Karma

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Winger
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2009
Durata: 45:02
Voto: 4.5/5

Con “Karma” i Winger tirano fuori un album molto meno cupo del predecessore “IV” (2006). Qui si sente di più quell’impianto hard rock classico che, in tempi ben diversi, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, aveva lanciato i Winger tra i protagonisti indimenticabili della scena “hair rock” di allora. A questo hanno aggiunto nuove idee sul fronte della produzione del suono. È praticamente impossibile non cogliere i parallelismi di maturità nell’arrangiamento dei pezzi, che il frontman Kip Winger aveva espresso in modo molto più diretto nei suoi lavori solisti; il riferimento più azzeccato è proprio l’ultimo, “From The Sun To The Moon” (2009), che per la sua unicità si può definire solo con l’etichetta “art rock”.

Se in qualche modo mettiamo insieme i due approcci, esce fuori un disco che è il successore logico di “IV.” del 2006. La sensazione generale è che scenda molto più facilmente del predecessore. Anche “Karma” ha un’atmosfera scura, ma supera il predecessore soprattutto per la scorrevolezza: la fluidità dei singoli pezzi e dell’album nel suo insieme. Sembra che i Winger, con “Karma”, abbiano finalmente trovato quello che cercavano con “IV.” Non è una critica a “IV”, che tre anni fa è stato un ritorno entusiasmante, ma solo la constatazione che i nuovi Winger hanno messo sul piatto un successore cresciuto in maturità, nel senso dell’espressione stessa, che funziona molto più convincente sotto la bacchetta delle spinte moderne di produzione, quelle che già “IV” aveva proposto. Prova diretta ne sono per esempio Big World Away e Come A Little Closer: nelle strofe portano la stessa energia di “IV”, poi nei ritornelli l’atmosfera stantia lascia il posto a due ottimi inni pomposi, di quelli di cui la musica dei Winger ha un bisogno eccome. Su “IV” di momenti così ce n’erano molti meno, e per questo quel disco passava un po’ più a fatica nelle orecchie.

Kip Winger è uno che nei suoi album solisti ha colpito con un tocco raffinato e sottile, capace di far rivivere con convinzione le singole emozioni e di trasformare la semplice retorica da carta dei versi in materia viva e tangibile. Ed è proprio questo che “Karma” esprime, finora, nel modo più intenso tra i cinque lavori in studio della band.

I pezzi sono “calzati” con cura in una ricca scenografia sonora tridimensionale, equipaggiati dalla testa ai piedi in modo ottimale. Dove serve scatenare una vera tempesta di dramma, entrano sullo sfondo anche tastiere di buon gusto, che in questi punti non sono solo un mattone importante dell’atmosfera, ma riescono a reggere, per esempio, il tornado solistico di Reb Beach, così che i suoi tocchi virtuosi mettano davvero tutte le dannate ali. È il caso della parte finale di Witness, che dal punto di vista compositivo è uno dei vertici del disco. Qui c’è un’ondulazione estremamente dinamica tra le atmosfere dei vari motivi, con picchi in un ritornello da inno, dove i Winger non dimenticano di vestire la voce di Kip con convincenti armonie vocali a più strati. Non se ne vergognerebbero nemmeno James Christian e i suoi House Of Lords.

Deal With The Devil è proprio quello che ho detto all’inizio di questa recensione. Un’occhiata diretta ai tempi della spavalderia giovanile di una volta, quando “hair – shock rock” faceva paura in giro per il pianeta. Il disco si apre con lei in modo arrogante, tutto hard rock. Mette sul piatto tutto in un attimo. Un istinto innato, ben marcato, di Kip e compagni a scrollarsi di dosso un calcio assassino dritto in faccia all’ascoltatore, da scemi. Stone Cold Killer è la continuazione sfacciata dell’apertura, con ancora più enfasi sul sostegno ritmico, dettato soprattutto dalla “gamba” marcata del basso di Kip Winger. Pull Me Under è un pezzo che riporta di nuovo i binari della composizione anni Ottanta, con armonie di accompagnamento riccamente arrangiate per un ritornello ancora una volta ottimo, ma con una produzione moderna che le imprime il marchio della riconoscibilità e della freschezza dei Winger di oggi. Always Within Me ripete questo approccio, suona ancora più classica e con una differenza sostanziale: l’ottimo ritornello, per creare un’atmosfera simile, non ha affatto bisogno di armonie vocali aggiuntive. Anche Feeding Frenzy tiene il disco più o meno sullo stesso piano, ma con contenuti meno emozionanti.

Supernova è il momento in cui Kip ha travasato nel modo più diretto l’energia e l’atmosfera del suo ultimo lavoro in studio, “From The Sun To The Moon” (2009). Un altro pezzo speciale del disco è il momento da ballad con sfumature blues rock catturato in After All This Time. Qui i Winger si dondolano in un valzer erotico e Kip con la voce fa il suo compito in modo magistrale, ridando vita con grande sentimento al messaggio dei versi. Il pezzo è così forte che non è lontanissimo nemmeno il paragone con la potenza che può sviluppare, in un album solista, perfino il leggendario Dave Meniketti, chitarrista della classica band hard rock Y&T. Ma il canto di Kip Winger non è l’unico carburante che spinge il pezzo nella sua verità. Un elemento importante sono gli assoli di entrambi i chitarristi, che seguono con cura il feeling. Va sottolineato soprattutto Reb Beach, che nei panni di chitarrista dei Winger è tutta un’altra storia rispetto ai panni di chitarrista dei Whitesnake. Se in questi ultimi Coverdale lo stuzzicava soprattutto dicendogli di suonare a tutta forza, di spingere, di puntare insomma tutto sulla velocità, nei Winger Beach si presenta come uno che sviluppa con successo il senso del feeling e lo difende. Un feeling che segue sempre e che mette davanti al suonare a forza, nel costruire i suoi assoli. E solo questo è il vero metro del valore di questo chitarrista.

Ripeto in chiusura. Quello che non era riuscito del tutto a “IV.” al momento del ritorno, adesso riesce a “Karma”. Con questo disco i Winger vanno a nozze con la combinazione ideale e il bilanciamento tra gli elementi di nostalgia retro e i collage sonori della produzione moderna. Kip Winger con la sua voce aggiunge quella dinamite necessaria di grande sensualità, mentre la produzione moderna, accanto all’impianto dei pezzi di impostazione classica, colloca l’energia dei Winger nel presente, in un posto speciale nella musica rock. In più alla band è riuscito di mettere insieme i pezzi con arrangiamenti melodici ancora più definiti e dai contorni ancora più chiari rispetto a “IV.”, e per questo “Karma” è un album molto più gradito alle orecchie e più facile da avvicinare. Vorrei sottolineare ancora una cosa. Questo abito sonoro moderno, che allontana concretamente i nuovi Winger dai tempi della fine degli anni Ottanta, offre un disco che, per le sue ricche atmosfere, cresce nel cuore dell’ascoltatore molto più lentamente, per esempio, dei nuovi album di House Of Lords o Danger Danger, che ti “divori” all’ascolto al primo colpo. Riconoscibile e difficile da paragonare a qualsiasi altra band. Ed era anche lo scopo di fondo della band. Con “Karma”, insomma, i Winger in un nuovo abito, per un nuovo tempo, hanno giustificato in tutto e per tutto il loro nome!

Formazione

Kip Winger – voce, basso
Reb Beach – chitarra
John Roth – chitarra
Rod Morgenstein – batteria

Produzione

Kip Winger

Tracklist

1. Deal With The Devil
2. Stone Cold Killer
3. Big World Away
4. Come A Little Closer
5. Pull Me Under
6. Supernova
7. Always Within Me
8. Feeding Frenzy
9. After All This Time
10. Witness
11. First Ending (bonus track)

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