Hajdi

0 5

Artista: Drinkers, The
Etichetta: Multi Records
Uscita: 2007
Voto: 3.5/5

Alleluia. Ce n’è voluto di tempo dopo “Prohibicija” (2003) per i nostri famosi alcolisti del rock n’ roll della prima ora. Eccoci finalmente al primo album del “ritorno” dei granitici punk rock n’ roller The Drinkers, con nuovi rinforzi. Il primo è Matjaž Živkovič! Da noi lo conoscono tutti come Maki. Il secondo è il chitarrista aggiuntivo (sì, i The Drinkers sono di nuovo un quintetto) Simon Kavšek, dal nomignolo affettuoso di Koza. Con Koza e Maki i The Drinkers hanno rinsaldato il nucleo creativo della band, quello che porta le idee per i pezzi. Perfino la copertina di “Hajdi” è dedicata ai nuovi arrivati. Un idillico paesaggio alpino con una ragazzina lattea che porta il broncio di Maki, con tanto di “faccia da bebè”, in mezzo a un branco di capre con le facce degli altri membri della band. E non manca nemmeno la botte di vino con l’etichetta sulla teoria della birrevoluzione dell’uomo!

Due chitarre, dunque. Una svolta verso il sound più ruvido di bevitori risvegliati? Assolutamente sì! “Hajdi” è un tipico album dei The Drinkers. Se ami il loro alco rock, con “Hajdi” ti ritroverai subito sulla stessa lunghezza d’onda. È carico dell’eredità di base della band: sii diretto e semplice. È con questa ricetta che i The Drinkers sono sempre stati convincenti. Al primo ascolto è una cazzeggiata totale, ma l’effetto finale che i ragazzi lasciano all’ascoltatore è tanto più serio e concreto.

L’album è pieno di idee fresche che chiamano a una nuova rivoluzione alcolica generale. Lo apre l’esplosiva Hura, che per tipo di frase chitarristica di base (per non usare sempre il forestierismo “riff”) si avvicina agli elementi del thrash metal; il maggior colpevole è il “beat” dettato dalla sezione ritmica, che stavolta è metallica. Il riff della pre-strofa è costruito in modo tale che se ne potrebbe ricavare il proseguimento verso il ritornello di “Ride The Sky” degli Helloween, e sono possibili parallelismi perfino con la tradizione thrash tedesca di gente come Sodom e Destruciton; il riff può catturare l’attenzione anche degli amanti dello speed metal old school americano, con in testa Liege Lord, Agent Steel e compagnia… E i The Drinkers non sarebbero i The Drinkers se dopo quel riff non facessero sfociare il ritornello in un vero valzer da sbronza a suon di “hura, hura, hura”. Nessun timore per il seguito. No. I The Drinkers non sono diventati metallari.

I testi gareggiano tra loro in comicità, eppure dentro questa comicità c’è un’incredibile dose di verità, che è poi lo scopo di fondo dell’espressione musicale dei The Drinkers. Sono semplicemente ribelli del rock n’ roll. E lo sono con un cervello ancora freschissimo e scintillante, un cervello dai tempi di attivazione brevi. L’album contiene ovviamente una bella dose di rock n’ roll rumoroso, con dichiarati abbellimenti punk, proprio quello che ci si aspetta dalla band. Una delle prove più riuscite dell’arguzia dei The Drinkers è il pezzo Nočem na Evrosong, con cui i The Drinkers si sono perfino candidati, in modo provocatorio, alla selezione. “Non voglio andare all’Evrosong, perché sono senza idee” è un verso che dice davvero tutto! Nel finale del ritornello è tessuto alla perfezione un decoro da fanfara balcanica, che i ragazzi traducono nel linguaggio della chitarra e con cui insaporiscono ulteriormente il brano. Con un trucchetto così semplice i ragazzi dimostrano che l’esaltazione del minimalismo in musica è per loro pane quotidiano. E se ti riesce, allora la ribellione punk può davvero essere l’esperienza più autentica. Klub Anal, con le terze alla Maiden in una corsa rock n’ roll sfrenata, è un altro trucco di questo “malizioso” genere, mentre Maki, con la sua voce potente e roca, manda l’ascoltatore al tappeto dalle risate quando questo capisce che la storia gira intorno a un raduno di gay nel loro buco preferito; oppure immagina una persona del tutto innocente, ignara di tutto, magari un uomo prima ubriaco che, una volta smaltita la sbornia, non è più così sicuro di cosa sia successo alle sue spalle durante la notte (Se l’è forse “beccato” da dietro?).

Anche il resto del materiale viaggia più o meno alla stessa frequenza, che si tratti della title track, di un’altra riuscita cazzeggiata nel pezzo Vreme, di un’altra ancora in Stari mož o di una terza in Bife. Con Tine rine i ragazzi si buttano su un’azzeccata fusione di rock n’ roll e reggae, che ancora una volta funziona alla grande. Eppure con il brano numero 8 l’album si fa all’improvviso buio, quando i The Drinkers raccontano la storia di una ragazza che lavora alla Livarna e che, per sopravvivere, offre servizi extra agli uomini. Fermiamoci ancora sull’ultimo pezzo dell’album, più precisamente sulla dedica alla band tornata in attività Niet, gruppo con il chitarrista dei The Drinkers Robert Likar, a cui i The Drinkers hanno dato un po’ più di rumore chitarristico sul solido telaio rock n’ roll della compatta sezione ritmica Mutvar/Milavec.

Visto che abbiamo aspettato un bel po’ per il nuovo album della band, anche i ragazzi hanno avuto più tempo per le idee. Inserire Maki nella formazione è stata una scelta super. Il tizio non è solo carismatico, ma ha un timbro perfetto per i The Drinkers, che fa curve da ubriacone sguaiato oppure urla con rabbia ribelle e svilita. Forte e autorevole. E sparare i versi a tutta voce, per i The Drinkers, è comunque una necessità assoluta! L’ingresso di un altro chitarrista porta, come già detto, ancora più rumore su “Hajdi” e allarga la gamma di sviluppo della band in futuro. Più teste, di regola, portano anche più idee nel gruppo. Personalmente appoggio con forza le svolte delle band verso “acque più dure”. Di rumore nel rock n’ roll, d’altronde, non ce n’è mai abbastanza. “Hajdi” è un altro album rock n’ roll genuino, di quelli che producono solo le band più coraggiose. Con questo disco i The Drinkers suonano esperti, maturi e spensierati. Qui sono di nuovo tremendamente divertenti, si sente che alla band è tornato lo slancio. Aspettatevi nuove precipitazioni nell’esofago! .Ho infatti il sospetto che il suo successore non si farà aspettare a lungo. Se vuoi saperne di più sul nuovo album dei The Drinkers “Hajdi” (2007), puoi leggere l’intervista di RockLine al cantante Matjaž Živkovič Maki.

Formazione

Matjaž Živkovič Maki – voce
Robert Likar – chitarra, seconda voce
Simon Kavšek Koza – chitarra, seconda voce
Miro Mutvar – basso
Roman Milavec Macho – batteria

Produzione

The Drinkers

Tracklist

01.Hura
02.Stari mož
03.Tine rine
04.Nočem na Evrosong
05.Klub Anal
06.Hajdi
07.Vreme
08.Livarna
09.Bife
10. Lep dan za smrt

Durata dell’album: 35.37

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie