Stati Di Immaginazione
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Premiata Forneria Marconi (PFM)
Etichetta: Sony BMG
Uscita: 2006
Voto: 4.5/5
Le leggende del progressive rock italiano hanno sfornato in passato, soprattutto nella prima metà dei ’70, una marea di capolavori che sono rimasti a lungo uno standard irraggiungibile, a cui nemmeno dopo due decenni sono riusciti ad avvicinarsi del tutto. Negli ’80 e nei ’90 sono arrivati perlopiù album da studio più o meno mediocri, e sembrava ormai che i Premiata Forneria Marconi (o PFM, se ti viene più comodo) sarebbero rimasti negli annali come leggende che oggi vivacchiano di rendita sul fascino di una grandezza passata, quando mi capita tra le mani il loro ultimo lavoro in studio. Dopo due soli ascolti è arrivata la piacevolissima scoperta che “Stati Di Immaginazione” è senza problemi uno dei loro album migliori, e nemmeno così lontano dai loro più grandi capolavori come “Storia Di Un Minuto” (1972) e “Per Un Amico” (1972). Con altrettanta soddisfazione posso concludere che si tratta di una delle migliori uscite prog uscite nel 2006. È davvero incredibile scoprire che i Premiata Forneria Marconi nel XXI secolo stanno vivendo una nuova rinascita e hanno fatto un altro passo avanti in termini di maturità nella loro musica, cosa che non succedeva almeno dalla fine dei ’70.
Da quando il tastierista e cantante Flavio Premoli li ha (di nuovo) lasciati a sorpresa, i PFM sono ridotti a trio, e per fortuna sono riusciti a girare la cosa a proprio vantaggio. La formazione di questo album vede i membri originali Franco Mussida a chitarra elettrica, classica e acustica e Franz Di Cioccio alla batteria, più il veterano Patrick Djivas a basso e flauto di plastica. Per la gioia di tutti i sinfomaniaci, al trio danno una mano anche due ospiti speciali: l’ex membro Lucio “Violino” Fabbri a violino e tastiere e Gianluca Tagliavini a tastiere, organo Hammond e sintetizzatore Moog.
“Stati Di Immagianzione”, album interamente strumentale, è anche un mezzo concept album che attraverso otto brani racconta storie diverse tratte da epoche storiche: dalla preistoria a un futuro tinto di cibernetica. Nel mezzo si sfiorano anche gli studi di visionari come Leonardo e Archimede, oltre ad alcuni episodi meno noti, come quello di un gruppo di gente semplice che all’inizio del secolo scorso, durante le grandi alluvioni, viveva in un piccolo villaggio di pescatori da qualche parte nei Paesi Bassi (Nederland, 1903). La musica, con mia grande gioia e naturalmente quella di tutti gli amanti del prog sinfonico di qualità in salsa mediterranea, si è di nuovo avvicinata agli standard altissimi dei ’70. C’è tutto quello che il cuore può desiderare: intrecci maestosi di chitarre e tastiere stratificate, continui cambi d’atmosfera, un sacco di assoli sottili e arrangiamenti di una bellezza fuori dal comune, da leccarsi i baffi per tutti i buongustai del sinfonico.
“La Terra dell’ Acqua” si apre con suoni spaziali di tastiera, una chitarra fragilissima e una raffinata linea di basso. Poi, con uno splendido assolo di violino, l’atmosfera comincia a farsi sempre più intensa. Dopo il rimbombo di un basso dinamico ci si gode l’interazione tra il piano e un assolo di chitarra entusiasmante che, insieme alla batteria drammatica, crea un’atmosfera tesissima. A un certo punto arriva all’improvviso una parte malinconica al piano e un assolo di chitarra finale dal sapore blues che, insieme a una possente linea ritmica, chiude un inizio d’album davvero ottimo. “Il Mondo in Testa”, dopo un’introduzione breve e finissima di piano e violino, sfocia in una parte in cui un ritmo saltellante, su un piacevole miscuglio di chitarra, piano e violino a cui verso la metà si unisce anche il vibrafono, detta il tempo. Questo pezzo qua e là, soprattutto grazie al vibrafono ma anche alla variabilità pazzesca e ai cambi d’atmosfera pieni di inventiva, ricorda vagamente qualcosa dei Gentle Giant o addirittura di Frank Zappa. “La Conquista” è costruita soprattutto su una linea ritmica stratificata e su un’interazione esaltante tra chitarra ritmica, basso e vibrafono. L’atmosfera passa da un mood sognante, con tastiere a più strati e chitarra fragile, a uno dal sapore blues con la chitarra wah-wah e alcuni suoni interessanti di tastiera. Spicca in particolare il meraviglioso e ampio assolo di sintetizzatore Moog, che qua e là richiama il loro classico “E’ Festa” (Storia Di Un Minuto, 1972), ovvero “Celebration” (Photos Of Ghosts, 1973) nella versione inglese. L’introduzione a “Il Sogno Di Leonardo” è costruita su un sottile intreccio di chitarra e flauto, a cui segue un’altra bellissima interazione tra piano e chitarra acustica. Una delizia anche il ricco suono del violino e il lento assolo di sintetizzatore. Il risultato finale è un’atmosfera romanticissima che, mentre ascolti, ti dipinge davanti agli occhi mille visioni del leggendario artista. “Cyber Aplha” si regge su uno splendido assolo di chitarra con un uso entusiasmante del pedale wah-wah e tanti suoni interessanti di tastiera. L’introduzione ad “Aqua Azul” offre una sottile interazione tra basso e tappeti sinfonici, che insieme creano un suono unico e malinconico. Poi si susseguono vari stati d’animo grazie al suonare entusiasmante del Moog e del violino. “Nederland 1903” ha un’atmosfera sognante con parti bellissime di piano e chitarra, a cui si aggiunge un suonare d’Hammond tristissimo che costruisce il climax finale. “Visioni di Archimede” presenta i PFM nel loro momento migliore. Questo capolavoro ha dentro tutto quello che un fan può desiderare: un suono dinamico e variabile con una base di chitarra elettrica fantastica, una chitarra ritmica esaltante, il suono possente dell’Hammond e un Moog suonato in modo spettacolare. È allo stesso tempo la chiusura e il culmine del miglior album dei PFM degli ultimi 30 anni.
Posso chiudere le mie impressioni con una constatazione quasi incredibile: questo è un capolavoro sia per la band che per il genere, e non solo rispetto agli ultimi anni ma anche a quando il genere era al suo apice. Dopo tanto tempo i Premiata Forneria Marconi hanno finalmente creato un album dinamicissimo, fluido e atmosferico che, con le sue atmosfere dai mille colori, ti afferra in un attimo e ti lascia con la voglia di ascolti sempre nuovi. “Stati Di Immaginazione” rappresenta anche un nuovo inizio per una band leggendaria che è riuscita a scrollarsi di dosso il peso di un passato glorioso, a tornare sonoramente dove è sempre stata più forte e, allo stesso tempo, ad adattarsi con successo alla produzione moderna. “Stati Di Immaginazione” è una delle più belle sorprese musicali del 2006, la prova che tante leggende del genere sono ancora vivissime e che, a quanto pare, anche il prog sinfonico italiano vivrà in questo secolo una vera e propria rinascita.
Formazione
Franco Mussida – chitarra elettrica, classica e acustica
Patrick Djivas – basso, basso fretless, flauto di plastica
Franz Di Cioccio – batteria, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Lucio Fabbri – violino, tastiere
Gianluca Tagliavini – tastiere, organo Hammond, sintetizzatore Moog
Produzione
Premiata Forneria Marconi
Tracklist
1. La terra dell’acqua (8:17)
2. Il mondo in testa (3:58)
3. La conquista (6:29)
4. Il sogno di Leonardo (6:44)
5. Cyber Alpha (4:28)
6. Agua Azul (3:53)
7. Nederland 1903 (3:23)
8. Visioni di Archimede (9:00)
Durata dell’album: 46:14