Deja Vu

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Artista: Electrix
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2009
Voto: 3.5/5

I giovani Electrix si fanno notare già da un bel po’ con i loro ottimi live e soprattutto per essersi buttati su un genere in declino da tempo, cioè il buon vecchio electro pop anni Ottanta. Ma cosa potrebbero portare di nuovo tre sloveni a un genere che non è più popolare da vent’anni? A rispondere dovrebbe essere il loro esordio, uscito quest’anno per l’etichetta Dallas.

La risposta è chiara già dalle prime battute. Niente. Ma questo non significa che gli Electrix vadano subito buttati via come cloni. Pur dovendo parecchio all’electro pop commerciale britannico degli anni Ottanta (Duran Duran, Spandau Ballet, Depeche Mode, Orgy,…), gli Electrix si fanno valere soprattutto perché sanno scrivere melodie davvero orecchiabili. È vero che col tempo diventano un po’ ripetitivi, ma a dosi moderate l’ascolto è un’esperienza piacevolissima. Magari a qualcuno potrebbe dare fastidio che i ragazzi siano così ancorati agli anni Ottanta (la musica suona proprio come se venisse da lì), ma chi ama quel periodo (e tra questi ci sono anch’io) ne sarà soddisfatto. Per lo più si tratta di ritmi piuttosto leggeri e allegri, ma per non essere troppo monotoni gli Electrix piazzano anche qualche momento più drammatico e cupo. Non hanno raggiunto l’artisticità di certi Depeche Mode, ma ogni inizio è buono e secondo me proprio nei passaggi un po’ più drammatici gli Electrix nascondono ancora un po’ di margine. Vedremo in futuro.

Secondo me la musica degli Electrix va presa nel suo insieme, visto che la preparazione tecnica dei singoli membri non è chiarissima. Conta solo il prodotto finale, che dimostra come i ragazzi abbiano messo insieme un sound compatto, pieno di melodie ascoltabili e ottimiste. Gran parte della musica poggia su linee di tastiera tipiche degli anni Ottanta, ma così succose e allegre che ti stampano un sorriso in faccia. Anche il cantante ha una voce davvero adatta a questa musica: quasi un filo sdolcinata, ma per questo genere è perfetta. Il batterista, con i suoi suoni sintetici, mette solo il puntino sulla i e dimostra che si tratta davvero di electro pop sintetico, quello che negli anni Ottanta sapevano fare meglio di tutti.

Mi sembra sensato spendere due parole anche sui testi. A prima vista sembrano storie banali di vita moderna, di avventure amorose lampo e così via. Ma io personalmente credo che gli Electrix li abbiano scritti con una bella dose di sarcasmo e critica sociale, perché dai testi spesso “traspare” una presa in giro dei valori moderni, della vita “instant”, della cultura dello shopping, delle avventurette amorose veloci e di altro ancora. Quindi, anche se la musica sembra leggera, sotto sotto c’è qualcosa di più (almeno per quanto riguarda i testi).

Gli Electrix sono una band che alla scena slovena mancava, visto che da noi l’electro pop finora non è mai stato granché popolare. Magari con questa nuova formazione le cose cambieranno. Quel “qualcosa” per diventare più noti ai media comunque ce l’hanno. Con quel “qualcosa” intendo soprattutto le loro melodie, che entrano subito in testa e che continui a fischiettare a lungo, mentre guidi in macchina, sei sull’autobus o in ufficio e fai impazzire i colleghi. Insomma, gli Electrix sono utili sotto vari punti di vista, ma soprattutto, ovviamente, da quello musicale. Spero solo che non siano una meteora e che continuino con questa musica, che arrivi il successo commerciale o no.

Formazione

Kamikaze – voce, effetti
Moroderu – tastiere, chitarra
Fish – batteria

Produzione

Peter Penko e Electrix

Tracklist

1. Last Kiss
2. Taja
3. Radio
4. Ljubezen v avtu
5. Razprodaja
6. Janez
7. Sonce po dežju
8. Dolce Vita
9. Nobody needs to know
10. Sci-Fi song
11. Bleed
Bonus track:
12. Catch me
13. Dreamin’
14. Soap Love
15. Waitin’

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