Mark Jansen, l’instancabile comandante degli Epica (2011)
Luogo: Cvetličarna MediaPark / Lubiana / Slovenia
Data dell’intervista: 31.03.2011
Mark Jansen è chitarrista, cantante, fondatore, principale visionario e motore degli olandesi Epica, band di symphonic gothic metal che il 31.03.2011 è sbarcata per la prima volta in Slovenia, per la precisione nella sala Cvetličarna Mediapark di Lubiana. In una chiacchierata davvero interessante, questo musicista pieno di energia ci ha svelato i retroscena dell’ultimo album “Design Your Universe”, che gli Epica portano in giro in questo tour, il senso dei seguiti delle saghe che attraversano i dischi della band, il suo nuovo gruppo Mayan e alcune esperienze personali molto particolari che l’hanno portato sulla strada giusta del successo, dove crea liberamente e si diverte.
Sono più di un anno che girate senza sosta in tour. A febbraio siete tornati dal Sudamerica, e adesso partite con la seconda parte del tour europeo. Che sensazioni hai, come ti senti?
Mark: Fantastico! La musica è la mia vita, io i tour me li godo come fossero una vacanza. Ogni volta che salgo sul tour bus e mi circonda l’atmosfera dei tour, mi sento a casa. Mi piace da matti e non mi stancherò mai.
Le reazioni al nuovo album devono essere state super incoraggianti: siete in tour dal 2009 e continuate a promuoverlo con grande entusiasmo… come vivi il successo del vostro ultimo disco?
Mark: Esatto! I nostri fan hanno accolto il nuovo album a braccia aperte e con enorme entusiasmo. Ci abbiamo lavorato davvero tanto e ci abbiamo messo tutta l’energia che abbiamo a disposizione come band che crea la propria musica. Vivere tutte queste recensioni positive sul nostro nuovo lavoro in studio mi rende davvero felice. Molti sono stupiti che continuiamo a salire sul palco a promuoverlo, non riescono a credere che i nostri concerti siano ancora così pieni, anche dopo due anni di tour. In questo giro, poi, abbiamo suonato anche in alcuni posti dove prima non eravamo mai stati. Per esempio nei Balcani, e ci siamo spinti fino all’estremo sud del Sudamerica.
“Design Your Universe” è il titolo dell’ultimo album degli Epica. Quali sono le differenze di fondo nell’approccio alla creazione, rispetto al predecessore “The Divine Conspiracy” del 2007?
Mark: Una delle differenze principali tra i due dischi è che in quello nuovo la musica è ancora più brutale. L’arrivo del nuovo chitarrista Isaac Delahaye nella band ha lasciato il suo segno sul nuovo album. Ad Sluijter era soprattutto un chitarrista ritmico, con Isaac abbiamo guadagnato molta più melodia. Funziona benissimo in combinazione con il modo in cui scrivo la musica per gli Epica. Quando è entrato nella band, la base per i nuovi pezzi era già pronta, ma Isaac ha aggiunto con il suo arrivo un tocco speciale, qualcosa che gli Epica prima non avevano. Insomma, abbiamo tirato fuori il nostro album più duro finora. Da come vedo evolvere le cose, il prossimo album sarà piuttosto simile a “Design Your Universe”.
“Design Your Universe” è in pratica il seguito della saga “A New Age Of Dawns” dal secondo album degli Epica, “Consign To Oblivion”. Perché hai deciso di scrivere un nuovo capitolo di questa saga?
Mark: Mi piace sempre portare avanti le saghe. Tutto risale al periodo di “The Embrace That Smothers”, una raccolta di brani scritta quando ero ancora negli After Forever, e che poi è confluita nei dischi degli Epica. Lascio sempre aperta la porta per un seguito nel futuro. Il vecchio deve lasciare il posto al nuovo. Ma per questo servono ispirazione e tempo. Le cose devono avere un filo conduttore. Il modo in cui una persona guarda la stessa cosa cambia con la crescita personale. Puoi guardare la stessa cosa da più punti di vista e ottenere più risposte alla stessa domanda, ma anche più domande. Non sai mai cosa ti riserverà il futuro lungo la tua strada, quindi devi lasciare la mente libera, così che la coscienza possa espandersi.
A differenza del precedente, il nuovo album esplora l’integrità dell’individuo e la cura di una religione personale che nasce dalla coscienza di ciascuno. Puoi dirci qualcosa di più?
Mark: Ultimamente ho letto un sacco di libri sulle esperienze di chi si è trovato a un passo dalla morte. Ho imparato tantissimo leggendoli. Persone di religioni diverse, ognuna con la sua storia alle spalle, vivono la stessa identica esperienza nello stato di quasi morte. Non importa in cosa credi: quando ti avvicini alla morte, ognuno di noi vive la stessa esperienza. Oltre a queste storie basate sul vissuto di persone che sono state vicine alla morte, ho letto molto anche di fisica quantistica. A prima vista è lontanissima da questa esperienza, ma personalmente penso che le sia comunque molto vicina, perché, come dicono gli scienziati, tutto ciò che siamo e che ci circonda è solo energia. Piccoli fili di energia che scorrono di continuo e l’energia cambia forma. La coscienza è la base dell’universo e influisce direttamente sull’energia. Qualsiasi cosa pensi o desideri ha un effetto diretto sull’ambiente. Questo vuol dire che siamo davvero noi i creatori. Qui sulla Terra possiamo creare cose. Molte persone si sentono vittime delle circostanze. Io penso che ognuno di noi abbia un enorme potere su ciò che fa nella vita. Quindi non sei una vittima di quello che ti succede, perché sei tu a decidere cosa vuoi, e anche l’ambiente in cui ti trovi è creato in linea con il tuo piano consapevole, è ciò che detti tu con il tuo essere, perché tu sei il centro dell’universo. Se segui il cuore e l’intuito, tutto quello che ne consegue è a portata di mano, sul palmo di una mano. Ma molte persone ne hanno paura. Per questo si tengono lavori sicuri che magari non sopportano, e dallo stipendio ricavano abbastanza soldi per pagare le tasse con regolarità. Io credo che se segui l’intuito e il cuore sei sulla strada giusta. All’inizio devi percorrere un sentiero pieno di spine, ma solo così puoi trovare la via giusta. Vale anche per la fonte di guadagno: poter vivere di ciò che ti realizza e ti rende felice è la prova che hai trovato il tuo scopo. Il mio, per esempio, è creare musica, e oltre a questo posso anche guadagnarci per sopravvivere in questa società. All’inizio in molti ridevano di me quando spiegavo queste cose. Dicevo loro che ci credevo. Oggi mi vedono con occhi diversi.
Di recente hai lanciato anche un nuovo progetto, i Mayan. Cosa puoi raccontarci?
Mark: Anche i Mayan sono un mio sogno che finalmente si realizza. Ogni tanto ho bisogno di una sfida nuova. Suono la chitarra da quindici anni e ovviamente ogni tanto metto anche la voce. I Mayan sono una formazione un po’ più estrema. Lì farò solo il cantante. Così ho ancora più libertà e potrò affrontare il ruolo come non ho mai fatto prima, e non vedo l’ora, davvero. Sul palco sarò senza chitarra e potrò concentrarmi al cento per cento sul rapporto con il pubblico. Per quanto riguarda l’approccio negli Epica, possiamo essere rigidi solo fino a un certo punto, altrimenti non resterebbe più spazio per Simone. Gli Epica hanno quindi un suono e uno stile ben definiti e riconoscibili, ma dentro di me, oltre a tutto questo, cova anche qualcos’altro. Qualcosa che vuole esplorare territori della musica ancora più brutali. Così è nata la band Mayan. Senza barriere. Facciamo quello che vogliamo e la sensazione di libertà creativa è fortissima. Questo spazio, questa libertà, in questo momento mi servono tantissimo, perché dopo “Design Your Universe” ero completamente svuotato. Penso che non sarebbe stato il massimo continuare da quel punto con il lavoro sul nuovo album degli Epica. Per questo questo cambio e questa deviazione della creatività verso i Mayan sono ancora più importanti per me in questo momento. Il debutto dei Mayan, intitolato “Quarterpast”, esce quest’anno in primavera. Le batterie sono di nuovo cariche e posso tornare a dedicarmi agli Epica al cento per cento. Ogni tanto devi fare un passo indietro, fare qualcosa di completamente diverso, per trovare nuova motivazione, nuova ispirazione.
Se riavvolgiamo il nastro ancora più indietro, cosa ti ha portato a un certo punto a dover decidere di lasciare gli After Forever?
