In The Wake Of Poseidon
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: King Crimson
Etichetta: Discipline Global Mobile
Uscita: 1970
Voto: 5/5
Nel 1970 il possente dio greco del mare Poseidone ha evidentemente agitato per bene le acque della barca dei King Crimson originali. La polvere si era appena posata dopo il primo, fenomenale disco, “In the Court of the Crimson King” (1969), che tra le altre cose ha segnato ufficialmente la nascita del progressive rock e regalato alla band uno status di culto, ed ecco che l’anno dopo i King Crimson hanno scioccato di nuovo il mondo della musica. Stavolta con un compito tosto davanti: ripetere il successo di un debutto straordinario con cambi di formazione piccoli, ma radicali.
Alla fine del loro primo tour, a fine 1969, la band è stata infatti abbandonata dal geniale polistrumentista Ian McDonald (poi membro fondatore degli AOR Foreigner), mentre quel tipo strano del batterista Michael Giles aveva già un piede nel loro progetto solista comune McDonald & Giles e in questo disco compare solo come musicista “a gettone”.
Anche Greg Lake, sempre ottimo cantante e bassista, non ha saputo resistere all’invito di Keith Emerson, e questo è stato il suo ultimo disco con i King Crimson prima della nascita dei leggendari ELP.
Dopo la partenza di McDonald la band era quindi praticamente sull’orlo dello sfascio, ed è un vero miracolo che sia riuscita a restare unita e a pubblicare un lavoro che per alcuni è addirittura più forte del leggendario esordio.
In generale “In the Wake of Poseidon” segue in molti punti l’atmosfera musicale e la ricetta vincente del primo disco. Musicalmente e stilisticamente, almeno nella prima parte, non c’è chissà quale deviazione rispetto all’esordio, il che è in realtà strano per questa band, ma nella seconda parte ci imbattiamo in alcuni dei loro pezzi più avanguardistici, che fanno la differenza sostanziale tra questo disco e il precedente.
Proprio grazie ad alcuni nuovi elementi d’avanguardia, “In the Wake of Poseidon” è quindi un disco ancora meno prevedibile dell’esordio e perciò una vera delizia per i palati musicali più raffinati.
Dopo tutti i problemi, Fripp, Sinfield e Lake, gli unici membri rimasti della formazione originale, sono comunque riusciti a circondarsi di splendidi musicisti “session” e a consolidare così la line-up. Spicca soprattutto il geniale flautista e sassofonista Mel Collins (ex-Circus), che già allora era un session man richiestissimo ed è stato l’unico musicista (oltre a Fripp e al paroliere Sinfield) a restare nella band anche dopo questo disco. Un ex compagno di scuola di Fripp, Gordon Haskell, canta al posto di Lake la bellissima ballata “Cadence And Cascade”. Fripp l’ha invitato a collaborare anche al loro terzo disco.
Ben tre pezzi parlano dell’influsso dell’ambiente sull’umanità e viceversa (“Pictures Of The City” (in origine “A Man A City”), “Cadence And Cascade” e “Cat Food”), mentre l’intera trilogia “Peace”, la title track e “Devil’s Triangle” (in origine “Mars”) sono dedicate al pacifismo. La band ha insomma sfornato di nuovo un grande disco, che per molti versi è un upgrade dell’irripetibile esordio, ma un po’ più avanguardistico.
Fripp non è mai stato influenzato da nessuna rock band, forse a parte i Beatles. Già in questo disco ha cominciato a usare il mellotron, che prima era territorio del polistrumentista Ian McDonald. È diventato un po’ più sofisticato. C’è anche tanta chitarra acustica (la trilogia “Peace”). Dopo questo disco Fripp è quasi diventato un membro degli Yes. Per fortuna di entrambi, ovviamente, non è successo.
