Renegade
Artista: Thin Lizzy
Etichetta: Vertigo Records
Uscita: 1981
Renegade è probabilmente il disco più monodimensionale e monolitico di tutta la discografia dei Thin Lizzy. Dopo i travagliati rimescolamenti di formazione, che hanno portato a tentativi vertiginosi di mantenere in piedi un’aria di normalità dentro la band stessa, a cui poi ha fatto seguito, con tutta la gentilezza del mondo, un calcio nel buio come Chinatown, con Renegade i Thin Lizzy mettono “tutte le forze” nei ritocchi estetici a un’immagine ormai parecchio macchiata. Una specie di liposuzione, che arriva con la prosecuzione della saga heavy metal ormai avviata, e che però, nonostante le grandi speranze, purtroppo non è altro che un passo in più verso l’inevitabile declino della band.
Nonostante i problemi, Renegade porta nei flussi creativi dei Thin Lizzy più di una novità più che benvenuta, che sul piano del suono è servita come una specie di upgrade d’emergenza del nuovo look Lizzy. Un look che doveva compensare con la spietatezza le tendenze sempre più dure del momento. A braccia aperte possiamo accogliere soprattutto Angel Of Death, dal profilo pesantemente metal, una sorta di continuazione di quel racconto fantasy di situazioni storiche conflittuali nello stile di Emerald, The Pressure Will Blow e, in modo azzeccatissimo per la situazione, la confessione personale di Hollywood (Down On Your Luck). Pezzi che, a forza di concentrarsi sul galoppare compatto delle chitarre, soffrono la mancanza di elementi riconoscibilmente Thin Lizzy, e che senza rivali si prendono le posizioni di vertice di Renegade. Dalla compagnia di questi favoriti affilati come rasoi non scappa nemmeno la per il resto timida It’s Getting Dangerous, un pezzo sopra la media per la ristretta cerchia dei pezzi grossi, dall’arrangiamento semplice, pieno di melodia contagiosa e che si mette ad analizzare con nostalgia i giorni ormai lontani.
Il duo Gorham White ha tratto visibilmente vantaggio dallo studio degli errori del passato, che dopo il disastro di Chinatown restano più o meno un pallido ricordo. La benvenuta audacia di imboccare strade più dure, nobilitate da una produzione ancora più concreta, è semplicemente liberatoria. L’accoppiata finalmente suona compatta, anche se nel loro rapporto sarebbe difficile cogliere una qualunque scintilla che indichi almeno una minima presenza dei vecchi scontri di ego chitarristici dei Lizzy. La mancanza di sana comunicazione reciproca la nasconde a forza proprio il pezzo che dà il titolo al disco, una saga malinconica sopra la media su un emarginato, in cui probabilmente riconoscerete subito i contorni di Phil Lynott. Renegade è uno degli ultimi trionfi della combinazione tra poetica brillante e nobiltà della voce di Phil.
Di ambiguità che con la loro presenza rovinano l’idillio superficiale del disco, e lo fanno con particolare entusiasmo, nonostante i guizzi di cui sopra non ne mancano. Una è la scatenata Leave This Town, che cerca consolazione per la propria mancanza di originalità nell’entusiasmo per il boogie woogie alla ZZ Top. Coraggiosa, ma poco convincente. Altrettanto ridicolo risulta l’incomprensibile flirt con il machismo “loco” che risponde al nome di Mexican Blood. La ricerca smarrita tra idee di dubbia provenienza erutta definitivamente sotto forma di Fats, con cui i Thin Lizzy marciano inconsapevolmente pericolosamente vicini al bordo di una cronica sfiatatura della propria espressione. Quest’ultima, messa a confronto con la semplice compattezza del disco, il principale asso nella manica della nuova formazione dei Thin Lizzy, con Renegade purtroppo mostra solo i pallidi contorni della gloria di un tempo.
Formazione
Philip Lynott: voce, basso
Scott Gorham: chitarra
Snowy White: chitarra
Brian Downey: batteria
Produzione
Thin Lizzy/Chris Tsangarides
Tracklist
1.Angel of Death
2.Renegade
3.Pressure Will Blow
4.Leave This Town
5.Hollywood (Down on Your Luck)
6.No One Told Him
7.Fats
8.Mexican Blood
9.It’s Getting Dangerous
Durata dell’album: 41.57