Dežurni krivci stanano Črf al Channel Zero (2008)
Luogo: Channel Zero (Metelkova) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 01.02.2008
Numero di spettatori: 30
Prezzo del biglietto: 5,00€
Di corsa e di furia! Prima di tutto devo ringraziare Rok, che mi ha trascinato a vedere Železobeton il 31.01.2008 (report di RockLine QUI), tra l’altro un concerto ottimo, perché è stato solo grazie a quello che quel giorno, al “Channel 0”, ho visto il manifesto del concerto di quegli scarti rock ‘n roll della Prlekija, il 02.02.2008, che stanno qui per prendersi sempre e comunque ogni colpa su di sé. Parlo della band Dežurni krivci. Non è passato molto da quando si è consumato il rush finale selvaggio del 2007 e il loro ultimo album in studio “Strup” mi aveva affascinato in modo assurdo. Persino gli ammosciati QOTSA di oggi ucciderebbero per un disco così. Pazzesco. “Questa va vista assolutamente!”, ho pensato, e così mi presento in quel giorno peccaminoso di sabato di carnevale al Channel Zero, alle 22.20. Errore. Il locale a quest’ora “prestissimo” è illuminato a giorno, la band si smazza con la strumentazione sul palco mentre lo “staff” del Channel Zero e la “road crew” dei Dežurni krivci girano con dedizione le manopole del calcio balilla. Vado a prendermi un burek in Miklošičeva. Magari anche una birra, no, il burek basterà, che non voglio appesantire la linea. Alla fine sono quasi le 23.00. “Il concerto comincia a mezzanotte”, è la nuova informazione, e già mi chiedo come diavolo faccio a sopravvivere un’ora in quella Metelkova dimenticata da dio. La gente, quella poca che si riusciva a scorgere, se ne sta lì a bighellonare e a sguazzare tra le pozzanghere, fuori piove acqua mista a neve, l’aria è satura di un odore acidulo, tipico in questa stagione solo di Lubiana. Comunque non ho sofferto granché nel contare i minuti, perché l’ora è volata in una simpatica chiacchierata con la squadra degli organizzatori del concerto (grazie mille per l’invito ad Andreja).
E ora passiamo ai Dežurni krivci. Alle 00.00 in punto parte il concerto. Lo apre, pigra, sorniona e strafatta, una nuova canzone del nuovo disco “Strup” (2007), Don’t Talk To Me! Never! I ragazzi ondeggiano seguendo il ritmo svogliato dei rintocchi di un’ora del giudizio, la linea di basso ulula e urla melodica, e loro dipanano un groove strisciante ed empio nell’intro, frugando nel buio che avvolge la saletta del Channel Zero. Di gente, giusto un campione, una manciata. Che razza di carnevale è questo? Dov’è finito quel battito di una volta? Niente. Dopo poco nei versi entra il capo, cantante e chitarrista della band, Leon. Un vocalist migliore per questo rock n’ roll d’apertura così rallentato, stordito e strafatto non si potrebbe desiderare. L’essenza della band è tornata in vita in un istante. “Qui c’è la verità, chi la vuole se la prenda”, mi è venuto in mente del tutto spontaneo, tra le sensazioni che mi dettava il contatto con il climaterio creato lì dentro. Segue la title track dell’ultimo album in studio, Strup. Leon strilla con trasporto: “Struuuup!!!!” Un salto notevole verso un rock più intenso, che non nasconde le simpatie per i Sabbath e una ruvidezza granitica, basata su una massiccia sminuzzatura di riff. Marko Čuš, Igor Ketiš e Tomas Tibaut mostrano senza freni la propria foga in versione “top less”, pronti ad adattarsi alle temperature più alte che potrebbero seguire.
Ovviamente stavolta no. La gente mancava in modo spaventoso. A metà concerto se ne erano radunati trenta, per lo più spalmati negli angoli, al bancone e naturalmente accanto al calcio balilla. Il resto, che stava con la band, si era tenuto a una prudente distanza, fino alle colonne della sala, il che significa che sotto il palco si spalancava un vero vuoto. I Dežurni krivci, nonostante tutto, si sono divertiti da matti. In un caso così, del resto, non ti resta altro da fare. È anche un segno di schiena dritta e spina dorsale d’acciaio di questa band rock n’ rolll, che respira con orgoglio e vive il proprio battito, senza sottomettersi, senza preoccupazioni inutili, senza inutili pensieri del tipo “e se fosse andata diversamente”, eccetera… Umile, ma devota alla magia del rock. Una qualità in via d’estinzione oggi, ora che la filosofia del marketing musicale moderno ha rovinato tutto quello che c’era da rovinare. Almeno a Lubiana il tutto funziona così. Svalutato, sverginato da un pezzo, americanizzato, sbiadito, vuoto, monotono, disperato, indegno. Fuori intanto continua a piovere e i Dežurni krivci tirano dritto per la loro strada, senza arrendersi mai e poi mai.
I Dežurni krivci hanno presentato “all’ingrosso” il loro nuovo album “velenoso”. Le canzoni rotolavano una dopo l’altra, nuovi pezzi eccellenti, di spirito scatenato ma intrisi del canto di ferite profonde lasciate dal dolore. Grem, con i suoi versi, può essere una vera piccola scuola di “resistere e resistere”. La voce di Leon suonava senza un briciolo di illusione, completamente coi piedi per terra, ma rabbiosa, arrogante e con un’autentica espressione di insubordinazione. Fusi in un tutt’uno fenomenale, i ragazzi sono andati avanti a tuonare con i nuovi pezzi, Shut Up! (una “motosega” più veloce), May Way, Kdo se boji črnega moža. In scaletta veloce – lento. Il riff massiccio viveva potentissimo e verissimo soprattutto in My Way, con un ottimo salto d’atmosfera tra la conduzione melodica del pezzo sulla linea di basso nel pre-ritornello e la detonazione di riff e lo scarico di rabbia nel ritornello da sballo.
Nonostante le canzoni scritte in inglese siano estremamente convincenti, a colpire molto più in vena sono stati i pezzi Kdo se boji črnega moža?, Senca (con la rinascita lancinante e ruggente dei versi di Leon nel ritornello), o la follia di Leon in Moč v senci: “Nazaj, nazaj, nazaj,…. Zakaj, Zakaj, Za-kaj, Za-kaj,…”, che ha avuto un effetto particolarmente ipnotico.
I Dežurni krivci nei ritmi rallentati e granitici sono ancora una tacca più espressivi e potenti. L’apice, quello che mi ha fatto correre i brividi lungo la schiena, è stato il momento in cui hanno attaccato Devil Demon. Prima Leon ha chiesto al pubblico: “Are you a devil, or are you a demon?” e si è fermato col dito e con lo sguardo proprio su di me. Il tintinnio melodico del basso in un pre-ritornello atmosferico, trattenuto e sornione, sempre in straordinaria comunicazione con la batteria, comandata dal lavoro dei piatti “crash”. Qui è tornata a vivere la voce strafatta e bruciata di Leon, seguita dall’assalto più duro e graduato del ritornello contro il Channel Zero: “Utrjen sem, spizdi stran…” Un pezzo che varrebbe la pena studiare come potenziale uscita “single” dall’album “Strup”. Più autenticamente dilettantesco di così non si può! La parte regolare si è chiusa con Wanna Kill, nuova iperplasia di scorribande stoner, minimalismo di versi, ma tanto più concreti, ovviamente attraverso il prisma del manifesto da palco dei Dežurni krivci.
Nella scaletta i ragazzi hanno mescolato qualche rara perla del periodo creativo passato, come i pezzi Pekel, Živa noč, Shot. Il bis l’hanno accorciato: Kriv e Metulji in rožice non le hanno suonate, ma si sono buttati solo su Črf, il cui ritmo ben rodato ha finalmente spinto il pubblico poco numeroso della saletta a muovere con più decisione arti e muscoli del collo.
Abbiamo passato al Channel Zero esattamente un’ora, quando dal finale cataclismatico, sul palco Leon, rimasto lì ormai completamente da solo, si è risvegliato dalla trance e ha urlato: “Hvala. Se vidimo pri šanki!”
Un pugno di prima qualità, carico dell’autentica eredità di energia rock n’ roll di questo quartetto, che irradia il battito della Slovenia orientale in modo così indomito e smaccatamente vero, è la cosa concreta che rappresenta l’essenza di ciò per cui vai a un concerto. I Dežurni krivci sono una band fatta di pasta buona, quei rari sopravvissuti, cavalieri solitari che sanno, conoscono e possono. Completamente nudi, come l’innocenza e la giocosità di un bambino, nel marchio inconfondibile della propria estravaganza rock. Speciale in tutta la sua essenza. Più vero di così non si può!
testo e foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. Don’t Talk To Me! Never!
2. Strup
3. Pekel
4. Grem
5. Shut Up!
6. My Way
7. Kdo se boji črnega moža
8. Senca
9. Freedom Fries
10. Moč v senci
11. Živa noč
12. Shot
13. Devil Demon
14. Wanna Kill
—bis—
15. Črf
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