Magic

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Artista: Springsteen, Bruce
Etichetta: Columbia Records
Uscita: 2007

Quando a fine estate ho sentito il nuovo pezzo di Springsteen, Radio Nowhere, mi sono preso una paura vera: che i suoi giorni migliori fossero ormai alle spalle. L’egotrip non proprio di gran gusto con la Seeger Session Band mi aveva deluso, quindi speravo che le voci su un nuovo album con la E Street Band fossero vere e che si concretizzassero presto. Ma non avrei mai pensato già quest’anno. Così, in poco più di due anni, Springsteen ha sfornato cinque dischi nuovi: Devils And Dust, entrambe le versioni di Seeger Sessions (quella normale e l’American Land Edition), il live Live In Dublin e il nuovo album in studio, il quindicesimo della carriera, Magic.

Fatta eccezione per l’hit radiofonico di cui sopra (e niente più di quello) Radio Nowhere – pezzi così Springsteen, a parte l’album Human Touch, di solito li lasciava nel cassetto – il nuovo disco in studio è una specie di riassunto di tutto quello che ha fatto finora. Il brano centrale è senza dubbio Long Walk Home, nostalgico, intimo e di denuncia sociale allo stesso tempo, cioè uno di quelli in cui Springsteen non deve per forza vestire i panni del salvatore (i pezzi di The Rising) o fare la parodia di sé stesso (Seeger Sessions). I protagonisti di Springsteen hanno ormai quasi sessant’anni, i giorni dell’evasione sono lontani da un pezzo, anche la rassegnazione la conoscono bene, eppure non si sono ancora intorpiditi del tutto: il suo “romanzo” va avanti, e dentro c’è parecchia malinconia, inquietudine e paura, o meglio angoscia per il futuro. Per Springsteen l’America di Bush è molto peggio di quella di Nixon, Carter o Reagan … la strada del ritorno praticamente non esiste più. Gente che già vive in città fantasma non è più solo Nessuno (quello di Nothing Man su The Rising), ma ancora meno di così, se mai fosse possibile. In nessun punto questo aspetto è reso meglio che nella title track, dove Springsteen, come una specie di sciamano, annuncia che in realtà una via d’uscita non c’è. Il futuro non ci risparmierà, come non ci risparmia il presente (“This is what will be”). Ne parlano anche Last To Die e Your Own Worst Enemy, mentre in Livin’ In The Future Springsteen per un attimo rimette su il suo ottimismo innato e, in nome di un futuro migliore, cancella il presente. O almeno così sembra. Un pezzo che a livello di sound starebbe benissimo accanto a Hungry Heart su The River può essere anche la conferma senza compromessi di un presente in cui il futuro proprio non esiste.

Eppure, nonostante la cupezza dei temi, Magic è musicalmente un disco allegro, e da questo punto di vista si potrebbe definire una specie di erede di Born In The USA; la spietatezza dei testi si veste quasi sempre di un abito rock molto energico, a dimostrazione che Springsteen, nonostante tutto, non ha ancora gettato la spugna. Non so perché oggi vada di moda un suono così compresso che la separazione degli strumenti si perde del tutto, ma in certi pezzi la cosa torna utile, soprattutto in Girls In The Summer Clothes, una delle canzoni migliori del disco; quello che sembra un ritorno alla giovinezza sulla costa del Jersey è in realtà, in versione alla Beach Boys, la prova che anche a sessant’anni si può rivivere la giovinezza con sincerità. Magari d’altra parte il pezzo è davvero una variante del racconto della crisi di mezza età, come ha scritto un giornalista, e si era sentito dire che i coniugi Springsteen avevano dei problemi, ma sono affari loro. In tour sono di nuovo insieme e stavolta la signora Scialfa presenta anche i suoi pezzi.

Su questo nuovo album Springsteen ha fuso i suoni di Born To Run, The River, Human Touch e The Rising con uno nuovo, che si nota soprattutto nel modo di cantare – i ringhi e i gracchi alla Springsteen non ci sono più, anche nei pezzi più rock canta in modo diverso, più morbido, ma non per questo meno sincero e convincente. Sembra che questa “voce nuova” si adatti benissimo a brani come Girls In The Summer Clothes, nella title track è per esempio più alla Streets Of Philadelphia, mentre nell’ultimo pezzo, quello nascosto, un omaggio all’amico e collaboratore Terry Magovern, torna ai suoni di Devils And Dust.

Il tour è già a pieno regime, le date sono tutte sold out. Sarà interessante sentire come funzioneranno i pezzi nuovi dal vivo e che voce Springsteen si metterà addosso per loro. E ovviamente aspettiamo il seguito in studio. Come ha detto lo stesso Springsteen, non ha più tutto questo tempo per concedersi sette anni tra un album e l’altro. O forse sì?

Formazione

Bruce Springsteen – voce, chitarra, armonica, organo, sintetizzatore, xilofono, percussioni, cori
Stevie Van Zandt – chitarra, mandolino, cori
Nils Lofgren – chitarra, cori
Clarence Clemons – sassofono, cori
Patti Scialfa – cori
Roy Bittan – pianoforte, organo
Danny Federici – organo, tastiere
Garry Tallent – basso
Max Weinberg – batteria

Produzione

Brendan O’Brien

Tracklist

1. Radio Nowhere
2. You’ll Be Comin’ Down
3. Livin’ In The Future
4. Your Own Worst Enemy
5. Gypsy Biker
6. Girls In Their Summer Clothes
7. I’ll Work For Your Love
8. Magic
9. Last To Die
10. Long Walk Home
11. Devil’s Arcade

Durata dell’album: 47.00

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