From Her To Eternity

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Artista: Nick Cave
Etichetta: Mute Records
Uscita: 1984
Durata: 43:37
Voto: 4/5

Quando la storia dei The Birthday Party si è esaurita, Nick Cave e il chitarrista Mick Harvey hanno messo in piedi un nuovo progetto in cui Cave, oltre a cantare, si è preso anche il ruolo di capobanda, cioè la figura centrale su cui si regge tutta l’esistenza del nuovo gruppo. Era l’unica mossa logica: i The Birthday Party erano diventati uno spazio molto, ma molto troppo stretto per far respirare tutte le idee di Cave, che con la loro stravaganza e il loro eccentrismo, ma anche con la sottile provocazione del marchio personale dell’artista, sforavano spesso i confini del buon senso, ammiccavano a una bizzarria senza freni e, con tutto il loro coraggio esplorativo, spalancavano senza vergogna nuovi orizzonti musicali.

Perché “From Her To Eternity” suoni un esordio così potente e convincente ce lo spiega forse il fatto che Cave si fosse circondato di musicisti disponibili che venivano a loro volta dalla stranezza artistica dei propri esperimenti. Non avevano niente da perdere e potevano guadagnare tanto, tantissimo, se non tutto. La band che accompagnava Cave nell’esordio (dei Bad Seeds non si parlava ancora) era così composta: Blixa Bargeld (chitarra) dalla formazione sperimentale Einstürzende Neubauten, l’inglese Barry Adamson (basso), l’australiano Hugo Race (chitarra) e Mick Harvey (batteria, pianoforte), che era scappato insieme a Cave dai The Birthday Party.

Nick Cave, da uomo della provocazione, non ha risparmiato benzina e già al punto di partenza del suo esordio ha tirato fuori una mossa interessante. Per cominciare la carriera da solista si è buttato su una cover di Avalanche, brano di Leonard Cohen. Se partiamo dall’essenza di Cohen, Avalanche è già di per sé nerissima, cosa tutt’altro che insolita per Cohen, ma a Cave è riuscito di annerirla ancora di più. Cave si prende subito il ruolo dominante con la sua interpretazione vocale, che snocciola le parti più disperate dell’animo umano, quelle che stanno nei pezzettini più nascosti della personalità di ognuno. Gli elementi sono dosati con controllo e buon gusto, e l’accompagnamento alla voce di Cave è interamente al servizio dell’amplificazione di un canto vissuto sulla pelle, che in realtà nemmeno è canto, ma un gioco di dettati, narrazioni, sfoghi frenetici e urla di un individuo spezzato, incrinato e messo con le spalle al muro, fino a estremi bizzarri! Le mosse dei musicisti sono minimaliste, con schemi di base ripetitivi e controllati quel tanto che basta perché Cave resti la figura principale, sempre in primo piano. Se tutti insieme cominciano ad alzare il rumore, Nick Cave si alza sopra di loro ancora di più con le sue eccedenze nevrotiche. Un momento così lo regala Captain Fever!, che insieme a Wings Off Flies conserva sull’esordio solo un vago ricordo dell’eccentrismo punk dei The Birthday Party di Cave. Una delle burle più spiritose di Cave sull’album è Well Of Misery, che si prende in prestito senza vergogna il motivo di base dalla tradizione poetica dei lavoratori portuali, gli scaricatori di una volta, ai tempi in cui la navigazione si muoveva solo con la forza del vento.

 I brani sono sette in tutto, ma tra l’uno e l’altro ci sono confini ben netti. Ognuno è un capitolo chiuso a sé, sia per la predica nei versi sia per l’impasto musicale. Non ti togli di dosso la sensazione che lungo l’album la sfilza di nero diventi sempre più intensa. La title track e Saint Huck (parodia del classico di Mark Twain) approfondiscono ancora di più l’abisso personale tra l’artista e la società, mentre Cave porta il suo artismo fino al limite estremo di una voragine mortale con la conclusiva A Box For Black Paul.

Il 1984 era ancora un anno in cui si poteva fare uno slalom senza che le tue curve fossero già tracciate su una curva prestabilita. A Cave con l’esordio è riuscito esattamente questo. Ha creato un album unico fino al midollo, ha mostrato dove c’era ancora un vuoto inesplorato dell’espressione musicale. Ha messo a testa in giù i confini dei generi popolari e ha spremuto fuori un album di negazione totale, che suona del tutto singolare, riconoscibile al primo ascolto e, proprio in tutte le sue particolarità, in qualche modo magico e grandioso. “From Her To Eternity” è uno dei mattoni fondamentali per lo sviluppo della cosiddetta scena indie rock indipendente, dove sono permessi davvero tutti gli sfoghi e gli eccessi artistici. Parliamo di un classico cult del sottobosco del rock alternativo che al primo ascolto sembra mortalmente serio, scioccante, sconvolgente, ma allo stesso tempo, dall’altra parte, ti serve un bel pacco di corruzione autoironica e di giochi folli, piazzati con finezza e sottigliezza nella tradizione.

Formazione

Nick Cave – voce, Hammond, armonica
Hugo Race – chitarra, cori
Blixa Bargeld – chitarra, cori
Barry Adamson – basso, cori
Mick Harvey – batteria, cori, pianoforte

Produzione

Flood

Tracklist

1. Avalanche
2. Cabin Fever!
3. Well of Misery
4. From Her to Eternity
5. Saint Huck
6. Wings off Flies
7. Box for Black Paul

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