Octoberon
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Barclay James Harvest
Etichetta: Polydor Records
Uscita: 1976
Voto: 4.5/5
“Octoberon” rappresenta uno dei momenti più grandiosi nella storia dei leggendari rocker progressive britannici Barclay James Harvest. Il titolo dell’album è frutto di un arguto gioco di parole che mette insieme il nome Oberon (il re delle fate del classico di Shakespeare Sogno di una notte di mezza estate, raffigurato in modo pittoresco sulla copertina del disco) e il mese di ottobre (quando l’album uscì). Allo stesso tempo, allude simbolicamente al fatto che si trattava del loro ottavo album (contando anche il live “Live”). Su “Octoberon” i ragazzi toccarono davvero uno dei vertici nell’arte di tessere la loro inconfondibile magia BJH, che ai tempi d’oro nasceva soprattutto dall’intreccio di riff fantasiosi, motivi pastorali a trazione acustica, arrangiamenti sinfonici maestosi e armonie vocali melodiche e variegate. Al dinamismo del disco ha dato il suo contributo anche l’uso di un coro.
Anche se il maestro delle tastiere Woolly Wolstenholme ci ha messo lo zampino con una sola composizione sua (la splendida “Ra”), questo è uno di quei dischi dei BJH in cui gli arrangiamenti orchestrali spiccano in modo particolare e riescono senza fatica a far impazzire la maggior parte degli amanti del buon progressive rock sinfonico, il genere a cui la band, con la sua espressione musicale unica, è stata di solito più vicina. Forse è addirittura il loro album più sinfonico, nonostante non ci sia un’orchestra, come invece nei primi anni del gruppo. Woolly, il motore prog-rock della band, qui ha raggiunto un nuovo livello grazie a maestose cortine di mellotron che creano l’effetto drammatico di un’orchestra. Nel frattempo il bassista/cantante Les Holroyd e il chitarrista/cantante John Lees hanno lasciato su questo disco alcune delle loro cose migliori, brani che sconfinavano oltre i soliti confini delle ballad folk rock o degli hard rock energici.
L’album si apre con un classico dei BJH, “The World Goes On”, una di quelle semi-ballad pastorali e ottimistiche di Les che, con la loro natura elevante, lasciano sempre un segno profondo in chi ascolta. La semplice melodia di chitarra acustica è accompagnata dalle maestose ondate orchestrali del mellotron e dal vocalismo in falsetto “angelico” di Les. Nella seconda parte entrano anche alcune malinconiche sezioni di chitarra elettrica di John. Nel pezzo si mescolano malinconia e ottimismo, espresso da un testo che riprende il tema preferito di Les: il volo come modo per scappare dagli affanni. Segue “May Day”, incoronata di contrasti, che contiene un’altra delle tante critiche socio-politiche di John (stavolta rivolta soprattutto ai regimi oppressivi; l’URSS il 1° maggio organizzava sempre pompose parate militari). Anche questo brano ha ottimi arrangiamenti pastorali, tanti raffinati ricami sinfonici di mellotron e organo Hammond e parecchie parti di chitarra affilatissime. Il motivo pastorale centrale, costruito su semplici accordi di chitarra acustica, ha un effetto quasi ipnotico. A dare pomposità ci pensa soprattutto il coro nel finale, che, sostenuto dai maestosi arrangiamenti orchestrali del mellotron, canta vari frammenti di brani patriottici tradizionali inglesi.
Il maestoso ep sinfonico “Ra”, che si riferisce all’antico dio egizio del sole, è l’unica composizione di Woolly su questo album, ma è senza dubbio il pezzo migliore del disco, se non una delle cose migliori in assoluto nella storia della band. È uno dei rari casi in cui i BJH si sono avvicinati completamente all’idea di prog rock sinfonico classico, intrecciandoci in modo meraviglioso alcuni elementi di musica classica. La composizione ribolle per tutto il tempo di arrangiamenti sinfonici malinconico-drammatici, creati con maestria dalle ondate del mellotron. All’atmosfera elevante, quasi celtica, contribuiscono anche le energiche sezioni di Hammond e la voce malinconica di Woolly. Inoltre, qui John mette in risalto in modo bellissimo le sue doti chitarristiche con alcune ottime parti di slide “piangenti”. “Rock ‘N’ Roll Star” è un altro classico dei BJH e forse addirittura il pezzo di Les più amato del repertorio BJH, che lui suona ancora oggi nella sua versione della band. Per titolo e testo, che parla della verità senza veli sulla vita di una rockstar, richiama chiaramente il classico dei The Byrds “So You Wanna Be a Rock ‘N’ Roll Star”, anche se musicalmente non ha nulla a che fare con quello. Dopo una misteriosa introduzione sinfonica di tastiere irrompe un riff possente, con un ritmo saltellante sulla batteria di Mel. La nota drammatica la dà soprattutto il ritornello melodico, con un’ottima prova vocale di Les sostenuta da armonie vocali aggiuntive. Il motivo centrale, dove si intrecciano i suoni delle due chitarre e le ondate delle tastiere, è quasi da inno, mentre i maestosi arrangiamenti sinfonici allargano in modo importante la profondità di questa composizione eccellente, che altrimenti suonerebbe come un rocker energico ma semplice.
Di tutt’altro stampo è “Polk Street Rag”, uno di quei divertenti heavy rocker di John che quasi rappresenta un’anomalia per quanto riguarda i contenuti lirici dei loro pezzi, visto che fa riferimento al controverso film “Gola profonda”. Pare fosse un porno soft su una donna con gli organi sessuali nella gola (!), e fece un bel putiferio sulla scena mediatica dell’epoca. Per i BJH un tema piuttosto insolito, che avrebbe potuto facilmente risultare volgare, se non estremamente di cattivo gusto, e invece la band è riuscita a trasformarlo in modo eccezionale in un brano scherzoso e discreto, con un ritmo vivace, energiche parti di chitarra e buone armonie vocali. La ballad acustica amorosa e pastorale di Les, “Believe In Me”, che ha non poco del patos beatlesiano, non potrebbe rappresentare un contrasto più netto. Nonostante l’apparente semplicità iniziale, è un pezzo estremamente vario, con tanti ottimi arrangiamenti sinfonici e motivi strumentali pittoreschi. I passaggi tra chitarra acustica, basso e tastiere sono da leccarsi i baffi, mentre le armonie vocali creano un’atmosfera eccezionalmente eterea (tra un passaggio e l’altro suonano sorprendentemente alla Yes, e la “colpa” è della somiglianza vocale di Les con Jon Anderson).
A chiudere l’album ci pensa l’eccellente ep sinfonico “Suicide?”, con cui i BJH raggiungono ancora una volta uno dei loro apici simfo-prog. Questo splendido brano, con titolo e testo, all’uscita fece parecchio discutere, perché ruota attorno al suicidio, o meglio all’omicidio, tramite un salto da un grattacielo. I suoi detrattori spesso dimenticano il punto interrogativo nel titolo, che allude al mistero: si è buttato da solo o qualcuno l’ha spinto oltre il bordo? A dirigerlo sono stati Woolly, che con i suoi arrangiamenti drammatici di tastiere (soprattutto il mellotron) ha creato un’atmosfera eterea eccezionale, e John, che lo ha accompagnato con ottime parti di chitarra acustica ed elettrica e ha pure sfornato uno degli assoli migliori della sua carriera. Le armonie vocali corali, sognanti, si fondono alla perfezione con le ondate orchestrali e con la melodia centrale di chitarra acustica, costruendo piano piano una drammaticità enorme, condita anche da tanti oscuri effetti sonori. Tra questi, la marcia finale del protagonista, che prima si fa strada nel traffico, poi attraversa un bar e un ascensore e alla fine, dalla cima del grattacielo, interrompe in modo drammatico il filo della sua vita (o qualcun altro lo interrompe per lui) con le parole “just in time”. Difficile immaginare un finale più drammatico.
Con i suoi maestosi arrangiamenti orchestrali, “Octoberon” ha avvicinato (di nuovo) per un breve periodo la band all’élite del rock progressivo sinfonico, anche se lì non ci sono mai davvero appartenuti: da sempre erano più vicini a una scuola specifica di art rock, incarnata dalle differenze compositive e stilistiche tra i singoli membri. L’album è segnato dall’inizio alla fine dalla tipica mistica pastorale dei BJH, che crea un’atmosfera esoterica, perlopiù autunnale, e il clima di una notte di mezza estate in cui rivivono le antiche leggende celtiche. Nei anni successivi i BJH avrebbero fatto ancora qualche album splendido e commercialmente più fortunato, che gli avrebbe portato un successo enorme in Germania e in Europa centrale, ma “Octoberon” resta il loro ultimo capolavoro, uno di quei dischi che meritano un posto sullo scaffale di ogni buongustaio della musica.
Formazione
John Lees – voce, chitarra
Les Holroyd – voce, basso, chitarra acustica
Mel Pritchard – batteria, percussioni
Woolly Wolstenholme – tastiere, voce
MUSICISTI OSPITI:
The Capriol Singers – arrangiamenti corali
Ritchie Close – arrangiamenti orchestrali
Produzione
David Rohl
Tracklist
1. The World Goes On (6:27)
2. May Day (7:57)
3. Ra (7:18)
4. Rock’N’Roll Star (5:17)
5. Polk Street Rag (5:37)
6. Believe In Me (4:21)
7. Suicide? (7:56)
Durata dell’album: 44:53
Bonus track della ristampa (2003):
8. Rock ‘N’ Roll Star (alternative mix)
9. Polk Street Rag (alternative mix)
10. Ra (first Mix)
11. Rock ‘N’ Roll Star (Top Of The Pops recording)
12. Suicide? (alternative mix)