A Little Light Music
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Jethro Tull
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1992
Voto: 4/5
Dall’uscita dell’eccellente “Bursting Out” (1978), il primo album live dei Jethro Tull, a quella del suo successore è passato un bel po’ di tempo. In questi anni la band ha vissuto alti e bassi, continui cambi di suono, ha cambiato un sacco di membri e ha sfornato una serie di dischi più o meno interessanti e chiacchierati. Dopo l’uscita di un esperimento blues piuttosto tiepido per i soliti standard dei Tull, incarnato dall’album “Catfish Rising” (1991), i Tull si sono lanciati in un tour mezzo acustico che toccava anche alcuni paesi ancora parecchio esotici per i circuiti live di allora (tra questi di sicuro Repubblica Ceca, Turchia e Israele). Per il tour Ian ha fatto una mossa abbastanza insolita ma interessantissima: ha deciso che la band si sarebbe esibita in quattro, senza tastierista, e con Dave Mattacks (Fairport Convention) alla batteria. Quest’ultimo era finito nella band su consiglio del suo compare dei Fairport Convention, il bassista Dave Pegg, che all’epoca si guadagnava il pane con entrambe le band. L’approccio di Mattacks, impostato sul folk rock e decisamente più galante nel modo di pestare sulle pelli, soprattutto rispetto al batterista regolare dei Tull Doane Perry, si è rivelato una scelta azzeccatissima per questo tour mezzo acustico. In più, Mattacks ogni tanto poteva suonare anche le tastiere, distribuendo così in modo equilibrato il suono della band tra Ian a flauto, chitarra acustica e mandolino, Martin Barre a chitarra elettrica e acustica e Pegg a basso e mandolino. Per una band che aveva un tastierista fin dall’inizio dei ’70 e addirittura due alla fine del decennio, era di sicuro un interessante tuffo nel passato, ai tempi della formazione originale in quartetto. Di conseguenza hanno semplificato parecchio la maggior parte degli arrangiamenti o ne hanno aggiunti di nuovi (di natura acustica, ovviamente), tornando al concept originale chitarra-flauto.
Per il tour hanno pescato una scaletta molto interessante e fuori dal comune, con brani di tutte le epoche della loro storia: soprattutto quelli più acustici, mentre i pezzi con un sottofondo rock più tosto hanno visto arrangiamenti notevolmente ammorbiditi e per lo più infilati in una bella camicetta acustica. Su “A Little Light Music” la band è riuscita a mettere insieme il calmo e il rumoroso, il veloce e il lento, creando una selezione di brani variegatissima, ciascuno registrato in una location diversa. Alcuni pezzi come “Life Is a Long Song”, “Nursie”, “One White Duck”, “Look Into The Sun” e “From a Dead Beat To An Old Greaser” prima non erano mai stati suonati dal vivo, e questo è senza dubbio una delle attrazioni principali di questo live. In generale ci sono tantissimi brani che di solito si sentono molto raramente dal vivo, se non mai. Dall’allora attuale “Catfish Rising” per fortuna ci sono solo i due solidi hard rock a medio tempo “Rocks On the Road” e “This Is Not Love”, che sono anche i momenti più tosti di tutte le registrazioni dell’album. Le sorprese, del resto, si susseguono una dopo l’altra. La prima è sicuramente la riproposizione del loro vecchissimo inno blues rock “Someday The Sun Won’t Shine For You”, il pezzo d’apertura del primo album “This Was” (1968), dove ovviamente non possono mancare gli spassosissimi soffi di Ian sull’armonica.
Una bella sorpresa è anche l’esecuzione dello strumentale acustico “Under Wraps”, a mio avviso l’unica cosa degna di nota di quella catastrofe elettronica omonima (“Under Wraps“, 1984). Altri due brani a cui la band torna molto di rado sono la simpatica allusione sessuale di Ian “Nursie” (“Living In the Past“, 1972) e la ballata acustica “One White Duck” da “Minstrel In the Gallery” (1975), un grandissimo album prog che negli ultimi anni (per motivi ignoti) ai concerti viene ricordato piuttosto di rado. Una sorpresa notevole è anche l’ottima versione del brano folk tradizionale inglese (rifatto, tra gli altri, anche da Fairport Convention e Traffic) “John Barleycorn”. L’hanno suonata su insistenza della star della musica greca Georgios Dalaras (che partecipa anche all’esecuzione: la sua voce si sente nelle edizioni italiana e greca dell’album). I buongustai dei Tull saranno felicissimi anche dell’ottima versione del blues hard rock a lungo dimenticato “Look Into The Sun” (“Stand Up“, 1969), uno dei loro primi singoli, arricchito con arrangiamenti bluesy in più, dell’inno “Christmas Song” (che Ian introduce con sarcasmo come “tempo magico per l’elevazione spirituale dell’individuo e periodo in cui non sta bene sbronzarsi, abbuffarsi e avere i soliti rapporti con tre animali diversi…quindi, ti avverto, David Pegg”) e di “From a Dead Beat To an Old Greaser” (“Too Old To Rock ‘n’ Roll, Too Young To Die“, 1976), anche questa tirata fuori dalla naftalina. Un ottimo esperimento è anche la versione strumentale di “Pussy Willow” (“The Broadsword and the Beast“, 1982), la più celebre allusione sessuale di Ian, che secondo me è addirittura meglio di quella in studio, soprattutto grazie agli splendidi arrangiamenti barocchi.
