro versatilità musicale padroneggiando strumenti diversi, gli In Extremo ci hanno portato nel loro magico mondo unico. I signori usano nella poesia non solo il tedesco, ma anche l’islandese, il latino, il vecchio svedese e così via… Il concerto, lungo un’ora e venti, ha proposto Sieben Köche, Frei zu sein, Hiemali Tempore, Sängerkrieg , Ave Maria , Spielmannsfluch, Poc Vecem, Vollmond, En Esta Noche, Ai Vis Lo Lop, Zauberspruch, In diesem Licht, Flaschenpost, Rasend Herz, Omnia Sol Temperat, Auf’s Leben, Küss mich, Krummavísur, Wind. Tutto con assoluta padronanza, con un’atmosfera unica, una chimica ulteriormente alimentata dagli effetti pirotecnici e da qualche acrobazia spericolata di Flex.
Gli In Extremo hanno confermato grande esperienza, una sicurezza a prova di proiettile e maturità. Autentica figura nel campo del folk metal, anche oggi non trovano concorrenza degna di questo nome sul suolo europeo. Sono loro i capostipiti, e tutti gli imitatori che si spalmano colori in faccia e si vestono con pelli di animali non possono nascondere il semplice fatto del coraggioso e pionieristico spirito di ricerca degli In Extremo.
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik











