3:47 EST

0 6

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Klaatu
Etichetta: Import
Uscita: 1976
Durata: 41:52
Voto: 4/5

“3:47 EST” è il debutto dei Klaatu, band prog rock canadese di culto. Questo trio canadese in erba, che per quasi tutta la carriera ha coltivato una vera e propria ossessione per la fantascienza (il loro nome viene dal celebre racconto di fantascienza Ultimatum alla Terra, in cui il protagonista era un alieno di nome Klaatu) e si è fatto notare per una serie di melodie eteree, è stato con ogni probabilità la formazione rock più enigmatica della seconda metà dei Settanta. Appena sbarcati sulla scena con “3:47 EST”, infatti, cominciarono a circolare un sacco di voci secondo cui dietro ci fosse in realtà un side project dei The Beatles riuniti in gran segreto, e questo gli regalò un successo di vendite inatteso negli USA, dove l’album uscì con il titolo “Klaatu”.

La ragione principale di queste ondate di entusiasmo basate su informazioni mai verificate sta nel fatto che nella copertina di “3:47 EST” non c’era nessuna indicazione sui membri della band, e che gran parte dei pezzi dell’album suonava stranamente vicina al rock psichedelico dei Beatles del periodo di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” e “Magical Mystery Tour”. Aggiungeteci armonie vocali da sogno, un sacco di arrangiamenti orchestrali, effetti sonori particolari, sitar elettrico, testi eccentrici con una bella dose di humour nero all’inglese, e il parallelo con i quattro di Liverpool viene da sé. Lo stile musicale dei Klaatu è difficile da infilare in un cassetto, perché i brani si dividono tra epopee rock sinfoniche, mantra psichedelici e assalti hard rock, scavalcando per lo più i confini di genere. Non sbaglierei di molto se la definissi art pop rock fortemente ispirato ai leggendari Fab Four.

Qualcuno storcerebbe il naso, chiedendosi quanta originalità sonora possa avere una band che già alla nascita veniva scambiata in massa per i Beatles. Ma se ti immergi nella struttura e negli arrangiamenti della maggior parte dei pezzi di “3:47 EST”, scopri che le differenze sono molte più delle somiglianze e che i Klaatu avevano in serbo un bel po’ di trucchi sperimentali interessanti e motivi sonori del tutto originali. Il misterioso trio, che negli anni successivi si sarebbe rivelato composto dal tastierista, bassista e cantante John Woloschuk, dal chitarrista e cantante Dee Long e dal batterista Terry Draper, su “3:47” riparte da dove i Beatles si erano fermati dopo “Abbey Road”, ci aggiunge galloni di mistica grazie a imponenti arrangiamenti sinfonici, spruzza qua e là un pizzico di folk e ancora un pochino di hard rock per tornare ogni tanto con i piedi per terra. Presi singolarmente, questi tre musicisti non sono mai stati dei maestri della tecnica, ma come collettivo hanno formato una coesione incredibile, capace di evocare un’atmosfera indimenticabile.

Lo si capisce benissimo già dall’epopea space rock d’apertura “Calling Occupants of Interplanetary Craft”, che dichiaro senza riserve il pezzo più famoso e anche il migliore di tutta la loro carriera. L’ispirazione per questo classico etereo gli è venuta da un fatto realmente accaduto, raccontato nel libro Flying Saucer Reader. Nel marzo del 1953 un’organizzazione chiamata Ufficio Internazionale dei Dischi Volanti mandò ai suoi membri dei volantini con l’invito a partecipare a un esperimento intitolato Giornata Mondiale del Contatto. Il giorno e all’ora stabiliti, i partecipanti avrebbero dovuto inviare un messaggio telepatico collettivo ai visitatori di altri pianeti. Il messaggio cominciava con le parole…”chiamiamo gli occupanti del velivolo interplanetario!” La data precisa era il 15 marzo 1953. Su quale sia stato l’effetto finale dell’esperimento e se qualcuno “lassù” l’abbia sentito, si potrebbe discutere all’infinito. Comunque sia, che la fantascienza sia un po’ pacchiana o meno, l’arrangiamento sinfonico centrale al mellotron, incastonato dentro la melodia eterea, insieme a un ritornello magico è pura fiaba, di quelle che ti fanno correre i brividi lungo tutto il corpo. Il timbro vocale di Woloschuk resta sempre sospeso da qualche parte tra Lennon e McCartney. Questa epopea maestosa non lesina su effetti sonori, cambi di tempo, arrangiamenti orchestrali pomposi e distorsioni vocali, ma allo stesso tempo mantiene sempre un ritornello bellissimo, magicamente seducente, che ti fa venire voglia di fantasticare su cosa sarebbe successo se il contatto fosse riuscito. Per darti un’idea di che razza di “alieni” fossero i Klaatu, aggiungo che hanno creato questo classico proprio con l’intento di farlo usare un giorno per il primo contatto con un’intelligenza extraterrestre! Spielberg ha realizzato il suo classico Incontri ravvicinati del terzo tipo solo un anno dopo l’uscita di questo album. “Calling Occupants…” è senza dubbio il pezzo che rappresenta il loro più grande traguardo, ma anche la loro più grande maledizione, perché la maggior parte delle loro creazioni successive è rimasta spesso all’ombra di questo evergreen. Un successo commerciale ancora più grande l’ha avuto la cover del 1977 del gruppo pop The Carpenters, che ancora oggi conoscono quasi tutti, mentre l’originale, purtroppo, viene spesso dimenticato.

Dopo un brano d’apertura così eccezionale non sorprende che gli altri pezzi dell’album siano meno interessanti, anche se ognuno ha il suo fascino particolare. I Klaatu portano avanti la loro fissa per i Beatles con il pop rocker psichedelico-pastorale “California Jam”, pieno di armonie vocali beatlesiane, passaggi di chitarra acustica  e un ritmo semplice. Nell’hard rock “Anus of Uranus”, lubrificato da un ritmo boogie e da frasi di chitarra da cowboy ubriachi, dimostrano di saper essere ogni tanto anche dei bei zozzoni. Il melodico “Sub-Rosa Subway” suona davvero come un pezzo perduto dei The Beatles, con tante armonie vocali eteree, imponenti arrangiamenti orchestrali e un testo filosofico. Nella sua struttura si trovano parecchie affinità con il classico dei The Beatles “Blackbird”. L’hard rocker piuttosto mediocre “True Life Hero”, con il suo riff di chitarra demolitore e i ritmi saltellanti, non ha invece  nessuna parentela con i potenti di Liverpool. La burlesque psichedelica “Doctor Marvello” è decisamente più interessante: contiene onde eteree di sitar elettrico e qualche arrangiamento orchestrale pomposo di cui non si vergognerebbe nemmeno Rick Wakeman.

“Sir Bodsworth Rugglesby III” è una umoresca eccentrica con il classico humour nero britannico alla Benny Hill e una melodia che sembra suonata da una banda militare alla fine della seconda guerra mondiale. Viene inevitabile chiedersi da dove tre canadesi abbiano preso questo senso dell’umorismo. L’epopea space rock di chiusura “Little Neutrino”, nella sua avventura sonora, è quella che si avvicina di più al classico d’apertura. In realtà è il pezzo più sperimentale dell’album, e come tale è il più interessante per tutti gli amanti del prog rock. Stavolta tutte le armonie vocali sono passate attraverso i vocoder, probabilmente per imitare le voci degli alieni, mentre sullo sfondo hanno spinto imponenti arrangiamenti orchestrali e tantissimi effetti sonori. In mezzo hanno inserito al punto giusto anche qualche ornamento pastorale con cui mantengono con successo la struttura melodica. Il tutto si chiude con rumori di tuoni e il pigolio di un topolino. Ah, questa eccentricità canadese.

Oggi nessuno può più scambiare “3:47 EST” per il progetto perduto dei Beatles riuniti in segreto, perché il grande mistero sui nomi dei membri della band è stato svelato già pochi anni dopo l’uscita, per non parlare dell’aspetto sonoro e lirico complessivo dell’album, visto che i grandi Fab Four non erano neanche lontanamente così fissati con i viaggi interplanetari. Con “3:47 EST” i Klaatu hanno sfornato un debutto davvero ottimo, anzi uno dei loro due album migliori, che conquista soprattutto per gli arrangiamenti orchestrali eterei, le splendide melodie pastorali e le voci beatlesiane. L’album, strada facendo, non raggiunge l’eccellenza del classico d’apertura, ma offre comunque abbastanza varietà di bontà da far breccia in una cerchia più ampia di ascoltatori, che non devono per forza essere fan sfegatati dei Beatles. Ci si trova una risposta piuttosto convincente a come avrebbero potuto suonare i Beatles se avessero proseguito la carriera negli anni Settanta, mentre i Klaatu usano di continuo espedienti del tutto personali per costruire singoli motivi contagiosissimi con cui cercano di stabilire il primo contatto.

Formazione

John Woloschuk – basso, tastiere, chitarra, voce
Dee Long – chitarra, basso, voce
Terry Draper – batteria, percussioni, trombone, voce

Produzione

Terry Brown

Tracklist

1. Calling Occupants (Of Interplanetary Craft)
2. California Jam
3. Anus of Uranus
4. Sub-Rosa Subway
5. True Life Hero
6. Doctor Marvello
7. Sir Bodsworth Rugglesby III
8. Little Neutrino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie