Wild Frontier
Artista: Moore, Gary
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1987
Voto: 4/5
Gary Moore è forse più noto come chitarrista blues e, per qualcuno, anche come chitarrista jazz-rock nei Colosseum II, ma in pochissimi lo conoscono come interprete di quello stile ultra melodico che chiamiamo AOR. Ed è proprio questo che ha messo su disco con l’album Wild Frontier, spesso descritto come una macchia nera nell’eccezionale carriera del chitarrista. Ma ha davvero combinato un tale disastro? Secondo me, tutto il contrario.
L’album contiene tutti i classici elementi AOR. Moore ha scritto proprio quelle canzoni lì, piene di melodie bombastiche di chitarra e voce e, come vuole la tradizione AOR, ogni tanto ha buttato dentro qualche ballad per variare un po’. Visto che il tipo viene dall’Irlanda, ovviamente non ha saputo resistere alla tentazione di infilare in certi pezzi anche qualche motivo celtico (si sente soprattutto in Johnny Boy). L’unica stonatura del disco è lo strumentale blues The Loner, che per me dimostra perché Moore non è un grande chitarrista blues. The Loner suona semplicemente vuota, senza emozioni, tirata a lucido, e sono tutti elementi che nel blues (di solito carico di sentimento) non sono i benvenuti. Moore si concentra troppo sulla tecnica e troppo poco sul feeling giusto.
Moore è un chitarrista eccezionale, su questo non ci sono mai stati dubbi, soprattutto dopo quello che aveva mostrato in entrambi gli album dei Colosseum II. Anche in Wild Frontier si lascia andare a briglia sciolta e ci regala degli assoli incredibili, che possono gareggiare con maestri come Vai o Satriani. Questo stile si sposa a meraviglia con le melodie cantabili che scorrono via liscie, e i minuti volano come se niente fosse. Un connubio perfetto tra melodia e pura follia rock alla chitarra. Al suo fianco Moore ha un tastierista che a volte usa degli effetti davvero buffi e che certe volte non sembra dare chissà quale contributo, ma il suo stile è come fatto apposta per questo tipo di musica ed è quindi più che adatto. Poi c’è l’ottimo bassista Bob Daisley, che si mette in mostra un paio di volte, ma soprattutto ha uno stile che si incastra alla perfezione con la musica. Stavolta Moore non usa una vera batteria, che è invece programmata. Molti critici se la sono presa proprio per questo, ma io penso che sia un altro aspetto che contribuisce alla freschezza straordinaria del disco (un po’ come in Highly Strung di Steve Hackett).
Moore si rivela un interprete eccellente di musica AOR e mi sembra che questo stile gli stia addosso molto meglio del blues, per il quale non ha quel feeling giusto (è solo la mia opinione). Wild Frontier dovrebbe quindi stare tra i classici del genere AOR, ma forse non è mai stato così in vista a causa della fama di Moore come chitarrista blues. La maggior parte della gente considera questo album uno dei peggiori della sua carriera, ma il fatto è che è semplicemente diverso da ciò che ci si aspetterebbe da Moore, anche se prima aveva pubblicato un album altrettanto orientato al pop, Run for Cover, che però era stato accolto un po’ meglio. Wild Frontier è dunque un disco che odieranno tutti gli amanti del Moore blues classico, ma che conquisterà chi ama il buon AOR melodico, pieno di bei ritornelli, melodie e acrobazie chitarristiche di cui non si vergognerebbero nemmeno i migliori shredder. Se ti piacciono Journey, Foreigner, Asia… questo album fa per te.
Formazione
Gary Moore – chitarra, voce
Neil Carter – tastiere, voce
Bob Daisley – basso
Produzione
James Barton, Peter Collins, Chris Porter, Gary Moore
Tracklist
1. Over The Hills And Far Away 5:20
2. Wild Frontier 4:14
3. Take A Little Time 4:05
4. The Loner 5:54
5. Wild Frontier (12” Version) 6:38
6. Friday On My Mind 4:11
7. Strangers In The Darkness 4:38
8. Thunder Rising 5:43
9. Johnny Boy 3:15
10. Over The Hills And Far Away (12” Version) 7:26
11. Crying In The Shadows 4:58