24 Hours

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Artista: Kotzen, Richie
Etichetta: Headroom-Inc
Uscita: 2011
Durata: 42:26
Voto: 4.5/5

Richie Kotzen, spirito creativo instancabile, che negli ultimi anni ci fa felici a ripetizione con una raffica di concerti qui dalle nostre parti – famosi per l’intimità, l’energia sfrenata e quel particolare elemento di “stacco” spontaneo, è un musicista che nella culla si è ritrovato un dono musicale fuori dal comune.

Le uscite dei suoi album in studio sono una costante, e nell’ultimo decennio di scrittura in proprio il nostro sta vivendo un vero e proprio zenit creativo della sua carriera. Non è passato molto da quando veneravamo tutti l’uscita di “Peace Sign” (2009), ed ecco già il nuovo “24 Hours”. Non resta molto spazio per le filosofie profonde. Kotzen è un artista scolpito, e lo è anche il suo modo di predicare la musica.

“24 Hours” è un disco diverso dal predecessore. È un album comandato dal controllo del suono, con una raffinatezza maggiore nel mettere in fila i contrasti, dal suono organico e naturale, e allo stesso tempo ci mostra un Kotzen nei panni sicuri di sé che forse non indossava dai tempi di Mother Head’s Family Reunion. “Peace Sign” suonava parecchio più carico, diretto, tagliente, ovviamente stracolmo dei marchi di fabbrica della retorica diretta di Kotzen, quel mix inconfondibile di hard rock, blues, soul, motown e funk.

Stavolta Kotzen attinge molto di più dal funk rustico e dalle forme soul degli anni Sessanta e Settanta, cioè dal periodo che ha segnato in modo decisivo la formazione di questo marcato interprete musicale. Nel ritorno alle radici non suona mai forzato, figuriamoci se cerca di somigliare a uno dei suoi idoli da adolescente. Richie è cresciuto con il suono di artisti come Sly And The Family Stone, Hall And Oates, The Spinners  e “24 Hours” ha alcuni momenti davvero impressionanti che ricordano quei tempi lontani (Get It On).  Kotzen coltiva ancora con cura il fiorellino del suo dolore personale da “bluesman”, ma allo stesso tempo “24. Hours” in generale ha un’impronta molto più positiva rispetto all’eredità dei suoi fratelli maggiori.

La title track che apre il disco non annuncia ancora una piega del genere, perché è un assalto funk hard rock carico a molla, segnato da uno slalom di chitarra fatto di quei tipici grovigli impazziti di legato e sweeping, il pedigree di Richie Kotzen. Kotzen suona sicuro con la sua voce. Così deciso che è subito chiaro che il tipo ha scacciato e si è lasciato alle spalle tutti i demoni del passato.

Già la successiva, Help Me, dal ritornello irresistibile, e soprattutto la seguente OMG (What’s Your Name?) riassumono più o meno a grandi linee le coordinate musicali di questa volta, quelle che segnano “24 Hours”. Il suono stavolta è più controllato. Questo non vuol dire che manchi un contrasto di vivacità decisamente marcato. Anzi, il maggior controllo semmai lo approfondisce. Kotzen ha raggiunto più controllo anche perché ha abbandonato del tutto il plettro. Assistiamo quindi a una ridefinizione degli assoli di Kotzen così come li conoscevamo finora. Kotzen, come chitarrista e come cantante, nel disco suona molto più compatto, definito, rifinito nelle forme dei brani. L’album dura in tutto 40 minuti. Meno minutaggio gli ha permesso di mettere a fuoco più facilmente l’essenza del contenuto musicale.  Il disco è di nuovo intessuto della succosità di ornamenti chitarristici di una categoria tutta unica, che impreziosiscono il marchio d’autore inconfondibile di Kotzen. Un po’ di spazio Kotzen l’ha lasciato anche alle tastiere della figlia August, che ha appena 14 anni. In rapporto alla sua esperienza musicale, ha fatto un lavoro più che magistrale. Kotzen, da perfezionista, ha tenuto le redini del controllo in mano. Così ha suonato da solo basso e batteria. La solida sospensione dell’ossatura ritmica di impronta funk, così come il furbo riempimento dello spazio con linee di basso dalle figure melodiche, confermano l’eccezionale pedigree musicale di questo musicista. Tutto suona ancora come se in studio con Kotzen ci fosse in contemporanea un power trio da battaglia!

Il carisma soul pittoresco della voce di Richie matura di album in album. Proprio su “24 Hours” la voce di Kotzen, nel linguaggio espressivo, vale di fatto quanto il lavoro della chitarra. Quest’ultima era sempre stata un filo avanti rispetto all’interpretazione vocale. Negli anni Kotzen ha sviluppato un’estensione eccezionale, che articola con maestria e adatta alle situazioni. “24 Hours” suona nell’interpretazione vocale straordinariamente con i piedi per terra, vero, e nel messaggio soprattutto intimo al massimo. Il senso innato per la combinazione di acrobazie soul e melodie seducenti è di nuovo capitalizzato in modo unico in alcuni punti del disco, come la pacata e delicatamente gorgogliante  I Don’t Know Why, poi la splendida Tell Me That It’s Easy, o la ballad conclusiva Twist Of Fate. Il contrasto tra la voce di Richie e quella di accompagnamento della figlia August si rivela una mossa furba e funziona con efficacia, soprattutto nei brani Stop Me e Tell Me That It’s Easy.

10 brani di carisma scolpito, dalla predica musicale unica di questo maestro, portano sulla scena un disco speciale, dove in una flessibilità pittoresca scintilla un senso eccezionale nell’unire gli elementi caratteriali che in generale plasmano Kotzen, e allo stesso tempo “24 Hours” suona sofisticato, naturale e intimo come pochissimi album della ricca carriera discografica di Kotzen. Un album di sensazioni intense e di espressione musicale in contrasto, dentro la forma ben delineata di questo artista, che a oggi funziona con una genuinità straordinariamente efficace.

Formazione

Richie Kotzen – voce, tutti gli strumenti
August Kotzen – tastiere
Jerry Cantrell – voce di accompagnamento
Bret Domrose – voce di accompagnamento
August Kotzen – voce di accompagnamento

Produzione

Richie Kotzen

Tracklist

01. 24 Hours
02. Help Me
03. OMG (What’s Your Name?)
04. Get It On
05. Love Is Blind
06. Stop Me
07. Bad Situation
08. I Don’t Know Why
09. Tell Me That It’s Easy
10. Twist Of Fate

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