A Kind Of Magic

0 10

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Queen
Etichetta: EMI Records
Uscita: year
Durata: 49:56
Voto: 4.5/5

Who wants to love forever
Who wants to dream forever?

“A Kind Of Magic” nasce da una colonna sonora mai uscita ufficialmente per il cult fantascientifico Highlander (la versione slovena, Gorjan, suona parecchio più sciocca), diretto da Russell Mulcahy e con Christopher Lambert nei panni di Connor MacLeod, immortale scozzese fatto di grandi malinconie, ricordi infiniti e battute sarcastiche. A differenza del molto meno interessante, per qualsiasi amante del rock classico, “Flash Gordon” (1981), che era una colonna sonora nel vero senso della parola, qui non tutti i pezzi dell’album sono finiti nel film, o ci sono finiti in una forma un po’ diversa. Quindi, parlando di “A Kind Of Magic”, che ha gran parte del merito dello status immortale di questo spettacolo fantascientifico, è più realistico parlare di un album quasi-concettuale, dove la maggior parte dei brani trae ispirazione da vari episodi del film.

Per i Queen fu una svolta stilistica importante, un ritorno alle radici rock classiche e art rock e un allontanamento dal pop sintetico che verso la metà degli anni ’80 aveva iniziato a dominare la loro musica. Si potrebbe dire che fu un album di transizione tra i Queen pop rock imbottiti di sintetizzatori degli anni ’80 e la loro immagine più classica, quella dei maestri dell’art/hard rock coltivata nei ’70, che lentamente si stava risvegliando ed era anche la più amata. Un passo che i vecchi fan di sicuro aspettavano con impazienza. Anche se qualche pezzo dell’album è ancora più vicino al pop sintetico che al rock classico, il resto chiarì che gli eroi del rock progressivo stavano piano piano tornando là dove erano sempre stati i migliori.

Considerando che si trattava di una fase di transizione della loro carriera, è piuttosto sorprendente che abbiano sfornato un lavoro così solido, con parecchi dei loro pezzi più amati e sempreverdi, guidati da classici e hit come “One Vision”, “A Kind Of Magic”, “Friends Will Be Friends”, “Who Wants To Live Forever” e “Princes Of The Universe”, che ancora oggi accendono la fantasia e l’ispirazione creativa di una marea di ascoltatori e giovani band in tutto il mondo. Come quasi sempre con i loro album anni ’80, anche “A Kind Of Magic” non è privo di difetti. I singoli pezzi oscillano parecchio in qualità, soprattutto nella prima metà del disco, che contiene due brani sotto i loro standard abituali. Ma grazie soprattutto a una seconda metà decisamente migliore, alla fine ne esce come uno dei loro classici e, secondo me, il loro miglior album degli anni ’80. Il disco ha un fascino particolare anche per l’ottima atmosfera e per l’intreccio tra musica, testi e motivi del film, che a chi l’ha visto non sarà difficile riconoscere.

I Queen fin dall’opener fanno capire che stanno tornando piano piano a un hard rock e un art rock più di casa. L’energica hit hard rock “One Vision”, comparsa nel film Iron Eagle, è un’introduzione convincente all’album, anche se non offre chissà quale picco, soprattutto rispetto alla loro eredità di ottimi pezzi heavy rock e di opener potenti. È un brano nella media ma solido, a tempo medio, con una struttura semplice, il caratteristico riffing di May, un forte tappeto di sintetizzatori, la solita affascinante prova vocale di Mercury e un tipico ritornello a più voci che si pianta in testa in un attimo. Pare che sia nato subito dopo che Mercury, ispirato dalla loro indimenticabile esibizione al Live Aid, costrinse letteralmente gli altri a correre in studio e a registrarla alla svelta.  Dell’esperienza post Live Aid parla anche il testo idealistico, che però grazie a Freddie si trasforma ben presto in una specie di umoresca con l’indimenticabile finale “fried chicken”.

