ELO 2

0 7

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Electric Light Orchestra
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1973
Voto: 4/5

Prima di far uscire il secondo album, intitolato semplicemente “ELO 2”, gli Electric Light Orchestra hanno fatto la mossa decisiva di tutta la loro carriera. Dopo aver messo in mostra, nel loro splendido esordio, una singolare miscela avanguardistica di arrangiamenti sinfonici stratificati e rock melodico sotto la chiara influenza dei The Beatles, lo scontro tra i due capi della band, Jeff Lynne e Roy Wood, era diventato inevitabile. Si trattava di uno scontro tra visioni musicali diverse sul futuro del gruppo. Lynne voleva puntare di più sul lato rock melodico, mentre l’eccentrico Wood spingeva per continuare sulla strada dell’avanguardia. Alla fine fu Wood a mollare: fece le valigie e fondò la sua band glam rock, i Wizzard, con cui portò avanti le sue folli visioni musicali, restando però sempre ai margini dell’oscurità e rinunciando del tutto a qualsiasi possibilità di successo commerciale. Nel frattempo Lynne prese in mano le redini degli ELO e da allora non le ha più mollate (se escludiamo il breve esperimento sotto il nome ELO II nella prima metà dei ’90).

Da “ELO 2” in poi, Lynne ha guidato gli ELO nella loro età dell’oro: non era solo un cantante e polistrumentista eccellente, ma anche un perfezionista del suono fuori dal comune, che dedicò un’enormità di tempo alla produzione dei dischi e fece in modo che diventasse una delle migliori in assoluto tra quelle delle altre band (prog) rock dell’epoca. “ELO 2” avrebbe dovuto chiamarsi in origine “The Lost Planet”, ma dopo l’addio di Wood quel concept fu scartato e si optò per un titolo molto più semplice. Anche se nei ringraziamenti non è citato, Wood registrò le parti di violoncello e basso in “In Old England Town (Boogie No 2)” e “From The Sun To The World (Boogie No 1)”. Al violoncello Wood fu sostituito da due violoncellisti di formazione classica, Colin Walker e Mike Edwards. Intanto Wif Gibson al violino prese il posto del violinista originale Steve Woolam. Il ruolo di tastierista passò a Richard Tandy, mentre Mike de Albuqerque al basso alleggerì il carico di Lynne, che così poté concentrarsi ancora di più sulla chitarra. Fu solo con l’arrivo di questi musicisti che gli ELO diventarono davvero una band e smisero di essere il progetto comune di Lynne e Wood. Una curiosità: in quel periodo Lynne tentò di far entrare al posto di Wood nientemeno che il leggendario cantante/bassista Glenn Hughes (ex-Trapeze, Deep Purple, Black Sabbath), ma per fortuna di ELO e Deep Purple non se ne fece nulla.

Tutti e cinque i brani del disco superano la durata standard del rock e sono pieni di arrangiamenti orchestrali melodici. Dopo l’esordio, è senza dubbio il loro album commercialmente meno accessibile, anche se la spiritosa cover di “Roll Over Beethoven”, dall’originale di Chuck Berry, finì tra i più grandi successi britannici di quell’anno. Gli ELO non si sono mai sbbattuti più di tanto per seguire la tradizione dei maestri del rock progressivo sinfonico, che pescavano l’ispirazione soprattutto dai compositori classici dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento. I loro ricchi arrangiamenti di archi e tastiere erano per lo più di impronta barocca e seguivano la melodia principale dello scheletro rock di ogni brano. Le improvvisazioni, già allora, nella loro musica erano del tutto trascurabili, quasi inesistenti. Se togliessimo gli arrangiamenti orchestrali alla maggior parte dei pezzi di “ELO 2”, ci ritroveremmo con composizioni rock melodiche ed energiche, ma la band ne uscirebbe privata di uno degli elementi chiave del suo suono riconoscibile. L’approccio melodico, l’accessibilità dei singoli arrangiamenti e la produzione scintillante erano già allora tra gli ingredienti principali della ricetta del loro successo commerciale travolgente, arrivato più tardi.

Nell’apertura drammatica “In Old England Town (Boogie No 2)”, che con la sua struttura vagamente oscura riprendeva stilisticamente da dove si era fermato l’esordio, il contributo energico di Wood al violoncello non si poteva proprio non notare. Il brano si apre infatti con un riff cupo e inquietante di chitarra e violoncello, che ritorna più volte nel corso della composizione. Questo e certi altri arrangiamenti d’archi un po’ oscuri ammiccano perfino ai King Crimson, e la rendevano, tra tutti i pezzi del disco, la più vicina a certe cose delle celebri band di prog rock. Come c’era da aspettarsi, Lynne e soci smorzano parecchio l’atmosfera oscura iniziale con la sottile e piuttosto malinconica ballata “Mama”, che senza dubbio rientra tra le loro cose più belle. Qui a conquistare l’ascoltatore sono soprattutto la struttura melodica ma complessa, la voce malinconica di Lynne e gli arrangiamenti orchestrali di gran gusto, che a ogni ascolto risvegliano una nostalgia tutta particolare.

