Caravan
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Caravan
Etichetta: Verve Forecast
Uscita: 1968
Voto: 4/5
Canterbury, nella testa dell’anglosassone medio, è soprattutto il posto dove risiede il capo supremo della Chiesa anglicana, chiunque sia al momento a occupare questa carica così venerata dalle sue timorate pecorelle. Dubito che tra queste ultime ce ne siano tante che sanno che il nome di quella città indica anche una delle strade del rock progressivo. Con il tempo l’etichetta è finita per essere appiccicata a tutte le band prog arrivate da quelle parti. Di tutte le leggendarie formazioni uscite dalla cosiddetta scena di Canterbury, secondo me nessuna è stata originale e interessante come i Caravan. Le loro radici affondano a metà anni ’60, nei Wilde Flowers. Dopo il cataclisma di quel gruppo è nata la maggior parte dei nomi più importanti del prog di Canterbury: Caravan, Soft Machine e Gong. Quando il cantante/chitarrista Kevin Ayers, il cantante/batterista Robert Wyatt, il bassista Hugh Hopper e il chitarrista/sassofonista Brian Hopper se ne sono andati per fondare i Soft Machine, i restanti membri dei Wilde Flowers, cioè il cantante/chitarrista Pye Hatings, il batterista Richard Coughlan, il cantante/bassista Richard Sinclair e il tastierista David Sinclair, hanno fondato i Caravan e fin dall’inizio hanno cominciato a costruirsi uno stile tutto loro, riconoscibilissimo. I Caravan erano la personificazione della band prog con un’autentica anima britannica, contraddistinta da sempre da quel tipico humour nero inglese pieno di allusioni sessuali, uno dei loro marchi di fabbrica, mentre all’esterno davano l’impressione di essere gentiluomini a modo, estranei a tutti gli eccessi tipici della maggior parte delle rock band.
Il loro omonimo disco d’esordio lo definirei un rock psichedelico intelligente, sia nei testi che nella composizione, con una serie di caratteristiche armonie vocali melodiose, passaggi sinfonici d’organo e testi sarcastici. Come era tipico per la maggior parte delle band psichedeliche britanniche dell’epoca, anche in questo album si sente l’inevitabile influenza dei Beatles. Oltre ai pezzi più sperimentali, i Caravan sapevano scrivere anche brani pop psichedelici che entravano subito in testa. Eppure erano comunque un po’ troppo sarcastici e sperimentali per conquistare le grandi masse con la loro musica. La maggior parte del materiale uscito sul loro esordio lo suonavano già dal vivo da tempo.
“Place Of My Own”, che non era solo il loro primo brano ma anche il loro primo singolo, ha la voce tipicamente gentile e fragile di Pye e il suono incredibilmente ricco dell’organo di David, che le regala un respiro sinfonico più ampio e un’atmosfera esoterica. Secondo me il leggendario tastierista è anche il musicista centrale di questo album, e nei dischi successivi non sarebbe stato più così dominante, nemmeno lontanamente. Anche se è il primo pezzo scritto da Pye, il testo e l’atmosfera preannunciano già il suo approccio successivo, sarcastico e da humour nero. “Ride” ha una melodia psichedelica da sognatori, frutto di un’ottima interazione tra chitarra e organo. La voce è arricchita da melodie di accompagnamento piene di eco. In “Policeman”, che è chiaramente sotto l’influsso psichedelico dei Beatles, alla voce principale e alla chitarra c’è il cugino di David, Richard, mentre Pye lo sostituisce al basso e ai cori. La voce e il talento compositivo di Richard sarebbero migliorati parecchio col tempo, perché qui, rispetto agli anni seguenti, la sua voce suona ancora piuttosto ruvida. In “Love Song with Flute”, un’ottima cosina psichedelica e melodica con un pizzico di folk, come ospite speciale al flauto si presenta Jimmy Hatings, fratello di Pye, che dentro il pezzo infila anche un assolo sognante. I passaggi di tastiera di David sono ancora una volta eccellenti, mentre voce principale e cori creano un’atmosfera bellissima, sognante e mistica. Secondo me uno dei due momenti migliori del disco. Nel piuttosto cupo “Cecil Rons”, dove si sente lo spirito di Syd Barrett, mostrano anche il loro lato insolito e più oscuro, con voci volutamente dissonanti ed energiche esplosioni psichedeliche all’organo che creano un’atmosfera da brividi. Perfino la voce di Pye, di solito fragile e delicata, con quelle urla paranoiche suona stavolta stranamente cruda, quasi irriconoscibile. “Magic Man” è una bella ballata psichedelica mistica con trame d’organo magistrali e la voce sognante e inconfondibile di Pye. Le armonie vocali nel ritornello sono di nuovo riuscitissime. “Grandma’s Lawn”, la seconda delle due composizioni di Richard nell’album, ha di nuovo la sua voce e la sua chitarra, mentre Pye lo sostituisce al basso. Di tutti i pezzi del disco secondo me è il più debole, anche se ha comunque un’ottima interazione tra gli organi e un bel finale con armonie vocali melodiose. A chiudere arriva l’epico “Where But For Caravan Would I?”, alla cui scrittura ha partecipato anche il vecchio compagno dei Wilde Flowers Brian Hopper. Questo capolavoro, secondo me addirittura uno dei loro migliori in assoluto, è stato il loro primo tentativo di creare una composizione più lunga e complessa, e il più vicino che fossero riusciti ad arrivare al prog degli anni successivi. Pye ha costruito il brano sullo scheletro di una canzone che Brian Hooper aveva scritto ai tempi dei Wilde Flowers. La prima sezione ha un’atmosfera sognante, con passaggi esoterici di chitarra acustica e tastiere e una voce delicata. Dopo il ritornello arriva un cambio di atmosfera energico, in cui l’organo di David prende l’iniziativa. Poi entra una melodia più breve di chitarra acustica che lascia spazio alla voce di Richard, qui nella sua migliore prova vocale dell’album. Pye si unisce a lui nel ritornello e quando le due voci si fondono in un coro a più voci nasce un’esperienza sonora da sogno. Nel finale arrivano ancora alcuni imprevedibili passaggi ritmici di taglio jazz, poi l’album si chiude con un’altra energica cavalcata di tastiere.
La ristampa dell’album contiene anche un bonus track, la versione singolo di “Hello Hello”, che è già più nel loro stile successivo e ha più elementi ritmici jazz. Dato che all’epoca le versioni mono e stereo delle registrazioni spesso suonavano parecchio diverse tra loro, per questa ristampa hanno deciso di includere per intero sia la versione mono sia quella stereo dell’album. Quale delle due sia migliore dipende dai gusti personali, perché certi pezzi suonano meglio in mono, mentre altri sono migliori in stereo.
“Caravan”, pur essendo per suono e atmosfera un rappresentante piuttosto tipico della sua epoca, cioè della scena psichedelica degli anni ’60, resta comunque un esordio piuttosto impressionante e una di quelle pietre miliari del rock psichedelico/progressivo britannico, insieme ad altri album fondamentali come “The Piper At The Gates Of Dawn” (Pink Floyd), “The Thoughts Of Emerlist Davejack” (The Nice), “Days Of Future Passed” (The Moody Blues), “Procol Harum” (Procol Harum), “Music In a Doll’s House” (Family) e “Mr. Fantasy” (Traffic), che nessun appassionato ed esploratore delle radici del rock progressivo dovrebbe farsi scappare. Per questi ultimi l’album è quasi un obbligo, perché è uno dei migliori indicatori dell’evoluzione del rock psichedelico verso il rock progressivo. NeiTempi successivi i Caravan sono ovviamente cresciuti sul piano sonoro in modo più che evidente e col tempo sono passati dal suono psichedelico a influenze più jazz e sinfoniche. Anche se non hanno mai raggiunto il successo commerciale che in molti gli avevano pronosticato agli inizi, dopo l’esordio i Caravan hanno registrato una marea di dischi artistici di alto profilo, con cui hanno fissato alcune importanti direttrici di sviluppo all’interno del rock progressivo e si sono affermati come la band più amata e longeva della relativamente oscura scena di Canterbury.
Formazione
Pye Hastings – voce, chitarra, basso
David Sinclair – tastiere, cori
Richard Sinclair – voce, basso, chitarra acustica
Richard Coughlan – batteria
MUSICISTA OSPITE:
Jimmy Hastings – flauto (3)
Produzione
Tony Cox
Tracklist
1. Place Of My Own (4:01)
2. Ride (3:42)
3. Policeman (2:44)
4. Love Song With Flute (4:10)
5. Cecil Rons (4:07)
6. Magic Man (4:03)
7. Grandma’s lawn (3:25)
8. Where But For Caravan Would I? (9:01)
Durata dell’album: 35:13