Living In The Past
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Jethro Tull
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1972
Voto: 4/5
Quando in ambito musicale (e non storico o agricolo) si nomina Jethro Tull, al comune appassionato di musica con un minimo di cultura viene di solito in mente Ian Anderson, che per la maggior parte del pubblico è il flautista barbuto, svitato e saltellante, nonché vagabondo professionista a tempo perso. Per i fan della band, invece, è soprattutto un’opera d’arte musicale insuperabile, un polistrumentista e un carismatico come ce ne sono sempre meno nel mondo della musica. Solo dopo si accendono i riflettori sui suoi compagni di viaggio, che spesso restano all’ombra dello straordinario carisma di Ian, anche se, quanto a preparazione musicale, non hanno proprio nulla da invidiargli.
Dopo capolavori colossali come “Aqualung” (1971) e “Thick As A Brick” (1972), i Jethro Tull si ritrovarono senza dubbio tra le rock band più calde del momento (cioè dell’inizio dei ’70). Per blindare ancora di più lo status da superstar piovuto loro addosso del tutto inaspettatamente (cosa che, ovviamente, guardavano con una bella dose di cinismo), nello stesso periodo pubblicarono una compilation eccellente, che è uno spaccato di tutto ciò che li aveva resi un fenomeno musicale senza paragoni e uno dei pilastri del progressive rock. “Living In The Past” non è la classica raccolta dei migliori pezzi della band, ma qualcosa di molto più interessante ed esaltante, che può servire da esempio anche ad altri gruppi quando si tratta di sfornare compilation fatte come si deve. Dentro ci trovi infatti tutti gli EP usciti fino a quel momento, i lati B dei singoli, due versioni dal vivo e qualche altra chicca che allora non si trovava sugli album in studio. Certo, grazie alle recenti ristampe dei loro album, oggi la maggior parte di questi pezzi si trova come bonus track nelle singole ristampe. Ciò nonostante, ci sono ancora alcuni brani (tra cui addirittura due classici) che nelle ristampe non sono finiti, il che rende il disco interessante di per sé per tutti i collezionisti. Allo stesso tempo, la scaletta è ottima: nessuno dei pezzi usciti come lato B è uno scarto (come invece succede spesso in casi simili), sono tutte creazioni eccellenti che avrebbero potuto benissimo finire sugli album in studio. Va detto anche che l’edizione CD si differenzia dall’originale in vinile per quattro brani in meno (“Bouree”, “Alive and Well and Living In”, “Teacher” e “Hymn 43”). Ma niente panico: tutti questi pezzi si trovano nelle ristampe dei singoli album. Inoltre, “Bouree” a parte, non si può dire che, nonostante l’alta qualità, se ne senta più di tanto la mancanza, anche se non capisco perché non siano stati inclusi, visto che la durata complessiva sarebbe bastata giusto per un CD. D’altro canto, per eventuali edizioni future dell’album non sarebbe male pensare a una versione doppia, con in aggiunta, come bonus, qualche registrazione live inedita di quel periodo. Ma questi sono ormai voli di fantasia su come perfezionare la perfezione.
I brani si susseguono in un ordine cronologico sensato, secondo la data di uscita, e questo offre all’ascoltatore un bel colpo d’occhio sull’incredibile evoluzione della band, da piccolo gruppo blues a pezzo grosso del progressive rock. “Song For Jeffrey” (This Was, 1968), questo indimenticabile e brillante classico bluesy dal loro debutto, apre la compilation come si deve – con i suoni del flauto del maestro. L’ascoltatore poco esperto resterà di sicuro sorpreso nello scoprire quanto la voce di Ian sia diversa da come canterà nei pezzi successivi. Visto che è un brano che nei primi tempi suonavano un sacco dal vivo, in realtà non è una grande sorpresa, ma secondo me sarebbe difficile trovare un’apertura più ispirata e brillante, che merita un posto in qualsiasi compilation dei Tull seria e completa. “Love Story”, ultima cosa incisa con il chitarrista originale Mick Abrahams, è al tempo stesso uno dei primi pezzi in cui mostrarono le loro tendenze folk. Oggi lo trovi nella ristampa di “This Was”. Lo stesso vale per “Christmas Song”, canzone natalizia ormai quasi tradizionale, che ogni vero fan dei Tull ascolta d’inverno davanti al camino scoppiettante, con tè e brandy. Un pezzo che conferma che Ian, in futuro, potrebbe tranquillamente sostituire Babbo Natale o Nonno Gelo come figura centrale dell’atmosfera natalizia e di fine anno per tutti i discendenti dei fan dei Tull. Il brano che dà il titolo all’album, uscito nel 1971 come singolo e diventato uno dei loro maggiori successi in classifica, con la sua linea ritmica raffinata, gli arrangiamenti orchestrali e l’ottimo flauto di Ian è senza dubbio uno dei loro pezzi più riconoscibili. Ian l’ha scritta apposta in 5/4 per evitare che finisse nelle classifiche pop (e non rock). Seguono “Driving Song”, dal sapore blues, e il drammatico heavy rocker “Sweet Dream”, un altro di quei classici della band che i fan ogni tanto si fischiettano allegramente tra sé. Entrambi i pezzi oggi sono presenti come bonus nella ristampa di “Stand Up” (1969). “Singing All Day” è un brano folk rock leggero e malinconico, mentre “Witches Promise” è un altro dei loro primi classici