Segue uno dei classici ELO più noti, l’ottima cover di “Roll Over Beethoven” di Berry, che Lynne e compagnia hanno rimodellato in modo del tutto unico, trasformandola in un pezzo dal carattere completamente diverso dall’originale. L’hanno ridisegnata soprattutto con arrangiamenti drammatici e scuri di entrambi i violoncelli e del violino, oltre che con un’introduzione che contiene il motivo centrale della Quinta Sinfonia di Beethoven. Particolarmente riuscito il passaggio da quel motivo classico alla sezione honky tonk/rock’n’roll che arriva dall’originale di Berry. Oltre agli eccellenti arrangiamenti orchestrali, il pezzo è arricchito dai passaggi drammatici di Bevan alla batteria e dai riff di chitarra incandescenti di Lynne, insieme alla sua performance chitarristica altrettanto drammatica. In chiusura il motivo centrale della Quinta viene ripreso ancora una volta. Questa cover fu il loro secondo singolo e il secondo successo, tra i brani di maggior successo di quell’anno non solo in patria ma anche negli USA. Con gli anni “Roll Over Beethoven” è diventata l’inno degli ELO e la chiusura obbligata di tutti i loro concerti.

L’ottimo “From The Sun To The World (Boogie No 1)” si distingue per i tanti arrangiamenti sinfonici drammatici, un ritmo saltellante, quasi boogie, e la performance vocale camaleontica di Lynne. Dopo un’introduzione delicata arrivano una raffica di riff di chitarra incisivi e arrangiamenti pomposi di archi e tastiere. Nel brano ci sono molti rovesciamenti orchestrali imprevedibili, dalle sezioni energiche a quelle più delicate, che creano un’atmosfera straordinariamente movimentata. Il pezzo cambia natura completamente più volte. Con questo brano gli ELO hanno creato una delle loro cose più mosse in assoluto. Il capolavoro epico che chiude il disco, “Kuiama”, oltre gli 11 minuti, è una di quelle prelibatezze ELO in cui si avvicinano di nuovo un po’ di più ai risultati delle band chiave del prog rock sinfonico dell’epoca. Dopo un’introduzione semplice e quasi assonnata entrano gli eccellenti arrangiamenti orchestrali di violoncello e violino, un riff di chitarra imponente e un’ottima performance vocale di Lynne. Il tutto mantiene sempre la sua struttura melodica centrale. Anche se suona tutto piuttosto semplice e accessibile, i singoli arrangiamenti sono più complessi di quanto i più si aspetterebbero. Dopo il primo passaggio la composizione finisce in un’atmosfera completamente diversa. Qui entrano arrangiamenti malinconici eccellenti di chitarra, di entrambi i violoncelli, violino e tastiere, che scorrono tra i vari stacchi di batteria. In chiusura di disco gli ELO si sono dimostrati ancora una volta maestri nel combinare arrangiamenti orchestrali magniloquenti, passaggi drammatici e una sottigliezza fuori dal comune.

“ELO2” è stato senza dubbio uno dei migliori album nella storia di questa splendida band art rock, che non ha mai nascosto di fare l’occhiolino ad alcuni dei migliori elementi del prog rock sinfonico. Forse è addirittura il loro lavoro più compiuto per quanto riguarda la collocazione degli ELO tra le band progressive rock. Come tale dovrebbe ancora oggi entusiasmare sia chi ama le loro cose successive, più colorate di pop rock, sia i buongustai musicali sempre aperti alle forme sperimentali più disparate, che però apprezzano anche il senso per una buona melodia. Lynne sapeva bene che con l’eredità di Wood non si poteva chiudere in fretta e del tutto, perciò tenne alcune delle idee migliori dell’esordio e le arricchì grazie ai nuovi strumentisti. La nuova combinazione di due violoncellisti e un violinista si rivelò vincente su “ELO 2”, e anche nei dischi successivi la band seguì questa ricetta di fondo, che di solito le garantiva il successo presso un pubblico musicale il più ampio possibile, ma anche esigente.

Formazione

Jeff Lynne – voce, chitarra, sintetizzatore moog
Mike de Albuquerque – basso, cori
Richard Tandy – sintetizzatore moog, pianoforte, chitarra, harmonium
Bev Bevan – batteria
Wilf Gibson – violino
Mike Edwards – violoncello
Colin Walker – violoncello

Produzione

Jeff Lynne

Tracklist

1. In Old England Town (Boogie #2) (6:51)
2. Mama (7:00)
3. Roll Over Beethoven (8:05)
4. From the Sun to the World (Boogie #1) (8:17)
5. Kuiama (11:14)

Durata dell’album: 41:37

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie