Deincubation

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Artista: Entreat.
Etichetta: Moonlee Records
Uscita: 2005
Durata: 45:05
Voto: 4/5

Meglio tardi che mai, mi sono detto, quando dopo ben quattro anni ho finalmente messo le mani su una copia di “Deincubation”, il disco dei death metaller melodici del Litorale Entreat., sparpagliati più o meno tra Vipava, Nova Gorica, Kanal e Gorizia. Purtroppo il debutto “Shaded” non lo conosco. Quello che i miei recettori hanno captato sono solo i due mp3 disponibili in ascolto sul sito ufficiale della band, uno dei quali si chiama Once in Fear. Il debutto è uscito nel 2001, ma in questo “poema” analitico si parlerà del 2005.

La prima cosa che salta all’orecchio è la produzione, migliorata su tutta la linea. Soprattutto quella delle chitarre, che è semplicemente di prim’ordine. Le chitarre portano un suono riffistico disperso, e questa dispersione costruisce in modo ottimale una fitta cortina armonica in cui sono incastonati con cura la linea ritmica da una parte e la voce dall’altra. La produzione mette anche in risalto la cosa più importante della band: la chimica tra gli elementi del suono degli Entreat. La cortina di riff è decisa, calda, ma allo stesso tempo secca, con l’intensità di furia da tempesta, aggressività e intransigenza che un genere come il death metal esige. Migliorato di molto anche il suono della batteria, che ha perso in buona parte quel suono “da scatola” dei pezzi del debutto,  anche se qui la produzione nasconde ancora qualche margine, perché non è del tutto precisa. L’importante è che i tamburi, a tratti ancora un filo troppo sottili, non bucano il muro sonoro, e lo stesso vale per i growl, molto compatibili col resto, che sull’album non risultano mai fastidiosi nemmeno un pizzico. I growl sono anche il fattore di base che fa di “Deincubation” un disco incredibilmente ascoltabile, dove tutti i pezzi mantengono il loro senso compatto, o meglio il loro filo rosso, e dove il passaggio dinamico tra gli stati d’animo di ritornello e pre-ritornello è del tutto logico, naturale e funziona a pieno. Nel complesso, a soffrire di più in produzione sono le linee del basso, un po’ troppo tagliate e meno presenti nello spettro sonoro complessivo. Insomma, la produzione centra il punto e lo scopo di base: riesce ad avvicinarci all’ottima preparazione musicale dei membri, all’alto livello di intesa nel suonare insieme e, in questo modo, indirettamente anche all’essenza, allo spirito, al carattere, o semplicemente al battito della band.

L’affiatamento perfetto e l’intesa tra le due chitarre, resi bene dalla produzione, sono la qualità che fa da motore a “Deincubation” e che, con la sua energia rilassata e inesauribile, spinge i pezzi avanti sulla propria gigantesca onda di rabbia.

Few Seconds In Clearness, e subito dopo Compressed Time And Space, poi Words con i suoi inserti di voce pulita e più bassa, dimostrano anche che i ragazzi hanno imparato a pronunciare meglio l’inglese, rispetto ai versi sgangherati di Once dal debutto “Shaded”. Sono tutte piccolezze, ma contano parecchio nel dare a questo disco una grande credibilità dal primo all’ultimo secondo, mentre gira nel lettore. A proposito dei pezzi appena citati, alla band è riuscito in modo piuttosto azzeccato mettere insieme i motivi guidati dalla voce pulita con quelli che seguono l’approccio “growl”. Questo alternarsi di motivi tra voce pulita e growl crea allo stesso tempo anche cambi di atmosfera e di dinamica, porta una dose di imprevedibilità e tiene così alto l’interesse dell’ascolto. Miss Norbet, dove il contrasto tra la rovina riffistica death metal e la parte tranquilla funziona alla grande, per esempio dopo l’ingresso di un passaggio calmo con accompagnamento d’archi, richiama in dose lieve i trucchi dei Moonspell.

L’album parte col riff di Ride (Desperado), esempio tipico del momento in cui la vecchia scuola incontra  il nuovo groove alla moda. Ti tiene nel dubbio se hai davanti una band metalcore o death metal. Ma quando entra la voce la cosa si fa più chiara. È anche un pezzo che mostra qualche margine di miglioramento, per esempio il fatto che il ritornello sarebbe ancora più efficace a livello di atmosfera se fosse sostenuto da una raffica di doppio pedale, anche se d’altra parte crea in un attimo un momento rapace che cattura del tutto l’ascoltatore. Merito dell’ottima produzione della morsa riffistica a scatti delle due chitarre.

Si sente ancora che gli Entreat. devono parecchio alla scuola di Göteborg del death metal melodico, con rappresentanti influenti come i Dark Tranquility, i primi In Flames e anche gli At The Gates. Non puoi proprio mancare il bersaglio quando senti l’innesto di armonie di terza nei riff, oppure assistiamo al semplice furore a corda singola del pennato armonico (per esempio Incubate Scare). Certo, i nostri valorosi sloveni fanno tutto a modo loro, ed è questa in fondo la notizia più importante. Si avvicinano alle cose con piglio da vecchia scuola, ma con una produzione “groove” alla moda, che in futuro verrà sicuramente affinata. Nel 2005, in un genere ormai per lo più spremuto fino all’osso (okay, ci sono singoli come i Quo Vadis che smentiscono tutto questo), “Deincubation” è un cerotto sulla ferita, la prova che spuntano ancora band che promettono molto. Per la piccola Slovenia “Deincubation” è un disco di enorme importanza, perché raggiunge un livello di qualità capace di sfidare senza peli sulla lingua risultati simili in tutto il pianeta. Posso dire che “Deincubation” rientra tra i dischi migliori usciti nell’heavy metal sloveno. Sarà interessante vedere cosa offrirà la band col prossimo album.

Formazione

Patrik – voce
Miloš – chitarra
Matjaž – chitarra
Peter – basso
Jonathan – batteria

Produzione

Alex Azzali & Entreat.

Tracklist

01. Ride (Desperado)
02. Non Plus Ultra
03. Few Seconds In Clearness
04. Compressed Time And Space
05. Words
06. The Salesmen Of Dreams
07. Miss Norbet
08. Imperfect ID
09. Incubate Scare
10. The Wrath Of Who We Wish To Be
11. In Need Of An End

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