NoMeansNo: in sintonia zen con la nuova era della musica

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Luogo: Cvetličarna VPK, Lubiana
Data dell’intervista: 21.04.2011

Un giorno da un cassetto polveroso è caduta una cassetta di cui mi ero quasi dimenticato. E il caso ha risvegliato il ricordo del 21 aprile, quando la Slovenia si è goduta ancora una volta un dolcetto live senza eguali: il concerto dei patriarchi canadesi del punk, i NoMeansNo. L’eco dello show infuocato alla Cvetličarna di Lubiana non si era ancora spenta del tutto quando, nelle viscere del backstage, ho piazzato il microfono davanti alla voce e al motore della leggendaria band, Rob Wright. Visibilmente stremato da un’esibizione davvero intensa, si è comunque ritagliato un momento per aprirci le porte sul mondo creativo e sull’evoluzione musicale del trio che spiana la strada ad alternative e punk fin dal lontano 1976, con uno stile che solo loro possono avere. Carisma, impatto, provocazione e dirompenza nel frontman ormai brizzolato vanno a braccetto con gentilezza e disponibilità.

Siamo davvero onorati che, dopo tanti anni passati a tornare sul luogo della festa del pubblico, siate ancora disposti a rifarvi vivi da queste parti e a servirci un’altra dose di energia fresca firmata NoMeansNo. Che sensazioni ti ha lasciato stavolta il concerto alla Cvetličarna di Lubiana?

Rob Wright: Qui abbiamo suonato un sacco di volte, la prima nel 1989, e all’epoca un pacchetto di sigarette costava cinque dollari. E ci tengo a sottolinearlo: ai concerti in Slovenia ci siamo sempre divertiti da matti. È stato così al nostro primo show qui e ogni volta che la strada ci ha riportati da queste parti. Comunque vada, l’energia del pubblico è sempre stata pazzesca, quindi mi ha fatto davvero piacere vedere che le cose sono andate avanti al punto da permetterci di fare più date qui in Slovenia. È sempre bello tornare, anche grazie a Irena di Buba, con cui siamo in squadra fin dal nostro primo giorno qui! Più di 20 anni di ricordi ed esperienze in comune hanno fatto della Slovenia una delle nostre tappe live più calde e familiari, da questa parte dell’Atlantico.

Si può dire che tra i NoMeansNo e la Slovenia si sia creato un legame bello solido? E tornare sul luogo del misfatto (in senso concertistico)?

Rob: Come ho detto, è sempre fantastico venire qui, e hai ragione: qui abbiamo sempre avuto fan fedeli e gente che ci sostiene fin dagli inizi, e non parlo solo degli ultimi anni. Per questo non succederà mai, e non succederà, che facciamo un giro di concerti in Europa senza passare anche dalle vostre parti. Anzi, ora abbiamo più di una data qui: all’inizio in lista c’era solo Lubiana, ma adesso andremo a ruggire anche sui palchi di qualche altra città. È sempre divertente tornare e fare un altro passo avanti.


Purtroppo non possiamo avere davanti al microfono, per la nostra chiacchierata, il festeggiato che oggi compie 51 anni, il chitarrista Tom Holliston … Ma comunque: com’è stato mettere insieme il materiale vecchio e far assaggiare qualcosa di nuovo, che non ha ancora preso vita in un nuovo disco?

Rob: Ci fa davvero piacere poter fare ciò che per noi ha un significato. So che la gente vuole sentire un sacco di roba dal vecchio repertorio, quindi li accontentiamo sempre con quella, ma abbiamo sempre continuato e sempre continueremo a scrivere pezzi nuovi. E li scriviamo anche per poter tornare in tour. Pezzi nuovi che abbiamo creato come band per soddisfare i nostri appetiti, ma anche perché il pubblico li senta… Quando ci mettiamo in strada, cerchiamo di coprire in scaletta tutti i buchi, dal primo disco fino all’ultimo EP. Il problema è che di canzoni ce ne sono dannatamente tante… (risate) Tutti abbiamo i nostri pezzi preferiti, e così il pubblico, e per accontentare davvero tutti i gusti… Beh… Non abbiamo tre ore per suonare… (risate) E se le avessimo, io sarei bello che andato, perché la disponibilità sa essere davvero micidiale… (risate)

Dopo Ausfahrt del 2006, però, non avete registrato un nuovo grande album …

Rob: Abbiamo capito, grazie a Dio, che la gente non compra più dischi in formato CD; la domanda sul mercato si sta prosciugando, i pochi eletti comprano vinili e la maggior parte scarica musica dalla rete. Così ci siamo adeguati e abbiamo deciso di sparare sul mercato una serie di EP. Due sono già usciti, il terzo è in arrivo e, quando avremo scritto insieme una dozzina di buoni pezzi, tutti disponibili per il download, faremo qualcosa su misura per la gente. Il pubblico avrà un dolce che sazierà i palati fini, non un CD fine a se stesso, che tra l’altro è una stronzata. Oggi la gente è più legata ai computer, e di conseguenza anche la musica sulle onde radio ne segue l’esempio. Magari più avanti uscirà una compilation o qualcosa del genere, ma non so chi e quanti la comprerebbero… I CD non mi sono mai piaciuti, quindi sono totalmente in pace col fatto che stiano sempre più chiaramente salutando. (risate)

Allora siete molto vicini all’idea di Billy Corgan, che con la stessa logica accumula pezzi in rete e poi promette qualcosa di davvero speciale e straordinario?