Greg Lake, di solito cantante e bassista, stavolta si limita a cantare, visto che aveva già fretta di correre dagli ELP. I suoi compiti al basso sono quindi passati a Peter Giles. Ha confermato ancora una volta perché è stato il miglior cantante della storia della band. “In the Wake of Poseidon” è il suo ultimo disco prima di andarsene agli ELP. Ma, a dirla tutta, mi dispiace un po’ per Lake, perché con gli ELP , dominati dalle acrobazie d’organo di Emerson, secondo me non ha avuto il ruolo che un cantante del suo calibro si merita.
Stavolta Fripp è riuscito a coinvolgere anche entrambi i fratelli Giles, dal suo primo progetto “The Cheerful Insanity of Giles, Giles & Fripp” (1968). Anche se Michael Giles, il batterista originale, qui è solo un batterista da sessione, perché Fripp fino alla realizzazione del disco non era riuscito a trovargli un sostituto adeguato (cercava un batterista jazz!). Conferma ancora una volta perché era uno dei migliori batteristi dell’epoca, nonostante sia rimasto largamente trascurato. Una cosa che per tanto tempo ha accompagnato anche la maggior parte dei suoi eccellenti successori. Durante la lavorazione Michael aveva già un piede nel progetto “Mcdonald & Giles”, un progetto poco noto che ha pubblicato un solo disco e di cui erano le teste lui e l’ex compagno di band Ian McDonald.
Il fratello di Michael, Peter, nel 1968 era stato membro del leggendario progetto Giles, Giles & Fripp, prima di essere sostituito da Greg Lake alla nascita dei King Crimson. Tecnicamente, secondo me, era un bassista un po’ più rifinito di Lake. Oggi fa parte dei 21 Century Schizoid Band, che suonano i vecchi pezzi dei King Crimson.
Mel Collins, arrivato dalla band Cirkus, ha sostituito con successo Ian McDonald. A differenza di quest’ultimo, il suo modo di suonare il sassofono tendeva alle sequenze più basse. Mel era già allora uno dei session man più talentuosi e senza dubbio un grande acquisto per la band. In seguito è diventato noto anche per le collaborazioni con Alvin Lee, Camel, Brand X e Alan Parsons, mentre oggi, insieme a Peter Giles, porta avanti con successo l’eredità dei vecchi King Crimson come membro dei 21 Century Schizoid Band
Il stimato compositore classico Keith Tippet, membro di spicco della band sinfonica Centipede, ufficialmente non è mai stato un membro dei King Crimson, ma io lo conto comunque tra i membri ufficiali, visto che ha collaborato con la band anche nei due album successivi, mentre Fripp collaborava ogni tanto con la sua band. Si è occupato della magia wagneriana della title track e ha portato lucidità e complessità con il suo pianoforte nell’ottima “Cat Food”.
Il bassista e cantante Gordon Haskell era un vecchio amico di Fripp fin dai primi giorni di musica. Fripp l’ha chiamato nella sua band dopo che Lake aveva lasciato in anticipo, a metà del 1970. Poco dopo è diventato il nuovo cantante e bassista e canta nel disco successivo, “Lizard” (1970). La sua voce è più bassa e meno melodica di quella di Lake, ma ha fatto un lavoro eccellente su “Cadence And Cascade”. È fatto per il dramma e a me ogni tanto ricorda un po’ Peter Gabriel. In seguito si è costruito una carriera solista di successo.
Il padre spirituale della band e autore della poesia più insolita e intelligente nella storia del progressive rock, Peter Sinfield, si merita dei complimenti anche stavolta. Tanto di cappello per l’eccezionale concept lirico sul tramonto e l’alba di una nuova era dell’umanità, anche se ancora oggi la maggior parte della gente non lo capisce. I King Crimson erano allora una band davvero benedetta da un paroliere così eccezionale come Sinfield. La verità è che in quel momento lui e Fripp erano gli unici membri del gruppo nel vero senso della parola, mentre gli altri avevano più che altro lo status di musicisti a gettone.