Di classici consolidati c’è solo una manciata, e anche questi con arrangiamenti acustici notevolmente cambiati e aggiunti nei punti giusti, come “Living In the Past”, “A New Day Yesterday”, “Bouree” e l’immancabile “Locomotive Breath”. Non posso dimenticare nemmeno l’ottima versione reggae di “Too Old To Rock ‘n’ Roll” con un’introduzione di buon gusto al mandolino. Alla fine dell’esecuzione Ian racconta una delle migliori della sua variegata collezione di aneddoti sarcastici: di come “Martin, coi soldi di chi viene ai concerti, si sia fatto una gita su un’isola dei Caraibi, dove il noto sciupafemmine avrebbe conosciuto, tra le altre cose, un sacco di donne attraenti. Martin ha infatti l’abitudine di ospitare ogni notte 200 donne nel suo letto…scusate, 200 donne nella sua testa”. Interessante anche il fatto che sia una delle poche registrazioni dei Tull che non contiene il loro classico obbligatorio dei concerti “Aqualung” (“Aqualung“, 1971), cosa che personalmente non mi disturba affatto, visto che l’album era pensato soprattutto come vetrina di brani che di solito non vengono proprio suonati. La ristampa, a parte il suono notevolmente migliorato, non porta niente di nuovo, nessuna traccia aggiuntiva, per dire, ma da un lato è meglio così, perché si conserva lo spirito autentico dell’edizione originale.
“A Little Light Music”, nonostante i suoi tanti pregi e particolarità, tra cui spiccano l’ottima esecuzione di classici riarrangiati e di brani più oscuri, non regge il confronto con lo splendido “Bursting Out”, uno dei migliori live degli anni ’70, ma è comunque un live straordinariamente interessante e fuori dal comune, in cui i Tull presentano anche alcune cose meno conosciute e rivestono di una veste nuova quelle famose. Fa piacere anche che la prestazione vocale di Ian sia di nuovo più vicina ai suoi tempi d’oro che a uno strano clone di Mark Knopfler. A me personalmente fa sempre piacere sentire certe cose dei Tull, già sentite tante volte, sotto una luce diversa. Con gli anni a Ian questa cosa è entrata così nel cuore che ai loro concerti è diventato del tutto normale cambiare un po’ certi brani o aggiungere nuovi arrangiamenti. Lo stesso approccio, il tipo, l’ha poi adottato anche per i suoi spettacoli solisti con l’orchestra. “A Little Light Music” è un live a modo suo, rilassatissimo e di impronta acustica, che si adatta al meglio a un pomeriggio d’estate seduti in terrazza con un dolce e un cocktail, ma che offre allo stesso tempo anche abbastanza momenti energici per varie attività fisiche del tempo libero.
Formazione
Ian Anderson – voce, flauto, mandolino, armonica, chitarra acustica, percussioni
Martin Barre – chitarra elettrica, chitarra acustica
Dave Pegg – basso, mandolino
Dave Mattacks – batteria, piatti, xilofono, percussioni, tastiere
MUSICISTA OSPITE:
George Dalaras – voce su “John Barleycorn” nelle edizioni italiana e greca
Produzione
Ian Anderson
Tracklist
1. Someday The Sun Won’t Shine For You (3:59)
2. Living In The Past (5:08)
3. Life Is A Long Song (3:37)
4. Under Wraps (2:30)
5. Rocks On The Road (7:05)
6. Nursie (2:27)
7. Too Old To Rock: Roll Too Young To Die (4:44)
8. One White Duck (3:15)
9. A New Day Yesterday (7:34)
10. John Barleycorn (6:34)
11. Look Into The Sun (3:46)
12. A Christmas Song (3:46)
13. From A Dead Beat To An Old Greaser (3:51)
14. This Is Not Love (3:53)
15. Bourée (6:06)
16. Pussy Willow (3:32)
17. Locomotive Breath (5:52)
Durata dell’album: 77:39