Blood Mountain

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Mastodon
Etichetta: Warner Bros. Records
Uscita: 2006
Voto: 4.5/5

Aaaaaaaa!!!! Questa è pura follia. Evidentemente negli USA hanno finalmente ricominciato a spaccare come si deve! Oggi il metal si apre a dimensioni del tutto nuove grazie a gruppi come The Mars Volta, Opeth o Mastodon. Il quartetto di Atlanta porta il suo percorso di sonorità estreme a un livello superiore con il terzo album “Blood Mountain”. I Mastodon rappresentano una specie di nuovo inizio, un nuovo ramo dell’albero. Un po’ come fu la comparsa dei Metallica nel 1986. Un unicum per i suoi tempi! I Mastodon mischiano il “sludge” di New Orleans (Crowbar, Eyehatedgod), la melodia degli elementi del metal classico e l’intrinsecità del death metal, il tutto vestito a festa con l’imprevedibilità dei giganti del rock progressivo anni Settanta (Rush, King Crimson). Già il debutto del 2002, “Remission”, se lo sono litigato gli amanti della buona musica. Ora arriva il terzo album e possiamo sperare di essere alla soglia dell’esplosione di una grande ondata di musica estrema, proiettata attraverso un prisma onnicomprensivo e irresistibile di sperimentazione libera e senza briglie.
L’album è infatti uscito per la Warner Bros, e questo conta parecchio. Quando le major cominciano a spingere e sostenere le band giuste, vuol dire che i tempi si stanno schiarendo anche per il vero rock. Era già successo 20 anni fa, quando la Warner Bros pubblicò “Master Of Puppets” dei Metallica e “Reign In Blood” degli Slayer. Per quanto il gruppo si ispiri alla brutalità e all’aggressività della nota death metal e a un riffing di stampo thrash, gli elementi più affascinanti sono proprio quelli che portano questa base oltre, con una dose di imprevedibilità e sottigliezza attraverso una sperimentazione progressiva spinta al massimo!

Quello che attira la gente nel metal sono ovviamente i testi dal sapore fantasy e i temi dei dischi, che parlano dell’aldilà e soprattutto di occultismo. La mistica è qualcosa che i Mastodon conoscono molto bene. Hanno scelto il concept ideale per la stratificazione della loro musica. La storia ruota attorno a un protagonista che deve scalare la cima di una montagna vivente per mettere le mani su un teschio di cristallo e raggiungere l’illuminazione. Lungo il cammino l’eroe affronta paure e mostri di ogni genere! Ci sono giganti dormienti, un ciclope di nome Cysquatch, mezzi alberi e mezzi uomini, un dio di ghiaccio raffigurato sulla copertina dell’album, e poi tutte le altre creature più inquietanti dell’immaginazione umana… In senso metaforico l’album può rappresentare una purificazione personale, oppure la scalata della band verso la vetta della montagna (Warner Bros), dove la cima è il successo commerciale e artistico, quest’ultimo nel collocare un nuovo ramo musicale all’interno del genere. Insomma, tutti questi mostri sono le paure personali di ogni giorno che bisogna superare, e quando raggiungi lo stato di accettazione di tutto ciò che ti circonda (il teschio di cristallo), sei pronto per l’illuminazione. Basta sognare! Torniamo al crudo mondo logico dell’empirismo della società occidentale. “Blood Mountain” segue l’elemento della terra, che è il suo motivo conduttore e la sua bussola. Se ve lo ricordate, il debutto “Remission” seguiva l’elemento del fuoco, mentre il secondo album “Leviathan” (2004), ispirato alle avventure della balena bianca Moby Dick, quello dell’acqua.

Dal punto di vista musicale, il quartetto non aveva mai raggiunto una tale unità e coerenza nell’esecuzione del proprio materiale. Eppure i Mastodon stanno attenti a che la loro abilità tecnica sopraffina nel padroneggiare strumenti e armi musicali non faccia mai pendere la bilancia a proprio favore, a scapito della particolarità, della succosità, del fascino fatale del charme demoniaco, della profondità musicale e della sottigliezza altamente atmosferica che nascono da un fuoco compatto e unitario del quartetto. Il bassista Troy Sanders e il chitarrista Brent Hinds hanno costruito un duetto vocale straordinario, in equilibrio tra l’urlo estremo e la melodia enigmatica. Questa musica non si può incasellare! Il lavoro delle chitarre porta dentro elementi di metal estremo! Spinta di riffing thrash, riff doom/stoner (Sleeping Giants!), il tutto avvolto in una dissonanza hardcore, e regnano anche i tipici tempi ritmici che si incontrano nelle band “death” metal (Hand Of Stone). Il drumming di Brann Dailor dà al gruppo quella dimensione per cui il quartetto può suonare praticamente tutto quello che gli salta in mente. Così, con la sperimentazione, nell’espressione dei Mastodon si insinuano anche i germi del jazz. Il drumming è impeccabile e ti lascia a bocca aperta: l’ascoltatore resta lì sotto shock a guardare i rullii che piovono da ogni parte, le svolte imprevedibili di passaggi e tempi, le incursioni nei controritmi! Lo spazio di manovra è illimitato, e i Mastodon sono dei veri radicali che navigano con la flessibilità di un’ameba in ogni dimensione che decidono di attraversare. Nei momenti in cui i ragazzi si buttano in uno strumentale completo, sembra che ognuno suoni una melodia totalmente diversa, ma alla fine il risultato è un pieghevole dinamico perfetto. Un esempio è lo strumentale schizoide e mentalmente limato Bladecatcher, come se dei King Crismon moderni suonassero lo strumentale YYZ dei Rush nella regia più perfida