Mark: Gli After Forever erano la storia di due capitani sulla stessa nave. Sander Gommans e io avevamo opinioni, visioni e approcci alla musica diversi. Quando ognuno di noi aveva ormai le sue posizioni ben formate, non siamo mai riusciti a trovare una strada comune, un punto d’incontro. La frattura tra noi si è allargata fino al punto che non ci parlavamo nemmeno più. Non mi restava altro che lasciare la band. Oggi siamo tutti più grandi, più maturi, più saggi, e va tutto a gonfie vele. Però, se torno indietro a quel periodo, a quando lasciavo la band, ero davvero incazzato nero. Anche gli After Forever sono una mia creatura. Ci avevo lavorato per sette anni, l’avevo costruita. E poi dovevo lasciarla all’improvviso. Per me è stata davvero un’esperienza negativa, ma da cui ho imparato un sacco. Quando ho lasciato la band ero davvero perso, mentre oggi sono grato per tutto e so che quello che è successo è stato solo un bene per tutti. Per me e per gli altri.
Quali influenze musicali ti hanno ispirato a diventare musicista?
Mark: La prima influenza è stata mio padre. Suonava la chitarra in una band. Sono cresciuto ascoltando musica dal vivo. Mio padre si esercitava un sacco e suonava a casa. Spesso ero lì accanto mentre suonava. Una volta mi sono seduto alla batteria e ho provato a suonare. Ho spezzato subito una bacchetta, e quello è stato il segno che il mio ruolo probabilmente non era dietro i tamburi, ah, ah, ah, ah,…. Mio padre ascoltava sempre anche tanto rock e metal delle origini, tipo i Black Sabbath, ma anche Fleetwood Mac, Grateful Dead e molti altri. Quando un giorno è tornato a casa con i Guns N’ Roses, avevo già un’opinione personale così formata che ho deciso che quello che ascoltava mio padre non andava bene, ah, ah, ah,… Eppure i Guns N ‘ Roses li ascoltavo e li riascoltavo, e ben presto è successo che quegli album dei Guns N’ Roses sono finiti sugli scaffali della mia camera, traslocando lì da quelli di mio padre. A mio padre ho dovuto comunque ammettere che aveva una scelta ottima. Da lì in poi ho esplorato musica sempre più dura. Un giorno sono andato in un negozio di CD. Lì ho comprato l’album dei Megadeth “Rust In Peace. E solo perché mi piaceva la copertina. Ebbene, quell’album è girato migliaia di volte sul mio lettore. Non riuscivo a stancarmene.
Mi è arrivato un cenno: ci resta solo un’ultima domanda. Quali sono i piani degli Epica per il futuro?
Mark: Prima di tutto dobbiamo finire il processo di creazione del nuovo album. Abbiamo pronti 30-40 pezzi. Adesso siamo al punto in cui dobbiamo limare i brani. Portarli a un livello di qualità più alto. Io creo musica di continuo. È il mio hobby. A volte la gente mi considera un maniaco del lavoro, ma io non mi sento mai così. Quando scrivo musica sono rilassato. C’è chi, per rilassarsi, ha bisogno di guardare le partite di calcio in TV. Per questo non sento mai nessuno stress quando creo musica. Dopo quest’estate andremo in studio a registrare l’album. Se andrà tutto liscio, spero che il nostro nuovo album esca all’inizio del 2012. Puoi farmi ancora qualche domanda.
Suonerete anche d’estate, o vi concentrerete solo sul lavoro per il nuovo album?
Mark: All’inizio, in effetti, dei festival estivi non ci siamo preoccupati, non c’erano piani particolari. Oggi però ho ricevuto una mail dal “booker” dei nostri concerti: ha preparato l’intero calendario delle nostre date estive. Si tratta di 15-20 concerti nei festival di quest’estate e non vedo l’ora, già da adesso.
Ancora una domanda. Sull’ultimo album degli Epica è comparso come ospite speciale anche il cantante dei Sonata Arctica, Tony Kakko. Come siete riusciti a coinvolgerlo?
Mark: Eravamo in tour insieme ai Sonata Arctica. Tony bazzicava sempre dalle nostre parti, stava benissimo con noi, era sempre con noi nel backstage. A un certo punto gli abbiamo detto: “Tony, perché non canti qualcosa sul nostro nuovo album?” Ha accettato con grande entusiasmo, e il suo contributo e il segno che ha lasciato come ospite sul disco li apprezzo moltissimo.
Intervista condotta, tradotta e curata da: Aleš Podbrežnik
foto: Rok Klemše
L’intervista è nata dalla collaborazione tra RockLine e Rock Hard Slovenija.
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