Afraid Of Sunlight
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Marillion
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1995
Durata: 51:25
Voto: 4.5/5
Quando uscì “Afraid Of Sunlight”, i Marillion erano alla fine di un’epoca. La loro etichetta di allora, la EMI, come prevedibile (ancora una volta) non aveva saputo apprezzare la qualità artistica del capolavoro precedente, “Brave” (1994): nonostante fosse uno dei migliori lavori del progressive rock anni Novanta, un disco in cui i membri della band avevano riversato tutto il potenziale a disposizione, aveva incassato un relativo flop commerciale. Non sorprende quindi minimamente che “Afraid Of Sunlight” sia stato l’ultimo album in studio di questa cult band art rock britannica uscito per il colosso discografico di cui sopra.
Anche se la maggior parte dei testi di “Afraid Of Sunlight” ha in comune il tema dell’autodistruzione che può portare con sé una fama eccessiva e improvvisa, l’album non è un concept. I singoli brani parlano dei destini tragici di personaggi famosi del mondo dello spettacolo e dello sport; in questo caso un calciatore, un pilota di velocità sull’acqua, un pugile, un cantante rock’n’roll e il ‘re del pop’. A chi ascolta con attenzione e se la cava con le cronache mondane di ogni tipo non sarà difficile capire dai testi di chi si tratti. Dopo il concept cupo e profondo che aveva segnato “Brave”, con questo lavoro i Marillion si sono vestiti di colori ambientali decisamente più variopinti: ne esce un disco quanto mai stratificato, a cui non manca mai, nemmeno per un attimo, un’eccezionale profondità emotiva. A tratti l’album ha un mood quasi ‘festaiolo’ all’americana, ma dall’altra parte è molto ben bilanciato da numerosi momenti malinconici.
Nonostante la situazione tutt’altro che rosea in cui si trovava la band in quel periodo — volevano mettersi in proprio, il più lontano possibile dalla EMI, ma non sapevano ancora dove li avrebbe portati il futuro — di idee fresche non ne mancavano. Steve Hogarth, ovvero il signor ‘H’ (come lo chiamano i fan della band), dopo la fine del tour di “Brave” era completamente prosciugato, a livello di energie e di emozioni, e gli serviva una valvola di sfogo per potersi svuotare. Proprio questo, con un piccolo aiuto dell’amico e paroliere occasionale John Helmer, ha dato forma al solido retroterra creativo e lirico di “Afraid of Sunlight”
Dei primi due pezzi dell’album si potrebbe dire che abbiano un sottofondo satirico. L’opener “Gazpacho”, il cui testo racconta la storia di un pugile un tempo famoso e poi caduto in rovina (peraltro il gazpacho è anche un piatto nazionale spagnolo, una specie di zuppa di pomodoro), è, come si conviene, un’intro eccellente, dinamicissima ed energica, a medio tempo. Gli arrangiamenti sinfonico-acustici sullo sfondo si dipanano splendidamente attraverso la melodia centrale, costruita con finezza dalle sottili frasi di chitarra di Rothery e dalle linee di basso galoppanti di Trewavas. I passaggi di batteria di Mosley sono qui dinamicissimi e condotti con una morbidezza incredibile. ‘H’ con il suo canto mette in questo classico una carica emotiva sopra la media, cosa che del resto vale anche per gli altri pezzi del disco. Stando a quanto dice lui, la fonte d’ispirazione principale per il testo di “Gazpacho” è stato Toro scatenato di Scorsese, con Robert De Niro protagonista.
“Cannibal Surf Babe”, esperimento ancora oggi divertente e dal suono spiritoso, è confezionato secondo la ricetta del rock psichedelico, con armonie vocali a più voci sullo sfondo e un’improvvisa successione di campioni elettronici sul sintetizzatore di Kelly. Una svolta stilistica così insolita verso le acque del rock’n’roll psichedelico non stupisce più di tanto, se si sa che il testo si ispira alla carriera sprecata e autodistruttiva dell’ex cantante dei Beach Boys Brian Wilson e alle conseguenze dell’abuso di sostanze (psichedeliche).
Segue un contrasto ammirevole con il singolo da hit “Beautiful”, una delle ballate più belle della storia della band, che per intensità emotiva può stare accanto a evergreen come “Easter” e “No One Can”. Il testo utopico parla di come il mondo potrebbe essere del tutto diverso e migliore se la gente desse più importanza alla sostanza/bellezza interiore che a quella esteriore. Il canto di H qui diventa ancora una volta un tesoro di ricchezza emotiva sbalorditiva, soprattutto durante il ritornello ipnotico, mentre sullo sfondo lo accompagnano il fruscio dell’organo Hammond di Kelly e la caratteristica sottigliezza chitarristica di Rothery, con cui in tante occasioni, nella storia della band, ha evocato una magia ambientale indimenticabile.
“Afraid Of Sunrise” è intriso di un’atmosfera misteriosa e quasi serena, frutto di una melodia pastorale alla chitarra acustica e di sottili trame sinfoniche sullo sfondo, attraverso cui riecheggiano linee di basso birichine. Ovviamente i Marillion non sarebbero i Marillion se non spingessero fino in fondo, in crescendo, questa atmosfera così enigmatica. Il classico “Out of This World” è dedicato alla memoria di Donald Campbell, scomparso detentore del record di velocità su terra e su acqua. Nel 1967 Campbell, a bordo dell’imbarcazione speciale Bluebird K7, cercò di migliorare il proprio record di velocità sull’acqua, ma sottovalutò il pericolo e ci rimise la vita. Un dettaglio curioso: il suo corpo fu riportato in superficie solo nel 2001, e il merito fu soprattutto del sub Bill Smith, che per quella decisione trovò ispirazione proprio nell’ascolto di “Out of This World”. Al recupero del corpo dello sfortunato primatista erano presenti Steve Hogarth e Steve Rothery, i due volti più riconoscibili e importanti della band. Come si addice a un pezzo che racconta un evento così tragico, è pervaso da una malinconia incredibile, per la quale la voce di H sembra fatta apposta. Immancabile, a questo punto, l’ormai quasi tradizionale assolo ‘piangente’ di Rothery alla slide guitar.
La title track, un altro pezzo dall’atmosfera serena ma con tanti passaggi vivaci che portano a un ritornello energico, si ispira alla vita di attori autodistruttivi, morti troppo presto, come ad esempio James Dean. “Beyond You” è ispirato e strutturato con la tecnica del ‘muro del suono’, marchio di fabbrica del produttore americano Phil Spector, un tempo stimatissimo e negli ultimi anni — dopo l’orribile omicidio dell’attrice Lana Clarkson — solo più disprezzato e famigerato. Anche stavolta i Marillion sono riusciti a creare un pezzo ricchissimo dal punto di vista atmosferico, con affascinanti multi-armonie di chitarra e tastiere e con l’inconfondibile pathos vocale di H.
La classica chiusura “King”, forse addirittura il brano più complesso dell’intero album, è ancora oggi tra i fan della band uno dei loro evergreen più apprezzati. Alla sua maggiore popolarità ha di sicuro contribuito almeno un po’ il fatto che il testo si riferisca al compianto (all’uscita dell’album, ovviamente, ancora vivissimo) re del pop Michael Jackson, ma anche al ‘suo predecessore’ Elvis Presley. Potrebbe però riferirsi anche a una qualsiasi star della musica di oggi, che riempie con gli scandali le prime pagine della stampa scandalistica mentre la sua carriera creativa scivola sempre più verso il basso. Gli effetti di Kelly al mini-Moog e le spezie sintetizzate in più suonano come tirati fuori da qualche punto degli anni Settanta, mentre Rothery si sfoga con un assolo di chitarra pieno di temperamento. Gli arrangiamenti di pianoforte e il canto malinconico di H si prendono cura per tutto il tempo, con bella armonia, di tenere il pezzo con i piedi per terra. Qui si potrebbe parlare senza mezzi termini del vertice trionfale dell’intero album.
Il capolavoro “Afraid Of Sunlight” è uno dei migliori album della storia del ‘segreto musicale britannico più gelosamente custodito’. I Marillion sono riusciti ancora una volta a tirare fuori qualcosa di fresco, senza ammiccare al loro ingombrante passato, mantenendo e perfino migliorando tutte le qualità compositive e liriche di fino ad allora. Nonostante siano seguiti, più o meno, solo ottimi lavori in studio di pari livello, gli innovatori del progressive rock fino all’uscita di “Marbles” (2004) non sono riusciti in qualche modo a superarne la qualità e l’ampiezza sonora ed emotiva.
Formazione
Steve Hogarth – voce, tastiere, percussioni
Steve Rothery – chitarra
Mark Kelly – tastiere
Pete Trewavas – basso
Ian Mosley – batteria
Produzione
Marillion, Dave Meegan
Tracklist
1. Gazpacho (7:28)
2. Cannibal surf babe (5:46)
3. Beautiful (5:13)
4. Afraid of sunrise (5:02)
5. Out of this world (7:55)
6. Afraid of sunlight (6:50)
7. Beyond you (6:11)
8. King (7:04)