Different World
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Uriah Heep
Etichetta: Castle Communications
Uscita: year
Voto: 2.5/5
“Different World”, come successore di “Raging Silence” (1989), ha un titolo davvero azzeccato, visto che in quel periodo gli Heep si sono ritrovati nel mezzo di una turbolenza inattesa, seppur di portata ridotta, da attraversare durante la lavorazione del disco. Il timone della produzione l’ha preso direttamente il bassista della band, Trevor Bolder, dopo che Richard Dodd aveva declinato la collaborazione perché vincolato ad alcuni contratti già firmati negli USA con nomi più grossi, tipo Bob Dylan. Detto papale papale: prima della proposta degli Uriah Heep aveva già chiuso qualche accordo finanziario più allettante, altrimenti avrebbe di sicuro accettato l’invito.
“Diffrent World” è un disco diverso da “Raging Silence”. Si apre sì con un tipico pezzo alla Uriah Heep, Blood On Stone, che in un attimo sfodera alla grande i marchi di fabbrica noti della band (che in realtà era una band completamente nuova e diversa, con addosso solo il vecchio nome), ma il resto del disco, come atmosfera, non è affatto uguale. Blood On Stone può trarre in inganno chi ascolta in modo superficiale, che si fa l’idea di trovarsi davanti a un altro album più botta e pompa sulla scia di “Raging Silence”. Un mix d’impatto di perfezione melodica AOR, con ritornelli bombastici armonizzati a più voci: più “Heepnotizzato” di così, con Blood On Stone, non si può. E poi guarda un po’ che succede dopo! Incredibile, ma Which Way Will The Wind Blow si porta dietro quel tipico “glam beat” edonista americano, che all’epoca faceva furore con un hit come Unskinny Bop (Poison), e non è lontana nemmeno dalla scorrettezza degli Aerosmith di quegli anni. Interessante anche il fatto che in God’s Children (con inserti di un coro di bambini) quel “funky beat” ammaliante non molla la presa, e la sensazione che ci si becca presto ascoltando “Different World” è che gli Heep abbiano cercato di tirare fuori un disco più vicino al pubblico americano, capace di accendere i cuori degli appassionati delle band “sleaze glam” di allora, arrivate al loro zenit. Il disco è dolce, il più dolce di tutta l’era Shaw degli Heep, con una drammaticità dei ritornelli ridotta ai minimi termini. Eppure “Different World” non rinnega, nemmeno in un singolo punto, l’energia inconfondibile e unica degli Uriah Heep. All For One è il classico accenditore di hard rock caldo, ingabbiato in uno stampo irresistibilmente orecchiabile e accessibile, a cui in questa direzione tiene fedelmente dietro Step By Step, con un momento di respiro nella title track. Più melodico di così non si può: buona parte degli Uriah Heep brilla in tutto il suo splendore anche su “Different World”.
Bolder ha fatto un lavoro eccellente, che in produzione supera quello di Dodd su “Raging Silence” ed è l’ideale per un’impostazione dei pezzi un po’ più “allegra”. Il suono complessivo, pur restando cristallino, risulta comunque più organico, naturale e vivo rispetto al suono pompato e AOR del predecessore. Se non prima, a convincervi sarà la bonus track Blood Red Roses, che nell’originale apre “Raging Silence”. Questa sua versione su “Different World” è suonata ancora una volta (di nuovo da capo), ma sotto la bacchetta produttiva di Bolder. Il basso è molto più in evidenza lungo tutto il disco che su “Raging Silence”. Anche le tastiere di Lanzon, soprattutto l’organo, sono più favorite nel suono e riescono a creare la sensazione generale che “Different World” sia un album dall’impronta sonora un po’ più “morbida” rispetto al predecessore. L’atmosfera pigra da Sud americano di Seven Days non è affatto un corpo estraneo, e tra le righe si insinua perfino un’armonica a bocca. Nonostante tutto, resta da capo a piedi un tipico disco hard rock, con un sostegno ancora ben percepibile della melodia AOR, soprattutto, e di nuovo, nei ritornelli.
L’album “Different World” non ha la stessa intensità nel disegnare la tipica atmosfera drammatica degli Heep di alcuni predecessori, o dei suoi successori “Sea Of Light” (1995) e “Sonic Origami” (1998), eppure ci sono momenti che lo elevano ben sopra la media, come Blood On Stone, poi la title track, la straordinaria One By One con una delle parti strumentali centrali meglio intessute, con tanto di scarto d’atmosfera, e soprattutto la semi-ballad Cross That Line, sensuale e struggente, che chiude il disco in modo magistrale e senza dubbio ne rappresenta uno dei vertici.
“Different World” resta nella discografia degli Uriah Heep un disco ignorato e sottovalutato, anche se si tratta di un ottimo prodotto. Si può dire, giusto a grandi linee, che i ragazzi si fossero concessi un pizzico in più di sperimentazione. Doveva essere il disco che confermava l’accoglienza positiva di “Raging Silence” e contribuiva a un’ulteriore (nuova) popolarizzazione della band. A questo insuccesso ha contribuito la situazione finanziaria a dir poco invidiabile, in senso ironico, della Legacy Records, l’etichetta a cui gli Uriah Heep erano allora legati da contratto. Proprio in quel momento era sommersa dai debiti, così per la promozione di questo disco e della band non è rimasto tempo. In questo periodo la band ha macinato un bel po’ di chilometri sui palchi, ma nemmeno i concerti hanno portato successi evidenti in termini di recupero, anche solo di un briciolo, dell’antica popolarità. Secondo me “Different World” è meno interessante per chi ascolta perché non ha quella tipica atmosfera drammatica e bombastica di “Raging Silence” o “Sea Of Light”, con cui gli Uriah Heep sanno “Heepnotizzare” in modo così unico. È proprio l’anello di congiunzione tra i due, e per questo la maggior parte dei bulbi oculari se lo lascia volentieri sfuggire.
Formazione
Bernie Shaw – voce
Phil Lanzon – tastiere, voci di accompagnamento
Mick Box – chitarra
Trevor Bolder – basso, voci di accompagnamento
Lee Kerslake – batteria, voci di accompagnamento
Produzione
Trevor Bolder
Tracklist
1. Blood On Stone (4:38)
2. Which Way Will The Wind Blow (4:52)
3. All God’s Children (4:20)
4. All For One (4:27)
5. Different World (4:15)
6. Step By Step (4:07)
7. Seven Days (3:35)
8. First Touch (3:54)
9. One On One (4:05)
10. Cross That Line (5:35)
Durata dell’album: 43:48
BONUS TRACK NELL’EDIZIONE REMASTERIZZATA DEL 1998:
1. Stand Back (3:59) included on the original cd only
2. Blood Red Roses (3:52) remixed ’90 version
3. Hold Your Head Up (4:21) single version
4. Rockarama (10:03) Live ’87, previously unreleased