Ground Zero

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Artista: Vindictiv
Etichetta: Escape Music
Uscita: 2009
Durata: 78:18
Voto: 4.5/5

I Vindictiv sono una formazione svedese. Quando gli svedesi si mettono a fare prog metal, meglio non pretendere di stare al loro passo. Tra le tante band che arrivano dal nord, i Vindictiv sono forse i più vicini a quello che oggi chiamiamo “sfoggio di muscoli” senza freni, oltre ogni confine. Se attacco questa recensione proprio dagli assoli, il chitarrista Stefan Lindholm è una copia pericolosa di Y.J.Malmsteen, mentre le tastiere, che nel botta e risposta con la chitarra non restano indietro in nulla, negli assoli non si schiodano di un centimetro dalla scuola classica “Beethoven incontra il 2000”. Il tutto arricchito da un sacco di passaggi sinfonici che sfiorano perfino i meccanismi dei Royal Hunt. Lo sputafuoco incrociato tra tastiere e chitarra è così naturale da essere un mattone standard del sound dei Vindictiv.

Ma come sempre, l’approccio scandinavo al progressive metal è piuttosto tipico. Per quante note al secondo vengano sparate, alla compattezza melodica ci si pensa sempre. Probabilmente questa storia vi fa già venire in mente qualcosa tipo i Mind’s Eye. E di sicuro i Vindictiv piaceranno in modo assoluto anche ai fan dei Mind’s Eye, che per le orecchie sono uno degli enigmi più complessi da risolvere nel prog metal scandi. Le tastiere usano un suono importante, graditissimo alle orecchie, alla “Dream Theater era Kevin Moore”, chiaramente distinguibile in produzione dalla chitarra, così la sindrome dei freddi sterilizzatori sonori alla Stratovarius è bella che archiviata.

La cosa più importante è la capacità della band di guardare tutta la faccenda da talmente lontano da mettere la compattezza davanti alla frammentazione. I brani, cioè, sono dotati di motivi compatti che reggono melodie elaborate, pompose e da inno, come quelle a cui siamo abituati in band affini tipo i Circus Maximus, con la differenza che i Vindictiv non scivolano mai nemmeno lontanamente nel campo dell’hard rock melodico. Tutti i motivi “più leggeri” e compatti restano in acque rigorosamente metal, con un telaio di riff avvelenati e tiratissimi che spinge ad alta intensità per tutto il disco. Questi motivi guida contano un sacco soprattutto nei ritornelli da inno, dove i cantanti, tutti fuoriserie, Goran Edman (ex-Malmsteen), Oliver Hartmann (solista, uno con il fascino carismatico di Russell Allen, per intenderci il cantante dei Symphony X) e Marc Boals (ex-Malmsteen, Royal Hunt), hanno la possibilità di impiantare in modo superbo melodie autorevoli e piene di comando, che portano nei brani dei Vindictiv di questo album sfruttandole fino in fondo.

La produzione è micidiale! Dove il riff viene spinto in primo piano, a dare ulteriori ali atmosferiche alla situazione ci pensa uno sfruttamento eccellente dello sfondo, riempito da un uso drammatico delle tastiere. Nelle parti strumentali scoprirete a un tratto che agli assoli ci si può abbandonare liberamente e godersi tutto, perché la dose è sotto controllo e non sfugge mai di mano la redini della compattezza melodica. I ritornelli, che sono tutti dei picchi atmosferici, portano con sé un tono solenne e grandioso, positivo e sublime, e la band riesce a creare vertiginosi cambi di atmosfera. Il primo colpo al cuore arriva, per dire, nella title track, dove un cupo farsi strada attraverso una strofa dal sapore orientale, tragica e atmosfericamente rovinosa, viene sostituito da un ribaltamento al 100% della melodia nel ritornello, da cui spunta la vera luce dell’ottimismo (atmosfera ricreata). Cambi di atmosfera particolarmente emozionanti e vertiginosi, che ti entrano nel cuore sempre di più a ogni ascolto, li troviamo in uno dei brani più oscuri dell’album, Martha’s Song, dove Boals ed Edman si passano i versi con un’interpretazione magistrale e sentitissima.

I brani durano tra i 6 e gli 8 minuti, non si contendono il primato tra loro e stavolta i vostri preferiti su “Ground Zero” dovrete cercarveli da soli. Di sicuro i Vindictiv sono dei grandi maestri della musica, per cui navigare tra una varietà di motivi è naturale come respirare. Quindi la bocca potrete tenerla spalancata per tutto il tempo mentre vi godete l’extravaganza progressive metal di “Ground Zero” (anche i ritmi spezzati in modo progressivo a ogni passo sono ovviamente scontati), su questo non c’è niente da temere. E quegli stessi maestri stanno attenti a che l’egotrip non vada fuori di testa in un tremolio di assoli e non rovini tutto il buon lavoro piantato con la compattezza dei motivi. Zoltan Csorsz purtroppo non è Mike Portnoy, ma per fortuna Lindholm e Larsson non sono nemmeno lontanamente Petrucci e Rudess.

Era da tanto che non assistevamo a un album di progressive metal capace di offrire nello stesso respiro così tanta complessità e, insieme, una raffinatezza melodicamente compatta. È una resurrezione dei tempi d’oro, quando il prog metal era un genere molto più popolare, cioè a cavallo del millennio, quando i dischi di band come Shadow Gallery, Symphony X, Angra, Vanden Plas e compagnia ti toglievano il fiato per qualità… Per questo “Ground Zero” oggi è un gioiello ancora più prezioso, che se ne infischia dello sgradevole fatto che il prog metal al momento non sia sotto i riflettori delle masse metal. Suona assolutamente rilassante e spensierato. In una parola: “Trionfale!”

Formazione

Goran Edman – voce
Oliver Hartmann – voce
Mark Boals – voce
Stefan Lindholm – chitarra, tastiere
Pontus Larsson – tastiere
Nalle Pahlsson – basso
Zoltan Csorsz – batteria

Produzione

Stefan Lindholm

Tracklist

1. Modern World
2. Ground Zero
3. Reach Out
4. Golden Gate
5. Venom
6. Tweedledum & Tweedlede
7. I´m Back Home
8. Marthas Song
9. Overshoot Day
10. No Matter What
11. The Sacrifice

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