folk rock, che scoppia di energia. È proprio questo pezzo a mostrare per la prima volta all’ascoltatore quanto i Tull avessero fatto passi avanti rispetto agli esordi bluesy. La leggera “Inside”, che grazie alla chitarra blueseggiante rievoca un po’ i loro primi lavori, è una scelta un po’ strana, dato che nella stessa versione si trova anche sull’album in studio “Benefit” (1970). “Just Trying To Be”, invece, è un altro breve e rilassato pezzettino acustico. Questi quattro brani oggi si trovano nella ristampa di “Benefit”. Seguono due pezzi dal vivo, registrati durante un’esibizione della band alla Carnegie Hall (NYC). “By Kind Permission Of”, oltre dieci minuti che non trovi su nessun album in studio, è piena di assoli di piano e improvvisazioni classiche (la maggior parte prese da compositori classici come Beethoven, Rachmaninov e Debussy) dell’eccellente tastierista John Evans, che all’epoca ne faceva il suo numero solista dal vivo, anche se nell’ultimo minuto, per il finale, si uniscono anche gli altri membri. La versione allungata, tirata fino all’osso e condita di “Dharma For One” (This Was, 1968) conquista soprattutto con una straordinaria introduzione all’organo, una linea ritmica impazzita, i riff pesanti e tonanti del chitarrista Martin “Lancelot” Barre (senza dimenticare che nell’originale suonava Abrahams) e perfino qualche acrobazia vocale a più voci, abbastanza atipica per la band. Direi che è quasi impossibile riconoscerla rispetto all’originale dal taglio psichedelico, il che mostra quella formazione dei Tull come ottimi improvvisatori dal vivo. Vale la pena ricordare che queste due esecuzioni sono il loro primo sguardo dal vivo fino a quel momento, visto che il primo album live ufficiale, “Bursting Out”, uscì solo nel 1978. “Wond’ring Again” è una versione molto interessante di “Wond’ring Aloud” (Aqualung, 1971). Direi che, grazie a passaggi acustici ancora più elaborati, questa versione è addirittura migliore di quella sull’album. E naturalmente non sarebbe una vera compilation dei Tull senza il loro pezzo più famoso e amato, “Locomotive Breath” (1971), dove la band soffia a pieno vapore nei suoi strumenti. A chiudere la compilation arrivano altre cinque delizie che cercheresti invano nelle ristampe degli album in studio. L’acustica e serenissima “Life Is a Long Song”, dove Ian dimostra ancora una volta la sua padronanza della chitarra acustica, e “Up The ‘Poll”, dedicata alla città natale di Ian, Blackpool, sono due veri classici dei Tull, che ancora oggi ogni tanto spuntano in qualche scaletta dal vivo. “Dr. Bogenbroom” è una creazione cinica e brillante, tra folk e hard rock. “For Late” è un breve ma energico strumentale, che si distingue soprattutto per i tanti cambi e l’interazione tra la chitarra di Barre e il flauto di Ian. “Nursie”, infine, è una brevissima e burlona trovata di Ian alla chitarra acustica, evidentemente dedicata a una delle sue tante fantasie femminili. Di pezzi con questo genere di ispirazione non ne mancheranno in futuro, usciti dalla penna e dalle mani del vecchio lupo.
“Living In The Past” è come un calice traboccante di leccornie colorate e deliziose, che mostra bene quanto fossero unici ed eccellenti i Jethro Tull già nei loro primi anni di attività e quanto siano progrediti fino all’inizio dei ’70, quando si sono tuffati nelle acque del progressive rock. È una di quelle rarissime compilation di cui posso dire che vale davvero oro: regala all’ascoltatore qualcosa di nuovo e garantisce al tempo stesso una qualità costante in tutti i brani scelti, tra cui non mancano alcuni dei migliori della storia della band. Per questo lo consiglio, oltre ai veri fan della band, che ovviamente ce l’hanno in collezione da un pezzo, soprattutto ai palati musicali più fini, che non possono restare senza uno dei migliori dischi della storia del gruppo, ma anche a chi la band non la conosce granché, perché ci sono pochi album più adatti per avvicinarsi alle radici dei Jethro Tull di “Living In The Past”.
Formazione
Ian Anderson – voce, flauto, mandolino, balalaika, organo hammond, chitarra acustica
Mick Abrahams – chitarra elettrica (suona nei brani 1 – 3)
Martin Barre – chitarra elettrica (suona nei brani 4 – 21)
Clive Bunker – batteria, glockenspiel, percussioni (suona nei brani 1 – 11 e 13 – 16)
Glenn Cornick – basso, organo hammond (suona nei brani 1 – 11 e 13 – 15)
John Evans – pianoforte, celesta (suona nei brani 9 – 21)
Jeffrey Hammond-Hammond – basso, voci di accompagnamento (suona nei brani 16 – 21)
Barriemore Barlow – batteria (suona nei brani 17 – 21)
David Palmer – arrangiamenti orchestrali e direzione del coro (7)
Produzione
Ian Anderson
Tracklist
1. Song For Jeffrey (3:24)
2. Love Story (3:07)
3. Christmas Song (3:09)
4. Living In The Past (3:23)
5. Driving Song (2:44)
6. Bourée (3:47)
7. Sweet Dream (4:06)
8. Singing All Day (3:07)
9. Teacher (3:59)
10. Witch’s Promise (3:49)
11. Alive And Well And Living In (2:48)
12. Just Trying To Be (1:36)
13. By Kind Permission Of (live) (10:10)
14. Dharma For One (live) (9:58)
15. Wond’ring Again (4:16)
16. Hymn 43 (3:19)
17. Life Is A Long Song (3:22)
18. Up The ‘Pool (3:15)
19. Dr. Bogenbroom (3:01)
20. For Later (2:08)
21. Nursie (1:36)
Durata dell’album: 79:54