Graffiti Soul
Artista: Simple Minds
Etichetta: Universal Music Group
Uscita: 2009
Voto: 5/5
Mah. Quando gli anni scorrono così, quasi in silenzio e senza che ce ne accorgiamo, è ovvio che le band che calcano il palco del successo commerciale e del clamore mediatico cambiano come le foglie d’autunno sugli alberi. C’erano anche gli anni Ottanta, e in quel periodo in quell’arena si sono lanciati anche i Simple Minds, importanti esponenti del movimento post punk della new wave, che con una propria artisticità riconoscibile ha restituito al pop rock intelligenza e senso e, con eleganza, ha calmato il virus chiamato punk, che fino ad allora aveva comunque fatto troppi danni duraturi e irreversibili al marketing della buona musica.
Se oggi guardiamo indietro agli anni Ottanta, vendere la qualità era molto più facile di adesso. Ma solo la qualità rende il tuo nome e la tua opera senza tempo. E i Simple Minds fanno parte di questo lato bello del mestiere del rock! Puoi far soldi a palate, nessun problema. Ma se manca la qualità di un’artisticità riconoscibile, fra 10 anni non si ricorderà di te nessuno. Il vero traguardo di un artista dovrebbe essere cercare la grandezza dell’atemporalità delle proprie creazioni. E di veri artisti nel rock, oggi, tra le nuove generazioni ce ne sono sempre meno.
Già l’album del ritorno, uscito nel 2005 e intitolato “Black & White 0505050”, aveva portato molti motivi per essere contenti. I Simple Minds, che per quel disco si erano riuniti nella formazione originale con Jim Kerr (voce), Charlie Burchill (chitarra), Mark Taylor (tastiere), Eddy Duffy (basso) e Mel Gaynor (batteria), con “Grafitti Soul” proseguono la storia del disco precedente. Il nuovo album non solo dimostra, ma conferma che i Simple Minds sono una band che con gli anni matura come il buon vino. “Graffiti Soul” è un tipico album dei Simple Minds, che in tutto e per tutto raccoglie l’eredità anche dei migliori lavori della band. A differenza di “Black & White 0505050”, stavolta si tratta di un disco con un contenuto rock più sfrenato e saltellante, un filo meno intimo e confessionale, e meno sottile. Inoltre non ha un’atmosfera cupa come quella del suo predecessore.
I Simple Minds sul nuovo album suonano di nuovo assolutamente senza pesi addosso. Costruiscono i pezzi su movimenti essenziali e semplici, che incastrano e modellano insieme in un tutto profondamente sensato, brani compatti e ben rodati che uniscono, uno dopo l’altro, un ascolto contagioso e un’atmosfera alta, il tutto con tanta esperienza e un atteggiamento chiaro, che punta dritto a un obiettivo e a una visione di creatività in studio.
Anche “Graffiti Soul” possiede quell’eccezionale ampiezza sonora che la band costruisce mettendo in risalto collage sonori dei singoli mattoni della musica dei Simple Minds. In questo modo creano uno spettro pittoresco di contrasti sonori che sfumano l’uno nell’altro. Questa profondità si ottiene grazie a un flusso di “calore avvolgente” dato dalla pulsazione attiva di una linea di basso melodica e spessa, che forma un sostegno solido e la spina dorsale dei pezzi e convive, collaudata, in una simbiosi dinamica con i colpi pieni di batteria di Gaynor. Nei brani scritti per lo più a tempo medio c’è un sacco di spazio in cui il chitarrista Charlie Burchill può impressionare l’ascoltatore con gli straordinari intrecci sonori colorati che architetta. Ci sono i loop atmosferici sullo sfondo, costruiti con tanti “delay”, e davanti a questi piazza il suo gioco chitarristico attivo, basato sul minimalismo dell’accordo arpeggiato, su occasionali pressioni drammatiche ma controllate sul wah wah, o semplicemente su un rilassato “rockeggiare” sugli accordi. Spesso Burchill “soffia” con astuzia e raffinatezza, e sottolinea ulteriormente il suo perfezionismo sensibile fatto di movimenti chitarristici lievi e discreti, di sincera percezione di tanti stati d’animo, creando sullo sfondo una cortina melodiosa di sintetizzatori di chitarra che si affianca al suo gioco attivo e, in quell’ebbrezza sonora ipnotica, ti spara dritto negli anni Ottanta. Va sottolineato anche che i collage creati da Burchill suonano organici, con i piedi per terra, naturali. Senza un briciolo di pretenziosità. Tutto è messo in dosi calibrate, nei punti scelti con cura. Questo è un album di controllo straordinario!
Poi c’è Jim Kerr, senza il quale la musica dei Simple Minds non sarebbe mai stata così fascinosa e non avrebbe mai portato un messaggio così forte ed espressivo, unico di questa band. L’uomo è un maestro dell’articolazione sensuale e priva di arroganza, dal calore incredibile, del suo approccio vocale inconfondibile. In particolare il brano Light Travels presenta Kerr in tutta la sua essenza espressiva. Jim lì è un camaleonte, con una raffinatezza sottile che varia lungo il canto, a tratti al limite del sussurro di un respiro, a tratti una gutturalità sensuale e trattenuta, con cui dosa in modo controllato, in quantità diverse, il colore di base della voce. Il gioco vocale mette in fila, in tutta la sua efficacia, i tanti stati d’animo che la band vuole far rivivere, come un’unica unità, attraverso il suo approccio artistico. E ancora questa ipotesi, che parla a favore della grandezza di Jim Kerr come cantante. Se per caso “molla” Bono degli U2, sapranno già dove cercare un sostituto. La domanda è se Kerr accetterebbe l’invito.
I brani sono nove. Tutti portano a un miglio di distanza lo spirito riconoscibile dei Simple Minds, e al tempo stesso oscillano fra loro con motivi variegati, il che garantisce all’album una straordinaria densità dinamica. Vale anche per la creazione dei tanti mood, che portano il marchio di fabbrica di svolte drammatiche imprevedibili. Quest’ultimo fattore tiene costantemente l’ascoltatore in uno stato di vigile tensione. Se aggiungo l’incredibile invasività della componente melodica dell’album, rifinita alla perfezione, che i brani offrono e che già al primo ascolto si infilano a fondo nei sensi e nella coscienza di chi ascolta, non è difficile concludere che anche stavolta ci troviamo davanti a un altro ottimo traguardo in studio della band. Non ci sono favoriti. Non ci sono pezzi che gareggiano fra loro per chi sarà l’hit, anche se l’opener Moscow Underground o Rockets lo chiedono a gran voce. I Simple Minds oggi sono del tutto sgravati da questo pensiero. Ciononostante lasciate che butti lì un fatto: per la prima volta dopo tanti anni l’album è tornato a salire anche nella classifica di casa, in Gran Bretagna, dove una settimana dopo l’uscita ha conquistato un ottimo decimo posto fra gli album più venduti. Forse il successo è arrivato proprio da questa indifferenza della band, che oggi vuole solo godersi, senza pesi, il comporre la propria musica.
“Soul Graffiti” è un album molto fluido e dinamico. Offre una produzione di altissimo livello, con un’ampiezza e una profondità sonore sfruttate al meglio, una compattezza melodica perfetta e una simbiosi unica, con una comunicazione grandiosa e ben distribuita fra i suoi singoli elementi. Un album che sfiora con leggerezza gli angoli più profondi della tua anima. Lasciati sedurre e andare, perché ti ripagherà e ti arricchirà in tutto.
Formazione
Jim Kerr – voce
Charlie Burchill – chitarra, tastiere
Eddie Duffy – basso
Mel Gaynor – batteria
Produzione
Simple Minds & Jez Coad
Tracklist
01. Moscow Underground (5:01)
02. Rockets (4:36)
03. Stars Will Lead The Way (3:26)
04. Light Travels (4:12)
05. Kiss And Fly (5:01)
06. Graffiti Soul (4:48)
07. Blood Type O (3:49)
08. This Is It (4:55)
09. Shadows And Light (2:56)
10. Rockin’ In The Free World* (4:17)
* bonus track, cover dell’originale di Neil Young