Secondo le sue parole, il disco precedente era dedicato a Zeus, ovvero a Federico II, questo invece a Poseidone.
L’intro iniziale “Peace-A beginning” è una breve e leggera ouverture vocale di Lake, accompagnata da Fripp alla chitarra acustica. “Peace” è una specie di trilogia centrale, divisa in tre segmenti, che legano concettualmente il disco. Per atmosfera è un’elegia pacifista, attuale in ogni epoca.
Segue un colpo improvviso da un “cielo nuvoloso” con “Pictures of a City”. È un pezzo d’apertura meraviglioso e potente, e un degno erede spirituale e stilistico dell'”uomo schizoide del XXI secolo” del disco precedente. Originariamente intitolato “A Man A City” e ispirato dallo squallore dei sobborghi e degli slum di New York, dove la band ha trovato questa ispirazione durante il suo primo tour negli USA. Il testo parla dei problemi della moderna urbanizzazione e dell’inquinamento dell’aria. Una combinazione splendida di rock, anzi di proto heavy metal, e jazz. La voce di Lake qui è tirata al massimo e non appena arriva il fantastico assolo di Fripp, seguito da un vero scontro tra il sassofono di Collins e la batteria di Giles, nasce un vero climax di velocità di vibrazioni diverse, che poi a metà pezzo si calma di nuovo e alla fine esplode ancora con tutta la forza. Un pezzo eccellente che farà impazzire tutti i buongustai della musica che non hanno paura di sperimentare e adorano le fusioni di jazz e rock.
La voce di Gordon Haskell nella ballata “Cadence and Cascade”, che dopo questo disco ha preso il posto dell’irripetibile Lake come cantante e bassista, emana un calore straordinario. In questo pezzo all’inizio non mi ero proprio accorto che non fosse la voce di Lake, il che significa che Haskell ha svolto alla grande la sua missione. Che grande cantante sia si vede anche nel successore di “Poseidone”, l’album “Lizard”. “Cadence and Cascade” è una bellissima ballata nello stile di “I Talk To The Wind” del disco precedente. Tanta chitarra acustica di Fripp e un ottimo Mel Collins al flauto, sullo sfondo si sente anche uno xilofono. Anche nel testo di Sinfield si nasconde un significato più profondo. Qualcuno una volta sosteneva che fosse solo il prodotto di cattivo gusto perché secondo lui parlava di “groupies”, ma quando ho visitato il sito di Sinfield ho capito il suo significato più profondo. Jade è infatti il nome di una rara pietra turchese, mentre Cascade significa rapida di un fiume. Parla dell’integrità, della verginità della natura, in linea con tutta l’atmosfera ecologica che pervade questo disco.
La title track, “In the Wake of Poseidon”, è una delle migliori canzoni nella storia della band (e comunque la mia preferita in assoluto), ma allo stesso tempo anche la loro canzone più trascurata. Perché non sia mai stata nelle loro scaletta dal vivo è per tutti noi una grande domanda. Ogni volta che la sento mi vengono i brividi lungo la schiena. Il pezzo parla della nuova, luminosa era dell’Acquario che dovrebbe rigenerare questo nostro mondo in rovina e malato. Questo epico romantico è secondo me il pezzo più trascurato nella storia della band e desidero tantissimo sentirlo dal vivo, anche se so che oggi è praticamente impossibile. Qui si distinguono proprio tutti gli strumentisti, soprattutto il compositore Keith Tippet e il flautista Mel Collins e ovviamente Fripp al mellotron, di cui c’è in abbondanza. L’ambient funziona davvero come se ci si ritrovasse in mezzo a un oceano freddo e in tempesta, davanti al trono del leggendario re del mare, che con il tridente ha spaccato il fondo dell’oceano. Sicuramente uno dei migliori epici nella storia della band. Il tema principale wagneriano con l’uso massiccio del mellotron ricorda un po’ “Epitaph” e la title track del disco precedente. Ovviamente non bisogna dimenticare nemmeno “Libra’s Theme”. A quanto pare anche Wagner era uno dei padri spirituali di Fripp.
“Peace-A theme” è un breve, semplice ma bellissimo strumentale di Fripp suonato alla chitarra acustica. In generale quell’anno il maestro Fripp si è dedicato con tutto il cuore e l’anima alla chitarra acustica (si nota soprattutto nel loro disco successivo) e anche se oggi non la tocca più, il che è in realtà un peccato, allora era noto come uno dei migliori chitarristi acustici.
“Cat Food” è senza dubbio il pezzo che si discosta di più da tutto quello che avevano fatto prima nell’esordio e qui ogni confronto con i pezzi precedenti cade. Una “humoresque” jazz grottesca e piena di groove sul cibo di plastica di cui si nutre la civiltà moderna, davvero divertente, che allenta un po’ l’atmosfera altrimenti piuttosto seria del disco. Questo pezzo rappresenta la deviazione più grande rispetto al disco precedente e mostra che lo stile della band già allora cambiava costantemente, ovvero “evolveva”. Il pezzo mostra anche il senso dell’umorismo nero della band e il suo ritornello zappiano crea un vero collegamento mentale con il suddetto artista. Fusion jazz, insomma. Il pianoforte brillante, a tratti lucido, di Keith Tippet vi farà venire i brividi lungo la schiena ogni volta. Un pezzo splendido, che mostra nel modo più evidente il progresso della band rispetto al disco precedente. Il merito della scrittura va anche all’ex membro Ian McDonald. “Cat Food” è uscito come singolo insieme allo strumentale di b-side “Groon” (un’ottima improvvisazione piena di groove), ma non ha avuto un grande successo commerciale, eppure è il pezzo più rappresentativo di questo album e mostra meglio di tutti il progresso della band. La versione single di questo pezzo e il già citato strumentale “Groon” si trovano nell’ultimo remaster del disco, uscito l’anno scorso per l’etichetta Discipline GM.
Il più lungo opus concettuale “Devil’s Triangle”, in origine intitolato “Mars”, del noto compositore classico tedesco Gustav Holst e della sua “Suite dei pianeti”, è il primo strumentale in studio del gruppo, con il concetto del “triangolo del diavolo”, e allo stesso tempo di fatto l’unica “cover” nella storia del gruppo (se si può chiamare cover, perché questo lavoro del gruppo si discosta parecchio dall’originale di Holst, “Mars the Bringer of War”). Crea una vera atmosfera cupa da inferno dantesco e a tratti suona decisamente malvagio. Dopo l’intro si discosta un po’ dalla versione originale del pezzo, che la band suonava dal vivo con il nome “Mars” prima dell’uscita di questo disco. È l’unico pezzo nella loro storia diviso in tre segmenti. Qualcosa di simile è stato poi praticato in grande stile nelle strutture dei loro pezzi soprattutto dagli Yes. Fripp prima nella parte introduttiva chiamata “Merday Morn,” al mellotron “detta” una specie di marcia militare, che poi nella seconda parte, “Hand of Scarion”, annunciata da una specie di richiamo di guerra di un corno vichingo, si trasforma in un viaggio in un tunnel lungo e buio attraverso gli abissi sotterranei di una guerra infernale. Alla fine, nell’ultima parte, “Garden of Worm”, l’atmosfera intera porta già a un momento di follia, quando all’improvviso tutta la tensione si scioglie. Il pezzo è così cupo che persino i loro coetanei del “lato oscuro”, i Black Sabbath, al suo confronto sembrano ridicoli. Ad alcuni questo pezzo può provocare un esaurimento nervoso, ad altri una purificazione spirituale. I King Crimson hanno suonato molto questo pezzo, in forme diversissime, nei primi anni. Un capolavoro per tutti i tempi.
Il tema acustico si ripete alla fine come “Peace-An end”. La luce in fondo al buio varco risplende con tutta la forza. La migliore chiusura possibile del disco, con l’ottimo ritornello di Lake. Ma quello che mi piace di più è il messaggio finale, che è anche il messaggio principale dell’intero disco: “you look everywhere but not inside you”. Cerchiamo la verità (la pace interiore, l’amore, la libertà) dappertutto, solo dentro di noi no, ed è di solito la principale tragedia dell’umanità.
Lasciatemi menzionare anche una delle migliori copertine che io abbia mai visto, opera dell’artista-mistico Taam De Jong. Rappresenta 12 archetipi umani e allo stesso tempo opposti (ognuno ha il suo opposto). Sulla copertina vediamo così (secondo il concept di Sinfield), tra gli altri, il dio greco Dioniso (nel testo chiamato “Madman”, faccia sorridente dal volto rosso, edonista), la dea Demetra (donna seria dai capelli scuri con la luna: antica saggezza, forze della natura), Ade (barbuto cornuto con l’elmo, (simbolo) dio degli inferi: guerra e morte), una bambina bionda con la chiave (simbolo di purezza, innocenza), l’arlecchino (coraggio), il nero (Slave), il vecchio con gli occhiali (“Cold Plato Spawn”, freddo embrione del razionalismo: lo scienziato) e la vecchia mietitrice (Harvest Hag, rappresentante dei saperi antichi, conservatrice, resiste al progresso), Ecate (Midnight Queen, strega, donna dai capelli blu), il dio del mare Poseidone (vecchio con la corona), il saggio ovvero astronomo (uomo con il cappello a punta e le stelle) e Madre Natura (volto sereno e addormentato nell’erba).
“In the Wake of Poseidon” è stato il primo album in studio del gruppo che ho comprato ed è ancora il mio preferito, subito dopo l’immortale “In the Court of the Crimson King”. Un ottimo successore di un album difficile da seguire. I King Crimson possono andare più che fieri di questo album, che per molti versi ha addirittura superato il suo predecessore, commercialmente molto più di successo. Per musica, stile e messaggio. “In the Wake of Poseidon” è allo stesso tempo un altro capolavoro, che segue fedelmente il predecessore anche nello stile. Purtroppo è anche uno degli album più trascurati del gruppo, che a quanto pare resterà per sempre all’ombra del più celebre predecessore. Che la maggior parte dei critici dica quello che vuole, la verità è che in pratica non sono mai stati soddisfatti di nessuno dei loro album successivi, perché si aspettavano sempre che fosse come il precedente, e se non lo era li accusavano di ripetersi, il che è del tutto atipico per questo gruppo. “In the Wake of Poseidon” era il più vicino a questo principio, eppure alla maggior parte dei critici non andava bene lo stesso, anche se ancora oggi è considerato il loro album con il miglior piazzamento commerciale, visto che è arrivato al 4º posto della classifica degli album più venduti di quell’anno.
Formazione
Greg Lake – voce
Robert Fripp – chitarra, mellotron, devices
Michael Giles – batteria
Peter Giles – basso
Keith Tippet – pianoforte
Mel Collins – sassofono & flauto
Gordon Haskell – voce in ‘Cadence And Cascade’
Peter Sinfield – testi
Produzione
Robert Fripp & Peter Sinfield
Tracklist
1. Peace – A Beginning (0:49)
2. Pictures of A City(including 42nd at Treadmill) (8:03)
3. Cadence and Cascade (4:27)
4. In the Wake of Poseidon (incl. Libra’s Theme) (7:56)
5. Peace – A Theme (1:15)
6. Cat Food (4:54)
7. The Devil’s Triangle (11:39)
a) Merday Morn
b) Hand of Scairon
c) Garden of Worm
8. Peace – An End (1:53)
Durata dell’album: 40:56
Bonus track nella riedizione DGM (2004):
9. Cat Food [Single Version][Edit]
10. Groon [Single B Side]