A questo energico inizio hard rock segue una favola pop rock nostalgica, l’esoterica ultra hit “A Kind Of Magic”, che insieme a “Radio Ga Ga” e “I Want It All” è secondo me una delle tre migliori composizioni pop rock della loro carriera. Il titolo e il ritornello centrale, a detta di Taylor, sono stati ispirati da uno dei dialoghi del film. Come la sua sorella maggiore “Radio ga Ga”, anche “A Kind Of Magic” è quasi del tutto una creatura di Taylor, anche se Mercury ha detto la sua sulla forma finale. Il segreto dell’incredibile nostalgia di questo pezzo sta negli arrangiamenti seducenti e magici e in un ritornello indimenticabile, come al solito incoronato dall’indistruttibile carisma vocale di Mercury e da ricche armonie vocali di accompagnamento. Alla mistica contribuiscono anche misteriosi effetti di sintetizzatore, suonati qui dall’ospite speciale Spike Edney. Nel film il brano compare in una versione leggermente diversa, ovvero nei titoli di coda.

La sdolcinata ballata “One Year Of Love”, scritta dal bassista John Deacon, abbassa un po’ l’atmosfera per il resto quasi ottima dell’album e gli fa perdere qualche punto. Deacon qui suona anche i sintetizzatori, mentre la chitarra di May è sostituita dal sax di Steve Gregory, ospite. Degli arrangiamenti orchestrali, uno dei pochi punti di luce di questo pezzo, si è occupato Lynton Naif. Sono ben fatti, ma il problema del brano sta nel testo scialbo e nella melodia centrale noiosa, anche se Mercury, come sempre, dà tutto nella sua espressività vocale. Nel film “One Year Of Love” compare nella scena del bar, quando MacLeod viene improvvisamente colto dalla malinconia.

Il titolo di peggior brano dell’album va invece al disperato esperimento motown (genere musicale nato dall’incrocio tra pop e soul) “Pain Is So Close To Pleasure”, che per il battito ritmico e il ritornello starebbe benissimo come musica per uno strip bar, se non addirittura nella scena dei club gay (con tutto il rispetto per le convinzioni e le inclinazioni di Freddie). Nonostante tutta la sua mediocrità, è uno degli ultimi pezzi dei Queen in cui si sente Freddie cantare in falsetto. I Queen non sarebbero i Queen se in un album non facessero almeno un pezzo sotto la media che non può piacere a tutti, il che testimonia solo la loro eterna, straordinaria versatilità stilistica.

L’atmosfera migliora in fretta con un’ottima ballata-inno e hit, “Friends Will Be Friends”. Quest’ultima ha portato avanti la loro tradizione di brani che scuotono le coscienze, con il caratteristico accompagnamento di Mercury al pianoforte e la sua incredibile capacità vocale di far alzare in piedi con il suo ardore emotivo anche i più apatici. Una ballata commovente, adatta ad accompagnare qualsiasi evento sociale, che segue fedelmente la tradizione dei loro inni più celebri come “We Will Rock You” e “We Are The Champions”.

Il momento migliore di “A Kind Of Magic” arriva però con l’indimenticabile ballata “Who Wants to Live Forever”, secondo me la loro ballata più toccante e struggente in assoluto. Non è solo il pezzo migliore dell’album, ma una delle più belle ballate d’amore di tutti i tempi. Di sintetizzatori e voce nella prima strofa si è occupato qui May, mentre per i drammatici arrangiamenti orchestrali ha pensato l’orchestra diretta da Michael Kamen. L’orchestra ha preso il posto di Deacon e Taylor anche per tutte le linee di basso e le percussioni. Il brano assume dimensioni incredibili, epico-malinconiche, quando entra la voce di Mercury, che in modo struggente trasmette un messaggio per tutta la vita sull’amore eterno che vince la morte. Mentre gli arrangiamenti orchestrali sono estremamente malinconici, il ritornello centrale è incredibilmente scuotente e positivo. Nella versione del film anche la prima strofa è cantata da Mercury. Lì il brano compare tra i ricordi di MacLeod della prima moglie e dell’amore della sua vita.

Segue un radicale cambio d’atmosfera con l’incandescente “Gimme The Prize” (in alcune versioni nota anche come Kurgan’s Theme, dal nome del principale cattivo del film). Rappresenta una brusca svolta verso l’heavy metal e uno dei pezzi più duri della loro carriera. In primo piano ci sono il riffing pesantemente metal di May, i colpi spietati di Taylor sui tamburi e una straordinaria, rabbiosissima espressività vocale di Mercury, più vicina allo stile che di solito coltiva Ronnie James Dio (Dio, ex-Rainbow, ex-Black Sabbath). Sullo sfondo, per buona parte del brano, si sentono le voci dei due protagonisti, l’antagonista principale Kurgan e MacLeod con il suo celebre motto “there can be only one”. Per un breve momento irrompe anche un riffing spiritoso sul motivo dell’inno nazionale scozzese, finché non arriva un ottimo assolo. Chi conosce il film riconoscerà nel mezzo una serie di suoni diversi che gli porteranno davanti agli occhi certe scene. Secondo me è il pezzo più trascurato dell’album.

Il divertente esperimento disco “Don’t Lose Your Head” è un breve e innocuo inserto pop rock, in cui in una delle strofe si unisce ai cori, come ospite speciale, la popolare cantante britannica Joan Armatrading. I sintetizzatori di May sono spinti qui con forza in primo piano sulla ripetitiva drum machine di Taylor e sul riff centrale. In certi passaggi il brano rimanda ad alcune cose sosoliste di Mercury. Il titolo e il ritornello contengono un riferimento umoristico al film, dove durante un duello di spada la cosa più importante era tenere la testa al suo posto. Compare per un attimo nella scena in cui Kurgan rapisce Brenda, l’amica e interesse romantico di MacLeod.

La conclusiva classica epica heavy metal “Princes Of The Universe”, usata come tema centrale del film e poi anche come tema principale nei sequel di Highlander, è una vera prelibatezza per tutti gli amanti e i cercatori di fantasy epico nella musica. Senza dubbio ancora oggi è una grande fonte d’ispirazione per legioni di band power metal. Nonostante le marcate caratteristiche power metal, come il ritornello epico, la chitarra arruffata, la prova vocale drammatica e il testo fantasy, il continuo cambiare di struttura, soprattutto i numerosi cambi improvvisi di motivo e quindi di atmosfera, è più vicino al progressive metal, se non proprio al progressive rock. Dopo un’ottima prima parte il brano col primo cambio perde un po’ del suo ardore drammatico, ma poi il finale è di nuovo ben costruito. Tra i loro pezzi meno noti è sicuramente uno dei favoriti, una composizione di culto e il finale perfetto per l’album.

Comunque la si giri, e nonostante non manchino i momenti più deboli (come nella maggior parte dei loro album), non c’è dubbio che oggi “A Kind Of Magic” sia riconosciuto a ragione come uno dei loro classici e uno dei migliori album pop rock, se non rock classico, di quel periodo. Per i fan di lunga data è stato un enorme sollievo e un passo nella direzione giusta, quella che si aspettavano dalla band, perché i passaggi hard rock e le tematiche epiche e mistiche sono tornati nella loro musica. Insieme al successore “The Miracle” (1988), è senza dubbio il loro miglior album degli anni ’80. Dopo l’uscita arrivò anche il loro ultimo tour nei panni dei veri e unici Queen, quelli che purtroppo la grande maggioranza degli appassionati di musica non rivedrà mai più. Fu il loro ultimo grande trionfo e la fine dei giorni felici e spensierati, perché dopo la diagnosi di HIV di Mercury, tenuta con cura nascosta al pubblico, i giorni difficili iniziarono a susseguirsi uno dopo l’altro.

Formazione

Freddie Mercury – voce, clavicembalo, cori, sintetizzatore
Brian May – chitarra elettrica, cori, sintetizzatore
Roger Taylor – batteria, batteria elettronica, cori, sintetizzatore
John Deacon – basso, chitarra elettrica, sintetizzatore

MUSICISTI OSPITI:
Spike Edney – tastiere aggiuntive
UMI & BBC B – tastiere da computer
Joan Armatrading – cori su “Don’t Lose Your Head”
Steve Gregory – sax contralto su “One Year of Love”
Lynton Naiff – arrangiamenti orchestrali su “One Year of Love”
Michael Kamen e la National Philharmonic Orchestra – arrangiamenti orchestrali su “Who Wants to Live Forever”

Produzione

Queen, Mack e David Richards

Tracklist

1 One Vision (5:08)
2 Kind of Magic (4:23)
3 One Year of Love (4:26)
4 Pain Is So Close to Pleasure (4:19)
5 Friends Will Be Friends (4:07)
6 Who Wants to Live Forever (5:13)
7 Gimme the Prize (Kurgan’s Theme) (4:32)
8 Don’t Lose Your Head (4:35)
9 Princes of the Universe (3:30)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie