Skunk Anansie a guidare la seconda edizione del MARS festival (2010)
Luogo: Lubiana / Gospodarsko razstavišče / Slovenia
Data: giovedì, 27.05.2010
Il MARS festival di quest’anno, evento sul quale veglia l’occhio attento della casa editrice Dallas, ha bissato la prima edizione dell’anno scorso. In questo modo si sta trasformando in un appuntamento fisso dell’offerta live in Slovenia, e questo è un bene. A differenza dell’anno scorso, quando sul palco si sono alternati solo artisti sloveni e croati, stavolta il festival ha fatto un salto di qualità. Gli organizzatori hanno invitato un nome grosso sulla mappa del rock, che con la sua discografia può vantarsi in tutto il mondo. Gli Skunk Anansie, tornati sulla scena rock mondiale dopo otto anni di lungo letargo, che hanno serrato di nuovo i ranghi e sono ripartiti a guadagnarsi il pane, erano quindi una scelta ottima. La band ha pubblicato da poco una raccolta dei più grandi successi, che ha rimesso in piedi in studio. A questo è seguito il tour della reunion, di cui la prima parte la formazione l’aveva già portata a termine lo scorso novembre in Europa; stavolta ha infilato qualche data a maggio prima della serie di esibizioni nei festival che si susseguono per tutta l’estate.
| MLADE KUZLE: |
Ma il tempo, dalle otto di sera all’una di notte(!), è trascorso all’insegna della presentazione di artisti legati in un modo o nell’altro all’etichetta Dallas. A salire per prime sul palco sono state quattro ragazze. Si chiamano Mlade kuzle e sono le eredi del lascito dei punk rocker di Idrija Kuzle. Questi ultimi hanno sorpreso tutti decidendo, dopo l’uscita dell’album “Še pomnite tovariši?” (2010), che non avrebbero mai più suonato dal vivo. In compenso hanno dato carta bianca per usare ed eseguire il materiale originale a quattro ragazzine, che così, in pieno giorno, hanno iniziato a scaldare il pubblico sparuto, finito nella sala più o meno per sbaglio. L’esibizione è stata un riassunto di “Še pomnite tovariši?” e le ragazze hanno srotolato un pezzo dopo l’altro partendo da Moja generacija. Teenager tutte agghindate, che hanno ripreso la confezione delle band alternative di oggi e profumavano più di lievito per dolci che dell’alito alcolico e arrogante della dissolutezza punk. Ma questa è la generazione di oggi. Meglio che suonino rock, piuttosto che dover ascoltare recital veloci su base. Si sente che sono nuove della scena e che i grandi palchi non sanno ancora dominarli del tutto. Sono molto statiche e, come presenza scenica, piuttosto noiose. Però le ragazze hanno dimostrato un bel coraggio a infilarsi le scarpe dell’originale e a scorrazzare con sicurezza, a testa alta, per il repertorio classico delle leggende del punk di Idrija.
Per quanto riguarda l’audio, non c’è bisogno di sottolineare che la sala del Gospodarsko razstavišče è l’ultimo posto a Lubiana in cui uno vorrebbe ascoltare dei concerti. Il suono è sempre pessimo, colpa delle condizioni acustiche disperate del posto. Puoi scegliere solo tra il cattivo, il più cattivo e il peggiore. Nemmeno l’enorme tendone nero dietro il palco è riuscito a salvare la situazione. E più l’artista suona piano in questa sala, più è difficile che il vero suono del palco arrivi in profondità fino a chi ascolta. Quando suonavano le Kuzle, le hanno ascoltate come si deve solo la prima fila e qualche anima fotografica sperduta, che però in quel momento aveva i centri cerebrali concentrati su qualsiasi cosa tranne che sull’ascoltare musica. Vabbè, bastava anche questo. Come dicevo: la maggior parte dei presenti in questa fase badava ad altre “priorità”.
| ESKOBARS: |
Verso le nove sono piombati sul palco gli Eskobars, allegri e tosti appena scoperti dell’alter rock. Allegri. Va così, oggi. Butti dentro un po’ di salsa, carichi tutto di funk e lanci i cavalli al galoppo. I ragazzi rovesciano la loro idea di rock n’ roll totalmente sul versante dello scherzo, e questo in fondo li salva, perché il punto del rock è il divertimento! Dal punto di vista musicale non portano niente di nuovo, di speciale, né niente che possa stuzzicare la curiosità di chi cerca arrangiamenti più impegnativi. È musica della nuova generazione, per tutti quelli che per la prima volta nella vita si svegliano verso le due del pomeriggio con i postumi di una sbornia mostruosa. Incarnano l’edonismo e la dissolutezza della nostra società. Gli Eskobars sono fatti per sparare dritto, senza nessuna deviazione verso complicazioni di sorta. Il loro approccio è chiaro. Botta, energia e divertimento! Anche se i ragazzi vanno matti per le ragazze di origine germanica, cosa che la birichina Girls From Klagenfurt non nasconde, i loro cappelli non li hanno ereditati dai Beatsteaks. E nemmeno dalla mafia colombiana, eh.
| URBAN & 4: |
Il salto a un livello superiore del festival l’ha portato Damir Urban con la sua band di accompagnamento. Il nome Urban & 4 è comprensibile quasi a livello internazionale, ma per noi abitanti dell’ex Jugoslavia dietro quel nome c’è molto di più. Damir Urban è l’incarnazione di oggi, radicalmente evoluta, di tutto ciò che questo eccellente artista aveva tracciato con gli indimenticabili e purtroppo sepolti da tempo alternativi di Fiume Laufer. Che da qui in poi il festival sia cresciuto di qualche gradino di qualità non lo confermano solo le grandi doti dell’artista salito sul palco: gli Urban & 4 sono stati la prima band a riuscire a riempire il pit sotto il palco. L’esecuzione del materiale ha confermato che tra il pubblico c’è un bel numero di fedelissimi della band. Cantavano a voce alta i versi insieme al cantante, restituendo alla formazione tutta la loro energia. Gli Urban & 4 hanno pubblicato l’anno scorso il nuovo, ottimo lavoro in studio “Hello!”, che ha approfondito ancora di più l’artisticità dell’essere creativo unico di Damir Urban. La sua voce, intonata tra il grave e il medio, penetrante, suggestiva, calda e vellutata, oggi è vestita con la confezione prestigiosa di un arrangiamento raffinato, dettato dal perfezionismo di Damir Urban. Nell’art rock che definisce la sua musica non si nasconde certo un forte sapore del periodo post punk rock della seconda metà degli anni ottanta, che però gli Urban & 4 hanno domato e rimodellato in un puzzle di qualità, tutto di loro firma. L’atmosfera ovattata ma ipnotica della chitarra, che si contorce attraverso un sustain tirato di melodie ululanti a una voce, sulla scia di certi Simple Minds, lascia abbastanza spazio aperto, nel quale si incunea con la sua forma melodica il pulsare dinamico del basso. I ritmi sono semplici e impostati in modo da metterti subito in moto. Il momento speciale dell’esibizione è stato ovviamente il classico dei Laufer Moja voda, che ha “fatto scattare” qualcosa nelle teste di tutta la sala. È stata eseguita in una regia mezza cabaret, con Damir (ovviamente) al centro e l’accompagnamento del pianoforte, che finalmente, in una scenografia sonora tremendamente scadente, siamo riusciti a sentire. Più pulsazioni di risposta dal pubblico le ha strappate anche il pezzo Dio mene, e il “fantasma nero e carismatico” con la sua squadra ha chiuso un concerto ricco di contenuti e carico di ambientalità elevata dopo aver eseguito il classico Astronaut, dall’esordio “Otrovna kiša” (1996).
| DAN D: |
I Dan D non hanno bisogno di presentazioni particolari e in grande stile. Sono un quintetto saldamente radicato nel mainstream sloveno. I Dan D sono tra quelli che sono riusciti a far passare l’approccio alternativo e ad avvicinarlo agli sloveni attraverso la loro idea di rock, tanto che oggi non c’è quasi nessuno a cui i Dan D non piacciano. Le masse si riversano ai loro concerti e i Dan D oggi mietono un successo dopo l’altro. Hanno adattato la scaletta a un’ora e un quarto di esibizione e disposto i pezzi in una specie di “best of”. È stato interessante però accorgersi che a loro non sono toccate le follie che gli Urban & 4 avevano strappato alla folla. Questo dimostra che al MARS festival di Lubiana è arrivata anche la fedele base di fan di Urban, che durante l’esibizione dei Dan D se ne è stata un po’ buona buona. Diciamoci la verità: i Dan D al MARS festival si giustificavano solo come calamita di popolarità generale, per aiutare a vendere più biglietti possibile. Davanti agli Skunk Anansie, col loro approccio musicale, non c’entrano proprio. Ma torniamo piuttosto alla loro esibizione. I ragazzi suonano un sacco e sono performer di palco fenomenalmente affiatati. Tokac, con quel timbro di voce riconoscibile che gli è stato messo in culla, per restare in evidenza sul palco non ha nemmeno bisogno di tante chiacchiere tra un pezzo e l’altro. Il capellone biondo dallo sguardo malinconico ha di nuovo portato a casa il suo compito con sicurezza. I Dan D hanno offerto anche il miglior suono live fino a quel momento. Dal palco si sentivano perfino le tastiere. Nelle mani dei Dan D, poi, sarebbe stato molto più eccitante ascoltare la cover di qualche altro artista sloveno, anziché proprio Niet. Per esempio i padrini del metal sloveno Lenih kosti! Un po’ più di febbre da adrenalina concertistica sarebbe servita più che mai a una presenza scenica del gruppo altrimenti molto statica.
