Festa doom metal con i Count Raven (2011)

0 4

Autore: Urban Bolta
Foto: Rok Klemše

Luogo: Orto bar, Lubiana
Data del concerto: 31.03.2011
Pubblico: 100 persone
Prezzo del biglietto: 18€ / 22€

Ci siamo, è partito! Come da tradizione, all’inizio di aprile l’Ortofest ha riaperto i battenti: l’unico vero festival da club sul lato soleggiato delle Alpi, che ogni anno dà una bella scossa al calendario concertistico aprilesco della nostra capitale. Aprile è insomma il mese in cui l’Orto bar serve ai drogati di concerti un menu variegato di rock, punk che strilla, ritmi metal da brivido e abbracci blues pieni di fascino. Ce n’è per tutti i gusti! Quest’anno il festival è stato aperto l’ultimo giorno di marzo dai Big Foot Mama, prima che, nel giorno del pesce d’aprile, l’Orto bar si vestisse di nero e accogliesse nel suo grembo i metallari più incalliti.

Organizzato dai Veseli dihurčki, il secondo giorno dell’Ortofest ha visto salire sul palco i Count Raven, un trio doom metal unico nel suo genere che arriva dalla Svezia: vederli dal vivo è una vera piccola esclusiva. Visto che oggi i membri dei Count Raven sono padri di famiglia, suonano dal vivo solo di rado, nei weekend, e considerando la scarsa popolarità – anzi, la totale sconosciuta – del doom metal dalle nostre parti, già l’annuncio del concerto era una piccola festa. I Count Raven hanno iniziato a suonare alla fine degli anni Ottanta e con gli album “Storm Warning” (1990) e “Destruction of the Void” (1992) sono stati una delle formazioni chiave nell’affermazione del suono doom classico, ragion per cui oggi possiamo tranquillamente definire la band di culto. Dopo la reunion del 2003 la loro attività musicale è meno intensa, ma due anni fa hanno comunque pubblicato il loro quinto album in studio, “Mammons War”.

Ma prima che toccasse alla lezione scandinava, a salire sul palco puntualissimi sono stati i Voodoo Mule, formazione fresca del sottobosco di casa nostra composta da Jernej (voce, chitarra), Matej (basso) e Fabo (batteria). Il trio di Lubiana è una formazione del tutto nuova, e arriva a puntino per una scena stoner/doom slovena che si sta risvegliando. La carne fresca dei Voodoo Mule aveva alle spalle, fino a venerdì scorso, appena due concerti, quindi per la maggior parte dei presenti erano un bel rebus, che però ha iniziato a sciogliersi in fretta. Nonostante il suono minimalista, i Voodoo Mule si sono mostrati molto sicuri di sé e sono rimasti saldi sul palco per tutta l’esibizione. Gli strumenti accordati bassi e i pezzi lunghi e ben articolati nascondono qualche leva progressive, mentre la dinamica è garantita da tanti cambi e svolte a sorpresa nei brani. Pur seguendo chiaramente il suono stoner di matrice hard rock, la musica dei Voodoo Mule è un conglomerato quanto mai variegato di influenze: gli inserti psichedelici ricordano l’età d’oro della psichedelia americana degli anni Sessanta alla Jefferson Airplane, c’è un continuo ammiccare alla ricca eredità dei Kyuss, nel sound blues sporco si sentono le geniali idee dei Led Zeppelin, mentre il suono tagliente da spaccare il cuore ci porta nel mondo dei brividi dei primi Black Sabbath. Nella buona mezz’ora di set il locale si è riempito per bene e ha ascoltato con interesse il materiale originale di questo promettente nome della nostra scena musicale. I Voodoo Mule hanno un enorme margine di manovra per crescere e, con tanta pratica e altri live in futuro, non c’è dubbio che si libereranno delle sbavature occasionali, parte inevitabile di ogni nucleo musicale appena nato.

Poco dopo le dieci e mezza è arrivato il momento dei Count Raven. Visto il dettato orario senza compromessi dell’Orto bar, dove i concerti possono andare avanti solo fino a mezzanotte, era fondamentale che l’organizzatore rispettasse il programma e “spingesse” gli svedesi sul palco abbastanza presto da poterci aspettare un repertorio da un’ora e mezza.

I Count Raven hanno iniziato a coccolare l’Orto bar con Wolfmoon, uscita sul 7 pollici in vinile dell’anno scorso, prima che con Jen ci riportassero per la prima volta quella sera indietro nel tempo, all’inizio degli anni Novanta, fatto di toni nettamente bassi e ritmo lento. Con il carismatico cantante/chitarrista Dan “Fodde” Fondelius e i suoi riff da brividi, le quattro pareti dell’Orto bar hanno cominciato a stringersi in fretta e, sotto la bacchetta di salve lente come macigni dal palco, tra il pubblico si è diffuso un senso di claustrofobia, effetto tipicissimo della musica doom metal cupa e ultra lenta. La conquista è proseguita su ritmi un filo più veloci con Poltergeist (“Mammons War”, 2009) e con un’attrazione verso la tradizione dello stoner metal: con i cori a più voci, gli arrangiamenti più melodici e le mosse blues nascoste, in questo brano i Count Raven si sono allontanati un po’ dalle loro radici doom. Il trio sul palco ha messo in scena una vera lezione da manuale di affiatamento, sintonia e conoscenza reciproca e, insieme a un suono discretamente buono, le basi per un’ottima esibizione erano già state gettate. I Count Raven hanno affrontato con successo il suono minimalista di una sola chitarra e hanno arricchito il quadro sonoro, impoverito, con una marcia di riff doom da spaccare i timpani e il suono tagliente come un rasoio della chitarra metallizzata. Il timbro vocale di Fondelius a tratti ricordava Ozzy Osbourne, mentre la sua presenza scenica era frutto di una personalità e di una forza estremamente carismatiche. Si è distinto anche il bassista Fredrik Jansson, per lo stile retrò fuori dal comune e l’atteggiamento positivo sul palco, che insieme al batterista Jens Bock ha formato una base ritmica affidabile per i geniali riff di Fondelius. Con un mix eterno di materiale vecchio e nuovo, gli svedesi hanno portato in porto il concerto con Hippies Triumph e High on Infinity.

Che dire del concerto a qualche giorno di distanza, a testa ormai bella fredda? La serata di venerdì è stata una vera delizia e, vista la cronica carenza di eventi doom metal, la visita delle leggende svedesi del genere è stata un centro pieno: possiamo solo sperare che nel medio termine dalle nostre parti passi ancora qualche nome affermato di questo genere che da sempre vive nell’ombra.

Foto: Rok Klemše

Scaletta

COUNT RAVEN: 1. Wolfmoon 2. Jen 3. The Poltergeist 4. In Honour 5. Destruction of the Void 6. Fallen Angels 7. Inam Naudemina 8. In the Name of Rock ‘n’ Roll 9. Scream 10. Nashira 11. Leaving the Warzone 12. Children’s Holocaust 13. Hippies Triumph 14. High on Infinity

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie