Backspacer
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Pearl Jam
Etichetta: Universal Music Group
Uscita: 2009
Durata: 36:33
Voto: 4/5
“Backspacer” è il nono album in studio dei Pearl Jam. Continua il discorso iniziato con “Pearl Jam” (2006), e i ragazzi continuano a mescolare un rock pieno di energia e di arroganza da sfasciatutto, che respira quell’aria nostalgica che un tempo soffiava dai primi gruppi “garage e chi se ne frega” , dagli The Stooges fino agli The Who. Ma alla maniera dei Pearl Jam, ovviamente. Il grunge per loro è passato remoto. Sepolto, con ogni traccia accuratamente cancellata. Tutto ciò che ricorda quegli anni di gioventù e follia è ovviamente la voce inconfondibile di Eddie Vedder, che però, attraverso i messaggi di oggi, mostra tutto un altro volto, un’altra energia espressiva!
Con “Backspacer” siamo, se vogliamo, davanti ai momenti più rumorosi delle prediche dei Pearl Jam nell’era “post Vitalogy”. Nella prima parte è anche un album decisamente tagliente e arcigno. La concisione diretta e un po’ banale della band di oggi vive ancora. Undici brani e appena 36 minuti di musica. Non c’è concisione più bella!
L’album rotola via nei primi quattro pezzi con tale slancio che non fai in tempo a inspirare ed espirare. La musica è concepita in modo estremamente semplice, ma offre messaggi ricchi e quel “tiro” nell’esecuzione: suona vivo, addirittura garage-vivo! I Pearl Jam hanno messo di nuovo in questi brani una poesia penetrante, che conserva la provocazione, l’indole ribelle, la fedeltà giurata solo alla verità dell’individuo, mentre nei pezzi più calmi si accende il lato più personale e confessionale, che nelle mani di Eddie Vedder porta ancora una volta su “Backspacer” quella virtù che mette senza dubbio il nome Pearl Jam un bel passo avanti in termini di qualità rispetto al mare di rock band di ogni tipo, soprattutto quelle dalla carta d’identità ancora acerba, che oggi funzionano come creazioni artificiali da un giorno, dalla vita breve, dall’immaturità spirituale e dalla povertà di contenuti, e dietro cui stanno le tasche di genitori danarosi e la vana avidità di corporation a caccia di guadagni facili. Tra i primi quattro brani vertiginosi, per varietà e per l’interessante combinazione di strofa e ritornello spicca decisamente Fixer, il primo picco del disco. In particolare l’approccio vocale di Vedder, colorato, super sentito e sensualmente autentico, è l’elemento che dà a questo pezzo un fascino speciale mentre ascolti il nuovo album.
La parte centrale del disco è più tranquilla e in Just Breathe la forza della sottigliezza di Vedder splende nella sua veste espressiva più bella: l’arpeggio della chitarra acustica suona come un mormorio sommesso, che si incastra alla perfezione con l’approccio confessionale e fragile di Vedder. Magico. Un cambio d’atmosfera eccellente, che torna su acque elettriche ma comunque più controllate in un’altra splendida creazione subito dopo la ballata acustica appena citata, Amongst The Waves. La confessione personale prosegue con forza intatta in Untought Known. Un passo a metà velocità, un’atmosfera marcata, la voce camaleontica e piena di sentimento di Vedder che soffia potenza nella musica dei Pearl Jam e stuzzica l’ascoltatore. Speed Of Sound offre un’atmosfera e un’energia più che adeguate. In entrambi i pezzi i ragazzi aggiungono con maestria anche le tastiere, che contribuiscono a creare un’atmosfera malinconica. Una sospensione superiore di tutti gli ingredienti dei Pearl Jam, ovviamente con Vedder in prima fila! La voce di Vedder diventa sempre più forte e intensa man mano che i brani si spostano verso ballate, suoni acustici e arrangiamenti orchestrali. Come, scusa? Sì. Arrangiamenti orchestrali. Se non prima, l’ascolto della seconda ballata del disco, la conclusiva The End, ti farà venire un groppo in gola, perché qui la profondità espressiva e la sensibilità di Vedder, uniche di questo cantante, travolgono letteralmente l’album!
L’energia dissoluta dell’inizio torna con il brano Supersonic. Un pulsare rock n’ roll di quelli a cui, nell’era “post-Vitalogy”, la band ci ha ormai decisamente abituati. Uno dei momenti più melodici del disco emerge verso la fine con il ritornello di Force Of Nature. Qui i Pearl Jam fanno capire che si sono lasciati alle spalle da un pezzo i momenti di depressione, la voglia di distruzione, perfino di autodistruzione. A risaltare è invece il marchio della maturità, tra malinconia e struggimento nostalgico. I ragazzi sono insomma diventati uomini fatti.
Nella produzione i Pearl Jam hanno mantenuto un forte sigillo sonoro naturale. Le chitarre portano quel leggero tono ruvido che serve a rinforzare il muro sonoro, senza trucchi cosmetici di sorta. In produzione la band conserva vivacità, dinamica e, fino a un certo punto, una crudezza organica. Certo, oggi è molto più controllata di una volta. Il motivo sta soprattutto nei membri della band, che hanno rimarginato le ferite giovanili del bisogno sfrenato di conferme per l’ego. Oggi emerge sempre di più la capacità del gruppo di dire tutto ciò che vuole molto prima, cioè con tratti più brevi e ancora più chiari, senza particolari complicazioni o lungaggini. L’elemento psichedelico e cerebrale è dunque sparito del tutto dall’immagine attuale della band. “Backspacer” è in certi punti, a livello di produzione, l’album dei Pearl Jam “post Vitalogy” più duro finora, ma nei momenti calmi è anche perfettamente “bilanciato” e “contrappesato” da fragilità confessionale e delicatezza. Di nuovo ricco di contenuti, non paragonabile a nient’altro che all’essenza unica di questa band. E ora tutti di corsa in negozio a prendere la propria copia di questo disco!
Formazione
Eddie Vedder – voce, chitarra
Stone Gossard – chitarra
Mike McCready – chitarra
Jeff Ament – basso
Matt Cameron – batteria, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Justin Bruns – violino
Christopher Pulgram – violino
Cathy Lynn – viola
Richard Deane – corno
Susan Welty – corno
Bruce Andrus – corno
Danny Laufer – violoncello
Brendan O’Brien – cori
Produzione
Brendan O’Brien
Tracklist
1. Gonna See My Friend
2. Got Some
3. The Fixer
4. Johnny Guitar
5. Just Breathe
6. Amongst The Wave
7. Unthought Known
8. Supersonic
9. Speed Of Sound
10. Force Of Nature
11. The End