Living With The Past

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Jethro Tull
Etichetta: Eagle Records
Uscita: 2002
Voto: 4.5/5

“Living With The Past” non è il seguito di “Living In The Past” (1972), la compilation amatissima dai fan della band, ma il terzo album dal vivo ufficiale dei Jethro Tull, uscito dieci anni dopo il precedente live acustico “A Little Light Music” (1992). Nel frattempo erano usciti due nuovi album in studio e anche due nuovi dischi solisti di Ian, e il gruppo aveva di nuovo un nuovo tastierista e un nuovo bassista, quindi era proprio il momento giusto per presentare dal vivo anche questa ultima incarnazione della band. Il sangue fresco portato dal tastierista Andy Giddings e dal bassista Jonathan Noyce, ha sicuramente dato una nuova spinta ai due vecchi lupi, l’allegro menestrello col flauto e il chitarrista Martin Barre (come hanno mostrato gli anni successivi, è stata soprattutto una spinta in versione live). La scaletta è stata pescata da vari palchi europei, mentre alcune registrazioni arrivano da esibizioni per emittenti radio e TV locali europee. Oltre alle diverse location e ai diversi anni da cui provengono le registrazioni, nel disco si sentono anche tre versioni diverse della band. Spiccano alcuni ospiti speciali e reduci tornati a dare una mano a Ian per qualche apparizione simbolica, come i membri della formazione originale del 1968 e lo storico bassista David Pegg (Fairport Convention), che compare anche lui in alcune registrazioni. La scelta della maggior parte dei pezzi stavolta è azzeccatissima ed equilibrata: ci sono sia i classici sia lavori più recenti che non finiscono proprio ogni giorno in scaletta, più due ottimi brani dalla carriera solista di Ian.

La prima parte comprende dieci esecuzioni registrate nel 2001 durante il concerto alla Hammersmith Apollo di Londra. Dopo una breve intro di Ian al flauto arriva una versione eccellente di “My Sunday Feeling” (This Was, 1968), un pezzo che di solito io chiamo semplicemente blues rock “da campagnoli”. Dopo il tuffo nelle radici arriva un brano “più recente”, la delizia etno/folk prog “Roots To Branches” (dall’omonimo album), per la quale Ian avverte il pubblico che è stata scritta molto prima dell’11 settembre. Subito dopo Ian imbraccia la chitarra acustica ed ecco un’ottima versione di “Jack In The Green”, romantica favola boschiva folk prog rock e in generale il loro pezzo acustico più amato. Segue uno dei brani solisti di Ian, “The Habanero Reel” da “Secret Language Of Birds” (2000), folk rock di prima qualità con un tocco etnico francese, merito soprattutto della fisarmonica di Giddings, che per me è anche il pezzo migliore di quell’album. Martin Barre si sgranchisce di nuovo per bene le dita sulle corde con una gran versione del classico hard rock “Sweet Dream”, dove la band dimostra quanto sappia ancora picchiare duro quando serve. Segue l’ottimo strumentale “In the Grip of Stronger Stuff” dal secondo album solista di Ian, “Divinities (Twelve Dances With God)” (1995), dove Ian e la sua compagnia offrono un’esecuzione convincente di questo mix di etno e musica classica. Ovviamente il disco non sarebbe completo senza i loro due classici più celebri, cioè “Aqualung” (che tra l’altro mancava nel precedente live) e “Locomotive Breath”. Anche il loro singolo più amato, “Living In The Past”, è una parte irrinunciabile della scaletta dal vivo e non può mancare in nessun live. Stavolta hanno suonato una versione che, grazie alle percussioni, ha più elementi etnici e arrangiamenti sinfonici alle tastiere. La sorpresa molto più grossa è la versione dello strumentale “Protect And Survive” da “A” (1980), un album che negli ultimi anni si ricordano in pochi.

