Hagar l’Orribile alla Cvetličarna! (2011)
Autore: Rok Klemše
Luogo: Cvetličarna Mediapark, Lubiana
Data del concerto: 14.11.2011
Numero di spettatori: 0
Il drakkar dei vichinghi svedesi Amon Amarth è tornato ad attraccare in Slovenia dopo due anni, stavolta in compagnia assortita: i greci Septicflesh, con il loro black/death metal sinfonico, e gli americani As I Lay Dying, metalcore. Questi ultimi due hanno remato con impegno, è solo la nave vichinga che comincia a fare acqua…
A salire per primi sul palco, accompagnati da un intro sinfonico, sono stati i greci Septicflesh, che hanno presentato in grande stile e con una bella dose di pompa il loro ultimo capolavoro, The Great Mass. Guidati dal carismatico frontman, cantante e bassista Spiros “Seth” Antoniou, i ragazzi sono marciati sul palco sulle note dell’intro della rombante The Vampire of Nazareth e per mezz’ora hanno azzannato senza pietà il collo del pubblico sotto il palco, sempre più numeroso. Con gli ultimi due lavori, Communion e The Great Mass, i greci hanno allargato ancora di più il loro ricco sound sinfonico: sull’ultimo disco suonano addirittura con la Filarmonica di Praga. Era quindi chiaro che i Septicflesh non avrebbero infilato un’intera orchestra sul palco della Cvetličarna, e così tutte le parti orchestrali erano registrate, per cui l’esperienza magari non è stata delle più autentiche. Sarebbe stato davvero bello vedere la band sul palco con tutta l’orchestra, ma fino a quando non succederà (sempre che succeda) i Septicflesh sul palco riescono più che bene a ricreare l’atmosfera spaventosa, lovecraftiana, che pervade la loro musica. Seth e compagni costruiscono in modo efficace un’atmosfera epica con le voci pulite, che esplodono soprattutto nei ritornelli, mentre al senso di caos nero ci pensano la sezione ritmica rombante e i riff dal suono malvagio, tritonali (diabolici). Con il suo aspetto da artista bohémien e il basso suonato in posizione eretta, Seth è una figura davvero particolare, e come una specie di Mefistofele ha guidato con successo il pubblico attraverso mezz’ora di inferno.
Stavolta l’agenzia di booking è riuscita ancora una volta a mettere insieme un pacchetto musicale del tutto incompatibile: nel corso della serata, dal black/death metal sinfonico, abbiamo dovuto andare alla deriva verso acque completamente diverse, quelle del metalcore degli americani As I Lay Dying. Devo ammettere che la loro musica non è nemmeno lontanamente la mia tazza di tè, ma devo dire che gli As I Lay Dying hanno portato a casa il loro show con grande sicurezza e in modo molto solido, e senza troppa fatica hanno spinto i numerosi fan sotto il palco a fare mosh e, per finire, un wall of death che attraversava tutta la sala. Nel tempo che gli è stato concesso hanno passato in rassegna l’intera discografia: sotto il palco hanno fatto più effetto i pezzi più veloci e aggressivi, mentre nei brani più calmi e delicati sono riusciti a far cantare il pubblico in coro. I due chitarristi hanno dimostrato più volte di avere un gran senso per la composizione di linee melodiche e orecchiabili e per i duelli di chitarra doppi, ma il buon gusto viene rovinato dai generici breakdown “jump, jump”, che il pubblico seguiva come un gregge di pecorelle. Oppure sono solo io a non capire questo fenomeno musicale. Il growl di Tim Lambesis non era niente di speciale, ma ha fatto il suo lavoro in modo corretto, mentre la vocina delicata e le linee vocali sofferenti del bassista Justin Beaver.. ops, Bieber… ops, Josh Gilbert sono state, almeno per me, un fattore parecchio fastidioso. Gli As I Lay Dying hanno chiuso il loro show con il loro inno 94 Hours, lasciando i loro fan soddisfatti e contenti.
Gli Amon Amarth, sloveni, anzi no, svedesi, hanno conquistato il palco da veri vincitori, visto che il pubblico della Cvetličarna, stracolma, scandiva già il loro nome appena sono entrati. Gli svedesi sono entrati nel set con sicurezza, con due pezzi del nuovo disco, e nonostante un suono disperatamente brutto all’inizio, così pasticciato che i pezzi si facevano quasi fatica a riconoscere, era più che evidente che l’album Surtur Rising ormai si fosse attaccato bene. Il pubblico ha mangiato in mano al frontman Johan Hegg e agli altri vichinghi fin dal primo secondo, e il sostegno ormai quasi fanatico alla band non è calato fino alla fine. La combinazione dell’atmosfera tra band e pubblico ha creato un clima davvero esplosivo, a cui ha buttato benzina sul fuoco il carismatico Hegg, che ha motivato a dovere il pubblico a partecipare, cantare, saltare, e spesso in uno sloveno cristallino. Cosa tutto sommato non strana, visto che con il numero di concerti suonati da noi negli ultimi anni gli Amon Amarth meriterebbero quasi, per naturalizzazione, la cittadinanza slovena. E andrebbero ribattezzati in un gruppo di musica popolare da sagra, i Vichinghi Prealpini. Gli svedesi hanno dedicato ovviamente più attenzione al disco più recente, Surtur Rising, e in generale hanno suonato soprattutto pezzi più recenti, pescando un po’ più indietro nella storia solo con il classico Ride For Vengeance dal debutto. Senza i pezzi di ferro Death in Fire e Pursuit of Vikings ovviamente non si poteva, ma purtroppo gli Amon Amarth si ripetono già in modo doloroso, i pezzi possono diventare in fretta monotoni e uniformi, perché si somigliano troppo e anche la struttura è più o meno scritta con la stessa chiave. E questa è una cosa che possono permettersi solo band come gli AC/DC e i Motorhead, hehe. Ciononostante bisogna riconoscere che gli Amon Amarth alla Cvetličarna, che da un bel pezzo non era così stracolma, hanno suonato un massacro vichingo di altissimo livello, con un ottimo impatto sonoro e luminoso, buona energia e una comunicazione fenomenale con il pubblico. Mi chiedo però sul serio per quanto riusciranno ancora a vendere sempre la stessa cosa, ogni volta confezionata con una carta da regalo di colore diverso.
Foto: Nina Grad
Scaletta
SEPTIC FLESH: The Vampire from Nazareth We, the Gods Pyramid God A Great Mass of Death Anubis Five-Pointed Star AS I LAY DYING: Within Destruction The Sound of Truth Upside Down Kingdom Through Struggle An Ocean Between Us Anodyne Sea Condemned Nothing Left Confined 94 Hours AMON AMARTH: War of the Gods Runes to My Memory Destroyer of the Universe Live Without Regrets The Pursuit of Vikings For Victory or Death Varyags of Miklagaard Slaves of Fear A Beast Am I Ride For Vengeance Embrace of the Endless Ocean Free Will Sacrifice Asator Death in Fire – bis – Twilight of the Thunder God Guardians of Asgaard
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