Rob: Il destino della musica oggi è questo, ed è così che la gente la consuma in questo nuovo millennio! Ai ragazzini e ai giovani non frega niente di dischi, grafica e CD. Noi vecchi tromboni siamo più legati al vinile, ma le cose vanno così. È il battito del tempo in cui viviamo e dobbiamo andargli dietro. La cosa bella è che la distribuzione della musica diventa molto più semplice ed economica. Niente più intermediari, e non servono più etichette a fare da anello di mezzo tra artisti e ascoltatori. Finora si sono occupate solo di distribuire gli aspetti fisici della musica, come copertine e dischi, ma non hanno dato un vero sostegno alla musica in sé. Adesso l’artista è esposto a tutti quelli che vogliono ascoltare la sua musica. Se poi questi vogliono condividerla con altri, fatelo, così la musica si diffonde! Non me ne frega niente! Non mi preoccupo dei pirati moderni e dei profittatori che poi se ne appropriano. L’importante è che la gente ascolti la musica! Questo è l’essenziale. Come NoMeansNo ci siamo sempre definiti per quello che facciamo dal vivo, sul palco. È l’unico modo in cui sappiamo respirare e vivere con la musica. Gli album per noi sono solo la pubblicità con cui partiamo in tour, non il contrario… (risate)Stare in prima linea e sul palco è per noi il meglio che possa capitare nel creare, e non c’è nessun calcolo nascosto dietro tutto questo!

Se il 2006 è stato l’anno dell’ultima campagna in studio, cosa c’è di concreto in serbo per le generazioni future di ascoltatori?

Rob: Come dicevo, abbiamo in programma di registrare e finire un paio di EP, che saranno pronti per l’autunno e per la primavera dell’anno prossimo. Poi è previsto un altro EP prima di partire per un nuovo tour, e dopo ci si potrà ascoltare solo su internet ed eventualmente su qualche compilation. Se qualcuno vorrà che lo facciamo, magari valuteremo anche questa opzione. Quanto al lavoro con le etichette, posso dire che ora collaboriamo solo con l’inglese Southern Records e, se questo rapporto dovesse concludersi, continueremo comunque a lavorare, da soli. Senza complicazioni e inutili intrecci… (risate)

Da artisti avrete di sicuro anche un rapporto con l’estetica, che entra nel design e nell’aspetto esteriore del prodotto finale?

Rob: Tutti potranno scegliersi il materiale su internet e ottenerlo senza problemi. Già adesso tutti possono prendersi tutto gratis dalla rete. Io sono diverso, non ho tempo né energie per fregare a qualcuno un album e i meriti così, da internet, ma probabilmente è solo questione di evoluzione. Così andremo anche noi in questa direzione: registreremo qualche pezzo, lo pubblicheremo online… Non dovrete più sprecare soldini per dischi con cui qualcuno non ha un vero rapporto, ma li avrete a disposizione senza fatica, subito, direttamente in rete. Poi i pezzi scaricati ve li potete masterizzare su CD, e la cosa è semplice per entrambe le parti. Quello che non sopporto sono quelli che rubano e si procurano illegalmente le registrazioni, per poi rivenderle in qualche loro combinazione a scopo di lucro. Questi pirati proprio non li digerisco, perché ammazzano il senso della musica. Se puntate a spargere il seme della musica tra gli amici senza arricchirvi, fatelo, perché è l’unico modo giusto! È l’unica garanzia che la prossima volta che torniamo qui ai concerti ci siano ancora più giovani menti appassionate e amanti della musica!

Visto che sei il membro più anziano della band — senza voler fare i conti con la carta d’identità e gli anni… — come te la cavi con il nuovo concept dei NoMeansNo per un nuovo millennio?

Rob: Lo deve giudicare il pubblico! Se scriveremo materiale nuovo, e abbiamo intenzione di continuare, spetta alla gente giudicare se è scritto in sintonia con lo spirito del tempo in cui viviamo. È la nostra cambiale per andare avanti, ed è in base a quello che continueremo a creare o decideremo che è ora di salutarci. Se mentre scrivi ti preoccupi per chi e per cosa stai scrivendo, diventi ostaggio della tua stessa musica, quindi cerco di non preoccuparmi di nulla. Se qualcosa mi colpisce in testa, e giudico che è buona, mi fa vibrare e mi elettrizza — quello conta, ed è quello che mi interessa! La gente è l’anello successivo di questa magica catena di chi ascolta. Se finora ci è rimasta accanto, c’è la possibilità che resti nostra compagna di viaggio anche in futuro. Ma è sempre il pubblico a dettare cosa vuole ascoltare…

Come ti senti quando guardi la linea del tempo e vedi che è così dal 1976 e che continuate a spingere a un ritmo niente male?

Rob: Cari miei, è un dato di fatto e lo ammettiamo: siamo vecchi! (risate)E gli anni hanno presentato il conto: abbiamo rallentato un po’ il ritmo, non suoniamo dal vivo quanto facevamo in passato, e lo stesso vale per i dischi, che un tempo infilavamo uno dietro l’altro a ritmo serrato. Ma al ritiro per ora non pensiamo! Non siamo mai stati bravi a pianificare sul lungo periodo. Pensiamo sempre un disco alla volta. Io ho rallentato perché ho un figlio, John ha due bambini, e i figli sono quelli che ti rimescolano l’ordine delle priorità nella vita. Allo stesso tempo amiamo quello che facciamo, e quello che facciamo fa bene sia a noi che a chi ci ascolta, quindi probabilmente andremo avanti!

E i piani a lungo e a breve termine per i NoMeansNo?

Rob: Di sicuro mi impegnerò a sopravvivere almeno ancora qualche anno (risate). E se sarò ancora vivo, probabilmente scriverò e creerò ancora musica! (risate)

Foto: Goran Antlej

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