La raccolta live prosegue con un altro classico hard rock, “Nothing Is Easy”, registrato a Parigi nel 1999. Seguono i classici acustici “Wond’ring Aloud” e “Life Is a Long Song”, registrati durante un’esibizione per una radio nel 2002. Ci sono poi tre registrazioni per una radio svizzera a Zurigo nel 1989, cioè “A Christmas Song”, “Cheap Day Return” e “Mother Goose”, in cui si sente ancora la voce di Ian di allora, per timbro più simile a Mark Knopfler (Dire Straits) che a se stesso. Questi tre brani ora si trovano come bonus anche nell’ultima ristampa di “Rock Island” (1989). Ci sono anche due registrazioni per la TV olandese del 1999: il folk rock con retrogusto pop “Dot Com” (J-Tull Dot Com, 1999) e l’antico blues/hard rock umoristico “Fat Man”, dove prima di partire Ian mette in imbarazzo il gigantesco batterista Doane Perry con le parole “I don’t want to be a fat man…I’m not looking at you Doane, we both have the same problem”. Segue una gran leccornia per tutti i nostalgici incalliti, cioè la rimpatriata della formazione originale dei Tull del 1968. Quella formazione sforna un’ottima versione del loro vecchissimo classico blues “Some Day The Sun Won’t Shine For You”, dove alla voce principale si alternano Ian e il chitarrista originale Mick Abrahams. Mentre Ian si diverte con l’armonica a bocca, Mick tira fuori i suoi passaggi blues “da sbronzo” sia con la chitarra elettrica sia con quella acustica. La sezione ritmica la fanno ovviamente i vecchi compagni Glenn Cornick al basso e Clive Bunker alla batteria (entrambi oggi nei Wild Turkey). Un pizzico di nostalgia che farà impazzire tutti i fan di lunga data, soprattutto quelli che li hanno seguiti fin dai primi passi. Come da copione, il tutto si chiude con “Cheerio”, il loro classico saluto di fine concerto, registrato durante l’esibizione a Hammersmith.

“Living With The Past” è un’eccellente raccolta live che farà felici sia i vecchi sia i nuovi fan della band, e in cui, grazie a una produzione ben lucidata, a volte si nota a stento che le registrazioni non sono tutte state fatte nello stesso posto, anche se per esempio la differenza tra la voce di Ian del 1989 e quella degli anni dopo si sente chiaramente. Ian si è impegnato davvero nella scelta dei pezzi e ha messo nel disco una selezione di esibizioni live convincentissima, sia elettriche sia acustiche. Il colpo grosso dell’album è senza dubbio la reunion della formazione originale, anche se per un solo brano. Dopo l’imbattibile classico “Bursting Out” (1978), questo è senza dubbio il miglior album dal vivo della band, sia per la qualità delle esecuzioni sia per la varietà della scelta. 

Formazione

Ian Anderson (voce, flauto, flauto di bambù, chitarra acustica, armonica a bocca, mandolino) suona in tutti i brani
Martin Barre (chitarra elettrica, chitarra acustica, flauto nel 19) suona nei brani 1 – 14, 18 – 19 e 21
Jonathan Noyce (basso) suona nei brani 1 – 14, 18 – 19 e 21
Andy Giddings (tastiere, fisarmonica) suona nei brani 1 – 14, 18 – 19 e 21
Doane Perry (batteria, percussioni) suona nei brani 1 – 14, 18 – 19 e 21
Dave Pegg (basso, mandolino) suona nei brani 15 – 17
Mick Abrahams (chitarra elettrica, chitarra acustica, cori) suona nel 20
Glenn Cornick (basso) suona nel 20
Clive Bunker (batteria) suona nel 20

MUSICISTI OSPITI:
James Duncan – batteria nel 14
Brian Thomas – violino nei 13 – 14
Justine Tomlinson – violino nei 13 – 14
Malcolm Henderson – viola nei 13 – 14
Juliet Tomlinson – violoncello nei 13 – 14

Produzione

Ian Anderson

Tracklist

1. Intro (0:22)
2. My Sunday Feeling (4:00)
3. Roots To Branches (5:34)
4. Jack-In-The-Green (2:40)
5. The Habanero Reel (4:03)
6. Sweet Dream (4:54)
7. In The Grip Of Stronger Stuff (2:57)
8. Aqualung (8:20)
9. Locomotive Breath (5:26)
10. Living In The Past (3:27)
11. Protect And Survive (1:01)
12. Nothing Is Easy (5:16)
13. Wond’Ring Aloud (1:54)
14. Life Is A Long Song (3:32)
15. A Christmas Song (3:05)
16. Cheap Day Return (1:12)
17. Mother Goose (1:57)
18. Dot Com (4:28)
19. Fat Man (5:06)
20. Some Day The Sun Won’t Shine For You (4:13)
21. Cheerio (1:36)

Durata dell’album: 75:03

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