Grega Habič Band – il segreto musicale meglio custodito della Slovenia (2010)

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Luogo: Kino Šiška / Lubiana / Slovenia
Data dell’intervista: 25.10.2010

Dopo tre album usciti, il virtuoso di altissimo livello e grande chitarrista sloveno Grega Habič è finalmente riuscito a mettere insieme la sua band di accompagnamento, con cui ha portato il suo materiale originale e unico dallo studio ai palchi sloveni. Voi fan di guitar hero come Joe Satriani e/o Paul Gilbert già capite di cosa si parla stavolta. Grega Habič, di Jesenice, con la sua visione artistica è senza dubbio una ventata di freschezza eccezionale per la scena musicale slovena, anche se purtroppo da noi se ne accorge solo un pugno di rockettari appassionati. All’estero, infatti, band come la Grega Habič Band da noi sono tra le più apprezzate e rispettate.

RockLine: Dopo aver pubblicato il tuo terzo album “Self Destruct Sequence” a maggio 2009 (la recensione di RockLine la trovi QUI, n.d.r.), hai iniziato a mettere su una band. Com’è nata la squadra di musicisti attorno a te?

Grega: In realtà sono stati gli altri a spingermi un po’ in questa direzione.  La musica è piuttosto complessa, quindi in pratica è difficile trovare le persone giuste, che si facciano avanti e mostrino interesse e impegno per suonarla.  Con il bassista ho avuto più problemi. Solo Lipnik degli Negligence mi ha proposto Matej Sušnik, che poi si è unito al gruppo. La cosa buffa di tutta la storia è che, per quanto tutti lodassero Matej come bassista di grande qualità, io prima di allora non avevo mai sentito parlare di lui. Dopo l’arrivo di Matej, già alla prima prova si è sentito subito che stavamo salendo di livello.

RockLine: Come avete fatto a sintonizzarvi sulla stessa lunghezza d’onda tu e Klemen Gasar, come è entrato nella tua squadra?

Grega: Gasar, come me, viene da Jesenice. All’inizio io e lui abbiamo fatto due mesi di prove individuali per studiare tutto. Prima di iniziare a collaborare con me non aveva mai suonato altro che metal. Io costruisco il mio approccio anche su una base concreta di accordi jazz. Gasar all’inizio questa dimensione non ce l’aveva, quindi ci è voluto più tempo per trovare davvero la quadra.

RockLine: In pochissimo tempo hai messo su una band che suona rock strumentale per chitarra e, da quello che ho visto e sentito, per me raggiunge un livello da vertice mondiale. Anche riproporre dal vivo l’album e il materiale di studio è una ricapitolazione eccezionale.

Grega: Se non raggiungessimo questa qualità, se non fossi contento di ciò che il gruppo sviluppa sul palco, credimi, non ci vedresti a nessun concerto. Però abbiamo provato un sacco. Da maggio di quest’anno a ottobre, almeno una volta a settimana. E su questo Blaž Soklič è un fenomeno. Come Klemen, anche Blaž in vita sua non aveva suonato altro che metal, eppure a casa non studiava nemmeno prima di venire alle nostre prove. Questo ragazzo ha un talento incredibile, ha capito subito tutto quello che gli veniva richiesto.

RockLine: Considerando che in questa formazione non avete ancora fatto molta strada sul palco, sembrate molto rilassati e allo stesso tempo super compatti.

Grega: Ai ragazzi ho sempre detto che sul palco non devono prendere le cose troppo sul serio. Un po’ di spazio per il cazzeggio sul palco ci deve sempre essere. Tutto il rock, in fin dei conti, si basa su una sana dose di sfottò. Noi ci arriviamo in modo molto  spontaneo, perché fra noi si sono create legami sinceri già alle prove e ci intendiamo benissimo. Un sacco di band invece quelle battute sul palco le recitano, sono tutte registrate a tavolino, e a me questo proprio non piace. La cosa fondamentale è che la gente, quando ci guarda, senta quest’aria che arriva dal palco, perché è il fondamento su cui costruisci il ponte del rapporto fra band e pubblico. Parlo di un rapporto sano, non falso, genuino. Per quanto riguarda il rilassamento, aggiungo anche che è la chiave principale del divertimento. Devi arrivare a goderti il palco mentre suoni. Succede così anche a noi: mentre suoniamo un pezzo, ci infiliamo dentro delle cose che proprio in quel momento suoniamo per la prima volta. Prima non le avevamo mai fatte. Succede in modo del tutto spontaneo, per esempio, a un concerto. E questo ci diverte ancora di più. Per noi è molto importante anche lasciarci sempre la porta aperta a un po’ di margine di manovra. Un brano può così crescere ulteriormente sul palco, e di come crescerà nessuno di noi si pone la domanda prima. In questo modo i nostri pezzi restano molto affascinanti quando li suoniamo dal vivo, perché suonano sempre un po’ diversi. Li suoniamo sempre in modo un po’ diverso. Posso dire che i brani registrati in studio poi continuano a svilupparsi e crescere, in un certo senso maturano. Questa è la cosiddetta libertà artistica, che devi saperti conquistare.

RockLine: Hai mai provato a guardare all’estero in cerca del giusto salto di qualità?

Grega: Una cosa del genere me l’aveva già suggerita Jernej Vene di Val 202 nella nostra chiacchierata, ma devi avere un CD già pronto. Non è più come una volta. Oggi devi fare tutto da solo, e l’etichetta ti aiuta solo per quel che può, nella distribuzione del CD. Questo vale nel nostro caso. Se mi concentro solo sul rock chitarristico.

RockLine: E i musicisti stranieri?

Grega: Certo. C’è Jesse Adams. Con lui collaboro un sacco, di continuo.  Ma portarlo in Slovenia è un’utopia. Nemmeno lui può vantarsi di una situazione finanziaria rosea, proprio come me. Negli USA la recessione si sente ancora più forte che da noi. Jesse, per dire, dovrebbe lasciare il lavoro per venire a suonare in Slovenia con me. Finiti i concerti, dovrebbe tornare negli USA e nel frattempo sarebbe rimasto senza lavoro. In questi tempi non sono proprio scherzi. È un rischio troppo grosso. Molto più vicino alla Slovenia è, per esempio, Glenn Snelwar, membro dei Gordian Knot. Mi ha registrato le chitarre acustiche per il pezzo Irreversible Damage. Suona anche negli At War With Self e ha collaborato con il bassista dei Dream Theater, John Myung. Lavora parecchio con l’acustica e per il prossimo album voglio coinvolgerlo di più. Ci stiamo mettendo d’accordo. Ti suona tutto quello che vuoi, anche mandolini.

RockLine: E il nuovo album, com’è messo? Hai già qualche idea, una visione?

Grega: Vorrei inserire ancora più strumenti diversi nel sound, e anche più voci. Metà del prossimo album sarà sicuramente cantata. E non escludo nemmeno un bel po’ di rap.

RockLine: Ho la sensazione che gli inserti rap nei tuoi lavori finora siano stati mosse musicali molto riuscite.

Grega: Sì. Con Jesse si è incastrato alla perfezione. Su questo si lavorerà di più. I testi li scriverà Jesse. E anche se c’è del rap, scrive testi molto belli, con messaggi forti e potenti.  

RockLine: E come reagisce il pubblico all’arrivo di una nuova band sulla scena musicale slovena, in questo caso la tua?

Grega: Per ora le reazioni sono buone. Sapevo che non ci sarebbe stato nessun effetto finché non fossimo saliti sui palchi.  Da quando suoniamo dal vivo, molta più gente conosce la mia musica rispetto a prima. Per lo più riceviamo recensioni molto positive e consensi. All’inizio l’idea era di ritrovarci sul palco una volta sola, poi sono arrivate più proposte di concerti, e mi ha sorpreso parecchio che ci sia comunque tutto questo interesse per il genere di musica che facciamo noi.

RockLine: Già quando abbiamo fatto la nostra prima intervista con te, all’uscita del tuo terzo album, mi aveva affascinato il fatto che in una stanza, chiuso fra quattro mura, ci fosse un genio e i palchi non lo vedessero.

Grega: Eh, vedi, la mia filosofia è questa: non salirei sul palco con un solo album pubblicato, suonando per il resto cover. Devi anche aver pubblicato abbastanza materiale, in modo da avere almeno una quindicina di pezzi abbastanza buoni, di qualità sufficiente da poterli far ruotare di continuo in qualsiasi scaletta da concerto. Non vedo il senso di suonare cover tanto per riempire i minuti del concerto, dato che io di materiale originale di qualità ne ho in abbondanza.

RockLine: È interessante che siate di fatto la prima vera band slovena a coltivare proprio questo approccio da jam guitar rock, con una buona dose di scorribande soliste.

Grega: Sì, è interessante. Eppure da noi abbiamo un sacco di chitarristi eccellenti. Per esempio Mark Lemer e Bor Zuljan, ma né l’uno né l’altro hanno lasciato un segno creativo particolare sul piano della scrittura.

RockLine: Ti ritroveresti nel paragone se ti dicessi che sei una specie di estratto sloveno di Paul Gilbert?

Grega: In realtà, di tutti questi super guitar hero Paul Gilbert è quello che sento più vicino a me. Tra tutti, è quello che ascolto più volentieri.

RockLine: Come affronterai la registrazione del nuovo album? Farai di nuovo tutto da solo, come nei tre precedenti?

Grega: No, stavolta l’ho pensata diversamente. Batteria e basso voglio che me li registrino altri musicisti. Di materiale nuovo per ora ce n’è già abbastanza, quindi non è un problema. Va solo messo su nastro. Però in studio non registrerò con i ragazzi della band che suona con me sui palchi. Per l’album mi servirà circa un anno per tirarlo fuori. Cioè dall’inizio, da quando il materiale prende una forma grezza, fino all’uscita dell’album in versione fisica. Per ora si stanno definendo gli accordi su chi collaborerà all’album, quindi i nomi restano ancora per un po’ un segreto ben custodito.

RockLine: Come giudichi in generale il fatto che il rock chitarristico strumentale abbia finalmente fatto i suoi primi passi anche in Slovenia? Oltre alla Grega Habič Band c’è per esempio Uroš Planinc Group, Matej Sušnik ha pubblicato un album solista in studio, Cveto Polak ne sta preparando uno,…

Grega: È tutto fantastico. Posso solo dire: finalmente! L’album di Matej è comunque di prima categoria. Quel ragazzo ti suona tutto quello che vuoi, e ha appena 23 anni. Non so perché Cveto abbia rimandato così a lungo l’uscita del suo album, visto che anche il suo risultato è eccezionale e il materiale era pronto da un pezzo. In pratica è evidente che siamo in pochi, qui in Slovenia, a porre le basi per questo tipo di musica, che da decenni è molto apprezzata e rispettata nel mondo! Ma per ora dobbiamo lottare completamente da soli. Nessuna etichetta slovena ti sosterrà. E la cosa buffa è che il sostegno di un’etichetta non ti serve per quei pochi che comprerebbero il tuo disco. Il quadro cambia in fretta quando guardi oltre il confine della Slovenia, quindi vale la pena insistere.

intervista a cura di: Aleš Podbrežnik

testo a cura di: Aleš Podbrežnik

foto: Aleš Podbrežnik 

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