| SKUNK ANANSIE: |
Gli Skunk Anansie li abbiamo aspettati fino all’una e dieci del mattino. Ma l’ora non contava. Quasi tutto il pubblico alla fine si è decisa a trascinarsi in sala. Una duemila teste. Nelle prime file soprattutto le “ragazzine” urlavano deliranti e fuori controllo. Davanti era proprio selvaggio. Ma i rocker alternativi non sarebbero da nessuna parte senza la cantante Skin. Una cantante fuori serie, che ha ereditato il meglio che una voce messa nel rock possa ereditare. Se Whitney Houston fosse stata una punkettona, allora ascolterebbe gli Skunk Anansie. Ma Skin, per giunta, è anche una belva da palco completamente scatenata, che fa fatica a stare ferma. Il palco la fa a pezzi. La donna ringhia come una furia, sbraita e con la sua mimica facciale elastica a volte sembra un vero piccolo vampiro venuto a bere sangue. Sguardi fissi con il bianco degli occhi puntato in avanti, agguati con i denti digrignati. Mordicchiare le orecchie dei compagni di band. Tutto questo è una parte rodata e studiata della messinscena sul palco, con cui gli Skunk Anansie fanno in un attimo mangiare la folla senza condizioni dalla loro mano.
Il quartetto in pratica ha rotolato da un pezzo all’altro senza rivolgersi alla folla, e a volte avevi la sensazione che, per l’enorme carisma della cantante e il suo canto autoritario e dominante, il nome Skunk Anansie andasse ribattezzato “Skin & 3”. Esplosività. Questo è l’indirizzo di residenza fissa della cantante Skin, all’anagrafe Deborah Dyer!
Il pubblico ha dimostrato di non aver dimenticato gli Skunk Anansie negli anni in cui la band si è presa una pausa e, soprattutto nella zona sotto il palco e nei primi 10 metri di profondità, ha sostenuto fanaticamente la formazione con strilli e cantando a squarciagola i versi. La band, che dovrebbe pubblicare presto un nuovo album in studio, ha inserito in “Smashes And Thrashes”, che ha dato il senso al tour intitolato “The Gratest Hits Tour”, anche tre pezzi del tutto nuovi. Di questi, nella selezione dei più grandi successi al concerto di Lubiana abbiamo potuto ascoltare, nella parte iniziale, Because Of You e (un po’ a sorpresa, nel bis) Squander.
Accanto alla straordinaria presenza scenica degli Skunk Anansie, la cui forza di convinzione dell’esecuzione è stata rafforzata anche da uno show eccezionale di illuminazione e giochi di riflettori, la band ha invece nascosto in modo poco felice il fatto di essere venuta solo a intascare i soldi. La parte regolare l’ha chiusa dopo appena un’ora di esibizione. Più tardi Skin ha tirato fuori qualche frase, che non sapeva di nient’altro che di una compra-vendita senza cuore del favore delle folle. “Ci piace tantissimo la vostra città” e frasi fatte simili suonano davvero già masticate e rimasticate. Soprattutto considerando il fatto più che probabile che gli Skunk Anansie già l’indomani non sapessero più cosa fosse la Slovenia, dove si trovi e quale sia la sua capitale. Il concerto la band l’ha comunque chiuso in modo estremamente impulsivo. Ci è riuscita con facilità, perché con una forma, una potenza e un fascino come quelli della voce di Skin nessuno deve temere di non portarsi la folla dalla propria parte. Nella Secretly, vissuta e consegnata con trasporto, Skin ha chiuso con veemenza una prestazione vocale spettacolare che, nonostante l’esibizione breve e di routine, difficilmente ha lasciato qualcuno indifferente in sala. Un’ora e venti, e il baccanale con gli Skunk Anansie era finito.
Così si è chiuso il primo giorno del tour di due giorni del MARS festival 2010. Il giorno dopo è seguita la replica dell’evento in Croazia (Zagabria). L’evento è riuscito. Qualche critica va solo alle caratteristiche acustiche del posto. Ma Križanke, che sarebbe stato l’ideale per una cosa del genere, è stato occupato dal “look da eroina” impregnato, eroe degli yuppie, Maksim Mrvica. Vabbè, l’anno prossimo di nuovo Križanke per il MARS. Pazienteremo. Sperando che entro la prossima edizione il festival cresca nell’offerta di un altro gradino.
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
Scalette:
DAN D
1. Čakamo
2 Rožice
3. Počasi
4. Barve
5. Roke
6. Love Song
7. Sun Sun
8. Lep dan za smrt
9. Sirenia
10. Jutranja
11. Voda
12. Plešeš
13. Moj problem
14. Čas
SKUNK ANANSIE:
1. Intro (Yes, It’s F*cking Political)
2. Selling Jesus
3. Charlie Big Potato
4. Because of You
5. Charity
6. 100 Ways to Be a Good Girl
7. I Can Dream
8. I Don’t Want To Kill You
9. Weak
10. Brazen (Weep)
11. Twisted (Everyday Hurts)
12. Cheap Honesty
13. On My Hotel TV
14. Tear The Place Up
15. The Skank Heads
—bis I.—
16. Hedonism (Just Because You Feel Good)
17. Squander
18. Little Baby Swastikkka
—bis II.—
19. Secretly



























