Styx II
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Styx
Etichetta: Wooden Nickel Records
Uscita: 1973
Durata: 34:20
Voto: 4/5
I pionieri del pomp rock Styx, album dopo album, sono diventati pian piano una delle band americane più eccitanti degli anni Settanta, modellando con calma un loro stile inconfondibile, segnato da un intreccio di multi-armonie vocali, arrangiamenti sinfonici e frasi di chitarra incisive. La loro fusione unica di rock progressivo e hard rock ha catturato in fretta l’attenzione dei palati musicali più fini. Prima sul suolo americano di casa e, un po’ più tardi, anche nel resto del mondo.
Il loro secondo album in studio, intitolato semplicemente »Styx II«, mostra un netto passo avanti in fase di scrittura e arrangiamento rispetto all’esordio. In questa fase della carriera gli Styx erano ancora una band art rock, votata all’avventura sonora, un po’ come i loro “cugini” britannici Queen, molto più noti e celebrati di loro, il che vuol dire che adoravano sperimentare con un sacco di influenze di genere diverse, dall’hard rock alla musica classica, dal funk al blues. L’intesa vocale dinamica e variegata tra i due chitarristi, James Young e John Curulewski, e il tastierista Dennis DeYoung, che ha sempre garantito una bella dose di capolavori all’organo, era la ricetta vincente che già nei primi anni gli aveva permesso di conquistarsi l’attenzione e l’affetto del pubblico.
L’opener »You Need Love«, uscito anche come singolo, è una delizia rock classica, con un bel tappeto d’organo succoso, una combinazione dinamica di frasi di chitarra e armonie vocali pompose. Stavolta il ruolo di voce solista è toccato al chitarrista biondo James “J.Y.” Young, che insieme a Curulewski cuce una successione drammatica di armonie di chitarra piene di temperamento. La voce più bassa di Young è sempre sembrata fatta apposta per le composizioni più ruvide degli Styx.
La splendida power ballad di DeYoung »Lady«, dedicata all’allora moglie, fu il primo singolo di successo degli Styx. Grazie a lei conquistarono le onde radio della loro Chicago, mentre l’America intera la fece propria solo due anni dopo. »Lady« fu anche la prima di una lunga serie di power ballad d’amore firmate DeYoung, di cui la storia degli Styx è comunque piena. Roba che ha sempre fatto venire l’orticaria a tutti i brontoloni convinti che sfoghi zuccherosi su relazioni amorose presenti e passate non c’entrino niente con il rock, in qualunque forma. Eppure proprio gli Styx, prototipo della band da arena rock, sono stati tra i gruppi chiave che hanno posto le basi dell’AOR, cioè del rock melodico, un genere che, volente o nolente, è sempre stato noto anche per i suoi tanti testi d’amore. A prescindere dagli sfoghi baladeschi di DeYoung, diventati poi decisamente stucchevoli, la forza d’atmosfera e di espressione di un classico come »Lady« non si può negare, per quanto trasparente sia il testo. Questo prototipo di power ballad rock melodica è segnato da una melodia di pianoforte delicata, che sale a poco a poco, da un riff di chitarra deciso e da armonie vocali pompose nel mezzo del ritornello principale, di cui non si vergognerebbero nemmeno gli Uriah Heep.
La malinconica »A Day« è un’epopea prog rock con un forte sapore europeo e una sfumatura psichedelica, visto che non mancano arrangiamenti complessi e cambi di tempo inaspettati. Un ruolo importante nel costruire l’atmosfera epica lo gioca DeYoung, che stende trame di sintetizzatore guidate dai suoni futuristici del mini moog. La voce sognante del chitarrista John Curulewski, purtroppo scomparso nel 1988, imprime a tutto l’ambiente un marchio psichedelico-mistico eccezionale. La parte centrale strumentale, la cosa più vicina al jazz fusion a cui gli Styx si siano mai avvicinati, è segnata soprattutto dalla linea di basso sferragliante di Chuck Panozzo, dai passaggi dinamici sui piatti del fratello gemello John, il batterista, purtroppo scomparso nel 1996, da un’orgia d’organo di DeYoung e dalle armonie a due voci dei due chitarristi. »You Better Ask« non potrebbe offrire un contrasto più netto con il brano che lo precede: è un rocker piuttosto basico, quasi un rock’n’roll, con una melodia semplice a più voci e un riff di chitarra marcatamente blues. Come se i ragazzi della band avessero deciso all’improvviso di concedersi una breve pausa.
Il breve requiem sacrale »Little Fugue in G« è costruito sulla celebre partitura del leggendario organista e compositore di musica classica Johann Sebastian Bach, e per DeYoung è una nuova occasione per mettersi in mostra con un assolo d’organo lusinghiero. Allo stesso tempo fa da introduzione al non meno sacrale »Father O.S.A.«. Quest’ultimo è un bellissimo esempio di pomp rock delle origini, dove regnano passaggi di chitarra malinconici, armonie corali dal sapore sacro e arrangiamenti d’organo che suonano come registrati in mezzo a una cattedrale gigantesca. Il testo, per gli standard degli Styx, è sarcastico, perfino un po’ beffardo e di critica sociale: racconta la storia di un prete scontroso che da giovane prometteva grandi cose, ma è finito come un vecchio inacidito e misantropo.
L’hard rock di »Earl of Roseland« è dedicato alla città natale di DeYoung, Roseland, che si trova nei dintorni di Chicago, perciò non sorprende che il testo tocchi la sua infanzia, per esempio la lettura dei fumetti Marvel su Spider-Man e la Torcia Umana. L’atmosfera solenne del pezzo è segnata da armonie vocali pompose “alla Heep”, dall’uso di un effetto vocale e da passaggi di chitarra pieni di temperamento. La conclusiva »I’m Gonna Make You Feel It« è segnata da una linea d’organo rumorosa, armonie di chitarra colorate, voci multiple e una prova vocale combattiva di Young, e in questo modo è praticamente il prototipo della risposta americana agli Uriah Heep.
Con »Styx II« le leggende dell’arena rock hanno fatto un altro passo avanti rispetto all’esordio nel costruire un sound tutto loro, riconoscibile, e hanno sfornato un disco condito di art rock che ancora oggi merita l’attenzione dei palati musicali più fini. Qui la graduale transizione stilistica dal rock progressivo all’arena rock stava appena cominciando, quindi per chi apprezza gli Styx solo per gli hit di rock melodico di fine anni Settanta e inizio Ottanta questo ottimo lavoro, »Lady« a parte, non sarà chissà quanto interessante, mentre i veri fan sanno apprezzarlo e valutarlo come si deve.
Formazione
John Curulewski – chitarra, sintetizzatore, autoharp e voce
Dennis DeYoung – organo, sintetizzatore arp, pianoforte e voce
Chuck Panozzo – basso
John Panozzo – batteria, percussioni e voce
James Young – chitarra e voce
Produzione
John Ryan e Bill Traut
Tracklist
- You Need Love
- Lady
- A Day
- You Better Ask
- Little Fugue in G
- Father O.S.A.
- Earl of Roseland
- I’m Gonna Make You Feel It