Total Drive

0 6

Artista: Good Day To Die (GD2D)
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2010
Durata: 43:29
Voto: 3.5/5

I Good Day To Die, che ora hanno accorciato il nome in GD2D, sono una band doom stoner rock croata che ha sollevato un bel polverone con l’uscita del debutto in studio “Hazing Through Shadows” (2008). Pubblico e stampa hanno accolto l’esordio con una buona dose di approvazione e lodi.

Anche sul nuovo album, la formazione dall’asse Korčula-Zagabria si tiene stretta alcune delle leve che hanno fondato la qualità del quartetto, così come la incarna il disco d’esordio. Per il nuovo lavoro hanno infatti mantenuto la collaborazione, fruttuosa, con l’apprezzato produttore americano Billy Anderson. Il celebre mago da studio ha messo la sua firma, nel corso della carriera, sul suono di dischi di Sick Of It All, Eyehategod, Melvins, Neurosis e Fantomas, e si è occupato del mastering finale del nuovo album dei GD2D, “Total Drive”.

I GD2D mantengono quindi anche stavolta un autentico suono da garage. Il rullante ha una profondità rotolante, i piatti sprigionano una ruvida sferragliata, con l’aiuto di uno strumento aggiuntivo che approfondisce la dinamica del quadro sonoro, mentre i riff ronzano con un lessico sonoro elementare e stridente, che definisce l’effetto di stordimento ipnotico di questa musica.

Ciò nonostante, l’impressione è che con il nuovo album i GD2D si siano un po’ staccati dai pezzi più pesanti e riffosi dell’esordio, regalando al nuovo lavoro più sapore stoner rock e anche più psichedelia (Lenga, il canto in pieno stile Floyd da era “The Piper At The Gates Of Dawn” in Silver Mad Birds); con un suono un po’ “ammorbidito”, poi, si accende ancora un po’ di più anche l’innata integrazione di elementi blues (Newborn).

Sarebbe sbagliato pensare che i GD2D non sappiano muoversi al meglio dentro un recinto di genere così delimitato. Anzi. I ragazzi hanno allargato quei confini e propongono una combinazione di motivi guida davvero audace, con una struttura dei brani varia. Non si scappa dalla sensazione di spontaneità quando la band ondeggia attraverso l’intreccio stonato, quasi orientaleggiante, di strutture di Serpent Queen. A tratti riff semplici ed elementari, sostenuti da uno schema ritmico minimalista e da una voce pulita e strafatta (oppure fatta passare attraverso un effetto “distortion”), richiamano paralleli con i Queens Of The Stone Age (The Servants); in altri punti, quando la band riesce ad aggredire le orecchie con più forza, grazie a una distruttività riffosa e rombante, la musica non nasconde una somiglianza di fondo con i riff dei Black Sabbath (l’intro di The Creature condotta sul ritmo di War Pigs, e poi il brano Who?). Spesso questo doppio approccio è addirittura fuso con audacia, come mostra il brano Book Lie Face. L’apertura dell’album è dedicata, ovviamente, alla fretta adrenalinica, trasmessa da una combinazione audace di arabesco nella melodia, elementarità di riff e ritmo alla QOTSA e una struttura urlata dell’interpretazione vocale, gutturale e spinta al limite. A questa combinazione si potrebbe dare il nome di formula vincente e riconoscibile del gioco di espressione musicale dei GD2D.

Nonostante le influenze citate, i GD2D sono il tipo di band che sa uscire dai vincoli di genere e, negli arrangiamenti, offrire una combinazione vincente che crea una portata musicale con una riconoscibilità tutta sua. “Total Drive” è un album diverso dal debutto e con esso i GD2D approfondiscono il proprio particolare carisma espressivo, che li tiene nella lega delle nuove band capaci di offrire, coi loro lavori, interesse, freschezza e un senso di interpretazione musicale ispirata. Per questo la band non ha bisogno di nascondersi dietro il trucco estetico di un modo di fare musica già collaudato, che si limiterebbe a ricopiare senza fantasia ciò che è già stato inventato; i GD2D sono invece il tipo di band che, con un’impostazione spensierata e libera, risulta emozionante e perspicace.

Per questa audace evoluzione dell’esordio, in cui la band (che predica in inglese!) non ha temuto di sfidare nuovi traguardi della propria evoluzione musicale, andando avanti, va un plauso anche all’etichetta Dallas, che sostiene una giovane band impegnata, il cui obiettivo espressivo è la vera scena “underground”, una scena che non porterà loro mai lo status di superstar. Solo la sensazione di sollievo nel creare musica pura e nell’essere sinceri con se stessi come autori, in cui credono senza alcun dubbio.

Formazione

Ivan Trampetić – voce
Dalibor Farčić – chitarra
Marjan Grgić – basso
Rene Kutičić – batteria

Produzione

Marko Josipović & GD2D

Tracklist

1. The Mouse
2. Newborn
3. Lay Back And Relax
4. Lenga
5. The Creature
6. Silver Mad Birds
7. Who?
8. Serpent Queen
9. Book Lie Face
10 The Servants

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie