On The Road 1972
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Camel
Etichetta: Camel Productions
Uscita: 1992
Voto: 4/5
“On The Road 1972” è, per tutti gli appassionati dei Camel, maestri del prog sinfonico britannico ancora oggi clamorosamente sottovalutati, una vera reliquia storica: documenta uno dei loro primissimi concerti, ancora prima dell’uscita del debutto “Camel” (1973), in una serata in cui tutti i membri erano in forma smagliante. Nella registrazione ci si gode infatti l’ottimo affiatamento della formazione originale, quella classica e più amata dei Camel: Andy Latimer a chitarra, flauto e voce, Doug Ferguson al basso, Peter Bardens alle tastiere e Andy Ward alla batteria. Latimer, che da anni porta avanti la fiaccola e dal 1982 è pure l’unico membro originale rimasto, ha scelto questo nastro perché, a sentir lui, contiene quella scintilla che li aveva spinti a mettersi a fare musica insieme. I frutti di quella collaborazione sono stati i primi quattro album, ancora oggi i loro migliori, con classici come “Slow Yourself Down”, “Never Let Go”, “Arubaluba”, “Freefall”, “White Rider”, “Lady Fantasy”, “Rhayader”, “Rhayader Goes To Town”, “Song Within a Song”, “Another Night”, “Lunar Sea”, eccetera, che ancora oggi stuzzicano i sensi di chiunque ami melodie costruite con intelligenza e una musica che non smette di sorprendere con la sua incredibile forza espressiva.
Anche se l’audio non è in condizioni smaglianti, difficilmente diresti che si tratta di un bootleg.
La scaletta comprende sì solo quattro pezzi, ma sono tutti di durata epica. Il concerto parte, come c’era da aspettarsi, con l’immortale “Lady Fantasy” (Mirage, 1974), forse il classico più celebre dei Camel, in cui innovazione, dinamismo e spontaneità vanno a braccetto in modo incredibile. È pazzesco come riescano a mantenere la melodia nonostante tutti i cambi di tempo, ed è uno dei motivi principali per cui i Camel, a dispetto di una fama commerciale praticamente inesistente, avranno sempre uno status di culto e un’influenza enorme su tante generazioni future di musicisti progressive. L’armonia tra i singoli membri è invidiabile, come si sente bene anche nell’ottima versione dello strumentale “Six Ate” (Camel, 1973), dove ci godiamo il loro flirtare con il jazz rock fusion, mattone importante del loro suono originario. Andy Ward è in grande forma per tutta la registrazione e conferma di essere uno dei batteristi più innovativi nella storia del rock progressivo. I Camel servono anche un’esecuzione eccellente del capolavoro sinfonico “White Rider”, che incarna la loro fama di topi di biblioteca e amanti dell’opera di Tolkien, anche se si tratta di uno dei pochissimi brani della band a rifarsi direttamente al fantasy. Anche qui le onde del Mellotron e i suoni del sintetizzatore VCS3 sono dosati con un gusto pazzesco, e quando entra pure la linea delicata della chitarra di Latimer, la fiaba dei Camel è completa. Anche se le voci sono sempre state il bersaglio principale delle critiche alla band, per me il sentimento sincero con la sua forza narrativa conta molto più della superiorità tecnica o di certi sfoggi da galletto in stile “l’ego-erotismo mi sta sparando fuori troppo”. Lo strumentale epico “God Of Light”, intriso di jazz fusion, in origine un capolavoro solista di Bardens che purtroppo non è mai finito su nessun disco in studio, è senza dubbio il vertice dell’intera registrazione. Ma di certo non per la durata, che avrebbe pure potuto essere d’intralcio (a volte la tiravano per le lunghe fino a 20 minuti), bensì per l’energia sconfinata che sprigiona l’incredibile affiatamento di tutti i membri, soprattutto gli assoli di Bardens all’organo Hammond B-3 e i fantastici passaggi di batteria di Ward. Qui i Camel prendono vita per la prima volta anche come maestri dell’improvvisazione, anche se dal vivo di solito non è che ci tenessero granché.
“On The Road 1972” è un documento eccellente di una band ancora giovane e ambiziosa, che viveva con tutto il cuore per la propria musica e se ne fregava di quanto in alto sarebbe arrivato in radio uno dei suoi pezzi. L’essenza del gruppo, dopo l’addio di Ferguson, è cambiata piano piano del tutto, e non sono pochi quelli convinti che altrimenti sarebbero rimasti una formazione stabile con un suono molto più costante, anche se dubito che questo avrebbe frenato il loro flirt con l’AOR negli anni 80. Intanto Bardens, che dopo aver lasciato la band nel 1978 si è costruito anche una solida carriera solista (soprattutto nell’ambito della cosiddetta musica “new age”) e che anni fa è stato portato via da una malattia infida, ci mancherà ancora a lungo. Pochi tastieristi nel mondo del rock hanno suonato l’organo Hammond con una tale passione. Ward, dopo l’addio nel 1981, ha lottato per anni con una grave forma di depressione, per qualche settimana si è perfino unito ai Marillion, quando cercavano un nuovo batterista, e negli anni 90 ha raggiunto Bardens nel suo progetto “stellare” di allora, Mirage, in cui c’erano anche alcuni membri dei Caravan. Pare che Ward consigliasse a Latimer di ascoltare la musica al meglio al crepuscolo.
Un’ottima mossa quella dell’autoproduzione di Andy, “Camel Productions”: come primo capitolo di una serie di bootleg ufficiali, con cui volevano proteggere dalla copia illegale registrazioni dal vivo ben conservate, tirare fuori uno dei loro nastri più vecchi, che fotografa la band nel momento in cui la voglia di mettersi alla prova e di raccogliere sfide ardeva ancora con una fiamma altissima, non posso che salutarla con entusiasmo. Ogni registrazione che contiene il contributo di Bardens è al tempo stesso un monumento a un musicista leggendario, ancora oggi fonte di ispirazione, e il ricordo di quel suono originario dei Camel che non tornerà mai più.
Formazione
Andrew Latimer – voce, chitarra
Doug Ferguson – basso, cori
Peter Bardens – tastiere, cori
Andy Ward – batteria
Produzione
Andrew Latimer
Tracklist
1. Lady Fantasy
2. Six Ate
3. White Rider
4. God of Light Revisited
Durata dell’album: 44:18