L’album si apre con Wolf Is Loose e Crystal Skull, cariche di un’eruzione primitiva di riffing thrash e dissonanza hardcore, e del cinguettio di voci urlate di impronta estrema: il disco salta fuori già dal primo istante con una dinamica incendiaria. Segue Capilarian Forest, che sembra suonata dai Mastodon tra una nota e l’altra, o come se ascoltassi un pezzo mandandolo al contrario: in gran parte King Crimson, ma rivoltati in modo sinistro verso la sfera della brutalità. Il quarto brano è Circle of The Cysquatch! Viaggia attraverso l’oscurità della perdizione, dove spicca la parte centrale elevata sul piano atmosferico, arricchita da un campione di voce robotica del mostro con un occhio solo. L’atmosfera cresce in una sorta di sensazione di terrore sempre presente e raggiunge l’apice in Colony Of Birchmen, che ti immagini letteralmente dal vivo, con un ritornello eccezionale e chitarre disgiunte, in realtà inconciliabili, che proprio per questo scioccano, facendoti credere che l’armonia possa stare anche nella disarmonia. Fate attenzione al coro folle (Colony Of Birchmen) nel ritornello, che sembra infilare un coro di schiavi neri nella dannazione di un riff metal. L’angoscia dell’atmosfera nell’album non cala affatto nemmeno più avanti, con il grandioso riff d’apertura di Hunters Of The Sky. Poi è piazzata la velenosa follia di This Mortal Soil, in cui i ragazzi si scambiano 6 cambi di tempo in appena meno di 5 minuti. L’album si chiude con Pendulous Skin, una specie di soluzione finale, un filo di luce in fondo al tunnel, una brezza di southern rock in un’atmosfera comunque oscura, che conferma la raffinatezza e l’eccellente tocco sottile dei Mastodon.

Con “Blood Mountain” i Mastodon hanno messo a segno il terzo album di fila e un risultato che gruppi della loro età e con la loro gavetta possono solo sognarsi. È un album che non conosce limiti ed è frammentato in almeno tanti pezzetti quanti sono gli occhi sfaccettati di un insetto! La Warner Bros ha concesso al gruppo un dominio assoluto sulla propria direzione artistica, insomma libertà! “Blood Mountain” è senza dubbio uno dei vertici creativi di quest’anno, un album pericolosamente dilettantesco che sposta i campi magnetici della musica verso nuove dimensioni e che sarà difficile da eguagliare! Un album che non è per tutte le orecchie e che ripaga l’ascoltatore per molto, moltissimo tempo. Aspettiamo di vedere cosa porterà il tempo e che cosa rappresenterà “Blood Mountain” sulla mappa musicale del futuro. I Death sono sepolti, ma se fossero vivi si sarebbero forse evoluti proprio nella direzione che oggi prendono i Mastodon. Una direzione senza direzione, o la direzione di tutte le direzioni! Un album dopo il quale non vedi l’ora che esca il nuovo album dei Mastodon .

Formazione

Troy Sanders – voce, basso
Brent Hinds – voce, chitarra
Bill Kelliher – chitarra, cori
Brann Dailor – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Scott Kelly (Neurosis) – voce
Josh Homme (Queens of the Stone Age) – voce
Cedric Bixler-Zavala (The Mars Volta) – voce
Isaiah “Ikey” Owens (The Mars Volta) – tastiere

Produzione

Matt Bayles

Tracklist

1. The Wolf Is Loose
2. Crystal Skull
3. Sleeping Giant
4. Capillarian Crest
5. Circle Of Cysquatch
6. Bladecatcher
7. Colony Of Birchmen
8. Hunters Of The Sky
9. Hand Of Stone
10. This Mortal Soil
11. Siberian Divide
12. Pendulous Skin

Durata dell’album: 74.12

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