Born Again

0 6

Artista: Black Sabbath
Etichetta: Vertigo Records
Uscita: 1983

Iommi si era evidentemente trovato molto a suo agio, all’inizio degli anni Ottanta, in compagnia degli ex compagni d’avventura di Ritchie Blackmore. Prima c’era stato Ronnie James Dio, il buon vecchio folletto degli Elf/Rainbow, la combinazione letale di Tony, che aveva liberato i Black Sabbath dalle catene del passato e, sulle ali dei fenomenali Heaven And Hell e Mob Rules, li aveva spinti con coraggio nell’imprevedibile (per i vecchi tromboni) mondo musicale degli anni Ottanta. La formazione dei Black Sabbath con Dio era così diventata leggendaria. “Quasi” quanto il successivo esperimento di Iommi, chiamato Born Again!

Probabilmente la maggior parte di voi oggi riesce a immaginare senza fatica la reazione di qualsiasi fanatico dei Deep Purple o dei Black Sabbath nel momento in cui, magari proprio nel bel mezzo della falciatura pomeridiana del prato, la notizia dell’arrivo di Gillan nello storico collettivo di Birmingham lo colpì come un fulmine a ciel sereno. Scelta strana, soprattutto se pensate che le due band, per tutta la prima metà degli anni Settanta, si erano date battaglia senza tregua, in una rivalità feroce, all’assalto del mercato musicale al di là della pozzanghera. La scelta di Ian diventa ancora più interessante se si considera che il suo modo di esprimersi musicalmente non coincide in nessun modo con l’immagine cupa, demoniaca o comunque “diabolica” dei Black Sabbath. Quest’ultima, anche stavolta, è costruita su riff di Iommi duri, oscuri, cioè tradizionalmente eccellenti, che posso dire senza dubbio rientrare nella cerchia ristretta delle migliori creazioni a sei corde del chitarrista. Quei riconoscibili accordi di quinta, fortemente distorti, testimoniano la determinazione di Tony, con cui zittisce con grande effetto tutti coloro che dubitavano dei suoi progetti dell’era post Ozzy.

Born Again è senza dubbio una delle storie dei Black Sabbath più “assurde” (la supera solo la burlesque di Seventh Star). L’album, a parte l’apertura heavy rock di Trashed, raramente riesce a entusiasmare nel vero senso della parola. I motivi di questa apatia sono diversi; uno dei principali è la produzione schifosamente metallica, che spesso fa sciogliere come acqua perfino i sempre spaventosi riff di chitarra di Iommi. Mescolarli con i testi smaccatamente “anti Sabbath” di Gillan è il secondo problema di Born Again. Qui a Ian non si può certo fare una colpa, visto che il signore si sforza con tutte le sue forze di creare un’immagine il più possibile “nera”, ma ahimè tutto gli sta fuorché addosso. A farne le spese è ovviamente il risultato finale di brani come Disturbing The Priest, un tipico riff alla Tony Iommi su cui la sottile voce di Gillan, con urla isteriche da stregone, cerca di far paura. Qui Ian si dimostra decisamente all’altezza. Vale soprattutto per la parte centrale del pezzo, per la quale sarebbe stata quanto mai gradita una separazione immediata dalla sua introduzione di una pesantezza fuori dal normale. L’ironia è che proprio in cose così disorientate Ian, a livello di testo, si avvicina di più a una convincente figura da Black Sabbath. L’esatto opposto lo raggiunge invece con la difficilmente comprensibile Keep It Warm, un racconto strano e pieno di erotismo che in un altro contesto probabilmente avrebbe centrato in pieno il suo scopo originario. Da qualche parte a metà strada fra le due si trova la divertente Digital Bitch. Non tanto per la musica, quanto per il testo scherzoso con cui Gillan, nel suo stile inconfondibile, fa i conti con i suoi “carissimi”. Nel tipico stile Tony Iommi, sulla scia di E5150, Born Again ci lascia di nuovo a “riflettere” con almeno due stranezze. Parliamo della strumentale e del tutto sacrificabile Stonehenge e della sua sorella spauracchio The Dark, il cui vero significato ancora oggi è incredibilmente difficile da capire. Curioso che il signore, in questo periodo di rinascita dell’heavy metal, ci provi ben due volte a incupire l’atmosfera in questo modo. In ogni caso, qui non vi aspetta nessun momento degno di particolare menzione, a parte un insolito, fortissimo mal di testa.

Tra i momenti più forti dell’album, oltre alla Trashed d’apertura, si rivelano la macchina instancabile e mulinante di Zero The Hero, la dispersiva Hot Line (un altro bell’esempio dell’incompatibilità di Ian) e un’altra magistrale prova di Iommi, la title track Born Again, un vero unicum. Quest’ultima brilla per tutto il tempo grazie agli interventi vocali senza compromessi di Gillan, che per l’ultima volta mostrano il cantante in uno stato d’animo vocale così in alto. Peccato solo che i signori, all’epoca, non abbiano avuto uno sguardo più sobrio sull’intero processo creativo, che avrebbe sicuramente aiutato a far brillare di più questi rari sprazzi promettenti di Born Again, purtroppo comunque troppo spesso del tutto insulsi.

Formazione

Tony Iommi: chitarra
Ian Gillan: voce
Geezer Butler: basso
Bill Ward: batteria
Geoff Nicholls: tastiere

Produzione

Robin Black & Black Sabbath

Tracklist

1.Trashed
2.Stonehenge
3.Disturbing The Priest
4.The Dark
5.Zero The Hero
6.Digital Bitch
7.Born Again
8.Hot Line
9.Keep It Warm

Durata dell’album: 40.40

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