Less Is More

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Marillion
Etichetta: Intact Records
Uscita: 2009
Durata: 57:24
Voto: 4/5

Negli ultimi anni i Marillion sfornano album in studio con una leggerezza solo apparentemente giocosa e in tempi relativamente stretti, album che dentro la loro comunità di fan, numerosissima e fedelissima, fanno puntualmente nascere sensazioni piuttosto contrastanti. Alla fine però quasi tutti si ritrovano d’accordo su una cosa: alle leggende dell’art rock, con il passare degli anni, non mancano né fantasia né spirito d’avventura, ed è questo che le tiene nell’élite delle formazioni più interessanti, quelle che si muovono sul confine complicato tra musica sperimentale e musica popolare. Stavolta hanno scelto un approccio completamente diverso, che spiazzerà parecchia gente: “Less Is More” non è il solito album in studio a trazione elettrica, ma il loro primo lavoro totalmente acustico in assoluto, il che vuol dire che hanno fatto indossare la camicetta acustica a qualche favorito di lunga data.

Questo passo piuttosto insolito per una band tradizionalmente elettrica ha dato risultati altalenanti. Alcune nuove versioni dei vecchi cavalli di battaglia vengono fuori davvero bene, mentre altre perdono quasi del tutto la magia originale. Tra i musicisti sul disco, quello che si è divertito di più è probabilmente il chitarrista Steve Rothery, maestro della raffinatezza chitarristica, che si è adattato benissimo alla situazione acustica, e lo segue con successo il tastierista Mark Kelly con interventi di synth quasi del tutto minimalisti. Questo approccio acustico è stata una sfida particolare per il batterista Ian Mosley, che di solito ama farsi sentire eccome, mentre stavolta ha dovuto tirarsi indietro in ogni modo possibile, con tanto tatto. Anche le linee di basso di Trewavas spesso non si sentono bene come al solito. Steve Hogarth, dal canto suo, ha avuto l’occasione perfetta per dimostrare di nuovo, con l’assenza quasi totale di muri sonori elettrificati e complessi, di essere un cantante che anche con gli anni che passano è riuscito a conservare benissimo la propria voce.

La scelta dei brani rielaborati non si può certo definire spettacolare, perché ognuno finirà per sentire la mancanza di qualche suo favorito. Per la maggior parte si tratta di pezzi che negli ultimi vent’anni hanno suonato dal vivo “innumerevoli volte”. Tutti gli arrangiamenti acustici arrivano dalla maggior parte degli album dal 1989 in poi, cioè da quando il signor H si guadagna il pane come loro cantante principale. Per scaldarsi hanno scelto due dei brani più amati di “marillion.com” (1999), “Go!” e “Interior Lulu”, e tra i due viene meglio il secondo, che prende vita con un’atmosfera cambiata e parecchio più sottile. Tra le rielaborazioni migliori c’è anche il classico di lungo corso “Out Of This World”, da “Afraid Of Sunlight” (1995), che racconta la tragedia di Donald Campbell, l’uomo che voleva stabilire con il suo mezzo un record di velocità sull’acqua. Interessante anche “Hard As Love”, classico di “Brave” (1994), che nella nuova veste ha preso vita con una carica molto più ottimista. “Memory Of Water” (l’originale è su “This Strange Engine”, 1997), da sempre una creazione tranquilla e orientata alla ballad, è invece l’unica rielaborazione che, grazie a una magia ambient completamente rinfrescata, è un serio rivale dell’originale in studio.

Molto meno convincenti sono le versioni acustiche dei pezzi più drammatici ed epici, come per esempio “The Space…” dal disco d’esordio di H, “Season’s End” (1989). Parecchi sentiranno la mancanza dei pomposi arrangiamenti di tastiera e del maggior coinvolgimento emotivo di H che pervadeva l’originale. L’album “Anoraknophobia” (2001), che non è un segreto da tempo essere tra i preferiti dei membri della band, è rappresentato da ben tre riletture acustiche, e la migliore è “If My Heart Were a Ball It Would Roll Uphill”, grazie a  certe improvvisazioni di stampo jazz nel dialogo tra le tastiere. Una delle esecuzioni arriva anche dall’ultimo album in studio (elettrico), “Happiness Is The Road” (2008), ed è “Wrapped Up in Time”, che come atmosfera segue quasi per intero l’originale. In fondo c’è poi la cosiddetta bonus track nascosta e senza titolo, che non è certo una sorpresa clamorosa, dato che si tratta “solo” di una riuscita rilettura di “Cannibal Surf Babe”, classico psichedelico e sgangherato di “Afraid Of Sunlight”.

Nella scaletta c’è un solo pezzo nuovo, “It’s Not Your Fault”, che non ha assolutamente niente di speciale, per non dire che è una delusione, almeno per i loro standard abituali. Allo stesso modo non si trova nessun brano del periodo con Fish, il che ovviamente non sorprende ed è per certi versi perfino benvenuto, vista l’esecuzione di solito emotivamente poco convincente di H nei pezzi precedenti al suo arrivo nella band. A qualche singolo arrangiamento si può forse rimproverare che in certi punti si poteva usare un po’ più di fantasia e allargare almeno un pochino le versioni, invece le hanno lasciate alla durata originale o addirittura accorciate, ma questo non toglie nulla al piacere generale che si respira ascoltando questo lavoro.

“Less Is More” è in sostanza un interessante esperimento acustico, che scalderà sicuramente i fan più fedeli dei Marillion e lascerà piuttosto freddi quelli meno coinvolti, figuriamoci se porterà qualche nuovo entusiasta. Con questo disco i Marillion hanno soprattutto confermato di restare tra i grandi maestri della ridefinizione sonora. Che la band si sia divertita un mondo durante la lavorazione non c’è proprio da dubitarne, anche se non tutti i frutti di questi riarrangiamenti acustici sono riusciti allo stesso modo. Ogni tanto è interessante ascoltare quei classici di lungo corso che hanno superato bene la trasformazione acustica, e godersi di nuovo la versatilità strumentale e il senso dell’improvvisazione affilato che regnano tra i membri di questa leggendaria band. La loro fama di band “del popolo”, che comunica con i fan nel modo più casalingo possibile, la giustificheranno al meglio non vendendo “Less Is More” al prezzo normale di un classico album in studio elettrificato.

Formazione

Steve Hogarth – voce
Steve Rothery – chitarra
Mark Kelly – tastiere
Pete Trewavas – basso
Ian Mosley – batteria

Produzione

Marillion

Tracklist

1. Go!
2. Interior Lulu
3. Out of This World
4. Wrapped Up in Time
5. The Space…
6. Hard as Love
7. Quartz
8. If My Heart Were a Ball It Would Roll Uphill
9. It’s Not Your Fault
10. Memory of Water
11. This is the 21st Century
12. Cannibal Surf Babe

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