Slowhand
Artista: Clapton, Eric
Etichetta: Polydor Records
Uscita: 1977
La carriera di Eric Clapton, che dopo lo scioglimento dei Cream e, più tardi, dei Blind Faith, dal battesimo del fuoco del primo album omonimo del chitarrista in poi ha oscillato per tutti gli anni Settanta tra trionfo e naufragio, nel 1977 con la celebre Slowhand raggiunge lo zenit della sua tumultuosa odissea. Il successo del disco, soprattutto sul piano commerciale, lo deve di sicuro a tre semplici pezzi che, dopo tre anni di vacche magre, hanno rincoronato il genio di Eric Clapton come creatore delle tendenze musicali popolari della sua epoca. Ma Slowhand è molto più di un semplice contenitore di un tris di hit per l’eternità: con materiale sensazionale, sostenuto da un modo di suonare dinamicissimo e innovativo, ci consegna la band di Eric Clapton al culmine delle sue forze.
Quando si parla dell’impatto dell’espressione di Clapton, non si può certo prescindere dalla Cocaine di J. J. Cale, che da ragazzina timida si è trasformata in una velenosa cattivella proprio sotto la bacchetta della celebre versione di Eric. Clapton affonda i denti nella creatura di Cale con una grinta feroce e una dose abbondante di sicurezza in se stesso, e alla fine lo si sente benissimo nella schiettezza degli assoli del chitarrista, che si susseguono ispirati in ondate impressionanti. Cocaine è senza dubbio uno dei pezzi più potenti di Eric, una bellezza di chitarra che dopo oltre trent’anni sprizza ancora energia da ragazzino. Il cambio d’umore arriva con Wonderful Tonight, un quadro pittoresco della sottigliezza espressiva di Clapton. Grazie a un’idealizzazione carica di emozione di Pattie Boyd, torna a entusiasmare con la sua straordinaria ampiezza. Con una nuova, radicale svolta di genere arriva Lay Down Sally, un altro dei tanti esperimenti country di Clapton, che ai fan del blues dopo tutti questi anni continua sicuramente a dare sui nervi. Qui però a Eric vanno fatti ancora una volta i complimenti per un’interpretazione davvero convincente: col suo calore da Sud degli Stati Uniti, il pezzo conferma Clapton come uno dei maggiori interpreti della musica popolare.
Nella categoria dei brani più accessibili di Slowhand rientrano sicuramente anche Next Time You See Her, We’re All The Way e lo struggente strumentale Peaches And Diesel. Tutti e tre si adornano di quell’impasto di melodia e minimalismo che in Eric avevamo già sentito in passato e che, limato con il tempo fin nei minimi dettagli, è diventato uno degli elementi più riconoscibili del messaggio del chitarrista. Clapton poi accende gli animi con il rocker dalla costruzione semplice The Core, una jam improvvisata di quasi dieci minuti, resa elettrizzante dalla collaborazione vocale tra Eric e la sua appassionata compagna Yvonne Elliman. Dal rock & roll si passa in un lampo al blues, stavolta con la regia del possente gioiello slide Mean Old Frisco, uno dei blues più “pesanti” di Clapton. Lo standard di Arthur Crudup, sulla scia della ben più famosa Cocaine, vive sotto la mano paterna di Eric Clapton una seconda giovinezza.
Slowhand è un capolavoro di prima classe, pieno di tensione musicale intrappolata nella morsa di arrangiamenti dinamici, che, nonostante la dura concorrenza di Backless e 461 Ocean Boulevard, è riuscito a mantenere il titolo di album più forte di Eric Clapton degli anni Settanta. Abbandonando sempre più i valori blues tradizionali e adottando a poco a poco approcci più convenzionali, Clapton continua a maturare sul piano creativo. Il tempo con Slowhand è stato più che clemente, il che, vista la brillantezza di cui il disco è portatore, non sorprende affatto.
Formazione
Eric Clapton: voce, chitarra
George Terry: chitarra
Carl Radle: basso
Dick Sims: tastiere
Mel Collins: sassofono
Marcy Levy: voce
Yvonne Elliman: voce
Jamie Oldaker: batteria
Produzione
Gyln Johns
Tracklist
1.Cocaine
2.Wonderful Tonight
3.Lay Down Sally
4.Next Time You See Her
5.We’re All The Way
6.The Core
7.May You Never
8.Mean Old Frisco
9.Peaches And Diesel
Durata dell’album: 39.13